Libertà negata

Serie: Hanetsuki


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Aoi e Kyoudai si sono ritrovati e si sono dati appuntamento alle rovine del vecchio castello. Nagatsuna ha riportato a casa Kiyo.

Aoi aveva intrecciato tra i capelli uno dei suoi accessori preferiti, creato appositamente per lei dal miglior artigiano del regno. Con una scusa inventata, probabilmente credibile quanto l’essere caduta in giardino, era riuscita a uscire dal castello. Se l’avessero trovata insieme a un amante l’avrebbero uccisa, ma anche la vita senza Kyoudai equivaleva alla morte ormai. Non aveva paura del rischio!

Il guerriero la stava aspettando seduto su un muretto, lungo la strada che portava alle rovine. Era vestito con un kimono elegante al posto delle sue solite vesti sporche. La ragazza non riuscì a trattenere il suo cuore e trotterellò per prendere un po’ di velocità.

“Kyou, sei già qui!”

Il ragazzo scese dal muretto e corse ad abbracciarla, mostrando la stessa impazienza di vedersi.

“Andiamo dove c’era la sala del trono o forse è più adatta una sala da pranzo?”

“Non sono mai stato qui, vediamo cosa c’è dentro.”

“Non è rimasto molto del castello a parte le mura, ma ho questo.” Dalla manica tirò fuori una bottiglia di sake che aveva sottratto dalle cucine. “Deve essere buono.”

Sorrise prendendo la bottiglia e poi la mano della ragazza per avviarsi.

“Ci venivo spesso da piccola,” continuò lei “ma a mia madre non faceva piacere. Diceva che era pericoloso. Tra le macerie della camera è rimasta intatta una parte di muro piuttosto lunga, bassa. La mia balia mi ci faceva salire e cercavo di attraversarlo stando in bilico senza cadere, tenendole la mano. Quando lei è andata via ho smesso di venirci.”

“Come mai è andata via?”

“Aveva un figlio suo di cui occuparsi e io ormai ero abbastanza grande. So che adesso lavora come levatrice.”

Aoi in parte aveva già raccontato la storia di un figlio non riconosciuto. Non un figlio qualsiasi, figlio del daimyo che all’epoca era ancora al potere, suo padre. Una delle tante vicende tristi a cui si era abituata negli anni.

Arrivarono al vecchio castello dove il ragazzo poté ammirare solo con l’immaginazione lo splendore che fu. Nella sala del trono restava intatta solo la scalinata che un tempo portava al trono, in quel momento mancante.

“Dovremmo farci mettere una sedia.” Notò Aoi.

“Pensi di trasferirti qui?” La prese in giro lui.

“Forse.” Rise divertita. “Ho ritrovato la pace solo dopo averti rivisto e con te mi sento rilassata, starei bene ovunque.”

“Posso capirlo. Credevo sarebbe stato facile dimenticarti e invece…”

“Volevi dimenticarmi? Che uomo indelicato!”

“Ti ricordo che mi avevi lasciato.”

“Hai la memoria danneggiata dai troppi colpi in testa che hai preso! Non mi è stato possibile aspettarti, ma prometto che non permetterò più a niente e a nessuno di separarmi da te.”

“Ecco tornare quel tuo caratteraccio. Dovrei punirti per come mi parli.”

La ragazza sorrise e si avvicinò a dargli un bacio sul collo. “Forse dovresti punirmi per essere indisponente.” Suggerì. Aveva la sensazione che un motivo per farlo l’avrebbe trovato senza problemi.

“Credo di sì. Io il re e tu la mia schiava.”

“Hai delle manie di grandezza… mio signore.” Ridacchiò lei.

Invece Kyoudai non rideva. Si sedette sullo scalino più alto e la guardò serio. “Spogliati.”

Aoi cambiò espressione. Aveva sentito i brividi, la voce del guerriero era autorevole e convincente. Senza controbattere, sciolse il nodo dell’obi, poi sfilò strato per strato il kimono. Gli occhi di lui si fissarono sulla pelle candida, solo in parte scalfita dall’aggressione che aveva subìto. Il viso angelico, i capelli finemente raccolti, le dita preservate dall’ozio. Aoi era bellissima e lui la desiderava. Le leccò il ventre, risalendo verso i seni mentre si alzava.

“Sei una schiava, inginocchiati.”

“Kyou…”

“Chiamami mio signore.”

Kyoudai slacciò velocemente la cintura e gliela legò attorno al collo, era diventata una sua prigioniera. Ed era così che si sentiva la ragazza, completamente sottomessa. Si abbassò ai suoi piedi, senza smettere di guardarlo mentre si spogliava. Le era mancato da impazzire e in quel momento la sensazione era più vivida che mai. La sua pelle lo desiderava, il sesso femminile voleva sentire le sue carezze e la mente non aveva altro pensiero che sentirsi completamente dominata da lui. Sul viso di Aoi tutto ciò era estremamente chiaro.

~⋅~

Kiyo aveva un appuntamento con Nagatsuna nella sua stanza. Bussò alla porta e aspettò il permesso prima di entrare.

“Hai dimenticato che non serve bussare?” Fu la prima cosa che le chiese il daimyo per poi continuare. “Perché hai fatto tardi?”

“Perdonatemi, Matsumoto-sama. Sono andata a cercare le ciliegie migliori e ho tolto i noccioli per darli alle serve di vostra sorella.” Mostrò i palmi ancora rossi, poi il cesto che aveva con sé. “Però a noi restano i frutti. Mi perdonate?”

Il ragazzo le leccò le dita. “Hanno davvero un ottimo sapore, sei perdonata.”

“Credete che mi abituerò mai a questo?” Era arrossita. Aveva trovato il gesto piacevole ed era chiaramente imbarazzata.

“Non saprei dire, ma spero di no. Per me è molto divertente.”

Le sfiorò il viso e la baciò prima di prenderla tra le braccia per farla accomodare sul letto. Prese mezza ciliegia e la poggiò alle labbra femminili.

“Hai fame?”

Kiyo annuì “Lei, mio signore?”

“Io sono molto affamato.” Era chiaro che non intendesse di cibo.

La concubina aprì la bocca e si ritrovò a leccare anche la punta del dito del daimyo. Era affascinata da lui, tanto da non riuscire a distogliere lo sguardo.

“Vi è piaciuto, mio signore? Insegnatemi a darvi tutto il piacere che date a me, in modo che non dobbiate mai pentirvi di avermi ripresa con voi.”

“Ti preoccupi troppo, non me ne pentirò in ogni caso, di questo ne sono sicuro.”

“Prego gli dèi ogni giorno per questo.”

“Io non ho bisogno di pregare perché lo so.”

“La amo tanto, Matsumoto-sama.”

“E io amo te, Kiyo.” Le disse facendole segno di avvicinarsi.

“Voi…?” Si commosse tanto da piangere. “Perdonatemi, sono così sciocca. Vorrei darvi tutto. Hina è tanto più brava di me?” Sapeva di non poter pretendere, ma era gelosa. “Mi piacerebbe bastarvi. Non in quel senso, so che un uomo come voi ha bisogno di più donne per soddisfarsi, ma vorrei che quando state con me non sentiate la mancanza di nulla. Potete prendere ogni parte del mio corpo, vi appartiene. Il mio cuore vi appartiene. La mia anima vi appartiene.” Gli accarezzò il viso. “È la serata più bella della mia vita e… lo so,” disse con tono quasi esasperato “ma non è colpa mia. Siete voi a far sì che ogni volta sia migliore della precedente.”

Nagatsuna le sorrise accarezzandole il volto “Mia amata,” non era la prima volta che lo diceva a qualcuna, ma dirlo a lei in quel momento aveva un che di speciale “non potevate dire cosa più gradita!”

~⋅~

Era passato del tempo dal suo ritorno, ma Nagatsuna, a causa dei molti impegni, non era ancora riuscito a parlare con sua sorella. Colse l’occasione quando ebbero finito di fare colazione, invitandola a una passeggiata in giardino. Usciti dal palazzo, arrivò al punto senza troppi giri di parole.

“Aoi, ti ho trovato un marito.”

“Cosa? Perché?”

“Lo sai il perché, che domanda sciocca.”

“Sembri la mamma quando fai così!”

“Mi serve quest’alleanza e sei fortunata che esista un uomo che ti accetta così come sei.”

“Non è fortuna, Tsuna!”

“L’altra volta non ti piaceva il daimyo, ma stavolta potrebbe essere diverso. Come fai a saperlo?”

“Lo so! Ho conosciuto qualcuno…”

Il fratello la bloccò subito con un gesto. “Non dire altro, non costringermi a prendere provvedimenti.” Il tono era duro.

“Non è leale!” Si lamentò la ragazza, fermandosi. “Sei andato da Yuri a prenderti quella ragazza, hai tutte le donne che vuoi! Io voglio un solo uomo, ma non mi è permesso?”

“Come fai a non capire che le mie scelte sono sempre le migliori anche per te? Come pensi di poter vivere da sola, Aoi? Hai idea di cosa hai perso con la tua stoltezza? Un castello come questo, pace e serenità, una vita in cui non ti sarebbe mancato nulla.”

“Invece mi sarebbe mancato tutto!”

La ragazza scoppiò a piangere, ma il fratello non si fece impietosire. “Ti voglio bene Aoi, ma sei una stupida. Senza un uomo al tuo fianco non puoi fare nulla. Ho trovato qualcuno che si prenderà cura di te e questo è quanto.”

“Ti sbagli, lo stupido sei tu! E non uno qualsiasi, sei il re degli stupidi!” Agguerrita e ferita, la giovane se ne andò piantando in asso Nagatsuna. Era sicura che non sarebbe finita in quel modo.

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