
L’isola di Sinilluarna
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Ferchiurem si preparava con solenne reverenza per il rito sacro che stava per celebrare. Avvicinandosi con rispetto a una maestosa quercia millenaria, iniziò a intrecciare un cerchio di pietre attorno al possente albero e accese torce intrecciate con erbe aromatiche.
Dedicando offerte di acqua pura e grano, Ferchiurem pose il tutto con gesti reverenti ai piedi della quercia, mentre il vento carezzava le foglie con un leggero sussulto.
«È un’offerta per le creature celesti» disse la vecchia rivolgendosi a Martino che la guardava incuriosito «per invitarle a scendere in mezzo a noi e offrirci consigli».
Nel frattempo, Arturo era in piedi nel verde lussureggiante del prato intorno alla sequoia di Ferchiurem. Ormai non indossava più il copricapo che gli aveva confezionato Martino.
Con il viso rivolto verso il sole e il corpo immerso in una luce radiante, aveva iniziato a intonare un canto nella lingua dei siticauni. La sua voce chiara e malinconica risuonava tra gli alberi e i fiori, dando il via a un controcanto che si diffuse tra gli abitanti della Foresta Verde.
«Sarà un’altra stupida canzone sulle creature del cielo che si preoccupano di farci visita» brontolò seccato Martino.
«No, è errato» ribatté Moderna con fermezza «questo canto ha un significato diverso. Parla di un uomo che ritrova la sua ombra dopo anni di separazione. L’ombra spiega di essere partita in cerca di grandi conquiste, ma le ha dovuto mettere in vendita prima ancora di essere riuscita a possederle».
«Mettere in vendita qualcosa che non si possiede,» disse Martino «che idiozia! Solo Arturo potrebbe concepire certe assurdità».
«Non è un’invenzione di Arturo» intervenne Ferchiurem «questo è un canto popolare dei siticauni. Se lo conosce, probabilmente l’ha già sentito da qualche parte».
Martino scosse la testa, poi si ritirò in un angolo della cucina di Ferchiurem, lamentandosi per quel bagliore all’interno della casa, troppo accecante per lui.
Ferchiurem, con gesti delicati, aprì un vasetto di miele e lo offrì a Martino. Il profumo inebriante del miele riuscì a calmare un po’ il cuore del bambino.
Quando il cucchiaio fu tirato fuori dal barattolo, il miele scivolò dolcemente giù, lasciando dietro di sé un sottile filo dorato che si spezzava a tratti. Martino iniziò a gustare quel cibo dalla consistenza densa, avvolgente e cremosa e dal sapore zuccherino e colmo di sfumature floreali. Nel frattempo, Ferchiurem gli disse che, se avesse voluto, sarebbe potuto rimanere lì insieme a suo fratello tutto il tempo che desiderava.
Dopo essersi guardato attorno, soffermandosi su tutti gli elementi di quella stanza che gli ricordavano casa sua e che gli davano una sensazione di calore e conforto, Martino sospirò e poi rispose: «Non credo di fermarmi a lungo, voglio ancora trovare mia madre, anche se a questo punto non saprei dove andarla a cercare. Arturo, però, potrebbe rimanere qui, tanto non aspettava altro che rimanere con i suoi simili».
Ferchiurem fissò dalla finestra Arturo, ancora in piedi nel suo giardino e intento a cantare, poi chiese a Martino se avesse mai sentito parlare dell’isola di Sinilluarna. Quando Martino confessò di non conoscerla, lei spiegò che era un’isola nel Mare delle Piogge, raggiungibile in circa tre ore di viaggio in barca dalla vicina costa di Atlar. L’isola era rinomata per riuscire a ridare la pace a tutte le anime inquiete.
«Potresti andare lì» suggerì Ferchiurem «magari ritrovare la quiete ti aiuterà a fare ordine nella tua mente. Quando ci sentiamo più tranquilli riusciamo più facilmente a ritrovare ciò che avevamo smarrito».
«Moderna, hai sentito?» disse Martino rivolgendosi all’automa «Il nostro viaggio continua verso una nuova meta».
«Mi dispiace» rispose Moderna, immobile al suo posto «io ho raggiunto il mio obiettivo portandovi nella Foresta Verde. Non sono programmata per ulteriori viaggi».
Martino sollevò gli occhi al cielo, poi si alzò e si diresse verso Arturo.
Il fratello maggiore era ancora preso dal suo canto quando Martino lo scosse con veemenza.
«Ma insomma! Che cosa ti prende?» chiese Arturo, interrompendo a fatica la melodia che aveva intonato.
Martino gli chiese la formula magica di Dedalo per riprogrammare Moderna.
Quando Arturo ebbe pronunciato la sequenza di lettere e numeri, Martino riassegnò all’automa l’obiettivo esclusivo di vigilare sulla sua incolumità, indipendentemente dal luogo in cui si sarebbero diretti. Poi si rivolse nuovamente a suo fratello.
«Arturo, vedo quanto ti piaccia essere qui con i tuoi simili. Per me, puoi restare in questo posto per sempre. Ma io devo partire alla ricerca di nostra madre. Ho bisogno di scoprire cosa è successo e di trovarla».
Arturo fu preso da un momento di riflessione, poi ribatté con fermezza: «Credi che io non abbia lo stesso desiderio? È vero, qui mi sento a mio agio e magari un giorno ci tornerò, ma trovare nostra madre è più importante. Essere con la mia famiglia è più importante.»
Entrambi i fratelli si voltarono indietro per riprendere i loro sacchi, quando si accorsero che Ferchiurem aveva i bagagli tra le sue braccia. Con gli occhi lucidi, gli disse: «Mi sono permessa di riempire i vostri sacchi con un po’ di viveri».
Prima della partenza, Ferchiurem pose le sue mani sulle teste dei ragazzini, come per impartire una sorta di benedizione. Mentre lo faceva, si soffermò a tastare i capelli di Arturo osservandoli con uno sguardo malinconico. Successivamente consegnò delle monete ai bambini, spiegando loro che sarebbero servite per pagare il nocchiere che li avrebbe condotti a Sinilluarna.
Dopo aver girato innumerevoli volte la manovella di Moderna per essere sicuri che avesse abbastanza carica per un altro viaggio, i due fratelli si allontanarono con il loro automa. Tutti gli abitanti della Foresta Verde li accompagnarono con il medesimo canto intonato da Arturo poco prima, spingendo Martino ad affrettare il passo perché non vedeva l’ora di liberarsi di quella nenia.
Proseguirono per un sentiero che si snodava attraverso una lussureggiante foresta di bambù, dove i lunghi steli si ergevano maestosamente verso il cielo. Il canto dei siticauni fu ben presto soppiantato dal suono delicato delle foglie di bambù che sussurrava nell’aria.
Dopo circa mezz’ora di cammino, la foresta di bambù cedette il passo alla costa di Atlar, uno spettacolo naturale di scogliere di gesso bianco e lunghe spiagge di sabbia dorata lambite dalle onde.
Martino e Arturo non avevano mai visto il mare prima e rimasero sbalorditi nel vedere quello scenario di blu intenso che si estendeva quasi all’infinito. Con un’alternanza di sfumature tra il verde smeraldo e il blu profondo, le onde si infrangevano delicatamente sulla riva. Il sole risplendeva sopra di loro, facendo scintillare l’acqua come migliaia di diamanti.
Al centro di quello scenario marino, i due fratelli notarono una terra circondata dalle acque. Pensarono subito che fosse l’isola di Sinilluarna.
Percorsero la costa in cerca di un mezzo di trasporto. Fu allora che un personaggio insolito apparve di fronte a loro. Era un vecchio dal volto rugoso e i capelli grigi, vestito con una lunga tunica nera. Aveva una barca piccola e scura che sembrava aver viaggiato per secoli.
Il vecchio iniziò a parlare in modo scherzoso: «Che fate qui, giovani avventurieri? Siete pronti a intraprendere un viaggio verso l’isola delle meraviglie?»
Martino e Arturo si guardarono stupiti, ma la loro curiosità superò qualsiasi timore.
«Sì, vogliamo raggiungere quell’isola» rispose Martino.
Il nocchiere sorrise, mostrando un paio di denti ingialliti.
«Allora, salite sulla mia barca. Il costo per il viaggio è una moneta a testa.»
Con cautela, i due bambini e Moderna si avvicinarono alla barca, pagarono il tributo di tre piccole monete di bronzo e salirono a bordo. La barca si staccò dalla riva e iniziò a navigare verso l’isola lontana.
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
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