Mantis

Serie: Fuga da Dim-Hora

Con Noxos disperso nel Bracciolo e il suo esercito in rotta, il sogno dei quattro avventurieri di fuggire da Dim-Hora appariva più realizzabile.

Passarono il giorno successivo nelle profondità del crepaccio tra polvere e fastidiosi acari maligni, che infestavano le viscere del monte.

“Maledetti acari” disse Aedes schiaffeggiandosi, nel tentativo di scacciarne due particolarmente invadenti. “Vorrei che sparissero dalla faccia della terra. Se cessassero di esistere nessuno se ne lamenterebbe.”

“Se esistono un motivo c’è, Succhiasangue. La natura è potente e misteriosa. Solo degli sciocchi superbi possono credere che tutte le sue creature debbano servire solo a noi.”

Il viso della sacerdotessa era illuminato da un flebile cono di luce. In quell’aura mistica, la sua fredda bellezza aveva un tono ancora più altero, con un’ombra di disprezzo, come quasi tutte le volte che si rivolgeva a lui.

Aedes, forse suggestionato da quegli occhi severi, pensò che in fondo aveva ragione. Ma ormai doveva tenere il punto.

“Servono solo a infastidire la gente e a derubarla quando è distratta. Se sparissero sarebbero tutti contenti, te lo dico io.”

“Non importa quello che pensate degli acari. E’ ora di dormire. Il nostro viaggio è appena cominciato e domani ci aspetta un’altra dura prova. Aedes a te il primo turno, svegliami tra quattro ore.”

Il tono severo di Lucanus riportò i due alla realtà, non avevano fatto che un piccolo passo di un cammino che pareva lunghissimo.

Passarono il resto del giorno in silenzio.

“Non sembra così duro come dicevi” esclamò Aedes appena arrivati sul picco del monte Sofha.

Erano partiti di buon ora, appena la Luce Arcana si era spenta, col favore delle tenebre si erano inerpicati sull’ultima scalata e nel giro di un paio d’ore erano arrivati sulla sommità. La cima era un lungo corridoio pianeggiante, simile al Bracciolo, ma costeggiato da strapiombi ancor più vertiginosi e molto, molto più lungo.

“Dove il monte incontra e le pareti c’è un antro segreto. Li si trova il tempio del Grande Mantis.”

“E’ molta strada da percorrere a piedi” disse la Sacerdotessa, strizzando gli occhi, nel  tentativo di vedere la fine del corridoio. “Ci vorrà più di una notte?”

“Se manteniamo un buon passo forse ce la faremo in una.”

“Posso cantarvi qualcosa che ci dia il ritmo giusto” disse Achetus impugnando la cetra.

“L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di uno dei tuoi motivetti strampalati” gli rispose Aedes.

“Ehi avevi giurato che non avresti più parlato male di me.”

“Quel che succede al Bracciolo rimane al Bracciolo, chiaro amico?” sibilò Aedes fissandolo negli occhi.

“Aedes smettila di fare lo scemo, abbiamo molto cammino da fare. Achetus hai avuto un’ottima idea. Cantaci qualcosa. Perché non componi una canzone sul prode Aedes che supplicava pietà nella ragnatela?”

Aedes puntò indice e medio alle pupille e indicò il bardo con aria severa, poi si voltò verso Lucanus.

“Non stavo supplicando, era una tattica per prendere tempo.”

La Ballata del Succhiasangue Piangente li accompagnò per tutto il  viaggio, a malincuore Aedes dovette ammettere che non era per niente male. Aveva ritmo, il ritornello era accattivante, ruffiano al punto giusto.

Lucanus ormai la sapeva a memoria e accompagnava, col suo vocione da orco, il dolce canto del Bardo. Aedes aveva visto perfino l’impassibile Lampiryd canticchiarne il ritornello e, maledizione, anche lui l’aveva accennata un paio di volte.

“Siamo arrivati” disse Lucanus alzando la mano destra, interrompendo la canzone.

Aedes raggiunse il guerriero sull’orlo del monte: nello stretto corridoio tra lo strapiombo e la parete era stato costruito un tempio. 

Era stato innalzato con capelli, polvere, pezzetti di legno e da qualsiasi altra cosa potesse trovarsi negli abissi nel monte. Avvicinandosi Aedes notò che nella costruzione erano stati impiegati anche oggetti sottratti agli umani, materiali sconosciuti dai colori impossibili.

Il tempio aveva un enorme portone d’ingresso con due finestre rotonde ai lati, il tetto basso e a spiovente finiva con un ricciolo su tutti e quattro gli angoli. Per accedere al portone si doveva salire una scalinata larga  in cima alla quale stavano immobili due formiche soldato dallo sguardo minaccioso.

Appena il gruppo si avvicinò, incrociarono i lunghi bastoni acuminati da entrambi i lati. Non dissero una parola.

“Sono Lucanus del Clan dei Cervi Volanti, sono qui per vedere Mantis.”

“Il Grande Mantis non riceve visite, Guerriero. Avete fatto un viaggio inutile.”

“Ehi belle statuine, abbiamo passato le pene dell’inferno per arrivare qui e non ci fermerete certo adesso” disse Aedes sguainando lo stiletto.

Le formiche scattarono in guardia, sincronizzate come metronomi,  le zampe superiori sulla lancia puntata verso Aedes.

“Dite solamente a Mantis” intervenne Lucanus. “Che ho con me il prescelto.”

Le guardie si scambiarono uno sguardo, quindi poggiarono i bastoni.

“Attendi qua” disse uno dei due, prima di entrare nel tempio. Tornò dopo pochi secondi riferendo che Mantis li avrebbe ricevuti subito.

“Chi diavolo è il Prescelto?” disse Aedes mentre entravano nella grande stanza.

“Niente di importante. Solo un modo per farci ricevere” tagliò corto Lucanus.

Aedes guardò verso Lampyrid, ma anche lei sembrava disorientata. Achetis strinse la testa nelle spalle e si incamminò dietro il guerriero.

La stanza era molto grande e piena di formiche che, tra due imponenti colonne, si esercitavano nell’arte del combattimento. Da soli o a coppie, con o senza bastone, i soldati si allenavano senza risparmiarsi. Aedes impallidì vedendo alcuni di loro sollevare pesi incredibili, senza alcuno sforzo apparente.

Al centro della sala, tra le due colonne, c’era un grande seggio. Li stava seduta una figura enorme, resa tremolante dai fumi degli incensi.

“Non mentivi guerriero. Hai con te l’eletto.” 

La voce del chierico era forte e antica, sembrava provenire dal passato.

“Buon per te altrimenti vi avrei mangiati tutti.”

“E’ mai possibile che a ogni capitolo qualcuno voglia mangiarci? Non potremmo avere un po’ di fantasia?”

“Ah quindi sei tu.”

Mantis si alzò dal trono, in piedi la sua figura era impressionante. Svettava su Lucanus di almeno un paio di centimetri, il corpo flessuoso era avvolto in un kimono candido, dalle ampie maniche spuntavano due lame seghettate, affilate e mortali.

“Tu sei quello che viene dall’esterno. Colui che, secondo la leggenda, col suo estremo sacrificio darà il via alla caduta degli Umani. Il Ragnorok.”

Il Chierico lo fissava con occhi stretti, come a volergli leggere nell’anima. Aveva la testa stretta e triangolare, con due grosse fauci nascoste sotto lunghi baffi lisci. Bianchi come il kimono.

“Lucanus cosa significa tutto questo?” Lampyrid si rivolse al guerriero preoccupata, ma non ottenne risposta.

“Noi  non vogliamo che succeda questo, vero?” Mantis incombeva sempre più su di loro, intorno  i rumori dell’allenamento si erano interrotti.

“N-no?” balbettò Aedes.

“Esatto. Se ciò accade l’equilibrio sarà fortemente turbato, nessuno può sapere cosa succederà in seguito. Mentre io, come vedi, non me la passo male allo stato attuale delle cose. Quindi affare fatto Guerriero” disse rivolgendosi di nuovo a Lucanus “la vita del prescelto in cambio della fuga. Così tu te ne torni a casa e agli Umani non accadrà nulla di male.”

Aedes si voltò verso Lucanus che teneva lo sguardo fisso davanti a se. Era incredulo, quello aveva creduto suo amico lo aveva ingannato. Si era fatto fregare come uno sciocco. Come era possibile che…

“Ah ah ah sto solamente scherzando, che crepino tutti quei maledetti” sghignazzò Mantis dandogli una tremenda pacca sulle spalle.

“Scherzando? Quindi non sono il Prescelto?”

“Ah no quello è vero. Tu sarai il responsabile della caduta degli Umani. Il Ragnrok, ci sono un sacco di profezie in merito, impossibile sbagliarsi. Sei tu.”

“E la storia dell’estremo sacrificio?”

“Temo sia vera anche quella.”

Mantis li invitò a trascorrere il giorno al Tempio, rimandando alla notte successiva il loro colloquio. Aedes si distese sul suo materasso basso e duro con la testa piena di dubbi. Erano giorni che non dormiva su un letto vero, ma il sonno tardava ad arrivare. Troppe domande affollavano i suoi pensieri.

Perchè Lucanus gli aveva tenuto nascosto la questione del Prescelto? Avrebbe davvero fatto cadere i potentissimi Umani? Tutto ciò a costo della sua vita?

Per fortuna il sonno arrivò prima delle risposte.

La notte successiva si svegliò riposato ma ancora di pessimo umore. Fece colazione assieme agli altri su un tavolo imbandito esclusivamente per loro.
Furono serviti come ospiti di gran riguardo da bellissime formichine fasciate in kimoni rosso fuoco e con un pesante trucco bianco sul viso, che le rendevano indistinguibili l’una dall’altra.

“Attento a quello che pensi” lo ammonì Lucanus dopo averlo visto lanciare un paio di languide occhiate. “Quelle sono le Formiche Rosse, meglio conosciute come le Lame Scarlatte. Sono assassine abilissime, anche più di te.”

“Perchè non mi hai detto della storia del Prescelto?”

“Non l’ho reputata una cosa importante, è solo una vecchia leggenda a cui Mantis crede.”

“Una vecchia leggenda che prevede la mia dipartita, se permetti. Credo che tu debba rivedere il tuo metro di giudizio.”

“Raramente le leggende esprimono un concetto chiaro” intervenne la Maga. “La leggenda potrebbe contenere un significato nascosto, diverso da quello che appare. Non temere.”

“Il fatto che tu mi parli con gentilezza e senza minacciarmi mi preoccupa molto di più dalla profezia. E tu Achetus che diavolo hai da sorridere?”

“Non sono mai stato in gruppo con un Prescelto. E’ esaltante. Sono stato in gruppo con innumerevoli eroi, anche con una Principessa una volta. Ma con un Prescelto è la prima volta. Non capita spesso, verranno fuori delle canzoni bellissime. Potrei pure fare un concept album.”

“Sbrigatevi a finire la colazione. Mantis ci aspetta. Dopo avergli parlato ci rimetteremo subito in marcia.

Serie: Fuga da Dim-Hora
  • Episodio 1: Aedes e Lucanus
  • Episodio 2: Lampiryd
  • Episodio 3: Achetus
  • Episodio 4: Battaglia sul monte Shofa – Parte 1
  • Episodio 5: Battaglia su Monte Sofha – Parte 2
  • Episodio 6: Mantis
  • Episodio 7: Il Tempio di Mantis
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Commenti

    1. Ivan Collura

      Aedes puntò indice e medio alle pupille e indicò il bardo con aria severa, poi si voltò verso Lucanus.
      Qui, mi hai fatto venire in mente Robert De Niro…! Ahahahahaha

    2. Ivan Collura

      Ma che gran faccia tosta quel Aedes, se sono inutili gli acari, pensa le zanzare…! Bellissimo il colpo di scena! Mi aspettavo qualche “vendetta” da parte di Achetus, ma proprio da Lucanus, no! Grande Alessandro, mi hai preso alla sprovvista.

    3. Giuseppe Gallato

      Ciao Alessandro. Ho letto questo nuovo episodio qualche giorno fa in treno, prima di andare a lavoro, e mi sono ammazzato dalle risate! 🙂 Finalmente trovo un po’ di tempo per risponderti. Allora… intanto trovo geniale l’accostamento di alcuni nomi, come il fantamirabolante Ragnorok! Fantastico! 🙂 Presentare – e sviluppare – la storia di questi esserini epici in tal modo non è assolutamente facile, così come non deve essere semplice gestire il “mondo” visto dalla loro prospettiva. Davvero bravo! Al prossimo episodio, Mantis ci aspetta! 🙂

      1. Alessandro Ricci Post author

        Ciao Giuseppe, anche io trovo geniali i tuoi aggettivi 🙂 Grazie mille per le belle parole e per l’attenzione che dedichi alla serie, mi onora. E grazie per aver notato il Ragnorok, ne vado molto fiero :-p
        Ci vediamo al prossimo episodio, a presto.

    4. Antonino Trovato

      Ciao Alessandro, i tuoi racconti aiutano sempre a distendermi, a godermi alcuni minuti di sana e divertente avventura tra i tuoi piccoli protagonisti! Eppure lasci modo anche per riflettere, come la parte riguardante gli acari: un vero messaggio di rispetto nei confronti della natura e di tutte le sue creature, una piccola critica alla nostra irriconoscente “umanità”. Detto ciò, la profezia è qualcosa di imprevisto, che mette pepe a quest’avventura carica di magia, combattimenti atti di puro eroismo condite da una grande ironia😁😁😁! E la figura di Mantis, e le formiche rosse in kimono mi hanno riportato in mente la mia passione per il jappo😁😁😁! Povero Aedes, chissà cosa gli accadrà! Un caro saluto, alla prossima😁😁!

      1. Alessandro Ricci Post author

        Ciao Antonino, è un piacere avere un lettore così attento e sensibile. Sono contento che tu abbia preso quel messaggio in mezzo a un mare di demenzialità, perchè era intenzionale. Volevo far dire a una Zanzara ciò che gli umani dicono delle zanzare, un pò intricato però mi fa piacere che sia stato colto.

        Grazie di tutto, un bacio.
        Alla prossima

    5. Micol Fusca

      Ciao Alessandro, come sempre esilarante. Iniziando dalla zanzara che insulta gli acari dando loro dei “fastidiosi” e desiderando la loro scomparsa dal mondo. Passando poi al sensei Mantis e a le geishe formiche rosse, fino al Ragnarok (avrà a che fare con la gang di aracnidi?). Insomma, curiosità a mille 😀

      1. Alessandro Ricci Post author

        Micol grazie mille, sono contento che il brano ti abbia divertito. Nel tentativo di riportare un po’ di canoni del fantasy classico al piccolo mondo mi sono inventato il Ragnorok per richiamare il mito della caduta degli dei del Ragnarok. Noxos e i suoi forse avranno la loro vendetta 🙂

      1. Alessandro Ricci Post author

        Adoro la citazione, un pensiero al mai troppo compianto Leslie.
        Grazie Ade per l’affetto che dimostri per i miei piccoli personaggi, spero che continueranno a piacerti.