Missione compiuta 

Serie: Hanetsuki


Kyoudai ha con sé senza saperlo la sorella del daimyo, lo stesso uomo che ha commissionato un lavoro al suo gruppo di guerrieri.

Tanuki tornò da Nagatsuna con ottime notizie: le terre che voleva erano sue. Il daimyo fu molto soddisfatto del risultato, quel gruppo di uomini forti era ciò che gli serviva e lui non poteva permettersi di farli scappare.

“Voi non fate parte di alcun esercito, mi avevi detto.”

“Siamo compagni di viaggio.”

“Come vi chiamate?”

“Con i nostri nomi, signore.” Rispose l’uomo ridendo.

“Non intendevo certo questo. Siete dei bushi, ma per me siete molto di più. Se penso a voi mi viene in mente saburapi.” Dei guerrieri. Dei servitori. In futuro conosciuti con il nome di samurai. “Ho una proposta. Di recente mi è saltato un accordo con le terre del nord, ma non sono un tipo che si arrende. Se voi e i vostri uomini riuscirete a conquistarle per me, ne avrete una parte. Che ve ne pare?”

“Delle terre…” L’uomo ci pensò. Era chiaramente allettato all’idea. “Avete intenzione di esporvi stavolta, signore?”

“Non corro rischi con voi, dico bene? Sono certo che conseguirete grandi vittorie.”

~・~

Come promesso, Atsumori aveva trovato un kimono per Kawa. Era parte del bottino saccheggiato alla città conquistata dal suo gruppo. Le aveva permesso di indossarlo e di acconciarsi i capelli prima di rimetterle le corde ai polsi. Era impossibile per lui non notare quanto fosse bello e raffinato il modo in cui si era sistemata, più di quanto lo fosse stata dal giorno in cui l’aveva incontrata.

“Sei diversa così.” Le disse sorridendo.

“Tu non lo sei per niente, invece.”

“Ti farà piacere allora tornare in quel vecchio monastero.”

“Certo che sì, perché non dovrebbe? Anche se mi sentirò un po’ sola…”

“Ti hanno abbandonato?”

“Per niente! Sono in ritiro spirituale, torneranno a prendermi!”

“Sei sicura? Magari volevano liberarsi di te, visto quanto sei acida.”

“Non avrebbero mai potuto! Tornerò a casa!” Sbottò. “Tu che farai invece?”

“Tornerò a casa anche io, però prima devo conquistare un altro villaggio. Lavoro per uno sciocco nobile. Almeno è generoso.”

“Sciocco? Come puoi dire una cosa del genere di un nobile?”

“Un nobile non può essere sciocco? A conti fatti lo sono tutti! Hanno quell’aria…” Lasciò la frase in sospeso, aveva in mente il concetto, ma non conosceva la parola esatta.

“Non tutti!” Replicò lei guardandolo di sottecchi. “Se i nobili non ti piacciono, chi ti piace?”

“Mi piacciono quelli che si guadagnano le cose, che combattono per ottenerle. Quelli che non pensano di meritare tutto solo perché abitano in palazzi profumati.”

“Hai dei pessimi gusti, ma non ci si poteva aspettare molto altro da te. Le cose profumate di certo non possono essere di tuo gusto.”

“A te che piace? A parte i nobili e le case profumate.” Perché era chiaro che quelle cose le piacessero.

“A me? Non ci ho mai pensato… Nessuno me l’ha mai chiesto prima.”

“Sono lieto di essere il primo allora. Dimmi tre cose che ti piacciono.” Disse d’un tratto Kyoudai. “Inizio io. La carne di cervo, il vino buono e tu. È il tuo turno.”

La colpì essere stata elencata nella lista del ragazzo e la menzione non mancò di farle saltare un battito. Provò a pensare a una propria classifica e non fu difficile farsi venire in mente qualcosa.

“Il tuo odore. Poi la seta pregiata e la terza cosa… direi i mochi della festa d’estate.”

“Che assurdità. Meglio la primavera e l’autunno per la caccia.” Questa volta fu lui a lamentarsi.

“L’estate è decisamente la stagione migliore per le feste! In queste zone fredde gli inverni sono rigidi, fa piacere avere il bel tempo. Da dove vieni, Kyou?”

“Dal sud, dove gli inverni non sono così rigidi.”

“Non hai freddo adesso?”

“Mi sono abituato a queste terre, sono mesi che le frequento.”

“E perché hai lasciato casa tua?”

“Affari, sogni di gloria… chiamali come vuoi. Mi piace visitare il mondo.”

“Gli uomini non cambieranno mai, non importa da dove provengono.” Anche suo fratello parlava sempre di affari. “Ti piaceva?”

“Molto. È piena di verde e di corsi d’acqua.”

“Allora perché non l’hai nominata nella tua lista? Invece hai detto che ti piaccio io.”

“Solo gli dèi sanno quanto amo la carne di cervo e il vino!” Ridacchiò. “Tu invece hai parlato di quell’odore di cui ti lamenti sempre.”

“Non mi lamento. Tu puzzi, esprimo solo un dato di fatto.”

“L’hai fatto proprio adesso!”

“Non è una lamentela, non ho mai detto che mi dà fastidio.”

“Non è il modo giusto per dire che ti piaccio.”

“Infatti non era quello che volevo dire!” Aoi si sentì con le spalle al muro e si mise sulla difensiva. “Io ho parlato solo del tuo odore, non del resto. Sono due cose diverse!”

“Allora sarà una fortuna liberarti di me, vero Kawa?”

“Non è quello che ho detto…” Replicò lei con un tono più sottomesso.

“Parli, parli e non dici nulla.”

“Sei tu che mi metti le parole in bocca!” Lo guardò per un attimo, poi affrettò il passo per raggiungerlo e prendergli il braccio. “Kyou, ti prego fermiamoci.”

“Sei stanca? Possiamo riposarci sotto quell’albero.”

Il ragazzo le carezzò la testa prima di prenderla in braccio. I suoi movimenti non erano mai delicati, ma a lei piaceva stargli vicino. Si appoggiò al suo petto annusando per l’ennesima volta il suo profumo virile. Non era stanca, non era quello il motivo della sua richiesta, ma non riusciva a esprimersi.

“Possiamo stare così per un po’?”

“Se vuoi…” Acconsentì Kyoudai. “Qualcosa non va?”

Aoi scosse la testa, anche se non era vero. Ci mise molto tempo prima di trovare le parole. “La verità è che un po’ mi piaci. Non voglio arrivare a destinazione così presto… non in questo modo.” Lo sapeva che il suo comportamento lo allontanava, ma non conosceva un altro modo per approcciarsi alle persone.

“Posso restare per qualche giorno con te al monastero.”

“Lo faresti?” Le sue difese si stavano abbassando. Si ritrovò a tirare su con il naso mentre tremava leggermente.

“È la prima volta che sei così… Sei bellissima.” Disse lui con un tono sorpreso mentre le accarezzava il viso.

“Così come?”

“Dolce.”

“Sto solo piangendo come una bambina. Mia madre dice che le donne adulte non piangono, pensavo di essere riuscita a smettere.”

“Cosa ti fa piangere?”

“Non lo so… Ho ripensato a come mi sono sentita quando mi hanno portata al monastero, quel senso di vuoto e solitudine. Non credo di aver fatto nulla di male, volevo solo evitare un matrimonio. Perché devo passare la vita con un uomo che non voglio? Perché ho avuto la sfortuna di nascere donna? Io ho dei pensieri, ma a nessuno interessa! Invece tu mi ascolti, ti sei fermato e non mi lascerai da sola in quel posto. Sei gentile, Kyou. Deve essere il posto da cui vieni ad averti reso più caldo.” Era il modo in cui lo percepiva.

“Ho un’idea! Dopo aver conquistato il villaggio, torno a prenderti. Ti porterò con me nelle mie terre.”

Era una proposta allettante, una via di fuga… ma si sarebbe separata per sempre dalla sua famiglia. “Posso pensarci un po’?”

“Sicuro! Abbiamo ancora tempo.”

Aoi sorrise e si appoggiò alla sua spalla. Con lui aveva iniziato a capire cosa significasse sentirsi sicuri e protetti. Forse era da lì che veniva il suo buon odore.

Serie: Hanetsuki


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