
Moderna
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Dedalo accolse Martino e Arturo nel suo laboratorio con un sorriso caloroso e li invitò a prendere posto su un divano speciale in grado di cambiare automaticamente forma in base alla postura di chi ci si sedeva sopra. Annunciò di avere in serbo una sorpresa speciale per loro.
Mostrò un oggetto misterioso, alto e coperto da un grande telone. Poi, con uno scatto, tirò via la copertura, rivelando un automa dalle sembianze femminili molto realistiche.
L’automa indossava un abito bianco che copriva completamente il suo corpo. I suoi lunghi capelli scuri scendevano lungo la schiena, creando un contrasto con la carnagione, così chiara e lucida da sembrare di porcellana. Gli occhi profondi e argentati riflettevano sulla loro superficie convessa i volti stupefatti dei suoi osservatori, senza però dimostrare di percepirne la presenza.
«Ho cercato di farla assomigliare il più possibile al ritratto che Arturo ha disegnato ieri» disse Dedalo «e spero di essere riuscito a cogliere bene le fattezze di vostra madre».
Martino si avvicinò con cautela e sfiorò quella pelle sintetica, che risultò gelida come il marmo al tatto.
«Salve, Martino! Salve, Arturo! Come state oggi?» annunciò una voce metallica.
Martino indietreggiò impaurito.
«Non dovete avere paura» li rassicurò Dedalo «ultimamente mi sto dedicando alla creazione di automi pensanti e parlanti. Sono ancora in fase sperimentale, quindi non sono perfetti nel loro modo di comunicare. Ma un giorno, grazie alle interazioni con gli umani, lo saranno».
«Ciao… com’è che si chiama?» chiese Martino ancora incerto.
«Non so» rispose Dedalo «potete darle il nome che preferite».
Martino rifletté un momento, poi cercò di proporre un nome, ma suo fratello lo anticipò.
«Moderna. Vorrei chiamarla Moderna.»
«Perché?» chiese Martino sorpreso «Perché ti sembra un’invenzione innovativa?»
Arturo sorrise timidamente.
«No, è solo che mi piace come suona il nome.»
«Io avevo in mente un nome diverso, ma Moderna mi va bene lo stesso» disse Martino. Poi si rivolse all’automa.
«Ciao, Moderna. Spero che il tuo nuovo nome ti piaccia.»
L’automa disse in modo calmo, senza nessuna espressione, che qualunque nome avessero scelto sarebbe stato di suo gradimento.
Dedalo spiegò che Moderna era programmata per assistere e rendere la vita più semplice. Poi l’inventore cominciò a fare domande alla sua nuova creazione sugli argomenti più disparati, dimostrando che Moderna aveva una conoscenza molto vasta.
Eccitato dallo stupore, Martino chiese rivolgendosi direttamente a Moderna: «Come hai imparato così tante cose in poco tempo?»
Moderna aprì la bocca accennando un piccolo sorriso e mostrando dei denti bianchi e lucidissimi.
«È una domanda interessante. Il mio cervello è un po’ diverso da quello umano. Sono stata programmata sin dalla mia creazione con una vasta quantità di informazioni, ma posso anche apprendere da esempi ed esperienze.»
Martino era chiaramente impressionato.
«È fantastico! E hai anche emozioni come noi?»
Moderna rispose: «No, Martino. Non ho emozioni come gli esseri umani. Posso in qualche modo riconoscere le emozioni attraverso le parole e i segnali, ma non le provo personalmente. Sono progettata per aiutare e migliorare la vita delle persone.»
Dedalo spiegò ai bambini che aveva costruito Moderna affinché li accompagnasse nel loro viaggio di ritorno a casa e, allo stesso tempo, gli tenesse compagnia.
Martino si rabbuiò. Quando Dedalo gli chiese il motivo della sua cupezza, il bambino si scusò e spiegò che non aveva soldi per ripagarlo, tanto più che sapeva bene quanto fossero costosi gli automi prodotti dall’inventore.
Il vecchio li tranquillizzò, dichiarando che Moderna era un regalo per loro. Questa notizia commosse Martino. Dopo un attimo di esitazione, abbracciò Dedalo con gratitudine, sussurrando che da grande avrebbe voluto diventare come lui.
Arturo, invece, osservò Moderna attentamente. Notò una piccola manovella dietro la schiena dell’automa. Quando chiese spiegazioni, Dedalo riferì che Moderna aveva un’autonomia di circa tre giorni, dopodiché avrebbero dovuto girare a lungo la manovella affinché non si spegnesse.
Martino e Arturo mangiarono qualcosa con calma, poi indossarono i loro mantelli, sistemarono bene i sacchi che si erano rimessi sulle spalle e salutarono affettuosamente Dedalo, esprimendo la loro gratitudine per tutto ciò che aveva fatto per loro. Con Moderna al seguito, si prepararono a riprendere il loro viaggio verso la Foresta Verde.
Tuttavia, la voce metallica di Moderna li richiamò.
«State sbagliando strada. Per riportarvi a casa vostra devo condurvi nella direzione opposta.»
Martino si voltò e, con voce sicura, disse: «Moderna, siamo grati per la tua compagnia, ma non vogliamo tornare a casa. Vogliamo cercare la nostra mamma».
Moderna tentò di spiegare che la sua priorità era il bene dei ragazzi e che la madre sarebbe stata preoccupata se anche loro si fossero persi.
«Come fai a sapere che la nostra mamma è preoccupata?» chiese Arturo.
«Infatti» aggiunse Martino portando le mani sui fianchi «come fai a sapere cosa può provare nostra madre se tu stessa non sei in grado di provare emozioni?»
«Dedalo mi ha programmata per rispondere in questo modo» rispose seccamente Moderna.
Martino si portò le dita alle tempie, poi disse: «Moderna, possiamo chiederti come Dedalo ti ha programmato?»
La risposta di Moderna fu: «Suppongo di sì, ragazzi. Ma non posso disobbedire alle mie priorità di programmazione».
Moderna spiegò che, per inserire un nuovo comando, bisognava prima recitare una formula alfanumerica.
«Bene» disse deciso Martino «allora dicci questa formula di lettere e numeri per riprogrammarti e darti nuove istruzioni».
Moderna pronunciò la formula, una lunga sequenza di lettere e numeri mescolati in modo casuale che solo Arturo riuscì a memorizzare rapidamente. Poi, con pazienza, i due fratelli modificarono la programmazione dell’automa, ordinandole di seguirli nella loro avventura alla ricerca della madre.
I due bambini e la loro nuova compagna iniziarono così il loro viaggio attraverso una vasta distesa di erica, felci e arbusti, incontrando qua e là alberi sparsi e laghetti.
Arrivarono infine in un piccolo villaggio di cui ignoravano il nome, un luogo ameno e tranquillo situato tra colline verdi e campi aperti. Le strade erano strette e lastricate, fiancheggiate da case in pietra calcarea con tetti di paglia o ardesia. I giardini erano curati e rigogliosi di fiori dai colori vivaci e siepi di rose profumate.
Tuttavia, Arturo e Martino notarono che gli abitanti sembravano sospettosi e inquieti. Tutti gli occhi erano puntati su Moderna, mentre i sussurri e gli sguardi giudicanti si moltiplicavano.
«Ecco, lo sapevo» disse Arturo cercando di coprirsi il più possibile il volto «stanno tutti ridendo di me».
«Non essere sciocco,» sussurrò Martino all’orecchio di suo fratello «non stanno guardando te, stanno fissando…»
Il bambino indicò nel modo più discreto possibile Moderna.
L’automa avanzava tra la gente con un’andatura costante, spingendo via le persone che incontrava sul suo cammino come se fossero dei banali ostacoli e apparentemente ignara degli sguardi e dei bisbigli che la circondavano. La gente continuava a commentare tra sé, lanciando occhiate curiose e giudicanti all’automa. Un gruppo di uomini cominciò a fare commenti sarcastici sull’andatura di Moderna, definendola aggraziata quanto un pachiderma.
A un certo punto, Moderna si fermò e si rivolse a quegli stessi uomini che ancora stavano discutendo animatamente su di lei. Con un sorriso affabile e una voce sintetica, disse: «Grazie per i vostri complimenti! Siete molto gentili! Ma, per la mia eleganza, dovete rivolgere i vostri ringraziamenti maggiormente all’alchimista inventore Dedalo».
La folla rimase per un attimo sbalordita, poi scoppiò in una risata. Moderna proseguì la sua passeggiata. Il fatto di essere al centro dell’attenzione di tutti la lasciava completamente indifferente.
Dopo aver osservato con imbarazzo la scena, Martino lanciò uno sguardo divertito a suo fratello e gli sussurrò: «Credo che voi due vi intenderete alla perfezione».
«Perché?» chiese Arturo sempre più confuso.
Martino proseguì senza rispondere mentre Arturo lo inseguiva continuando a chiedergli insistentemente spiegazioni sulla sua battuta.
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
“(non so tu, ma io spesso impazzisco con i vari assistenti chatbot “
Io detesto i chatbot, sono la (de)personificazione del pressapochismo dozzinale che si fa strada nelle nostre vite con un’arroganza che mi indigna.
Eccolo lì, un discorso da vecchio. Ci sono dentro con tutt’e due le scarpe ormai…
Non pretendere di sapere cosa sia da vecchio e cosa non lo sia: è un fatto di metacognizione, se sei vecchio non capisci i giovani e quindi non puoi sapere cosa è da giovane e cosa è da vecchio.
Me lo ha insegnato mio figlio sedicenne. E così ho rinunciato anche a definire i miei discorsi. Tanto sono sempre, comunque, da vecchi. Qualunque cosa significhi.
E’ molto bello questo episodio, scritto sempre con eleganza e mai ridondante. Mi ha ricordato molto alcune scene di AI di Spielberg ma anche, non so se sei troppo giovane per averlo mai visto, il film “Io e Caterina” con Alberto Sordi.
Grazie mille per i complimenti, gentilissimo come sempre. Il film “Io e Caterina” devo averlo visto da bambina, lo ricordo molto vagamente. Il personaggio di Moderna è nato da una mia riflessione sull’attuale intelligenza artificiale che, per quanto sia sempre più in grado di comunicare con gli esseri umani, mostrando anche una velocità sorprendente nelle risposte, non sempre è in grado di comprendere a pieno i quesiti che vengono posti (non so tu, ma io spesso impazzisco con i vari assistenti chatbot che prendono fischi per fiaschi…). Ho quindi immaginato questo personaggio che comprende il linguaggio verbale senza cogliere le sfumature che vengono date dai segnali extraverbali.