Nel giardino 

Serie: Hanetsuki


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Kiyo e Nagatsuna hanno condiviso una notte insieme, ma ancora non si sono conosciuti davvero.

Kiyo aveva sentito delle cameriere parlare di un angolo del giardino dove era possibile vedere degli splendidi uccelli colorati a aveva chiesto a Yuri di accompagnarla.

“Non riesco mai a dirti di no.”

Le parole del ragazzo furono accompagnare da un bacio che evidenziò ulteriormente la differenza con le sensazioni che la concubina aveva provato quando le sue labbra erano state toccate da Nagatsuna.

Nonostante gli impegni di corte, Yuri era rimasto un po’ con lei e per decenza Kiyo si era costretta a non pensarci, ma appena fu sola la mente tornò a vagare sui ricordi dei momenti appassionati passati con il daimyo. Aveva gli occhi chiusi quando sentì una voce chiamarla. La sorprese molto vedere che era di Nagatsuna, come se fosse stata lei a evocarlo. Lo vide avvicinarsi sorridente e si inchinò, con il cuore che le batteva forte.

“Vostra grazia…”

“Vi state godendo i miei giardini?”

“Ci sono molti uccelli qui, non ne avevo mai visti tutti insieme. Forse una volta, a palazzo, ma questi sono più belli. Sono pieni di colori.”

“Hanno cominciato ad arrivare quando mio padre ha piantato quell’albero, sembra che li attiri. Avviciniamoci.”

“Non voglio spaventarli.” Eppure si avvicinò prima di guardare Nagatsuna. “Mi piacerebbe disegnarli, ho il vostro permesso?”

“Avete il mio permesso per fare tutto quello che vi dà soddisfazione.”

Le si accostò per toglierle una ciocca di capelli dal viso. Kiyo lo trovò gentile, anche se sapeva che non era un gesto libero da doppi fini.

“Chiederò il permesso anche a Yuri, ma non credo mi dirà di no. Lui sa che mi piace disegnare.”

“Da quanto disegnate?”

“Da che ne ho memoria. Non sono tanto brava, ma mi diverto. Mi duole solo non avere il colore adatto per rendere giustizia a questi meravigliosi uccelli.” Ne indicò uno che si sistemava le piume sul ramo dell’albero.

“Come mai non lo avete? Vi è forse finito? Ci sono dei negozi in paese, possiamo provare a cercarlo. Di certo mio cugino sarebbe lieto di farvelo avere.”

Kiyo scosse la testa. “Yuri crede che sia un passatempo inutile, sarebbe capace di spendere tanto in vestiti o gioielli, ma non un solo yen per una tavolozza di colori. Una volta ho provato a chiederglielo, ma si è arrabbiato e non mi piace quando si arrabbia.” Strinse le mani al solo ricordo. “Tutto quello che ho è suo e tutto quello che posso avere è quello che il mio signore decide che io abbia.” Recitò sottomessa.

“Non è onorevole per un uomo non sapersi prendere cura della sua donna. Posso parlargli e ricordargli i suoi doveri.”

“Oh, no! Penserebbe che io mi sia lamentata! Dimentichiamoci questa sciocchezza, ne dico tante a volte. La nostra cuoca mi ha regalato un calamaio e un quaderno, anche così sono soddisfatta.”

Il daymo la guardò dapprima con sorpresa ma alla fine cedette e le diede parola che non ne avrebbe fatto menzione.

“Grazie.” Kiyo fece un sorriso e un inchino, rassicurata. Era ancora in quella posizione quando un uccellino volò sulle loro teste. Girò su se stessa per seguirne il tragitto con lo sguardo. “Che bello.” Era incantata.

“Lo è.” Nagatsuna non stava guardando il volatile. “Ma non è la sola cosa incantevole presente in questo giardino oggi.”

“Ce ne sono altre? Potete mostrarmele?” Disse spinta dall’entusiasmo. “Sempre se non è troppo disturbo?”

“Una è proprio davanti ai miei occhi.” Continuò guardandola. “Ma posso portarvi al karesansui, quel luogo è particolarmente amato da mia sorella.” E, nella sua logica, se piaceva a lei probabilmente piaceva a tutte le donne.

Le offrì il braccio e la ragazza ci mise poco a prenderlo.

“Funziona così quando scegliete una concubina? Le fate i complimenti, siete gentile…”

“Adesso non sto scegliendo una concubina.” Kiyo non era una donna libera, lo sapeva bene.

“Oh, non volevo dire questo, scusate. Non vi ho offeso, mi auguro. Volevo solo sapere come facevate voi, come funziona. Ero solo curiosa, ma so che non ho alcun diritto di esserlo.”

“La curiosità non è un male. Ci sono comportamenti peggiori per una donna, li conosco bene.” Ripensò alla sorella. Peggio di lei non poteva esserci nessuna. “Comunque non è così facile trovare una donna che possegga tutte le virtù. Non mancano quelle belle e piacevoli, eppure… riuscire davvero a colpire l’attenzione è una dote più rara di quanto si possa pensare.”

“E cosa attira la sua attenzione? In base a cosa sceglie?”

“Non sarei onesto se per prima cosa non nominassi la bellezza. Poi l’eleganza e la gentilezza sono doti importanti per una donna. Sapere qual è il suo posto.”

“Sono tutte cose che diceva anche mia madre.”

“Sua madre è di certo una persona che sa come si sta al mondo. Tuttavia tutte queste qualità non bastano. Ci deve essere un certo non so che… qualcosa che non si può spiegare.”

“Non è affatto esaustivo detto così.”

“Non lo è, ma questo qualcosa non è sempre la stessa cosa e non si può descrivere. Bisogna essere speciale. Con Momoe è stato il momento in cui l’ho vista ballare. Non sono un amante del ballo, non sarebbe mai stata una caratteristica da me cercata, eppure mi ha colpito molto. Capisci cosa intendo?”

La ragazza annuì. “Come un’epifania improvvisa. Momoe è molto bella, gentile e simpatica. Alla festa vi ho visti ballare.”

“La concubina non è come una sposa, che viene imposta per motivi di alleanza. È una scelta. Non può essere una fiamma che si spegne, è una donna a cui dedichi la vita. Prendersi cura di lei è un piacere.” In caso contrario era più sensato concedersi a delle prostitute, che economicamente costavano meno. Questo almeno era il suo modo di vedere le cose.

“Dedicare la vita è un concetto decisamente troppo romantico per qualcuno che senza il vostro denaro non starebbe con voi.” Ancora una volta dopo aver parlato si coprì la bocca sospirando. “Oddio, perdonatemi Matsumoto-sama. Non imparo mai a tenere la bocca chiusa. Non volevo arrecarvi offesa.”

Nagatsuna sorrise. “Si tratta di uno scambio dopotutto. Io metto sulla bilancia il denaro che la donna desidera e lei mi dà la compagnia che desidero io. Ecco perché la scelta è difficile.”

“Per voi signori deve essere difficile scegliere tra le tante pretendenti.”

“Non così tanto. Come ti dicevo, quando incontri la persona giusta scatta sempre qualcosa.” E lui lo stava provando di nuovo sulla sua pelle, eppure stavolta era una donna proibita.

Il discorso si interruppe naturalmente quando arrivarono al karesansui. Kiyo si guardò attorno senza riuscire a credere ai suoi occhi. “È stupendo!”

Si trattava di un giardino zen che seguiva l’influenza buddista degli ultimi secoli, ma unico nel suo genere: era pieno di fiori. Si sedette a terra e allungò le braccia verso di lui tendendogli le mani. “Su, sedete qui con me.”

“Vi piacciono i fiori o per voi è solo un’attrazione artistica?” Chiese il daimyo prendendo posto.

“Mi piacciono. Quando ero piccola intrecciavo delle ghirlande da mettere nei capelli. Mi piacete anche voi tra i fiori, sareste un bellissimo soggetto per un disegno.”

“Se vi ispiro, dovreste disegnarmi. In tal caso però dovrei prendervi dei colori, non mi si addice il bianco e nero.”

“Davvero lo fareste?” Più stava con lui, più invidiava le sue concubine. “Vi prometto che sarà un disegno bellissimo!”

“Ne sono certo. Prendetevi tutto il tempo che serve, non c’è fretta. Potete farlo con calma.”

“Sono felice che mi abbiate fatto vedere questo posto, adesso che lo conosco credo che passerò qui tanto tempo. Sempre che questo non offenda sua sorella.”

“Mia sorella non tornerà a casa prima di un mese.”

“Allora mi godrò intensamente questo mese.”

Serie: Hanetsuki


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