
Nuova Flumenargia
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Ormai non si vedevano più alberi, ma solo vaste distese di terreno piatto e uniforme punteggiate qua e là di enormi edifici grigi. Il cielo era velato da una leggera nebbia. L’aria era permeata dal profumo acre del fumo che fuoriusciva dalle ciminiere degli edifici. La grande strada rivestita di catrame che portava a Nuova Flumenargia era percorsa da veicoli di ogni tipo.
«Quanto piacerebbe anche a me fare il viaggio comodamente seduto su un carro» disse Martino sospirando «mi accontenterei anche di un vecchio carretto sgangherato».
Si sentivano molto affaticati quando la capitale si presentò ai loro occhi in tutta la sua maestosità. Imponenti castelli di mattoni e pietra si ergevano verso il cielo, adornati da torri merlate e bandiere svolazzanti. I mercati risplendevano di bancarelle che offrivano tesori artigianali e prelibatezze culinarie, mentre gli abitanti del luogo indossavano abiti di velluto, pizzi e stoffe sontuose. Le carrozze trainate da cavalli attraversavano le strade lastricate, dove gli artisti di strada intrattenevano i passanti con spettacoli di giocoleria, musica e danze. Man mano che si procedeva, la folla diveniva sempre più fitta e frenetica, fluida come un fiume in piena, tanto che Martino e Arturo dovettero tenersi per mano per paura di essere risucchiati ognuno in direzioni opposte.
Passeggiando per le strade, ci si imbatteva in negozi di pozioni magiche, laboratori di incantesimi e botteghe di oggetti incantati, ognuno con la sua vetrina ornata di cristalli scintillanti e libri antichi dalle copertine decorate con simboli enigmatici. Enormi affreschi murali, dipinti con colori così vividi da sembrare quasi animati, raffiguravano epiche gesta cavalleresche e creature mitiche che sembravano pronte a prendere vita al più leggero soffio di vento.
I ponti di pietra e legno, architetture maestose del passato, si innalzavano sopra il grande fiume, la cui superficie scintillava sotto i raggi del sole mentre imbarcazioni dalle vele colorate danzavano al suo cospetto.
Il trambusto cittadino sembrava infastidire parecchio Arturo. I suoni e le voci che si mescolavano creavano un’armonia discordante che disturbava la quiete dei suoi pensieri. Ma quando calò il tramonto e le prime stelle si accesero nel cielo, la città si trasformò in un’altra realtà, illuminata da luci vivide e colorate.
Di fronte a questa vista, il ragazzino rimase estasiato e quasi ipnotizzato, come se fosse stato attratto da una forza magica irrefrenabile che lo aveva reso dimentico dei rumori che tanto lo avevano angustiato fino ad allora.
In particolare, la sua attenzione fu catturata da strani artefatti magici, posti sulle sommità delle torri più alte, che sembravano portali verso altri mondi e che emanavano una luce misteriosa che si fondeva con il buio della notte.
I bambini riconobbero l’elegante casa della Duchessa, risplendente di rosee luci ammalianti.
Linee fluide di luce venivano proiettate nell’aria dai grandi schermi, così come le lettere luminescenti che vi erano impresse.
«È così!» sussurrò Arturo «È così che immagino la mia città: piena di luci!»
«Non ti ci vedo a vivere in una città affollata e rumorosa come questa» disse Martino.
«Infatti la città che costruirò un giorno sarà piena di luci, ma silenziosa e deserta.»
«E chi ci vivrà?» gli chiese suo fratello con un ghigno «Solo tu e il corvo?»
«Ma neanche se fossi un uccelli impagliato» commentò il corvo «preferisco starmene tranquillo tra le fronde degli alberi che in un posto come questo a farmi accecare da luci abbaglianti».
Arturo sembrò uscir fuori da quel momento di estasi e aggiunse: «Forse è meglio se ci fermiamo da qualche parte, mangiamo qualcosa e poi riprendiamo il cammino. Sento che la mamma non è molto lontana ormai. Se ci sbrighiamo, riusciremo a raggiungerla in pochi giorni».
Martino esitò un attimo, poi chiese: «Secondo te, sta bene? La mamma, intendo».
Arturo si portò le mani alla fronte e attese un attimo, poi rispose: «Sì, però non riesce a tornare indietro».
«E perché?» continuò a domandare Martino «Se trovo quei cattivoni che la trattengono io…»
«Nessuno la trattiene» esclamò Arturo «è solo che… è solo che… ha altro di cui occuparsi».
«E cosa avrebbe di così importante da fare che non può tornare indietro?»
«Basta!» sbraitò Arturo, alzando la voce sopra il frastuono della folla. «Mi hai stancato con tutte queste tue domande, non ti risponderò più».
Con un gesto di frustrazione, si tirò ancora più in basso il copricapo e iniziò a procedere più rapidamente tra la folla, cercando di allontanarsi dalla situazione scomoda. Martino lo seguì senza fiatare, limitandosi a riprenderlo per mano.
Mentre si avventuravano tra la folla tumultuosa, si imbatterono in un gruppo di persone sedute ai piedi di un possente edificio, su cui spiccava l’insegna della “Grande Compagnia Commerciale Reale”. I manifestanti, con volti segnati dalla fatica e dall’indignazione, protestavano contro le loro dure condizioni di lavoro, implorando migliori trattamenti e una maggiore equità.
In quel momento un messo del re, impeccabilmente vestito e con un’aria di autorevolezza, si trovava in piedi di fronte a loro. Con voce solenne, ordinò ai suoi valletti di distribuire una somma di monete d’oro ai manifestanti. Tuttavia, ci fu una condizione non negoziabile: quel denaro doveva essere speso esclusivamente nella bottega del sarto reale, rinomato per i suoi tessuti pregiati e gli abiti regali che sfoggiavano un’eleganza senza pari.
Dopo aver pronunciato il suo discorso, il messo fece un gesto elegante verso uno dei grandi schermi luminosi che ornava la facciata dell’edificio. Sullo schermo, brillavano le ultime creazioni del sarto reale, vestiti sontuosi e opulenti che sembravano trasudare un’aura di nobiltà e raffinatezza. I manifestanti, pur con un misto di scetticismo e desiderio, rimasero affascinati da quell’incanto visivo che sembrava abbagliarli con la promessa di un lusso al di là della loro immaginazione.
Infine, accettarono con gioia le monete d’oro, lasciandosi sedurre dall’idea di poter accedere al mondo di eleganza e prestigio offerto dalle creazioni del sarto reale.
«Non credevo che il nostro re fosse così magnanimo» rifletté ad alta voce Martino.
I due ragazzini e il corvo avevano appena imboccato uno stretto vicolo quando, improvvisamente, udirono il suono maestoso di tamburi e trombe che risuonava nell’aria come un richiamo imperiale. Affacciandosi con occhi pieni di meraviglia, scoprirono un sontuoso corteo reale in procinto di passare e, in mezzo a una folla assorta, si misero in punta di piedi per vedere meglio. Sfilavano soldati in uniforme scintillante e nobili vestiti con abiti sontuosi. Poi, proprio davanti ai loro occhi, comparve un uomo vestito con un mantello di porpora e una corona lucente.
«Guardate» disse Martino con gli occhi pieni di meraviglia «quello deve essere sua maestà, re Goffredo Secondo».
Il re continuava ad avanzare nella sua sontuosa carrozza trainata da eleganti cavalli bianchi, salutando la folla che gli si inchinava e lo applaudiva. Tuttavia, il suo sguardo sembrava distante e indifferente e il gesto della sua mano quasi automatico.
Quando la carrozza si fu allontanata e il trambusto si ristabilì, Martino esclamò: «Mi è venuta un’idea».
«Io ormai ho imparato a diffidare delle tue idee» replicò il corvo lisciandosi le penne.
«Ma questa è geniale.»
«Se lo dici tu» commentò il corvo.
«Sì, è geniale veramente. Arturo ha appena detto che la mamma non riesce a fare ritorno perché ha altro da fare.»
«E quindi?»
«Se noi chiediamo udienza al re e lo supplichiamo di liberare la mamma da tutti i suoi obblighi, lei sarà libera di tornare da noi. Dopotutto lui è il re, potrà ordinare una cosa del genere.»
Il corvo si curvò in avanti mentre le piume intorno agli occhi si arricciavano e dal suo becco uscivano gracchi rumorosi e divertiti.
«Sì, certo» disse il corvo senza smettere di ridere «il re non ha altro da fare che ascoltare le suppliche di due ragazzini».
«Basta» urlò Martino «sono stufo delle tue derisioni. Se io e mio fratello ti sembriamo tanto ridicoli, vola pure da un’altra parte e lasciaci in pace».
Le risate del corvo si spensero lentamente. L’animale si avvicinò zampettando alle spalle di Martino, che se ne stava in piedi con la testa china.
«Scusa, non volevo offenderti» si giustificò il volatile «è solo che non otterrete mai niente con queste speranze irrealistiche».
Arturo restò immobile a guardare suo fratello di spalle, poi gli si avvicinò, gli posò una mano sulla spalla e con un sospiro gli disse: «Va bene, facciamo come dici tu, proviamo a rivolgerci al re».
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
Pur essendo amante dei luoghi tranquilli e a misura d’uomo, Nuova Flumenargia è decisamente, per quanto mi riguarda, il luogo più affasciante che hai creato sino ad ora (senza nulla togliere agli altri). E mi ricorda un po’ un posto dove sono stato da poco.