Ordini

Serie: La Curiosa


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: .

Quando tornò dal bagno le porsi la sua borsa ed uscimmo dal locale. Mi ringraziò, e non credo che il suo grazie fosse solo per averle offerto il pranzo.

Il suo treno per tornare a casa sarebbe stato di lì a un’ora, quindi ne approfittammo per fare due passi nel parco dell’agriturismo: un’ottima occasione per approfondire la conoscenza reciproca. Seppi così che dopo il liceo puntava ad iscriversi a medicina. Le chiesi dei suoi gusti musicali (mi fece piacere scoprire che una ragazza così giovane avesse gusti vari che comprendevano però anche Led Zeppelin e Doors) e letterari. E scoprii che il suo colore preferito era il “glicine” (in realtà, è più giusto dire che scoprii che il glicine è anche un colore).

E decidemmo (dovrei dire “decisi”, ma l’idea piacque subito molto anche a lei) che appena possibile, avremmo visitato assieme una città d’arte.

Vi sareste magari aspettati che avrei approfittato di qualche anfratto appartato del parco. Resterete allora delusi nel leggere che non lo feci. Un ordine, però glielo diedi: il prato dell’agriturismo era ampio e ben curato, con l’erba tagliata all’inglese. Le ordinai di togliersi le scarpe e le calze, cosicché camminasse a piedi nudi sull’erba. Fu così, passeggiando fianco a fianco, lei con in mano la borsa, io con in mano le sue scarpe e calze, che facemmo la nostra chiacchierata. Fin quando non fu ora di tornare in stazione.

Ci salutammo, pianificando di rivederci di lì a quindici giorni (prima purtroppo non sarebbe stato possibile per entrambi) e le ricordai di non aprire il biglietto fino a quando non fosse a casa, e possibilmente da sola. E, dopo averlo aperto, di scrivermi.

Mi promise che l’avrebbe fatto, e sorridente salì sul treno.

Immagino siate curiosi di sapere cosa ci fosse scritto sul biglietto. Almeno, spero che lo siate, perchè state per leggerlo:

“Ciao Matilde,

questi sono i tuoi primi ordini come mia schiava.
Per prima cosa voglio che tu mi scriva tutte le tue misure: altezza, taglia – anche per la biancheria, numero di scarpe, e circonferenza del collo.

Come seconda cosa, voglio che per il nostro prossimo incontro, tu sia completamente depilata. Non occorre che tu lo faccia subito, ma dovrai essere così quando ci vedremo.
Da oggi, tutte le sere andrai a dormire indossando solo una maglietta. Niente altro.

Ogni giorno, al mattino mentre farai colazione ed alla sera prima di andare a letto, mi scriverai un messaggio, per il buongiorno e per la buonanotte.

Quando ti laverai il viso al mattino, lo farai con l’acqua fredda. Se te lo stai chiedendo: no, non c’è un motivo particolare. Voglio solo che tu abbia un gesto semplice che però ti faccia pensare me; un gesto che, mentre lo farai, ti farà pensare: lo faccio perchè è un ordine del mio Padrone.

Queste solo le cose che da stasera dovrai fare sempre, tutti i giorni.

Infine, per questi quindici giorni che ci separano, voglio che ogni giorno tu ti masturbi una decina di minuti al giorno, ma assolutamente senza avere orgasmi.

E questo è tutto. Ricorda, se dovessi avere problemi ad eseguire uno di questi ordini, non mentirmi: piuttosto, parla con me.”

La sera stessa, verso le otto, ricevetti una sua email. Iniziava con un “Buonasera, Padrone”, e conteneva l’elenco delle sue misure.

Non dimenticò nemmeno una volta di inviarmi il messaggio del buon giorno e quello della buonanotte. Ci sentimmo telefonicamente in un paio di circostanze, le chiesi come andasse coi vari compiti e mi rispose evitando di entrare nei dettagli. Confessò però che l’idea di depilarsi integralmente la metteva a disagio, visto che da quando avevano iniziato a crescerle i peli sul pube, non li aveva mai tagliati a zero. Sistemati si, ma mai rasati del tutto. Le risposi che si sarebbe abituata presto.

Le settimane a seguire, in effetti, mi diedero ragione.

E venne finalmente il giorno del nostro nuovo incontro. Per comodità di entrambi, ci saremmo incontrati nello stesso luogo della volta precedente. Le avevo inoltre dato delle istruzioni specifiche: le scarpe da tennis che aveva la volta precedente, con dei calzini corti. Avevo scelto poi, da alcune foto del suo guardaroba che mi ero fatto mandare, un abito a fiori con gonna sopra al ginocchio e spalline sottili. Sopra, un maglione chiaro, che teneva aperto. Sotto, perizoma e reggiseno bianchi.

Entrambi sapevamo che questa volta non ci saremmo limitati ad una chiacchierata. Lei, però, non sapeva cosa sarebbe accaduto. Per questo, quando scese dal treno, la vidi camminare con passo incerto.

Le avevo proposto di vederci al pomeriggio, e rimanere assieme per la serata. Mi chiese se fosse stato possibile riaccompagnarla a casa non più tardi dell’una, una e mezza, perchè voleva dedicare comunque la domenica allo studio. Apprezzai l’intenzione, e le dissi di si.

Quando scese dal treno, quindi, venne verso di me. L’aspettavo davanti alla mia auto. Non saremmo rimasti lì, quel giorno. Ci salutammo, le aprii la portiera per farla salire dal lato passeggero, e mi misi al volante. Lei era tesa come una corda di violino. Accesi l’auotradio, e la voce di Jim Morrison sembrò metterla a suo agio. Le chiesi della settimana, di come fosse andata con le lezioni, e parlammo del libro che stava leggendo in quel periodo. Quando fu più tranquilla, quando ebbe abbassato le sue difese, la spiazzai.

«Ora, però, voglio controllare che tu abbia fatto come ti ho chiesto»

Per un attimo si irrigidì. Poi mi chiese, incerta:

«Cosa vuole che faccia?»

«Togli il perizoma.» Cercai di tenere un tono che non fosse troppo rigido. Volevo che il mio ordine, per quanto risoluto, non suonasse distaccato. Eravamo su una strada provinciale tra la cittadina dove era arrivata col treno ed il paese vicino dove la stavo portando. Ai lati della carreggiata, prati. I conducenti delle auto che incrociammo di sicuro non potevano vedere nella mia.

Infilando le mani sotto il vestito e sollevando il sedere dal sedile, abbassò il perizoma fino alle caviglie. Trafficò un po’ senza togliere la cintura di sicurezza, lo tolse e lo appoggiò al cruscotto.

«Ora…?» Mi chiese.

Rallentai. Le dissi di sollevare la gonna e di socchiudere un poco le gambe. Lentamente, lo fece. Si, l’avevo già vista nuda, ma ora era diverso. Ora stava obbedendo ad un ordine. Ed ora, come mi aveva detto, l’essere totalmente depilata lì sotto la metteva a disagio, la faceva sentire più nuda della sua nudità.

Osservai per un attimo, poi rimisi gli occhi sulla strada, ma spostai una mano sul suo monte di venere. La depilazione non era impeccabile, ma sarebbe migliorata col tempo. Non fui nemmeno sorpreso di trovarla asciutta. Era tesa, comprensibilmente. Rimisi le mani sul volante e le dissi di rimanere così. Riportai nel frattempo la conversazione su temi nei quali si sentiva di giocare in casa. Parlammo dei suoi studi. Solo allora rimisi la mano tra le sue gambe, con naturalezza, ed iniziai ad accarezzarla quasi distrattamente. Sentii, mentre mi parlava della tesina che stava scrivendo per la maturità, che la sua voce si faceva incerta, mentre la situazione sotto le mie dita cambiava. Quando tolsi la mano, il mio dito medio era bagnato. Lo avvicinai alle sue labbra perchè lo succhiasse, e rimisi definitivamente le mani sul volante, dicendole che poteva coprirsi. Lo fece, guardandomi però come se fosse dispiaciuta.

Finalmente arrivammo dove avevo deciso di portarla. Posteggiai vicino al lungolago.

«Ecco», le dissi, «scendiamo a fare due passi.»

Lei guardò il perizoma che aveva appoggiato sul cruscotto, fece per formulare una domanda, ma la anticipai: «No, quello resta lì.»

Serie: La Curiosa


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Discussioni

  1. Non ho mai letto nulla riguardo l’argomento, è sempre interessante sapere qualcosa in più, anche riguardante questo mondo hahaha, inoltre è spiegato bene 😁

    1. Grazie! già, l’idea è di “mostrare” al lettore ciò che accate, c’è il rischio di sconfinare nel puro vouyerismo, ma per quanto io non abbia nulla contro la malizia (se ben dosata) lo scopo è che a spingere il lettore a “sbirciare” ciò che succede sia più la curiosità circa le dinamiche della “strana” coppia

  2. Ciao Sergio, mi addentro nella tua storia con la stessa titubanza di Alice nel Paese delle Meraviglie. Negli ultimi tempi sto dedicando attenzione anche alle storie che non rientrano nella mia zona confort: dare una sbirciata dentro ad altre “scatole” mi permettere di riflettere e misurare il mio giudizio 😀

    1. Mi fa piacere quindi che questa sia una delle scatole in cui stai sbirciando, e spero che il nostro Narratore ti aiuti a sentirti sempre a tuo agio! Il tema può suonare difficile per molti, ma il Narratore ce la mette tutta per affrontarlo con naturalezza e senza morbosità. 🙂
      A maggior ragione, quindi io e lui siamo curiosi del tuo giudizio!

  3. “mmagino siate curiosi di sapere cosa ci fosse scritto sul biglietto. Almeno, spero che lo siate, perchè state per leggerlo:”
    ecco che qui spunta il Narratore ❤️

    1. Ciao Ale, ti ringrazio per il commento! Ti dirò che col senno di poi son contento di aver scelto di raccontare questa storia utilizzando la prima persona, per il motivo che dici.
      Eh, questa seconda stagione l’ho tenuta nel cassetto per un bel po’, son stato in dubbio fino alla fine se pubblicarla o meno… 🙂