
Prometto
Serie: I marchi sulla pelle
- Episodio 1: Lacrime nell’anima
- Episodio 2: Forgia
- Episodio 3: Una Lady, un Lord, un Ike
- Episodio 4: Verso di lei
- Episodio 5: Una lunga notte
- Episodio 6: Sempre più rosso
- Episodio 7: Il giorno del Legame
- Episodio 8: Colpa
- Episodio 9: Verde e oro
- Episodio 10: Obbedire
- Episodio 1: Risveglio
- Episodio 2: Parlare
- Episodio 3: Esistono delle regole
- Episodio 4: Il villaggio
- Episodio 5: Nel buio
- Episodio 6: Sabbia
- Episodio 7: Sentenza
- Episodio 8: L’esercito
- Episodio 9: Forza
- Episodio 10: Lividi
- Episodio 1: Prometto
- Episodio 2: Ustione
- Episodio 3: Iridi color bronzo
- Episodio 4: Falce
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Mya non volle vedere nessuno per il resto della giornata. Si accertò che Resia fosse medicata e si rintanò nella propria camera. Non era riuscita a far nulla di diverso dall’accartocciarsi tra le lenzuola e piangere ogni lacrima rimasta. Che avesse gli occhi chiusi o aperti, continuava a vedere la frusta calare sulla pelle, il sangue schizzar via; le proprie mani affondare nella carne della propria Ike, il suo volto cristallizzato in un’espressione che dimostrava solo un’immensa forza. Sentiva quel marchio sfrigolare contro la carne di Resia e vedeva l’orribile cicatrice lasciatale: una doppia spirale divisa nel punto d’unione da una linea diagonale. Suo padre le aveva spiegato che le due spirali unite rappresentassero il legame tra Ike e Lakas, un legame inclinato dal marchio. Lo vedeva così nitidamente, la pelle solcata e bruciata dal quel ferro e la forza inspiegabile di Resia nel trattenere i gemiti.
Forza.
Era quella la parola che le aveva sussurrato. Un termine così astratto con la sua persona, che le veniva la nausea al solo ripensare al suono che avesse. Come avrebbe mai potuto esserlo? Come avrebbe potuto una sciocca e viziata ragazzina come lei indossare un tale termine? Lei che sentiva ancora il calore di quell’asta di ferro, l’odore del sangue e le mani tremare. Non avevano mai smesso da quando aveva messo piede nell’arena. Le sentiva come fossero qualcosa di distante dal proprio corpo e sperava davvero fosse così. Avrebbe voluto tagliarle via per il male compiuto, non vederle mai più. Si era comportata esattamente come suo padre le aveva chiesto di non fare, aveva dimostrato di essere, per l’ennesima volta, una Lady superficiale e anche abbastanza stupida. Se avesse potuto, si sarebbe presa a calci da sola. Suo padre aveva ragione, aveva sempre avuto ragione sul suo conto, valeva poco meno di niente e aveva finito con il dar ragione anche a chiunque le dicesse che fosse solo un bel faccino. Da quando sua madre era morta, aveva provato in ogni modo a tenere lontano da sé il dolore per la sua perdita, perché insieme a lei era andato via anche l’uomo. Lord Bloom era radicalmente cambiato dopo la prematura dipartita della moglie, riversando sulla figlia tutta la frustrazione, lasciandola a sé stessa e alle sue cattive abitudini. Mya aveva smesso di affezionarsi a persone o cose, aveva smesso di considerare la vita come qualcosa di serio e aveva lasciato che tutti gli altri vedessero ciò che più desiderassero e che l’allontanassero dall’ombra di sua madre. Aveva sentito spesso cosa pensasse la gente di lei; una pazza morta chissà dove, una donna che aveva preferito lasciare casa e vedere il mondo piuttosto che badare alla famiglia. E a lei faceva male, faceva male da morire. Si era chiusa nella sua superficialità, sperando che l’essere una ragazzetta con poco sale in zucca l’avrebbe aiutata. Invece, quello che sarebbe dovuto essere il suo scudo, si era rivelato il fendente che l’aveva colpita in pieno. Aveva ferito l’unica persona verso la quale iniziava a nutrire un briciolo di sentimento.
Il groviglio di lacrime formatosi in gola le impedì di respirare, lasciandola sul letto a boccheggiare incapace di trovare la fine di tutto quel dolore. Quella volta era diverso, non le era piombato addosso senza che potesse far nulla per evitarlo, lo aveva causato lei con le proprie mani. Scoppiò a piangere ancora, affogando urla di disperazione nel cuscino. Strillò così tanto contro sé stessa da non accorgersi che da diversi minuti qualcuno bussava alla sua porta.
-Lady Bloom? Lady Bloom, posso entrare?
Miranda Goodhope bussò con cautela alla porta della ragazza. Quando era corsa via dall’arena, l’aveva seguita, ma non era riuscita a intercettarla prima che si chiudesse nella propria camera rifiutando chiunque si presentasse. L’aveva sentita piangere e disperarsi e questo la uccideva.
-Lady Bloom, la prego mi faccia entrare.
La ragazza non si mosse, restando nella stessa identica posizione e ignorando quelle richieste. Ci fu qualche momento di silenzio, attimi in cui pensò che finalmente la nutrice avesse rinunciato, ma nuovi colpi si abbatterono sulla porta.
-Lady Bloom, qui con me ci sono il Generale Denver e 11-19.
Nell’udire il falso nome del proprio Ike, schizzò in piedi come una molla e corse alla porta. Si ritrovò avanti il viso preoccupato della propria nutrice, il faccione burbero del Generale e solo dietro di loro vide Resia. L’intero busto era avvolto in bende, l’abbracciavano come un amante inanimato, le stringevano le spalle e finivano oltre i pantaloni. Il suo viso era pallido, ma gli occhi ruggivano. Dedicò solo a lei la propria attenzione, scansando gli altri afferrandola per un polso e tirandola nella stanza.
-Ti avevo detto di restare a riposo!- urlò a pieni polmoni.
La guardò intensamente, cercando in lei ancora quel coraggio che le mancava, ma vi trovò qualcosa di totalmente diverso. Parve accorgersi in quel momento di quanto fosse realmente minuta, quanto fosse più bassa di lei ora che non indossava scarpe alte e quanto con i capelli sciolti ad incorniciarle i lineamenti, apparisse poco più di una bambina.
-Lady Bloom, la prego si calmi. Il Generale desiderava parlare con lei circa quanto accaduto.
Si voltò solo in quel momento verso l’uomo, trovandolo sulla soglia della porta nella sua postura militare ad attendere il permesso per potersi accomodare nella stanza. Mya prese un profondo respiro, gli eventi attorno a lei continuavano a rincorrersi senza che potesse farci nulla, come se lei non ne fosse la protagonista. La sua mente era rimasta all’Accademia e ancora non aveva avuto la forza di andare a riprenderla. Tornò a guardare Resia, accorgendosi in quel momento di stringere ancora il suo polso sottile tra le dita.
-Siediti. È un ordine.
Vide la ragazza obbedire e accomodarsi in un angolino del materasso, la schiena rigida forse per il dolore, forse per abitudine.
-Miranda lasciaci soli, per favore.
La donna fece come le fu detto, prodigandosi in una piccola riverenza e uscendo dalla camera chiudendosi la porta alle spalle. Mya cercò di ritrovare la calma, sedendosi su una delle poltroncine con le mani tra i capelli e a occhi chiusi.
-Come sta, Lady Bloom?
-Non sono io ad essere stata trattata come una bestia.
Involontariamente cercò lo sguardo di Resia, ma la ragazza fissava il proprio Generale come a volergli trasmettere parole che non poteva proferire. Avrebbe desiderato così tanto poter avere un confronto con lei, dirle quanto le dispiacesse e quanto si sentisse una persona orribile per quello che le avesse fatto.
-11-19 starà bene.
A quelle parole, Mya balzò di nuovo in piedi come una furia.
-Bene?! Per colpa mia ha la schiena distrutta e…
Non riuscì a parlare del marchio, le mani ripresero a tremare più forte di prima. Resia fissò il Generale a mascella e pugni serrati, mai come in quel momento mantenere il silenzio si dimostrò complicato. Se gli occhi avessero potuto urlare, l’avrebbero sentita fino ai confini del mondo.
-Non è in collera per questo- aggiunse l’uomo con tono pacato.
-Allora è una stupida. Non meritava un Lakas inetto come me.
Aveva avuto una lunga conversazione con la ragazza mentre la medicava e lei aveva chiesto di far sapere a Mya che non avesse nulla di cui preoccuparsi e che sarebbe stata bene. Aveva anche insistito affinché Mya sapesse la verità, ma il Generale e Lord Bloom non erano stati d’accordo asserendo che sarebbe poi stato tutto vanificato. Eppure, sotto lo sguardo incendiario della propria adepta, si sentì incerto sul da farsi. Sospirò prima di rispondere, alzandosi per posizionare le sue grosse mani sulle spalle di Mya.
-Lady Bloom, ciò che è accaduto non potrà essere cambiato. Faccia tesoro di questa esperienza e diventi ciò che serve per surclassare la persona che ora ripugna.
La ragazza annuì mentre nuove lacrime minacciavano di scioglierla. L’uomo le sorrise bonario, più comprensivo e amorevole di quanto suo padre non fosse mai stato.
-11-19 andiamo, le tue bende vanno cambiate.
L’Ike si alzò, ma compì appena qualche passo prima che Mya la fermasse.
-Ti ho ordinato di restare seduta- ringhiò.
La ragazza guardò il Generale e notò che l’uomo stesse trattenendo un gran sorriso, il suo piano stava avendo successo.
-Lady Bloom, ha bisogno di nuove cure.
-Ci penso io, lei è una mia responsabilità. Chiederò a Miss Goodhope di portarmi l’occorrente.
L’uomo salutò con un cenno del capo, poi lasciò la stanza asserendo che avrebbe provveduto a farle recapitare quanto richiesto. Tornata sola, Mya lasciò andare un grosso sospiro trattenuto fino a quel momento. Si voltò verso Resia e tentò con tutta sé stessa di non rimettersi a piangere, di incidere nei muscoli ciò che il Generale le avesse detto. Per cui, si inginocchiò di fronte l’Ike e prese a sciogliere le bende che l’avvolgevano imponendo alle mani di non tremare ulteriormente.
-Mi dispiace, Resia. Mi dispiace da morire, ma d’ora in avanti sarò una persona diversa, lo prometto! Queste saranno le ultime parole che ti rivolgerò.
Sollevò lo sguardo nei suoi occhi verdi troppo chiari e ci rivide quella stessa forza che le aveva trasmesso durante l’esecuzione. Si aggrappò a questa con tutto ciò che avesse per non vomitare di fronte alla carne dilaniata e alla pelle ustionata.
7)Se un Ike disobbedisce a un Lakas, sarà punito secondo volontà del Lakas.
Serie: I marchi sulla pelle
- Episodio 1: Prometto
- Episodio 2: Ustione
- Episodio 3: Iridi color bronzo
- Episodio 4: Falce
Ed ecco che il sacrificio di Resia ha iniziato a dare i suoi frutti…
“Si era chiusa nella sua superficialità, sperando che l’essere una ragazzetta con poco sale in zucca l’avrebbe aiutata. Invece, quello che sarebbe dovuto essere il suo scudo, si era rivelato il fendente che l’aveva colpita in pieno”
E così quello che Mya credeva fosse il suo rifugio, si è rivelato la sua trappola.
Bello questo paragrafo, mette luce (e spessore) sul personaggio di Mya
Mya è il mio personaggio preferito, su di lei sto lavorando tanto per non dare mai l’impressione di un’evoluzione troppo immediata a campata per aria. Per assurdo, è molto, molto più complicata Mya di Resia.
non è affatto assurdo, si vede il lavoro che stai facendo su Mya. E hai detto una cosa fondamentale, che ho apprezzato anche nei racconti fin qua: stai costruendo la sua evoluzione in un modo credibile, non forzato. L’ho notato ed apprezzato!
Ciao Simona. Riflettendo sulla risposta che hai dato al commento di Tonino, a me capita sempre 😀 I miei personaggi mi “prendono la mano” e fanno come vogliono loro!
Con questo episodio ci hai permesso di entrare in contatto con la vera anima di Mya. E’ vero, a volte giudichiamo solo in base a ciò che vediamo. Tuttavia non so se l’evoluzione del rapporto fra le due ragazze avrà l’esito desiderato dall’Ike. Forse ha fatto male i suoi conti e il suo Lakas si dimostrerà il più forte: i sentimenti possono molto.
Ciao Micol,
i miei personaggi hanno vita propria! Io mi riduco ad essere un tramite XD
Mya è molto più di quanto voglia dare a vedere e Resia le darà una gran mano a dimostrarlo!
Ti aspetto al prossimo capitolo che è in estrema revisione.
Grazie sempre,
S.
Ciao Simona, Lady Bloom stavolta ha mostrato un gran carattere, sta cercando di crescere, di maturare senza rinunciare al suo affetto nei confronti di Resia, una creatura forte, almeno all’apparenza, ma sono convinto che dentro sé cova una grande sofferenza. Beh, una bella storia tra due anime che provano l’un l’altro a cercare se stesse, una storia di cui attendo sempre un nuovo episodio! Alla prossima!
Ciao Antonino,
Grazie come sempre! Mya deve crescere e ha appena fatto il primo passo, ora deve camminare con le sue gambe.
Sto lavorando al resto, mi sono resa conto di essere arrivata un po’ lunga e sto cercando di fare quadrare tutto.
A presto,
S.