
Riccioli di cruccio.
Serie: La leggenda del Demone Rosso.
- Episodio 1: Fuoco.
- Episodio 2: Orialco.
- Episodio 3: Malia.
- Episodio 4: Riccioli di cruccio.
- Episodio 5: Rosso demone.
- Episodio 6: Purezza.
- Episodio 7: Porzioni.
- Episodio 8: Passaggio.
- Episodio 9: Poisy.
- Episodio 10: Nero assoluto.
- Episodio 1: Ombre.
- Episodio 2: Spettro cremisi.
- Episodio 3: Teschio piumato.
- Episodio 4: Rimembranze.
STAGIONE 1
STAGIONE 2
NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La magia elementale è semplice ed efficace, non richiede tempi lunghi per la formulazione e la messa in pratica, ma ha una potenza e una durata limitata; sfrutta l'energia del nucleo fluido del pianeta.
Sarija aveva un sorriso luminoso che le ravvivava il volto.
I riccioli dell’oracolo, di un bellissimo biondo sporco, erano inconfondibili. Formavano una specie di criniera luminosa, quasi raggiante. Si notava una cicatrice sul sopracciglio destro che saliva fino all’attaccatura di quella chioma intricata che sfoggiava come un trofeo di guerra o come uno dei tatuaggi rossi dei cacciatori.
– Venerabile Phyto, ne è passato di tempo dalla battaglia contro i metochion e i loro incanti folli. – Sarija aveva avuto una cotta per quel divinatore tanto rispettato. Una cotta mai confessata e rinchiusa in un forziere protetto da rovi velenosi all’interno del suo cuore temprato da migliaia di battaglie.
Phyto strinse gli occhi, cercando nella memoria un ricordo dei compagni di quella strampalata battaglia appena citata da una combattente del fuoco tanto giovane e carina. Uno scintillio argenteo al collo della ragazza aprì un cassetto nascosto nel suo cervello: quel medaglione protettivo fu un suo regalo!
– Sarija? La nobile Sarija, la regina delle fiamme? Ah! Ma sei cambiata tantissimo! Non ti avevo riconosciuta, è stato il mio medaglione che ha rievocato quei giorni. Quanti anni saranno passati? Almeno sette, o no? – L’oracolo adesso aveva un’espressione totalmente diversa, sprizzava gioia e i suoi riccioli, muovendosi leggermente in ritardo rispetto al suo saltellare e applaudire per la contentezza, contribuivano a rendere comica una figura che, pochi istanti prima, pareva poter squassare l’intera foresta.

– Sono quasi nove anni! Ricordi i giganti di roccia e la moltitudine di grigi rabbiosi? – La cultrice del fuoco stava tentando di nascondere la sua gioia, ma le arrivavano ondate di emozioni crescenti ad ogni risata del suo predicante preferito e quella marea aveva la forza di avvampare le sue guance così chiare.
– La rivolta del Sottosuolo! Le terre di Arthesia! Come faccio a scordare quei posti meravigliosi! Tu hai fatto fuori le riserve di birra dell’intero paese! – Dietro Phyto, un lamento di approvazione o, forse, di disapprovazione salì dal terreno, dove un paio di teste faticavano a respirare.
– Dai smettila! Non bevo poi così tanto, no? Ehm, mi sa che ti conviene liberare i due cacciatori, prima di dover affrontare un intero villaggio in cerca di vendetta. – Sarija stava ancora sorridendo.
– Mastro Sarija, possiamo stare tranquilli col predicante? – Dalhia si era nascosta dietro un noce poco distante e adesso, notando l’atmosfera rilassata della ragazza del fuoco, si era fatta timidamente avanti. Aveva ancora il retrogusto di un’amicizia ritrovata.
– Scusatemi, ma allora l’oracolo non è più un pericolo? – Grijo aveva ancora la mano sull’impugnatura della sua daga e il suo sguardo preoccupato passava dall’oracolo a Sarijia, dai due cacciatori seppelliti vivi alla ragazzina con l’oro degli dei che sorrideva entusiasta.
– Grijo non preoccuparti, è un mio caro amico, ma non puntategli armi contro… – Rideva, la regina delle fiamme, indicando con un cenno della testa i due cacciatori interrati e provando un’emozione che nascondeva a malapena.
Ravi, accertatosi che non serviva combattere, si rilassò lasciandosi cadere a terra seduto e sbuffando sollevato per la forte tensione appena sostenuta: – Me la sono fatta sotto! Che razza di mostri magici circolano in questa foresta?
– Scusatemi ancora, amici miei… – Phyto si stava rivolgendo alle due teste che fuoriuscivano dal terreno.
– Con il vostro veleno non si è mai troppo prudenti: è veloce, letale e gli incanti curativi rischiano di non essere efficaci in mancanza di una buona lucidità mentale. Per questo ho preferito bloccarvi in sicurezza. – Gesticolava con la mano destra disegnando dei cerchi con indice e medio, la sinistra la teneva puntata verso il terreno, come quando ci si scalda ad un fuoco.
Fuuto fu il primo ad essere risputato dal suolo, aveva un foro sanguinante proprio sotto il costato, dalla parte sinistra del torace. Hizen strisciò fuori dal buco aiutandosi con le braccia e non aspettando la conclusione del controincantesimo.
Sudato e pieno di terra che gli era rimasta attaccata addosso, ansimava e toglieva via il fango dalle braccia con gesti veloci e rabbiosi.
– Amico mio, con un minuto di pazienza in più saresti venuto fuori pulito e profumato. – Phyto guardava il cacciatore con un pizzico di compassione.
– Non sono tuo amico e non ho alcuna fiducia nei santoni che proclamano unicamente la loro personale verità. – Hizen odiava sentirsi inferiore e debole e, sopra ogni cosa, odiava la magia! Per la sua tribù rappresentava solo un modo di barare, raggirare l’asprezza della vita che temprava il carattere.
Phyto si avvicinò all’altro segugio che restava in terra tenendosi la ferita appena sotto il costato. Le sue mani erano rosse di sangue, il foro causato dall’arco, doveva essere abbastanza profondo.
– Posso aiutarti con quella ferita, mio giovane battitore? Almeno potrò farmi perdonare per la trappola di terra in cui vi ho costretti.
Fuuto fece un vigoroso cenno di assenzo con la testa, respirando affannosamente per il dolore causato dalla perforazione.
L’oracolo estrasse, da un’ampia tasca della sua casula, una piccola ampolla con un liquido porpora all’interno. Tolse il minuscolo tappo in sughero e subito un forte odore di erba appena tagliata e di gelsomino si diffuse tutt’intorno.
– Sposta le mani… che vediamo di far cessare questo inutile tormento. – Fuuto obbedì rantolando.
L’oracolo versò tre gocce di quella boccettina di vetro trasparente e protese la mano sinistra verso la ferita, tenendola bene aperta.
Una sensazione di calore invase il fianco di Fuuto che, sorpreso, scattò a proteggere quel punto coprendolo nuovamente con le mani. Dopo qualche istante iniziò a tastare con insistenza quella zona, cercando di individuare dove fosse posizionato il foro causato dall’arco: non trovò nulla. La pelle era nuovamente integra e l’unica sensazione era il ricordo di quel dolore pungente e l’appiccicaticcio del sangue versato. Si mise a sedere sollevando curioso il corpetto grigio ormai rosso scuro, niente… era come se la pelle non fosse mai stata lacerata. Si rimise in piedi guardando il predicante con un rispettoso timore.
– La ringrazio per il suo aiuto. – Fuuto cercò con lo sguardo il suo superiore, stava ancora scrollandosi di dosso la terra intrappolata tra la folta pelliccia del corpetto, a pochi passi dalla giovane Dalhia.
– Non ringraziarmi, piuttosto perdonami per non avere usato una trappola più delicata. – Il cacciatore salutò battendosi il petto due volte con il pugno, si girò e raggiunse Hizen.
– È tutto inutile. Siamo degli infanti inermi se paragonati a questi prodigi. Ci ha bloccati senza neanche muoversi. – Il suo tono cavernoso pareva ancora più profondo e rauco avvolto com’era dallo sconforto.
– Lantanidi! L’unico modo di affrontare uno stregone ad armi pari è proteggersi con un’armatura forgiata con il loro talento. – Kinu aveva recuperato la catasta di rami che stava trasportando poco prima dell’incontro con l’oracolo.
– Peccato che costino una fortuna. – Sentenziò allontanandosi con passo deciso.
Sarija aveva preparato il punto fuoco con un cerchio di grosse pietre, una base di rametti e foglie secche sovrastati da una piramide di rami più grossi posizionati con una cura quasi maniacale.
– Hizen! Che ne dici di condividere le cosce d’alce della tua collezione di prede? – Grijo guardava le carcasse posizionate su quella rete di rami intrecciati con l’acquolina che si accumulava lentamente all’interno della bocca, immaginando il sapore di quella carne cotta su una bella brace incandescente e scoppiettante.
– Sì! Mi sta bene. Ve le preparo per il fuoco! – Hizen fece per afferrare l’enorme coscia dell’animale.
– Aspetta! Aspetta!- Dalhia stava affrettandosi per fermare il cacciatore.
– Non penserai di toccare la nostra cena con tutta quella terra ancora addosso? – Hizen guardò la ragazzina con una espressione che era un misto di fastidio e affetto paternale.
– Non appena arriverà un bell’acquazzone le prometto che starò sotto l’acqua e laverò tutta questa terra che mi ha donato il grande e generoso oracolo. – Sentenziò sarcasticamente il cacciatore.
Gli occhi di Dalhia erano un concentrato di disapprovazione, ma non disse nulla. Sfiorò il bracciale del polso sinistro guardando Hizen che si era girato e concentrò i suoi pensieri sull’incanto usato sui bambini quando si andava a fare una gita sui monti: dal cacciatore un’esplosione di granelli di terriccio, polvere, forfora, capelli caduti, pelle morta, cerume e cispe degli occhi si allargò come una nuvola di moscerini moribondi che delicatamente si posavano a terra.
Hizen avvertì come un liquido tiepido che scorreva lungo ogni anfratto della sua pelle, staccava ogni impurità, rimuoveva ogni scaglia di sporcizia, respingendole lontano, ripulendo persino gli indumenti che indossava.
Si girò nuovamente verso la ragazzina.
– Non credo di essere mai stato tanto pulito in tutta la mia vita. La vostra magia mi terrorizza. Non lo faccia mai più, sibilla Dalhia. – Da sotto al corpetto estrasse uno dei suoi pugnali ricurvi, afferrò la coscia d’alce e con dei gesti veloci e sicuri iniziò ad incidere la pelliccia proprio dietro lo zoccolo. Un taglio netto e preciso che correva lungo tutta la lunghezza della grossa zampa. Segnò con lo stesso coltello l’osso del metatarso principale, spezzandolo come fosse un fuscello e tirandolo con tutta la pelle e la pelliccia attaccata: la coscia adesso era perfettamente scuoiata.
Poco più avanti il fuoco iniziava a scoppiettare allegramente.
Serie: La leggenda del Demone Rosso.
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- Episodio 2: Orialco.
- Episodio 3: Malia.
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- Episodio 6: Purezza.
- Episodio 7: Porzioni.
- Episodio 8: Passaggio.
- Episodio 9: Poisy.
- Episodio 10: Nero assoluto.
Ciao ❣️ ❣️ ❣️
Sarija mi piace moltissimo.
In generale hai creato una storia con un bel cast di personaggi, ma sarija per me attualmente è al primo posto. ❣️
Ah! Ciao LOLA! Sarija è un personaggio davvero peculiare! Potrebbe essere però un’impressione sfalsata! Occhio, che io non mi fido di nessuno di questo mondo! 😄
Grazie infinite!
“dal cacciatore un’esplosione di granelli di terriccio, polvere, forfora, capelli caduti, pelle morta, cerume e cispe degli occhi si allargò come una nuvola di moscerini moribondi che delicatamente si posavano a terra.”
Non vorrei essere al posto di Dalhia!😄
Ahahahaha! No dai, Dalhia si è riparata con uno dei suoi enormi bracciali! Fungono anche da ombrello.
Sarà, ma il nuovo venuto non mi convince: sto dalla parte di Hizen. Mi piacciono le sfaccettature che hai dato al personaggio di Sarjia: da una parte le hai dato il background di chi ha vissuto per molti secoli, dall’altra reagisce come una ragazzina (la cotta). Sto formulando alcune ipotesi che potrebbero risolvere il mistero: la prima che mi viene alla mente, è che Sarjia, avendone piena consapevolezza, stia ospitando uno spirito antico che si è reincarnato in lei.
Ah! Ecco quale era il mistero di cui parlavi in un commento che ho letto nell’ordine sbagliato! 😂 In questo mondo non c’è una vera e propria resurrezione se si muore… ma, se ne hai le capacità, puoi aggirare il problemino allevando dei corpi predisposti a tale scopo… Altro che chip di Elon Musk!
Allevare dei corpi… questo, è parecchio interessante.
È facile! Tu lasci qui e là sparsi per tutto il paese due o tre nuovi nascituri con la predisposizione ad accogliere il tuo spirito e i tuoi ricordi. Loro intanto crescono beati ed inconsapevoli con famiglie affidatarie differenti e quando capita che il corpo principale muore o viene ucciso, si attiva la “traslazione” dello spirito. Il corpo sostitutivo più vicino si spegne e si prepara alla ricezione di tutto il back-up…
Molto crudele, mi dispiace un sacco per loro… Quasi quasi avrei preferito delle piante organiche immerse nell’azoto liquido
Tieni sempre presente che i corpi sono semplici recipienti vuoti. Li chiamano “mariontte” o “pupazzi”, hanno un’ombra dell’anima del proprietario che permette loro di mangiare, bere ed eseguire dei semplici gesti o facili compiti… La famiglia affidataria riceve un compenso economico affinché la marionetta non si danneggi e venga accudita nel migliore dei modi. La crudeltà è l’incanto che impedisce ad uno spirito libero di poter accedere a quel corpo acquistato a caro prezzo. Infatti solo l’aristocrazia e i benestanti hanno la possibilità di richiedere un “doppione” personale.
un po’ fa sentire meglio, ma dispiace assai. Comunque è uno sviluppo molto interessante, mi piace!
“Tre pani”? Ti riferisci al premio del Gambero Rosso? Sei forse proprietario di un panificio o esiste anche un premio letterario con questo nome? Forse scherzavi e basta.
Ahahahah! Sì, stavo cercando un premio speciale che viene assegnato ai maniscalchi per la forgiatura di ferri di cavallo alla moda, ma non ho trovato niente. Così ho pensato ad un premio per i panificatori, ma solo per scherzare sul fatto che il Nobel fosse un premio ormai desueto e poco fashion blogger! E che ambisco solo a dei bei commenti come i tuoi o quelli di Rita o di Giancarlo o di tutti coloro che seguono le mie farneticazioni. Per me sono il più bel premio. Emozionano, soddisfano e mettono un buon umore particolare, capace di alleggerire tutto il resto della giornata.
Ciao Emiliano, devo confessarti che leggendo i tuoi racconti, anche quando si tratta di fantasy (non il genere che preferisco), sento un pizzichino di invidia. La tua straordinaria fantasia, unita alla tua capacita` di rendere chiare e vivide – come ha gia` scritto Rita M. – le situazioni di una trama intricata e ricca di figure e contenuti simbolici, potrebbero condurti ad una candidatura al premio… Nobel?
Non ti ci mettere pure tu a farmi tendere sulla sedia per leggere commenti tanto emozionanti, quanto esaltanti! Che poi brucio tutte le mie riserve energetiche ed inizio una fase autodigestiva in cui potrei trasformarmi in una sorta di magnetar nello studio di casa, rovinando tutte le apparecchiature elettroniche!
Io non so se ringraziarti, inviarti delle mie foto secsi con biancheria intima di pizzo sangallo o semplicemente abbracciarti virtualmente per le cose tanto belle che riesci a scrivermi così, quando meno me lo aspetto! Grazie M.Luisa! Sappi comunque che ho indossato i miei costosissimi boxer finemente ricamati… e poi ricordati che il Nobel non è un premio tanto ambito. Lo vuoi paragonare al premio “Tre Pani” ? Io a quello miro!
Ricco di dettagli, così tanti che questo mondo sembra esistere per davvero. Ed è così immagino nella tua mente, visto che hai questo talento Emiliano, di ricreare immagini vivide non solo disegnando, (ora lo sappiamo tutti) ma anche con le parole. Personaggi ben costruiti, intrecci interpersonali forti, trama intrigante per via delle numerose evocazioni di un passato glorioso. Continua!
Ti rendi conto che i tuoi commenti sono come una seduta in palestra? Prima mi fanno inarcare la schiena e mi fanno sporgere con la testa in avanti nella spasmodica ricerca di ogni dettaglio, di ogni sfumatura. Ogni muscolo rimane teso fino alla fine e, arrivato al punto esclamativo… l’impalcatura crolla, rendendomi una grossa gelatina informe posata sulla sedia.
1324 calorie consumate! Mi alzo e controllo se ho ancora in frigo una bevanda isotonica comprensiva di elettroliti. Ma forse è meglio scaldare un po’ d’acqua per il tè. Mannaggia! Grazie Rita, le tue parole sono un regalo azzeccato e desiderato! 🙂
Un possibile tema per la serie 🙂
https://www.youtube.com/watch?v=pfA5UqEU_80
Minchia! Una delle mie serie preferite di sempre è uno dei più bei giochi a cui mai giocato… A questo punto ci metto anche la colonna sonora che mi accompagna mentre scrivo il mio fantasy:
https://youtu.be/bDEiYHqhep8
Il correttore del tablet aggiunge gli accenti così… * e congiunzione…
Sebbene l’argomento e l’ambientazione siano diversi, mio caro Emiliano, il tuo stile scorre potente nei tuoi racconti.
Complimenti, la storia continua ad avvincere.
Ciao Giancarlo! Ma grazie, grazie di cuore davvero! A parte che adesso non riesco più a levarmi dalla testa una voce che mi incita ad usare lo Stile, Emiluke! E a seguire l’istinto…😀 Poi arrivi tu con il tuo TiIE e mi dici che lo Stile è potente! Mannaggia. Accosto, posteggio il mio X-wing e vedo di trovare un bar… Che fa, Dart Padre, te lo posso offrire un caffè?😅