Rimembranze.

Serie: La leggenda del Demone Rosso.


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Le marionette, una volta attivate, si bloccano in attesa che l'anima del proprietario ne assuma il controllo. Da quel momento quello che era un corpo vuoto diventerà a tutti gli effetti il vecchio padrone.

La creatura rosso cremisi, che stava usando il corpo di Neeve per poter interagire con la realtà circostante, si avvicinò tanto da poter afferare il braccio di Sarija ridotto ormai ad un rametto secco e nero che emise proprio lo stesso rumore della carbonella spezzata quando Xocotl le staccò l’arto inerte con un movimento deciso e veloce. 

La sacerdotessa del fuoco mandò un gemito soffocato, mentre il suo braccio veniva rosicchiato con gusto come un pezzo di pane raffermo.

-Adesso tocca alle tue belle gambe. Preparati! Cercherò di essere delicata… – Rise con un verso simile ad una frana di grosse pietre dentro una pozza di fango. Xocotl si spostò lentamente posizionandosi proprio di fronte a Sarija, afferrò le caviglie della ragazza, privata di ogni granello di forza e sorrise con cupidigia.
Un altro lampo scarlatto incendiò quelle iridi puntiformi che vagavano nell’oscurità di due orbite vuote. Sarija sentì chiaramente una fortissima sensazione di calore che separò tutti i muscoli delle gambe legati al bacino, successivamente la testa dei due femori venne staccata dalle rispettive sedi con il suono ovattato di un cupo schiocco. Sarija chiuse nuovamente gli occhi mormorando un lamento tremante di orrore profondo. Le gambe vennero trascinate via sfilandole dal pantalone, ma dalla parte sbagliata. Il mostro piumato conficcò le unghie dei suoi due indici nella carne delle cosce, trasformando i due arti in fumo e cenere, un fumo denso che venne aspirato con famelicità e ingordigia da quella creatura tanto dominante.

Tutti distolsero lo sguardo. La regina delle fiamme aveva perso conoscenza, Kinu tornò ad abbracciare Dalhia, stringendola con ancora più forza, mentre Phyto tenendosi il moncherino bruciato fissava il terreno, tormentato dalla sua incapacità di agire e di aiutare la sua amica con ciò per cui era famoso il suo ordine. Hizen invece mandava un accigliato lamento continuo interrotto solo dal bisogno d’aria.

– Bene. Adesso che tutto sembra essersi calmato, possiamo cominciare a mettere un po’ di ordine! – Una voce familiare, amichevole e gentile, sostituì quella artefatta e poco umana del mostro cannibale: Neeve sorrideva soddisfatta con quel suo viso così bello e particolare. Phyto sollevò il suo sguardo di scatto con un’espressione di pura frenesia.

– Quella era la dea Xocotl! La dea degli astri! Fammi parlare con lei, ti prego! Devo conoscere! – L’oracolo era stato preso da una forte agitazione e, se non avesse temuto per la sua vita, avrebbe afferrato la spalla della qizil scuotendola per trovare la sua risposta.

– Non serve urlare, oracolo! Xocotl è un semplice spirito elementale, molto potente e molto antico e… con una personalità spiccata, ma rimane un semplice spirito. La divinità che cerchi tu, appartiene a tutta un’altra sfera della realtà, è qualcosa che non conosco e non capisco neanch’io. – Neeve aveva ripreso il suo aspetto, stava riallacciandosi il corpetto dopo aver spolverato la cenere che le si era depositata ormai ovunque.

– Non hai un graffio e nemmeno una bruciatura! Con cosa ti stai proteggendo? – Phyto stringeva il moncherino seguendo le pulsazioni dolorose che arrivavano a ondate dall’arto troncato e bruciato.

– Lo spirito usa il mio corpo quando glielo concedo e in cambio mi rende immune a una buona gamma di incanti. E poi la nostra specie è naturalmente refrattaria alla maggior parte delle magie esistenti. –
Neeve si avvicinò all’oracolo, osservandogli attentamente la ferita. Phyto si ritrasse temendo il peggio e tradendo un’espressione di paura pura e schietta. La ragazza sfiorò il moncone carbonizzato con due dita della mano sinistra, distrattamente, come a spingere lontano quella visione disturbamte, poi si diresse verso quel povero busto con un solo braccio riverso a terra privo di sensi, che rispondeva al nome di Sarija.

Neeve posò una mano sulla fronte della ragazza, un lampo di luce calda simile a oro balenò per un breve istante: la regina delle fiamme riprese immediatamente conoscenza, tossendo convulsamente e agitando il braccio superstite come a cercare di rimettersi in piedi.

– Sta ferma! Altrimenti mi toccherà farti rinvenire ancora una volta. – Neeve si accovacciò accanto alla ragazza.

– Tu. Dovresti appartenere alla generazione dei grandi oppressori… o sbaglio? Credo che la tua famiglia… lo stemma sulla casacca è quello dei Phaelor, no? Tuo nonno e pure tuo padre, avevano con se diversi della mia specie come schiavi o peggio. Te li ricordi vero? – La qizil aveva un’espressione pensierosa, quasi triste.

– UCCIDIMI! Cosa diavolo aspetti? Uccidimi ti prego! – Sarija non era abituata a implorare e per lei, ridotta in quello stato, era anche un affronto l’essere ancora in vita.
La sua rabbia la si percepiva dalle fiamme intorno che, ad ogni suo respiro rabbioso, si ravvivavano convergendo verso quel corpo martoriato.

– Shhh! Tranquilla, vedo che hai già attivato la tua marionetta… sai che potrei tranciare i legami e farti morire definitivamente? Quanto hai vissuto con questo stratagemma? Cinquecento? Seicento? Anno più anno meno? Rispondimi. – La richiesta di Neeve suonava come una rauca minaccia da prendere molto sul serio.

– Seicentoventicinque anni. Va bene? Sono Seicentoventicinque maledetti anni! E in tutto questo tempo non sono mai stata umiliata tanto! – Due grosse lacrime stavano riempiendo gli occhi rivolti ad un cielo stellato, ma offuscato da dense volute di fumo e dal chiarore arancione di un grosso incendio. Sarija colpì col pugno il terreno bollente al suo fianco, maledicendo la sua debolezza e impotenza.

– Quando ero piccola… c’erano tre qizil nella nostra tenuta. Avevano sempre le catene di Lantanio, sia ai piedi che ai polsi, così da indebolirne la magia e rallentarne i tempi di reazione. Venivano sfruttati per i lavori più duri e pericolosi, ma noi bambini non potevamo avvicinarli, ci dicevano che i qizil erano pericolosi. Che potevano rubarci gli spiriti, l’anima e la magia rendendoci inutili. E c’era un ragazzino tra di loro, credo fosse il loro unico figlio. Era bellissimo e mio padre s’accorse che a me piaceva. Così lo bruciò vivo costringendomi a guardare insieme ai genitori di quell’incantevole ragazzino della razza sbagliata. Come ammonimento… Non avevo mai rivolto la parola a quel ragazzo e lui non mi aveva mai neanche guardato direttamente. Non conoscevo nemmeno i loro nomi. Da quella volta non ne vidi più nemmeno uno. Tu sei la prima dopo più di seicento anni. –

Le lacrime avevano smesso di scenderle nelle orecchie, Sarija chiuse gli occhi e strinse il pugno pieno di terra calda, rassegnata.

– Uccidimi. Ti prego. – Una stella azzurra e luminosa fece capolino in mezzo al fumo.

– Qizil è un dispregiativo, vorrebbe essere una specie di insulto. Sarkans. Io sono una sarkans, è così che ci chiamiamo. Ricordatelo quando tornerai ad allenare il tuo nuovo corpo in cerca di vendetta. Ti consiglio di allenarti bene con le fusioni elementali, immagina cosa potrebbe fare una tua stellina del Fato unita ad un lampo nero! In alternativa alla vendetta potresti venire con me, non mi dispiacerebbe avere compagnia… – Allungò la mano destra con il palmo aperto in direzione del volto della combattente del fuoco.

– …Mi troverai a quella pagliacciata del Circo dei Campioni. Ucciderò Temujin, l’usurpatore, non appena si presenterà l’occasione. –

L’ultima frase la sussurrò sorridendo. Sarija esclamò un “ha” derisorio. – Va al diavolo idiota di una sarkans! –

Una lama nera irregolare e senza riflessi, scattò dal palmo di Neeve penetrando senza il minimo sforzo il collo della regina delle fiamme, tranciando di netto la spina dorsale e conficcandosi in profondità nel terreno.

Una lama oscura. Riusci a pensare Sarija prima di morire, aveva un sorriso quasi beffardo poi il suo corpo assunse la consistenza di un fumo denso e nero che mantenne la forma per un battito di ciglia. La spada oscura aspirò quel fumo senza il minimo rumore. I vestiti si afflosciarono con un fruscio delicato.

Phyto aveva lo sguardo fisso e decisamente allibito su quell’arma fatta di oscurità. Si teneva ancora il polso ferito, ma non aveva più il dolore pulsante della cauterizzazione, era sparito il nero e il tessuto stava lentamente crescendo, rigenerandosi.

– Sto guardando una lama oscura, vero? – Deglutì vistosamente non riuscendo a staccare gli occhi da quella spada frastagliata e contorta che stava rientrando dentro al polso della sarkans, lentamente e in modo drammatico, quasi teatrale.

– Sei sempre il solito esibizionista. – Neeve si stava rivolgendo alla lama nera con un aria quasi divertita.

– Non credo di aver mai visto tante leggende prendere vita tutte in una volta sola! – Phyto si guardò la mano ferita, la nuova pelle era decisamente più chiara e rosa, lo stacco era una linea netta tra il polso ed il metacarpo.

– Ho paura a chiedertelo Neeve, ma da quanto tempo…? – L’oracolo era incerto, anche se si stava costruendo una teoria assurda dell’età della rossa.

– Il regno di Tazik! Era la mia casa. Così puoi farti un’idea di quanti anni abbia accumulato. – Neeve raccolse i vestiti si Sarija da terra.

– Ma non è possibile! Tazik è una leggenda che si perde nel tempo! Non esistono documenti ufficiali che ne indichino il luogo… – Phyto scavava nella memoria alla ricerca di antichi scritti letti quando ancora era solo uno studente.

Serie: La leggenda del Demone Rosso.


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Eh, insomma… Mi ero affezionato a Sarija. Molto bello questo racconto, emozionante e potente. Il ritorno di una demoniaca divinità dal più profondo passato, a riprendersi il mondo. Mi chiedo quanto durerà questa simbiosi.

    1. Ciao Giancarlo! Tranquillo, Sari ha attivato la sua marionetta di salvataggio, il tempo della strada ed il suo spirito prenderà possesso del corpo della bimba vuoto fermo davanti al pozzo… Xocotl invece è solo una vecchia amica incorporea che ha stipulato un patto con Neeve. Quella davvero antica è proprio la rossa. Lei ed il despota, imperatore dell’attuale mondo hanno diversi trascorsi non proprio piacevoli… Faccio arrivare il gruppo nei pressi della capitale e da lì decido se iniziare le vera e propria saga de La spada oscura. Che parte dalla piccolissima Neeve e dal suo passato leggermente cupo.
      Come al solito è un piacere leggerti. E ringraziarti mi sembra riduttivo! ♥
      Grazie amico mio!

    2. Ero finito fuori strada perché Breve aveva minacciato di tagliare i legami e di uccidere definitivamente, così quando ha tirato fuori la lama oscura…
      In quanto a Xocotl, spirito o no mi sembra pericolosetta.. ma ho capito la storia.