Segreto

Serie: La Morte di Furio


Com’era successo lui non lo sapeva.

Nessuno lo aveva pugnalato alle spalle -com’era invece facilissimo che accadesse da quelle parti-, e non era nemmeno caduto in una trappola.

Dall’apnea della morte particolare, tornava confuso e boccheggiante a quella vita ch’era croce e delizia di quelli come lui, che andava cercando le cose nascoste –le migliori.

“Furio, cancellati quel ghigno dalla faccia! Tanto queste sciocchezze o non non sono reali o sono fiabe dai simboli parlanti. Non esiste nessun Santo Falò!”

Ma lui non l’ascoltava -non ascoltava mai quelli che hanno smesso di credere, perché sapeva che il Nemico si approfitta dei pensieri, della voce e delle mosse di quanti hanno perduto la Fede.

Per lo stesso motivo aveva lasciato lei per sempre, così come un’infinità di altre cose cui aveva smesso di chiedere l’elemosina: aveva scoperto da sè, sotto la guida di maestri d’inchiostro e carta dai nomi audaci e sorprendenti, uno di quei segreti che si fanno convinzione presto, scaturiti dal segno grande della ragione oltre la parola.

E poiché erano tutti spadaccini dalla penna facile, aveva appreso da loro l’arte della scherma nei più controversi modi, con mosse e contrattacchi impazziti nelle scene a matita.

Ma dietro alle frasi e ai disegni, loro si facevano beffe di curiosi e studiosi.

Per una serie di catene logiche, epifanie, sinestesie di fenomeni al di sopra delle leggi della natura, giunse alla riflessione grave, che lo condusse alla follia fino a farlo consacrare Cavaliere Errante.

“Mi chiamo Furio.

E un nome è solo un nome.

Sono ossa, carne, sangue.

Dentro, sono un cuore. Nel cuore un fuoco che brucia a soffietto dell’aria che respiro. 

Quel Fuoco, sono io.

Moto perpetuo.



Chi ha acceso questo fuoco?

Fu allora che, senza saperlo, aveva chiamato su di sé la maledizione.

Da quel momento il Nemico non cessò mai di sviarlo, confonderlo, giocarlo fuori strada.

Di ucciderlo, pur di non fargli scoprire quel Segreto.

Serie: La Morte di Furio


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Discussioni

  1. Mi sono letta i tre episodi con grandissimo piacere e lo stupore di chi solitamente non approccia il genere preferendo a esso molti altri. Hai una scrittura davvero accattivante e ciò che mi affascina è il fatto che la mia mente si è spesso confusa creando immagini ultra moderne che forse cozzano con l’ambientazione della storia. Mi spiego. Posso intuire l’epoca e quindi la geografia e l’architettura, tuttavia mi sono vista davanti agli occhi un’ambientazione quasi alla Blade Runner, per intenderci. Ci sono alcuni elementi che mi sono particolarmente piaciuti e che voglio sottolinearti: la trave con le edicole che narrano la storia di sofferenza e amore fra una madre e suo figlio, lo scheletro cui hanno rubato il cuore e il campanile d’impossibile accesso per causa delle vie troppo tortuose. Molto belle le righe finali del terzo episodio.

    1. Ah… allora l’hai vista anche tu la Grande Città.
      Per me è una grande emozione quando qualcuno riesce ad entrarci.
      Grazie mille, sei gentilissima a leggere queste mie follie.