Sette

Ero seduto nella penombra del soggiorno, osservando con occhi assenti il telegiornale che ronzava in sottofondo. Le notizie scorrevano, ma la mia mente era lontana, persa nei meandri più oscuri dei miei pensieri. Poi, una voce piccola e timida mi trafisse come un pugnale, riportandomi bruscamente alla cruda realtà.

“Marco, cos’è successo? Perché sei triste?” chiese mio fratellino Luca che era entrato silenziosamente nella stanza.

Mi voltai verso di lui, un senso di preoccupazione inciso profondamente sul mio volto. Luca aveva solo sette anni ma la sua intuizione era inquietante, come se avesse scrutato il mio animo. Gli raccontai della tragica scomparsa dei due bambini e di come i loro corpi non furono mai ritrovati, avvolti dal mistero e dalla paura. La città era sospesa nell’angoscia, una coltre di terrore si era posata su di noi e i genitori avevano imprigionato i propri figli nelle mura di casa, come se il male potesse annidarsi ovunque.

Questo evento era avvenuto una settimana prima e iniziarono a circolare voci sconvolgenti. Molti in città sospettavano di un assassino, mentre altri sussurravano di creature oscure che si nascondevano tra gli alberi. Ma la verità rimaneva un enigma, un incubo che si prolungava. Ho cercato di proteggere Luca dalla brutale realtà, nascondendo gli orrori che il mondo può celare.

Luca ascoltò attentamente, mostrando una comprensione ben oltre i suoi anni. Il suo volto si trasformò in ghiaccio, la sua innocenza infranta da una rivelazione troppo crudele. Rimbalzammo nel silenzio per diversi minuti, io lo scrutavo con gli occhi colmi di tormento mentre lui fissava nel vuoto, il suo sguardo senza luce.

Poi un raggio di determinazione nacque nei suoi occhi e le parole che uscirono dalla sua bocca mi si conficcarono nell’anima come un pugnale. “So dove sono i bambini Marco ma… non devi arrabbiarti.”

La dichiarazione di Luca mi fece rabbrividire e faticavo a credere alle parole del mio fratellino. “Luca” esclamai, la mia voce quasi soffocata dalla paura.

“Questo non può essere vero. Non puoi essere sicuro di una cosa del genere.”

Ma Luca, con determinazione, replicò: “Sì, Marco, sono certo. Li ho visti nel bosco, vicino al grande albero.”

Solo allora mi resi conto che la settimana precedente il suo campeggio era situato proprio in quella foresta. L’orrore di quanto aveva potuto vedere in quell’oscurità selvaggia scatenò un turbine di emozioni in me. Sentii la rabbia montare, una rabbia contro il fato e contro i racconti terribili che si tramandavano tra i bambini del campeggio, storie di spettri e creature inquietanti. Lo sapevo che prima o poi queste storie avrebbero turbato Luca.

Io, ancora scettico ma incapace di ignorare l’intuizione di Luca, decisi di seguirlo. Forse Luca aveva solo visto qualcosa di strano, una visione distorta da leggende e paure infantili. Salii in macchina, il cuore pesante di un’angoscia crescente e guidammo in silenzio fino alla foresta. Spero di non trovare nulla, di rassicurare Luca e restituirgli un briciolo di pace.

Una volta arrivati, ci inoltrammo nella fitta foresta, la neve sotto i nostri passi, il silenzio della natura a circondarci. La tensione cresceva man mano che procedevamo più in profondità nel bosco, un oscuro palcoscenico per un dramma ancora da svelare.

Infine, giungemmo al grande albero caduto, e la vista che ci attendeva era un’immagine di orrore che avrei portato con me per il resto dei miei giorni. Due piccoli tumuli di terra fresca giacevano sotto l’albero, coperti dalla neve, e tra loro giaceva l’orsetto preferito di Luca, l’innocenza violata e distrutta. L’orsetto aveva un braccio e un orecchio strappati, come se fosse stato oggetto di una contesa brutale. Quell’orsetto che più volte portò Luca a picchiare il suo migliore amico.

Il mio stomaco si ribaltò, il terrore si diffuse in me come un veleno. “Luca, cosa hai fatto?!” gridai, il mio terrore avvampante mentre il mio cuore si spezzava. “Per questo mi hai chiesto di non arrabbiarmi?”

Ma Luca non rispose, si allontanò da me e andò a prendere l’orsetto ferito, portandolo tra le braccia, un simbolo doloroso della sua perduta innocenza. Non potevo credere che il mio piccolo e innocente fratellino fosse coinvolto in questa tragedia.

“Io non ho fatto nulla, Marco. Sono uno di loro.”

Non appena finì di pronunciare quella frase, il suo corpicino diventò sempre più impercettibile. Solo in quel momento notai che i suoi piedi non toccavano terra. La verità mi colpì come un treno in corsa, accompagnato da piccoli sprazzi di memoria che fino ad ora credevo fossero veritieri.

Luca non tornò mai dal campeggio, mi chiamarono dicendo che era sparito, ecco perché stavo guardando il telegiornale! Era da giorni che cercavo di avere notizie a riguardo, di sapere dove fosse e cosa gli era accaduto.

Allungai una mano verso di lui con gli occhi pieni di lacrime ma la ritrassi prima di attraversarlo e rendere tutto questo più vero.

Lo fissai con occhi pieni di domande, implorandolo di dirmi la verità. “Luca… chi?”

Luca non rispose. Il suo sguardo si spostò dall’orsetto al secondo tumulo, e con voce debole nominò il suo amico.

“No! Intendo chi ti ha fatto questo?” urlai, la mia voce tradendo la disperazione che mi stava divorando dall’interno.

Ancora una volta non ebbi risposta. Luca iniziò a scomparire nel nulla, la sua figura si sfaldava come un’ombra scura al tramonto, e io ero impotente nel fermarlo.

“Uno, due, tre… Ne mancano 4…” sussurrò Luca con una voce che sembrava provenire da un mondo lontano, mentre scompariva tra le tenebre della foresta, lasciandomi solo con i resti della nostra tragica scoperta.

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Discussioni

  1. Sono stata come sospesa fino alla fine di questo racconto, con il sentore e male odore del presagio. Brevi, ma incisivi dialoghi, alternati ad una narrazione equilibrata ed efficace. Molto piaciuto

  2. E’ un racconto scritto benissimo, specie nella prima parte, dove ti prendi il ritmo e il tempo giusto per introdurre una trama che secondo me si velocizza troppo nella seconda parte. Pur essendo incisiva da un punto di vista emotivo, forse avrei diviso questo brano in 2 per far respirare il finale che, seppur avvincente, scorre troppo brevemente.

  3. Ciao ❣️

    Non puoi farmi questo sto piangendo … non me lo aspettavo.
    Per un attimo ho creduto che Luca fosse un baby assassino il plot twist è stato devastante, ma credo che l’effetto sia dato dall’ottima costruzione che hai dato al testo.
    Lacrime apparte complimenti davvero … ottima suggestione, ansia al punto giusto e plot twist finale perfettamente riuscito ❣️