Il Vecchio Patterson
Il cielo non pioveva. Sudava. Una sostanza tiepida colava dal firmamento grigio e si fermava sui vetri del maniero, lasciando aloni irregolari, come impronte dimenticate.…
Il cielo non pioveva. Sudava. Una sostanza tiepida colava dal firmamento grigio e si fermava sui vetri del maniero, lasciando aloni irregolari, come impronte dimenticate.…
Un vento ostile montò dal mare di Okhotsk, graffiando la terra come un artiglio di ghiaccio. Il professor Kranz fissava la distesa rosso cupo ai suoi piedi. La laguna, sgombrata delle ultime nevi di fine maggio, non brillava, non rifletteva: sembrava una grande pozza di metallo fuso, sanguigno, inintaccabile. Dietro l’uomo, il giovane Brenner prendeva appunti su di un taccuino. Ogni tanto s’interrompeva per scrutare la conca, come se temesse che una minaccia ne potesse scaturire. «È vero quel che dicono, professore?» chiese infine. «Che questo luogo è unico al mondo?» Kranz si volse con un sorriso abbozzato. «Sì. Tre isole e tre laghi, disposti l’uno nell’altra, come matrioske. Le chiamano isole ricorsive». Accennò un passo verso la riva, poi si chinò e indicò un punto sulla mappa spiegazzata. «Qui, a sud-est della Kamčatka: quest’isoletta a oriente della fossa delle Curili. Al centro ospita un lago, nel quale si erge un piccolo vulcano. Al suo interno, nella depressione allagata del cratere, sorge un ultimo lembo di terra da cui sgorga un modesto specchio d’acqua termale. Questo è il livello finale. Il sesto». Brenner fissò ancora la pozza oscura davanti a sé. «A volte la Natura è psicotica», Kranz alzò un dito, picchiettandoselo sulla tempia. «Alcuni di questi sistemi esistono anche in Canada e nelle Filippine. Ma nessuno con sei livelli. È un’anomalia topografica unica. Come se la Terra stesse cercando una propria essenzialità». Brenner guardò la superficie del lago. Era un tappeto denso e oleoso, che il vento non muoveva. «E questo? Come lo spiega?» Kranz s’inginocchiò, sfiorando il liquido con la punta del guanto. …
La sala d’aspetto era un tempio dell’attesa e dell’angoscia, satura dei miasmi del disinfettante e della carta patinata di vecchie riviste mediche. Sedevo lì come…
Quel pomeriggio andai al pronto soccorso. Prevenire è meglio che curare, m’ero detto. Pessima idea: erano più di sei ore che stavo seduto su quella…
a cura di Giorgio Traüber “La memoria non è un deposito: è una nebbia che ci illumina.” Eliseo Murel, Archivio delle cose mai accadute (2024)…
a cura di Giorgio Traüber Premessa Durante alcune ricerche sui linguaggi narrativi del web, incappai, anni addietro, in una scoperta alquanto intrigante. In quei giorni…
Seguo Miccia tra cassette di plastica vuote. «Lei c’era, professore? All’inizio», chiede. «Sì.» «Com’era?» «Non ce ne accorgemmo: era nelle ombre, prima ancora che nei…
Miccia apre la colonna. Lo chiamano così, ma nessuno conosce il suo vero nome. Regge lo spettroscanner come se fosse una parte ferita del proprio…
«Non sembra affatto sorpreso», constatò Vittorio con aria contrariata. Il benzinaio si alzò dalla tonda radice esposta che fuoriusciva dalla motta della Viverna, lo scomodo…
Edda scagliò un urlo stridulo, le dita serrate alla tovaglia nel tentativo di resistere agli strattoni di nostro padre che la trascinava verso le scale,…
Edda soffocò un grido nel tentativo di svincolarsi dalla presa di mio padre che nel frattempo le era piombato addosso, tappandole la bocca. «Ora basta…
Restammo barricati nella camera per tutto il giorno, vagando come lebbrosi avvolti in strati di coperte. Fuori il giorno moriva, per la seconda volta, con…
«Apri!» sussurrò Edda indispettita, dal corridoio. La tirai dentro e richiusi subito la porta. «Mamma e papà stanno male…» «Cosa?!» «Quando sei uscito sono venuta…
Vittorio fermò l’Alfasud in un distributore di benzina. «Ancora aumenti», commentò tra sé e sé mentre studiava il cartello dei prezzi. «Duecentocinquanta lire al litro……
Quello stesso pomeriggio, il Robuschi ci condusse alla quercia secolare. Ricordavo ancora i brividi provocati dalla visione del mostruoso groviglio di rami: i pomeriggi estivi…
Quel nome. La parola incisa sulla pianta del Pozzati. Non poteva essere solo una coincidenza. Credo però sia fondamentale che io cominci dall’inizio. Devo tornare…
Giurerei di averlo già visto altre cinque volte da stamattina. Cinque: una in più di ieri. Eppure sono stato ben attento a non ripercorrere mai…
Welch, West Virginia 15 aprile 1980 Cara Arly scusa se per quasi un mese non ci siamo fatti sentire, ma qui è scoppiato l’inferno! Welch…
Milwaukee, 7 marzo 1980 Caro Sam potrebbe essere una cosa normale. In fondo Cora non è più giovane, e un po’ di demenza canina non…
Milwaukee, 16 febbraio 1980 Caro Sam non dire sciocchezze! Queste tue paranoie proprio non le reggo. E comunque qui la gente non è poi tutta…
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