
Un 17 luglio come gli altri
Serie: Quelli dall'anima trasparente
- Episodio 1: 7:00
- Episodio 2: Tre mesi prima…
- Episodio 3: Un 17 luglio come gli altri
- Episodio 4: Tanto niente dura per sempre
- Episodio 5: Un oceano di possibilità
- Episodio 6: Piccole crepe
- Episodio 7: Si dia inizio ai giochi
- Episodio 8: Sprazzi di ordine nel caos
STAGIONE 1
Rosa era un ragazzo minuto. Non era per nulla appariscente, spesso finiva per confondersi sullo sfondo; probabilmente era per questo che gli era stato assegnato uno dei colori più appariscenti: il rosa.
Dal canto suo, Rosa lo odiava: odiava in primo luogo il colore, e in secondo il suo nome.
Ecco perché aveva trovato un compromesso con Verde e con sé stesso: Asor. Asor, Asor era il suo nome, e che nessuno provasse a utilizzare quello originale. Aveva telefonato tutti i giorni a Verde per assicurarsi che tutti i suoi colleghi fossero stati informati del cambio di nome, e che a nessuno venisse in mente l’idea malsana di chiamarlo Rosa.
La mattina del 17 luglio si decise a non chiamare Verde, si mise l’unico completo rosa che non gli facesse schifo e si diresse tranquillamente a Dueville per la seconda riunione; no, non riusciva a prendere sul serio quella nuova grande associazione, ma si divertiva. Durante il primo incontro aveva deciso di comportarsi in modo decoroso, dare un’immagine di sé piuttosto noiosa, ma il 17 luglio…
Non aveva intenzione di fare chissà cosa, semplicemente di divertirsi un po’ e di andare a scovare gli altri talentuosi artisti come lui. Ah, e soprattutto moriva dalla voglia di prendere in giro Arancione, una sua vecchia conoscenza, il suo vicino di banco delle medie.
Arancione era cieco.
Sì, Asor sapeva che non era esattamente morale prendersi gioco di una persona cieca, ma in fondo la moralità poteva andarsene affanculo.
Asor disegnò un gigantesco gatto arrabbiato sulla lavagna della sala riunioni. Lo ammirò per un secondo, sentendosi un grande artista, poi posò il pennarello sul tavolo e si voltò sorridente verso i propri ascoltatori.
Verde era in ritardo, e la riunione sarebbe dovuta cominciare alle 14:00, mentre l’orologio alla parete segnava ormai le 14:24.
“È un gatto” spiegò esaltato Asor, aprendo le braccia a mostrare il disegno.
“Questo era abbastanza chiaro. Sai, possediamo anche noi la vista” ribatté Arancione. Si spostò il ciuffo di capelli color pece a mostrare gli occhi luccicanti.
“Ah. Pensavo fossi cieco” rispose con voce ingenua Asor.
“Ero cieco. Ora che sono morto se permetti ci vedo, e probabilmente molto meglio di te.”
“Certo che sei bello permaloso” lo prese in giro Asor, avvicinandosi all’interlocutore.
Una porta che si apriva di colpo lo fece trasalire.
“Vogliamo comportarci da persone civili!?” sbraitò Marrone, entrando a passo spedito nella stanza.
“In realtà non sono sicuro che possiamo ancora considerarci persone…” puntualizzò Asor, andando con calma a sedersi al proprio posto in ultima fila.
“Finito di fare il deficiente?” lo rimproverò un’ultima volta il fantasma, prima di iniziare a delineare con voce monocorde il programma del mese.
Come previsto da Asor, nessuno aveva la minima intenzione di ascoltare: Indaco e Turchese avevano iniziato a giocare a carte, Ocra si era messo a colorare e il resto del gruppo aveva lo sguardo perso nel vuoto.
“Scopa!” urlò all’improvviso Indaco, fuori di sé dalla gioia.
“Razza di incompetenti!” gridò esasperato Marrone, lanciando il cancellino di metallo con tanta forza da mandare in frantumi la finestra.
Un silenzio tombale piombò nella sala riunioni.
Verde apparve all’improvviso, l’espressione infuriata e gli occhi smeraldo luccicanti.
“Asor, con me” ordinò con voce robotica.
“E ti pareva” sospirò il fantasma, seguendo controvoglia il capo nel suo ufficio.
“Asor, così non si può andare avanti” iniziò Verde scocciato. Se ne stava seduto sulla sua sedia girevole, dondolandosi.
“Ho capito, ho capito. Posso tornare di là adesso?”
“Asor, sono serio. Sai perché ti ho assunto.”
No, Asor non lo sapeva. Semplicemente, un giorno come tanti si era ritrovato una piccola busta sullo zerbino, e aveva deciso di imbarcarsi in un’avventura probabilmente inutile.
“Asor? Mi stai ascoltando?”
“Sì, sì, sto ascoltando. Ma non so perché mi hai assunto.”
Verde sbuffò. Bevve un sorso di infuso di passiflora dalla sua tazza e tornò a puntare gli occhi pungenti in quelli cerulei di Asor.
“Intanto impara ad usare il lei. E, in secondo luogo, lo sai perché ti ho assunto, non ti stai concentrando abbastanza. Io e te ci siamo già incontrati, Asor, ma è stato tanto tempo fa, quindi probabilmente nemmeno te lo ricordi. Però tu mi sei rimasto impresso, e ho continuato a cercarti finché non ti ho trovato. Riflettici su, Asor, vedrai che ti ritornerà in mente.”
Nella sala delle riunioni l’illustrazione del programma continuava. Marrone non la finiva più di parlare, si interrompeva solo ogni tanto per prendere un sorso d’acqua.
“Azzurro, stai bene? Stai tremando tutto.”
Aveva parlato Indaco, guardando preoccupato il gracile ragazzo in seconda fila.
“Mi chiamo Ciano, non Azzurro. Non deve preoccuparsi, davvero, ho solo un po’ freddo” rispose seccato lui, picchiettando con il piede sul pavimento. Voleva solo essere lasciato in pace.
Indaco lo guardò dubbioso. Sapeva cosa stava succedendo.
“Ciano, è il 17 luglio, ci sono 31 gradi e qui dentro non c’è nemmeno l’aria condizionata: mi spieghi come fai ad avere freddo?”
“Ho detto che sto bene. Davvero.”
Davvero un cazzo.
Ciano si sentiva soffocare, come se all’improvviso il cuore avesse iniziato a pompare il sangue troppo velocemente, e in qualche modo avesse ostruito le vie respiratorie. Stava per arrivare. Lo conosceva bene, quel suo nemico che lo aggrediva sempre alle spalle, non appena Ciano abbassava un poco la guardia, quella cosa terrificante chiamata attacco di panico. Si strinse le tempie, canticchiando una canzone che aveva imparato non appena diventato fantasma. Voleva spegnere il cervello. Voleva che finisse tutto per sempre. Dire finalmente basta, urlarlo al mondo, interrompere il flusso di pensieri e concedersi trenta secondi di calma prima del caos. Si sentiva come se stesse annegando una seconda volta: i muscoli si rifiutavano di rispondere ai comandi, schiacciati dai flutti e dalle correnti gelide, il sistema andava in cortocircuito.
Il respiro iniziò a mancargli. Lasciò che le note gli affollassero la testa, soffocando qualsiasi pensiero. Era tutto troppo, tutto insieme. Voleva solo stare bene. Era tanto difficile? Sì.
Sì, era impossibile. Era impossibile e non sapeva nemmeno perché. Come non sapeva nemmeno perché fosse annegato, quel giorno d’estate. Negli anni, gli altri fantasmi lo avevano convinto che non fosse stata colpa del lago: in fondo, Ciano sapeva nuotare. In fondo, sarebbe bastato poco per tornare a galla: solo un colpo di gambe e, ovviamente, la volontà di farlo. Così dicevano tutti, al punto che Ciano aveva persino iniziato a crederci, e a convincersi di non essere morto per la crudeltà della natura, ma per la crudeltà della sua testa.
Serie: Quelli dall'anima trasparente
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“Aveva telefonato tutti i giorni a Verde per assicurarsi che tutti i suoi colleghi fossero stati informati del cambio di nome, e che a nessuno venisse in mente l’idea malsana di chiamarlo Rosa.”
Questo passaggio mi è piaciuto tanto ahahah. Molto interessante, brava davvero!!👏
La prima parte mi ricorda un misto fra una di quelle assemblee di classe scolastiche dove a regnare era il cazzeggio, e un meeting di lavoro dalla serietà più o meno traballante. Però, scherzi a parte, mi piace come senza fretta stiano venendo fuori qua e là le storie dei membri di questo simpatico Consiglio. Per il momento non riesco a immaginare dove si andrà a parare, ma mi lascerò guidare dalla tua non poco sviluppata fantasia, in questi giorni confinato sul divano e ammalato.
Penso che quella delle assemblee di classe volte esclusivamente a saltare ore di lezione sia un’esperienza universale :))
Molto, molto bella anche questa serie.
Ci sai proprio fare col tema dei fantasmi, anche perché hai un’originalità nel creare le storie davvero ammirevole.
Chissà che un giorno non ti affaccerai su temi più horror. 👌😊
Grazie davvero per l’interesse!
L’horror mi ha sempre affascinato moltissimo, non a caso il mio autore preferito è Poe! 😊
“convincersi di non essere morto per la crudeltà della natura, ma per la crudeltà della sua testa.”
❤️