
Un compagno di viaggio inaspettato
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
«Chissà cosa staranno dicendo in questo momento», disse Martino fissando i boccioli di un giallo intenso del campo di ginestre che stavano costeggiando.
«Chi?» chiese Arturo con solo un lieve accenno di sguardo interrogativo.
«I miei amici. Chissà se si stanno preoccupando per la mia assenza.»
«Ah» si limitò ad aggiungere Arturo senza troppo entusiasmo.
I sentieri sterrati e tortuosi si erano trasformati in strade ampie e rettilinee, la cui pavimentazione era puntellata di blocchi di basalto squadrati. Martino posò una mano sulla spalla di suo fratello per fermare la sua marcia.
«Arturo, ma sei sicuro che non ci stiamo perdendo?»
Arturo levò la testa al cielo, come se i raggi del sole gli comunicassero silenziosamente qualcosa.
«No, non ci stiamo perdendo.»
Nel frattempo, il corvo curato da Martino non aveva più lasciato i due ragazzini e, anzi, continuava a seguirli imperterrito zampettando accanto a loro. Mentre Arturo accelerava il suo già veloce passo per prendere le distanze dall’animale, Martino faticava a stare dietro al fratello, con il suo sacco rimbalzante sulla schiena.
«Arturo, aspetta, non riesco a seguirti se vai così veloce», si lamentò Martino mentre cercava di correre.
«Impara a essere più svelto», replicò seccamente suo fratello senza voltarsi.
«Basta, se continui così tiro fuori la fionda che ho costruito ieri e ti lancio un sasso addosso!»
«Tanto non mi prenderesti.»
Martino, spazientito, tirò veramente fuori la fionda che aveva legato alla cintola, afferrò delle ghiande dal prato vicino alla strada e ne lanciò una verso suo fratello, mancandolo. Arturo continuò imperterrito la sua marcia. Il bambino, allora, lanciò un’altra ghianda, ma mancò ancora una volta il bersaglio. Con la terza, però, riuscì a centrare la nuca di Arturo, il quale si girò furibondo e si diresse verso di lui. Ne scaturì una lite furibonda che culminò in una rissa.
«Se continuate così, arriverete a destinazione quando sarete ormai vecchi», annunciò una voce rauca.
«Ora ti metti a parlare con la voce strana?» chiese arrabbiato Martino, «Cos’è? Un potere magico che possiedono le fate?»
«Ma io non ho detto niente» si difese Arturo.
«Smettila di prendermi in giro» urlò Martino.
«No, tu smettila di prendermi in giro» fu la replica di Arturo.
I due ricominciarono a scambiarsi calci e pugni finché un’ombra nera non li sovrastò, beccandoli sulla testa. Martino e Arturo si ritrassero proteggendosi il capo con le mani. Poi guardarono il corvo che continuava a fissarli.
«Finalmente vi siete calmati» disse il corvo muovendo il suo grande becco grigio.
Arturo indietreggiò atterrito e balbettò: «Ma… ma… questa bestia… parla?»
«Bestia lo dici a tuo fratello!» rispose stizzito l’animale alzando la testa e gonfiando il petto, «Io sono un corvo».
Di fronte agli sguardi esterrefatti dei due bambini, l’uccello ci tenne a puntualizzare: «Un corvo, per l’appunto! E come voi ben saprete, quelli della mia specie sono gli uccelli più intelligenti del pianeta».
Martino rifletté un attimo, poi replicò con aria saccente: «In realtà ho letto su un libro che gli uccelli più intelligenti in assoluto sono i pappagalli».
Il corvo arruffò le penne.
«Ah, voi umani», rispose il volatile, «pensate che se un animale parla su vostro comando e ripete quello che voi dite, allora è più intelligente degli altri. Invece io vi assicuro che sono molto più intelligente di quei pennuti dal becco adunco e quindi parlo quando lo decido io».
«Sì, va bene», aggiunse con voce tremante Arturo, che nel frattempo aveva ripreso la marcia più speditamente di prima, «basta che ci lasci in pace».
«Quanta fretta! Ma dove state correndo?», chiese il corvo volando dietro al ragazzino e a suo fratello che lo stava inseguendo, «Se siete d’accordo, potrei continuare a farvi compagnia durante il vostro viaggio. Ho perso le tracce del mio stormo e non amo viaggiare da solo».
Arturo e Martino risposero all’unisono, il primo negativamente e il secondo affermativamente.
«Aspetta Arturo» esclamò Martino, «forse un compagno di viaggio potrebbe farci comodo. Dopotutto, lui può volare e vedere meglio la strada che dobbiamo percorrere. E poi sembra simpatico».
Arturo non replicò, ma si tenne alla larga, fissando con apprensione le grandi ali nere e svolazzanti dell’animale.
«Bè, come diceva sempre mio padre» riprese Martino, «chi tace acconsente. Per cui è deciso, corvo, sei dei nostri».
Il corvo planò sulla strada e ricominciò a camminare con le sue zampette antracite. Arturo se ne tenne alla larga fissandolo come se fosse un drago pronto a sputare fuoco da un momento all’altro.
«E visto che sei dei nostri» proseguì allegro Martino, «ti darò un nome. Ti chiamerò… Nerino!».
«Ma neanche per idea!» gracchiò il corvo, «Tenetevi i vostri nomi umani. Io sono un corvo e basta».
Il sole stava tramontando e i suoi raggi facevano fiammeggiare i ciuffi d’erba che fiancheggiavano la strada.
I tre viandanti, stanchi, sostarono ai piedi di una statua di marmo che raffigurava re Goffredo Secondo, signore di Caturanga, nell’atto di indicare la via per la capitale del suo regno, Nuova Flumenargia.
Martino si sedette e posò a terra il suo sacco. Chiese poi al corvo come mai il giorno prima avesse detto di essere sollevato del fatto che ci fosse stato solo un normale temporale.
«Per un attimo ho temuto che si trattasse invece del Grande Morgo», rispose il corvo dopo aver sgranocchiato un pezzettino di pane.
«Cos’è il Grande Morgo?» chiese Martino.
«Tanti anni fa», iniziò il corvo, «quando il nonno di mio nonno era ancora un pulcino spennacchiato, viveva nella città di Vecchia Flumenargia un umano di nome Morgo. Costui era un mercante molto avido, a tal punto che tutte le ricchezze che aveva accumulato negli anni non bastavano più a soddisfarlo, voleva di più. Così commissionò a un alchimista molto esperto un incantesimo che lo avrebbe trasformato nell’essere più ricco e potente del regno».
«Quindi?» chiese Martino sempre più coinvolto.
«L’alchimista fece effettivamente quello che gli era stato richiesto, però il mercante non aveva specificato di voler restare umano.»
Martino seguiva la storia con crescente attenzione, mentre Arturo osservava distrattamente i fili di erba, perso nelle sue fantasticherie.
«E così», proseguì il corvo, «Morgo si trasformò in un’enorme nuvola nerastra che iniziò a sorvolare le terre di Caturanga e, laddove decideva di fermarsi, inghiottiva tutto lasciando solo un deserto di cenere dietro di sé. Alcuni dicono che sia ormai andato fuori dai confini del regno, altri sostengono invece che si nasconda ancora qui, da qualche parte, pronto a riemergere. Chi lo sa, potrebbe persino trovarsi all’interno di questa statua del re».
Martino si alzò di scatto e con un sussulto fissò il baffuto uomo di marmo che si ergeva sopra di lui.
«Comunque» riprese il corvo, «non mi avete ancora detto in quale direzione state andando e cosa state cercando».
Arturo, che fino ad allora era sembrato perso nelle città ideali che popolavano la sua fantasia, rispose prontamente che stavano cercando la loro madre.
«Anche lei è un’alchimista» disse Martino con una nota di malinconia, «anche se non potente come quello della tua storia».
Il corvo fissò l’orizzonte per un attimo, poi aggiunse: «Ho un amico umano che forse potrebbe aiutarvi, uno stregone che vive non molto distante da qui».
«Ma allora è un alchimista anche lui?» chiese Martino.
«Non proprio. Lui non ha studiato sui manuali di magia come gli altri alchimisti, ha imparato direttamente dalla natura. O almeno così sostiene. Magari conosce un modo per aiutarvi a raggiungere vostra madre il prima possibile.»
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
Rieccomi! Torno per farti nuovamente i complimenti. Sarà che sono innamorata del fantasy, sarà che ormai Arturo ha un posticino nel mio cuore, ma sto adorando questa serie; per non parlare del misterioso stregone, che promette molto bene. Ripasserò a breve! :))
Grazie!
Il Corvo è uno degli animali, e dei famigli, che preferisco. Sono felicissima che tu abbia scelto lui per accompagnare i due fratelli nella loro ricerca.
“«Ma neanche per idea!» gracchiò il corvo, «Tenetevi i vostri nomi umani. Io sono un corvo e basta».”
❤️
Grazie @Restless2024 , per questi dieci minuti di astrazione verso un luogo affascinante, immerso in una storia sempre accattivante.
🙂