Un Viaggio Inaspettato nel Tempo

Marco guidava con calma lungo l’autostrada, le mani rilassate sul volante e lo sguardo fisso sulla strada che si snodava davanti a lui. Accanto, Luca guardava distrattamente fuori dal finestrino, osservando il paesaggio che scorreva veloce. I due amici trentenni avevano deciso di prendersi una pausa dalle loro vite frenetiche a Milano per un viaggio on the road senza meta precisa.

“Ehi, Marco” disse Luca, rompendo il silenzio confortevole che si era creato nell’abitacolo. “Dove stiamo andando esattamente?”

Marco scrollò le spalle, un sorriso enigmatico sulle labbra. “Non lo so, amico. È questo il bello, no? Andiamo dove ci porta la strada.”

Luca annuì, ma notò un luccichio negli occhi dell’amico che gli fece sospettare che forse una meta in mente ce l’avesse. Decise di non insistere e si limitò a godersi il viaggio.

Dopo alcune ore di guida, entrarono in una piccola città di provincia. Marco sembrava sempre più agitato man mano che si addentravano nelle strade del centro storico. Svoltò in una via tranquilla, fiancheggiata da palazzi d’epoca, e parcheggiò l’auto.

“Siamo arrivati” annunciò con voce tesa.

Luca lo guardò perplesso. “Arrivati dove?”

Marco non rispose subito. I suoi occhi erano fissi su una finestra al quarto piano di un edificio di fronte a loro. “Vedi quella finestra lassù?” chiese infine, indicando.

“Sì, la vedo. Che c’è?”

“È la camera da letto di Elena” mormorò Marco, con la voce carica di emozione.

Luca sgranò gli occhi. “Elena? La tua ex?”

Marco annuì lentamente. “Sì. Elena.”

“Marco, che diavolo facciamo qui?” Chiese Luca, preoccupato per l’amico.

Marco sospirò profondamente. “Non lo so, Luca. Davvero. È solo che… non riesco a togliermela dalla testa. Sono passati due anni, ma è come se fosse ieri.”

Luca osservò l’amico con compassione. Sapeva quanto Marco avesse sofferto per la fine di quella relazione. “Vuoi parlarne?” chiese gentilmente.

Marco annuì e iniziò a raccontare, gli occhi sempre fissi su quella finestra al quarto piano. Parlò del loro primo incontro all’università, delle risate condivise, dei sogni fatti insieme. Ricordò le serate passate in quella stanza, a studiare, a guardare film, a fare progetti per il futuro. La voce gli si incrinò quando parlò della loro separazione, di come le loro strade si fossero divise nonostante l’amore che provavano l’uno per l’altra.

“A volte mi chiedo cosa sarebbe successo se avessimo fatto scelte diverse” concluse Marco, gli occhi lucidi.

Luca stava per rispondere quando notò qualcosa di strano. “Marco” disse con la voce tremante. “Guarda.”

La finestra al quarto piano si era aperta. Ma invece di Elena, una donna sulla trentina come loro si aspettavano, apparve una bambina di circa cinque anni. Aveva lunghi capelli castani e grandi occhi curiosi che scrutavano la strada sottostante.

Marco rimase a bocca aperta. “Non… non è possibile” balbettò.

“Cosa non è possibile?” Chiese Luca, confuso e un po’ spaventato.

“Quella bambina… è Elena. Ma Elena a cinque anni. La riconoscerei ovunque.”

Prima che Luca potesse dire qualcosa, Marco aprì la portiera e uscì dall’auto. “Elena!” chiamò, con un misto di emozione e incredulità.

La bambina lo guardò, incuriosita ma chiaramente senza riconoscerlo. Dopo un momento, distolse lo sguardo e rientrò nella stanza, chiudendo la finestra dietro di sé.

Luca, ancora nell’auto, era paralizzato dallo shock. Come poteva essere possibile? Un viaggio nel tempo? Era assurdo, eppure aveva visto tutto con i suoi occhi. “Marco!” chiamò. “Torna in macchina! Dobbiamo parlare di quello che è appena successo!”

Ma Marco sembrava non sentirlo. Come in trance, si avvicinò al portone del palazzo ed entrò.

Luca uscì dall’auto, intenzionato a seguire l’amico, ma si fermò di colpo sulla soglia del palazzo. Attraverso il vetro della porta d’ingresso, vide Marco scomparire dentro l’ascensore.

Mentre le porte si chiudevano, capitò qualcosa di incredibile: piano dopo piano, il corpo di Marco sembrava ringiovanire. I suoi capelli si accorciarono, il viso perse le rughe sottili che avevano iniziato a formarsi, la sua statura diminuì. Quando l’ascensore si fermò al quarto piano, dalle porte uscì un bambino di cinque anni, l’esatta versione infantile di Marco.

Luca tornò all’auto, le gambe tremanti, e si rimise al posto del passeggero, lo sguardo fisso sulla finestra del quarto piano.

Dopo quello che sembrò un’eternità, la finestra si aprì di nuovo. Questa volta, apparvero due bambini: la piccola Elena e il piccolo Marco. Ridevano e scherzavano, abbracciati, guardando il mondo esterno con la meraviglia tipica dei bambini.

“Marco!” Gridò Luca, disperato. “Marco, sono io! Luca!”

Il bambino guardò verso di lui, ma nei suoi occhi non c’era riconoscimento. Solo un sorriso allegro e spensierato. Poi, come se nulla fosse accaduto, i due bambini si ritirarono nella stanza, chiudendo la finestra dietro di loro.

Luca rimase immobile nell’auto, cercando di dare un senso a ciò che aveva appena vissuto. Il suo migliore amico era letteralmente scomparso nel passato, tornando a un’epoca in cui loro due non si conoscevano ancora.

Mentre il sole tramontava sulla città, tingendo il cielo di arancione e rosa, Luca si rese conto che Marco aveva ottenuto ciò che desiderava più di ogni altra cosa: una seconda possibilità con Elena. Una possibilità di riscrivere la loro storia dall’inizio, di fare scelte diverse, di vivere l’amore che non aveva mai smesso di provare per lei.

Con le mani tremanti, Luca mise in moto l’auto. Mentre si allontanava lentamente dalla via, gettò un ultimo sguardo alla finestra del quarto piano. Per un istante, gli sembrò di vedere due piccole figure che lo salutavano. Sorrise tra le lacrime, augurando silenziosamente al suo amico tutta la felicità del mondo in questa sua nuova vita.

Guidando verso casa, Luca si chiese se un giorno avrebbe rivisto Marco. Forse, in un futuro non troppo lontano, avrebbe incontrato una versione adulta del suo amico, con al fianco Elena, entrambi ignari del viaggio straordinario che li aveva portati a quella vita. E forse, pensò Luca, alcune storie d’amore sono così potenti da piegare persino il tessuto del tempo e dello spazio.

Mentre la città scompariva nello specchietto retrovisore, Luca si promise di tenere sempre nel cuore il ricordo di quella giornata impossibile, di quell’amicizia che aveva trasceso i confini della realtà, e dell’amore che aveva dimostrato di essere più forte del tempo stesso.

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