
Veleno
Serie: Triskell
- Episodio 1: Una notte senza stelle… buia… fredda.
- Episodio 2: Lo scroscio di una risata, simile a pioggia in primavera
- Episodio 3: Mare indaco, carezzato da nubi di spuma bianca
- Episodio 4: Veleno
- Episodio 5: Risveglio
- Episodio 6: Triskell
STAGIONE 1

«Mia Signora, il vostro sposo è di ritorno.»
La voce della domestica colse Veridiana alla finestra dei suoi alloggi personali. Scrutava l’orizzonte, in attesa di distinguere con più chiarezza le figure dei due cavalieri che si muovevano in direzione del maniero.
Le fece cenno di congedo, infastidita nel notare che lo sguardo della ragazza indugiava oltre il consentito sulle boccette di cristallo disposte con ordine sulla mensola della toeletta. Sapeva cosa cercava.
Una piccola ampolla di vetro lavorato, contenente un liquido ambrato. Un filtro d’amore per richiamare le attenzioni di uno sposo assente. Neean l’aveva accompagnata dalla strega che lo aveva stillato dai petali di una rara rosa gialla. Veridiana aveva speso una fortuna per procurarsi il fiore: aveva pregato Nephelim, suo marito, di fargliene dono per l’anniversario di nascita.
Non aveva avuto difficoltà ad accontentarla: semmai, aveva accolto la sua richiesta con sorpresa. Era Veridiana a gestire il denaro di famiglia ed era solita acquistare quanto desiderava senza chiedere la sua autorizzazione.
Nell’avvicinarsi le figure iniziarono a prendere forma. Nephelim ancora cavalcava il vecchio pezzato che gli era stato donato dal Signore di una Contea confinante. Si era affezionato a quel ronzino mezzosangue. Uno dei suoi peggiori difetti: Lui, si affezionava. Ai contadini, ai domestici…a Lei.
Era lontano il tempo in cui le sue certezze erano solide quanto la roccia. Si era trasferita in casa dello zio, il padre di Nephelim, dopo che il suo aveva sperperato ogni spicciolo. La madre di Veridiana aveva afferrato con fermezza le redini della famiglia chiedendo aiuto al fratello.
Un buon accordo. Lei aveva bisogno di tetto sulla testa, lui di affidare un figlio orfano alle cure di una parente. Veridiana era cresciuta sapendo che il cugino sarebbe divenuto il suo sposo.
Era stata educata per diventare la padrona della casa, fiera del suo destino. Moglie del futuro Signore della Contea. Non le era pesato sapere che Nephelim intendeva arruolarsi appena raggiunta la maturità. Immaginava i loro incontri dolci e intensi: Lei, moglie devota, Lui, pago del suo amore. Fino alla nascita del marmocchio.
Dalain aveva fatto a brandelli il suo cuore. Prima quello di bimba, poi di donna.
Il fratello di Veridiana era nato in una notte di malaugurio, destinato alla morte ancor prima del sorgere dell’alba. Nephelim si era opposto al fato fin dal primo respiro di quella creatura macilenta. Aveva sfidato chiunque e si era chiuso nella camera del piccolo nel timore che gli fosse fatto del male. Non lo lasciava se non per alimentarsi e liberare le viscere.
Il suo era sembrato il capriccio di un bimbo viziato: aveva solo sette anni. Crescendo, la natura del suo sentimento si era fatta palese. Due anime potevano riconoscersi a tal punto? Veridiana sentiva un nodo allo stomaco ogni volta che quel pensiero le sfiorava la mente.
Nephelim vegliava il sonno di Dalain da tre decine. Il destino, maledetto, aveva portato entrambi alla Capitale. Erano stati scelti per essere strumenti dell’Occhio di Zephirot, manifestazione del Dio in terra: contrastavano la Magia che ammorbava le Terre dell’Ovest.
Soggiornavano nel maniero di frequente, di ritorno dai viaggi che li portavano nelle Contee del Sud per volere della divinità cui erano votati.
Le cure costanti avevano assicurato a Dalain la possibilità di muoversi con minore difficoltà, ma non la completa guarigione. Seppure raramente, accadeva che il silenzio della notte fosse spezzato dal suono del campanello posato su uno dei tavoli da notte della sua camera. I domestici e il guaritore accorrevano in fretta al richiamo.
Veridiana sostava in corridoio, tendendo l’orecchio al rantolo spezzato del fratello. Attendeva muta, in un angolo, pregando gli Dei con le lacrime agli occhi. “Muori… muori in fretta…”
Dalain resisteva. Il corpo incurvato, bagnato, avvolto nel lenzuolo come in un sudario. Lo sguardo di Veridiana correva alla porta socchiusa, cogliendolo a fissare gli occhi grigi di Nephelim che gli ordinavano di prendere un nuovo respiro. Uno ancora. Uno ancora.
L’intensità della loro espressione impediva all’altro di rovesciare gli occhi per sfuggire ai suoi. Lo tenevano occupato mentre il guaritore imponeva le mani sul corpo spezzato per sedarlo.
Quando Dalain sveniva, esausto, Nephelim lo prendeva fra le braccia lasciando alla servitù il compito di cambiare le lenzuola zuppe di sudore. Si occupava di lui una volta rimasto solo con il guaritore.
Le labbra severe dell’elfo s’incurvavano gentili, mai aveva conosciuto il suo sorriso, per irrigidirsi non appena coglieva il riflesso di Veridiana nell’ombra.
Lei non poteva che arretrare, mentre l’ultima domestica chiudeva la porta.
Dalain era il suo veleno. Un veleno che la uccideva, goccia a goccia, nel peggiore dei tormenti. Come poteva contrastare un sentimento che non aveva nulla di fisico? Poteva opporsi alla carne, non a due anime legate per l’eternità. Nessun filtro d’amore le avrebbe concesso l’interesse di Nephelim. Lui era uno sposo attento ai doveri coniugali, ma i loro amplessi non erano che freddi incontri destinati a concludersi in fretta. La sua mente era altrove.
Lo sguardo di Veridiana tornò per un attimo alla toeletta. Si era assicurata il silenzio di Neean facendosi accompagnare dalla strega, sapendo che non ne avrebbe fatto parola a nessuno. Il suo era un segreto ben custodito.
Una volta versato in un liquido il siero era insapore al palato, incolore e privo di odore. Sapeva dove Dalain era solito riporre i medicinali da utilizzare prima di accostarsi.
La concitazione in cortile le fece intendere che i cavalieri erano giunti a casa. Scostò leggermente il pesante tendaggio che ostruiva parzialmente la vista dalla finestra, incontrando per primi gli occhi di Dalain.
Fragile come il cristallo, i lineamenti fini del viso che potevano competere ai suoi per delicatezza. Le sorrise. Provava per lei un sentimento puro, scevro da qualsiasi ombra.
Veridiana sollevò una mano, salutandolo con grazia. Ricambiò il suo sorriso.
Le piacque pensare di aver ricevuto la rosa in dono da Nephelim.
“Giungerà la notte in cui metterò fine alla tua sofferenza, Dolce Fratello.
E alla mia.”
Serie: Triskell
- Episodio 1: Una notte senza stelle… buia… fredda.
- Episodio 2: Lo scroscio di una risata, simile a pioggia in primavera
- Episodio 3: Mare indaco, carezzato da nubi di spuma bianca
- Episodio 4: Veleno
- Episodio 5: Risveglio
- Episodio 6: Triskell
Hai tratteggiato con maestria il personaggio di Veriadiana mettendo il suo animo a nudo. Una donna gelosa è certamente pericolosa, ma non lo è mai tanto quanto colei che è ossessionata. Dalain che appariva già svantaggiato e debole, ora diventa una sorta di bersaglio perché la sua stessa esistenza è vista come minaccia da colei che appare così determinata. Di mezzo c’è un uomo, marito e fratello. La famiglia d’origine che spesso viene percepita in competizione con quella che si è formata. Direi che la trama si fa alquanto intrigante e complessa. Nonché interessante. Che dire sulla tua bravura? Nulla di più per ora 😊
Credo che essere invisibili agli occhi di chi amiamo, e di chi dovrebbe amarci, sia una pena incontenibile. Ancor più per chi ha l’impressione che quell’amore sia stato “rubato”, come accade a Veridiana. Sono contenta di essere riuscita a far trasmette le sue emozioni, spero di riuscire a fare altrettanto con quelle dell’ultimo vertice del triangolo: Dalain.
Lui è un personaggio che mi incuriosisce molto. Credo che, in un certo senso, sia il punto in cui tutto convergerà. Ma non voglio sapere niente. Aspetto
Come mi avevi anticipato nel commento precedente, con questo episodio, l’atmosfera è decisamente cambiata. Ora guardiamo Nephelim sotto uno sguardo diverso: non più il cavaliere senza macchia, ma un marito freddo e distante.
Sembrano quasi due persone distinte e questa ambiguità mi incuriosisce. Una storia che diventa sempre più avvincente.
Ti dirò la verità, provo pena per Veridiana. Le prospettive cambiano, le persone coinvolte in una determinata vicenda possono provare dei sentimenti del tutto differenti. A volte, presi da uno scopo, dimentichiamo chi ci sta accanto: diventa invisibile. E chi è invisibile, ha la possibilità di coltivare l’ombra senza che nessuno intervenga fino a quando è troppo tardi.
La tua descrizione degli stati d’animo e del contrasto tra sentimenti dei personaggi descritti, mi lascia ogni volta incantato! Utilizzi in modo magistrale le parole, tanto da farmi provare della sana invidia ben miscelata con una stima infinita.
Mannaggia a Veridiana!
Sono contenta che i miei personaggi riescano a coinvolgerti e farti sentire dentro la storia. Ognuno ha il suo timbro stilistico, il bello di avere una varietà di letture a cui attingere è proprio questo: spesso anche la stessa storia, narrata da persone diverse, cambia completamente. Io nutro estrema ammirazione per la tua scrittura limpida, che arriva e ti riempie i polmoni d’aria fresca. Nonché della capacità descrittiva nelle scene d’azione.
Una narrazione forte ed elegante, per una storia che scorre inesorabile verso eventi che ricordano le tragedie shakespeariane. Piccole dosi, separate nel tempo, che lasciano il lettore sempre sul confine dell’astinenza.
Non credo di meritare tanta lode, ma ti ringrazio di cuore. Shakespeare è uno degli autori che ho letto molto in gioventù, attratta dalla malinconia che spesso percepivo nelle sue opere: l’inesorabilità del destino. Spero che il racconto finale ti piaccia altrettanto, sarà Dalain a chiudere il cerchio.
Non c’ e` scampo: bonta` e cattiveria compaiono e convivono sempre a stretto contatto, nel fantasy come nella realta` quotidiana che ci circonda. Il “bene” e il “male” che a volte, sfiora i nostri pensieri, ci assale, o ci tenta, creando conflitti interiori che, in un modo o nell’ altro, vengono risolti, oppure trascinati avvelenando la mente e, a lungo andare, anche il corpo.
Mi piace questa storia ed e` inevitabile, per me, collegare le situazioni descritte a quelle piu` concrete che osservo spesso nel mondo reale, dalla gelosia all’ invidia e dai desideri repressi all’ avidita`, che sono spesso causa di malvagita`.
Il genere fantasy è quello che mi sento più addosso, forse per il desiderio di allontanarmi dalla realtà. Alla fine, di qualsiasi “razza” siano i personaggi che popolano le mie storie rispondono alle logiche umane. Probabilmente per me spaziare nel “fantastico” è un mezzo per indagare la complessità dell’anima travestendola: in un certo senso, allontanandola. Non che così faccia meno paura.