10 febbraio 26 – Hic sunt dracones
Serie: Il martedì mi lagno
- Episodio 1: 6 gennaio 26
- Episodio 2: 13 gennaio 26
- Episodio 3: 20 gennaio 26
- Episodio 4: 27 gennaio 26
- Episodio 5: 3 febbraio 26 – parte 1
- Episodio 6: 10 febbraio 26 – Hic sunt dracones
STAGIONE 1
Hic sunt dracones.
Gino dice che ho paura a vivere le emozioni. Evidentemente ho un qualche blocco, ma qualcosa di più antico di quello che penso. E questo complica le cose. Quanto sarebbe facile se tutto fosse lineare? Se si potesse tracciare con una freccia una linea di causa-effetto per ogni fenomeno nella nostra testa? Ho problemi con mia madre -> ho problemi a relazionarmi con l’altro sesso; ho subito un trauma -> ho paura della morte ecc. Invece no. Se avessi potuto dare la colpa di tutto a quell’incidente (no, non ne voglio parlare ora ok?), sarebbe tutto più facile. Invece no i miei problemi iniziano ancora prima, nella mia infanzia. Forse a sto punto posso addirittura trovare cause genetiche quando ero solo un feto. Si ha paura di cose che non si conoscono? O nascondiamo le cose che reputiamo preziose? Gino dice che da piccolo ho esposto la mia autenticità, ciò che è prezioso dentro noi, ed evidentemente questo ha permesso ai miei genitori, o ad altri, di ferirmi. Quindi ora non lo faccio più, e ho costruito sopra strutture mentali immense per preservarmi da altre ferite simili. Ma la prima volta che l’ho fatto con Lei, ricordo, anzi no, la prima volta che gliela toccai, sotto la Luna ricordo, io la guardavo negli occhi e tremavo. Avevo una paura assurda. Forse perché toccarla dopo i “venti” fa un altro effetto. E quindi se da una parte inconsciamente preservo questa presunta preziosità dentro di me sotto strutture intellettualoidi immense, dall’altra parte resto quel bambino spaventato che spesso ho descritto. Hic sunt dracones.
Mi porto sempre dietro un taccuino (mi piace molto scrivere a penna, soprattutto quelle stilografiche. Rallenta i miei pensieri, mi aiuta con l’ansia). Sulla copertina ci ho scritto: “Hic sunt dracones”. Significa: “qui ci sono i draghi”. Figuratevi se ho studiato latino. Magari (so che per molti è una bestemmia questo)! Però mi ha sempre attratto, con uno strano fascino esotico e mistico, ciò che è scritto in latino. Comunque questa è la frase che scrivevano i cartografi su quei territori ancora inesplorati, quindi sconosciuti, magari pericolosi, e, con un po’ di fantasia, potenzialmente casa di chissà quante creature fantastiche. Insomma, lì c’era il confine tra il mondo conosciuto e l’ignoto. Credo che sia ancora attualissima come frase. Potente. Magari la terra non è più troppo ignota, ma oggi che abbiamo bussato alle porte dell’universo, solo su questo puntino blu non ci sono i draghi. Magari attorno a Proxima Centauri sì. Ma non sono. Per me tutto ciò che sta fuori la comfort zone è “Hic sunt dracones”. Il mondo là fuori è “Hic sunt dracones”. E migliaia di parti dentro di me, di noi, sono “Hic sunt dracones”. Uno si aspetta di conoscersi, come ci aspettiamo di conoscere il nostro pianeta. E poi vieni a sapere che l’uomo ha esplorato solo il 5% degli oceani, mentre tutta la Luna è stata mappata… Quella luna che mi illuminava quella sera… Guardarsi dentro, la sfida da sempre più grande. (Vabbè poi come sempre è sempre più complesso, mai linee di causa-effetto, odio e amo la complessità, e non mi piace essere superficiale; anche la Luna è stata esplorata poco dall’uomo, e comunque degli oceani abbiamo delle mappe fatte con sonar… ma il senso si capisce dai. Lo so, che palle rompere il romanticismo! Però non sono emotivo, soffrite con me la mia razionalità del cazzo che mi preclude una vita normale).
Paura. Ho paura quando vedo che con i miei non migliorano i rapporti, ho paura quando non ritrovo Lei nelle mie giornate, ho paura quando lo faccio con ragazze che non mi piacciono, quando penso al mio amico lontano, a mio fratello “esperto di vita”. Ho paura (e profondo imbarazzo), l’unica emozione che mi resta, perché non voglio (inconsciamente, quindi comunque non posso in realtà) entrare in contatto con le altre. Paura del giudizio, del ferirmi. Di vivere. Che modo strano che a volte ha la nostra mente di preservarsi…
P.S. Oramai, anche se il blog è di martedì, sempre più spesso mi capita di scrivere un vero e proprio diario (anzi, uno Zibaldone di pensieri, come avrebbe detto Leopardi), con stralci e note durante la settimana, non solo dopo la seduta. Lo so, sono pessimo, non ho rispettato le regole del gioco. Mi odio per questo (e per TANTO altro). Comunque boh, la cosa si sta facendo confusa e piena di materiale. Almeno sfogo. O quanto meno imparo a cacciare fuori roba. Caccio quel che riesco prima che diventi veleno mortale. Comunque, come non c’è molta continuità e lucidità a volte nel mio pensiero, spesso capita che, unendo tutti i pensieri in una “summa” dei miei su e giù mentali di quella settimana, non ci sia molta continuità e lucidità nel blog. Quindi a volte cambia anche molto il tono, da paragrafo a paragrafo, perché magari intanto sono successi fatti che hanno alterato la mia percezione delle cose. Se sto triste per me è tutta merda, non c’è niente da fare. Se mi arriva un bel commento, invece, potrei vedere bellezza anche nel mio dolore (non lo fate però per farmi felice!) Non ho mezze misure: o è bianco o è nero.
Questo nuovo approccio potrebbe essere determinato anche dall’influenza delle storie che scrivete sulla piattaforma (vi leggo eh, anche se non ho mai commentato!) Ah, quanto vorrei anch’io essere una storia inventata, un personaggio fantastico che esiste e soffre solo fintanto che leggete di lui. O che, proprio per volontà dell’autore, alla fine ce la fa. Tutti noi, che siamo abituati a vedere la nostra vita come una storia della quale siamo i protagonisti, dobbiamo forse capire che il lieto fine, se esiste, non è per niente garantito. Questo potrebbe salvarci da molte delusioni.
Serie: Il martedì mi lagno
- Episodio 1: 6 gennaio 26
- Episodio 2: 13 gennaio 26
- Episodio 3: 20 gennaio 26
- Episodio 4: 27 gennaio 26
- Episodio 5: 3 febbraio 26 – parte 1
- Episodio 6: 10 febbraio 26 – Hic sunt dracones
E impressionante come tu abbia la capacità di immergerti (e farmi immergere) nelle tue emozioni e nei tuoi pensieri, riuscendo ad analizzarli con lucidità e sincerità disarmanti.
Il modo in cui ti confronti con le tue paure e le tue insicurezze, e il tuo cercare di capire come queste abbiano influenzato le tue relazioni e la tua percezione del mondo, rendono il testo didascalico (quasi scientifico), per poi essere spezzato, a volte alleggerito, altre enfatizzato, da una scrittura, profonda, amaramente ironica e poetica.
Mi piace quello che scrivi (e come lo scrivi).
Alla prossima…
Grazie mille Corrado, veramente mi lusinghi, forse anche più di quello che merito. Alla fin fine cerco solo di raccontare quel che vivo ogni ora della mia vita. Ci sto prendendo gusto, e spero di esprimermi sempre meglio. Non so quanto sia davvero profondo, ironico o poetico, però ti ringrazio ancora per il tuo incoraggiamento!
Meriti, meriti…
Ti ringrazio dal profondo del mio cuore.
Ciao Martedì, scusa se ti commento di mercoledì, ma in questo periodo ho problemi di salute che mi portano ad avere un umore simile a Mercoledì Addams (se vuoi, ti autorizzo a chiamarmi così).
Venendo a quello che hai scritto, io ho una mia teoria: se un bambino è già timido e ha dei genitori che, per un malinteso senso di protezione, frenano ogni sua iniziativa, è normale che il risultato sia un adulto un po’ problematico. Con questo non voglio dire che sia colpa dei genitori, quanto piuttosto di modelli educativi che hanno ereditato da nonni e bisnonni.
Tu stai sereno: quando meno te lo aspetti, troverai la tua strada… sempre che questi interessanti scritti servano a te e non a noi come terapia di gruppo! A martedì.
P.S.: Un brano scritto molto bene.🙂👏
Grazie mille, Mercoledì! Spero tutto bene e che ogni problema possa passare in fretta. Dopotutto ci lamentiamo, e possiamo farlo di tutto, ma almeno essere grati della salute è la prima cosa, e te lo dice uno che sa di cosa parla! In questa fase purtroppo è ancora odio per i miei, non so se e quando mi passerà, è molto dura. La famiglia non la scegli, ma le conseguenze sono tante di questa cosa. A me scrivere comunque sta aiutando. Se diventasse una terapia di gruppo mi sentirei un impostore perché sono il più scapestrato qui, credo, e non posso aiutare nessuno. Anche se facendoci forza l’un l’altro sicuramente ci sentiremmo meno soli!
Non so se vorrai considerare le mie parole un bel commento, ma posso dirti che le tue riflessioni sono interessanti e anche in questo caso, come per gli episodi precedenti, leggendoti non mi annoio mai.
Forse é un po’ stringato come commento; di solito sono più prolissa, ma per uno che non concede mai commenti a nessuno credo possa bastare.😉
Un abbraccio.
Ahahah grazie mille! Apprezzo molto il tuo commento, davvero. Ti ringrazio per le tue belle parole!