17 marzo 26 – parte 2

Serie: Il martedì mi lagno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Già sapete...

Ok, mi sono dovuto prendere una pausa dalla stesura di ieri. Comunque dopo la serata di prova in pizzeria ho continuato ad andare. Mi fa piacere stare un po’ di più con il mio amico pizzaiolo. Però qualcosa mi stona. Sarà l’ambiente. E, pensate un po’, una sera ho avuto un’idea brillante che mi ha fatto apparire un completo coglione.

Immaginate. Da una parte ci sono persone che si sono costruite da sole, che hanno una loro attività (seppur piccola), che devono tener testa al fisco, ai clienti imbroglioni che cercano di avere pizze gratis, a teppistelli che rompono le palle e a ogni sorta di fregatura: gente di strada insomma, e non lo dico con pregiudizio o critica, anzi, con sincera ammirazione, perché almeno loro sanno campare. Hanno il vaccino alla vita, se la cavano.

E poi dall’altra parte ci sto io, che ho passato tra quattro mura tre quarti della mia vita dozzinale (ha senso la frase, però è un po’ forzata… il fatto è che scrivendo mi so reso conto che tre per quattro fa dodici… vabbè lasciamo stare). Ecco. Uno come me, in quell’ambiente, è ovvio che venga preso in giro. Per fortuna il mio amico è dalla mia, ma giustamente se faccio stronzate non lo aiuto. Posso solo riderci su. Cercare di trasformare il “ridere di me” in “ridere con me”.

Comunque, che è successo? Siccome ho questa rinnovata spinta sociale in questo ambiente nuovo – ovvero la cazzo di cucina di una piccola pizzeria -, un pomeriggio mi è venuto un guizzo di gioventù: “massì, indossiamo ogni anello e orecchino e braccialetto che posseggo”, devo aver pensato, manco volessi rendere disoccupato un ladro. Nella mia testa volevo un po’ farmi bello, SENTIRMI figo, rinato, interessante agli occhi dei tizi là. Soprattutto a quelli della tipa che mi prende palesemente in giro (ieri sera ne ho avuto la prova).

Ma il risultato è che mi presento tipo punk, fuori luogo, in un posto dove non posso avere anelli o cose pendenti che potrebbero cadere nel cibo, e quindi mi prendo anche una mezza cazziata. E giù tutti a ridere. So popo coglione, non c’è niente da fare. Che poi dico io, manco quando esco con una ragazza mi concio così, ma come cazzo mi è venuto in mente?

Ecco la mia vita: patetica. La fase drammatica l’ho superata. Forse sarebbe stata più interessante da raccontare quella, sicuramente, ma ora mi resta da raccontare solo questa blanda quotidianità. Un ipotetico acme delle mie giornate che potrei aspirare a raccontare è magari la normalità per un altro cristiano. Che ne so, immagino che tutti festeggeremo con i fuochi d’artificio quando bacerò di nuovo una ragazza perché me la sono conquistata.

La vita è preziosa. Certo. Ma devo capire che cazzo farmene, anzi, come si guida nei tortuosi ambienti sociali che ci circondano. Alla fine che me ne faccio di una vita vissuta da solo? Certo, non sono solo, però dai, non posso manco stare sempre nella comfort zone dei miei sei o sette amici. Considerando che poi potrebbero anche andare via da un momento all’altro. Ecco, in questo caso sono io a tagliare il ramo, a vedere qualcosa di nuovo per non cadere nella routine. Anche se forse nel mio caso, per come sono impreparato, è autolesionismo.

E poi sento mia madre che fa: “sii fuori dal gregge”. Ma perché mai? Io VOGLIO sentirmi COME gli altri. Ma qual è il problema? Questa cosa di essere unici, diversi, seguendo questo individualismo sfrenato, è tutta una cosa culturale della nostra epoca. Andate dagli antichi greci, e provate a dire di non voler seguire la massa – anzi, la polis – e tutti i suoi canoni. A seguire le vostre inclinazioni per capire “chi siete veramente”, e a vestirvi diversamente e avere un aspetto fisico unico e non canonico. Vi avrebbero preso per pazzi. Certo, ai tempi erano sicuramente poco sensibili ai corpi non “belli”, perché per loro la bellezza interiore doveva avere un corrispettivo estetico nel fisico. La kalokagathìa no? Magari in questo erano superficiali? Boh, era un’altra cultura, un’altra epoca. Non possiamo citarli oggi decontestualizzati per sostenere tesi moderne di menti moderne. Sì lo so li ho messi io in mezzo, però è per dire… Per farmi capire.

Vabbè sto delirando. Avevo altri aggiornamenti da scrivere, ma mo non mi vengono in mente e non mi va di mettermi ricordare ancora le ultime settimane, quindi boh. Che dire? Ciao.

Continua...

Serie: Il martedì mi lagno


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. La tua riflessione sulla società e sull’individualismo è interessante. È vero che a volte ci sentiamo pressati a essere unici e diversi, ma in realtà è normale voler appartenere a un gruppo e sentirsi come gli altri. La chiave è trovare il proprio equilibrio e non perdere se stessi nel processo.
    Secondo me, il consiglio di tua madre è un po” paradossale, ma forse il segreto è trovare un equilibrio tra la propria identità e l’appartenenza, senza perdere la propria autenticità.

    1. Credo che questo equilibrio che dici sia il fulcro di tutto. La propria identità forse sta proprio nell’autenticità, e non nel voler a tutti i costi essere diverso in maniera costruita. Almeno credo sia la miglior cosa. Il problema è mettere in pratica tutto questo!