20 gennaio 26

Serie: Il martedì mi lagno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Già sapete...

Ma lo sapete perché si chiama Wall Street? La strada di New York dico. Vabbè, che ve ne fotte, ma parlo di quel che cazzo voglio quindi sì, ve lo spiego perché è assurdo, secondo me. (Scusate sono un po’ nervoso. Inoltre sto cercando di scrollarmi di dosso quest’orribile accondiscendenza e piacioneria, e cercare di fare davvero per me quello che devo fare per me). Comunque l’ho vista e sentita mille volte nei film, e mai mi sono domandato perché un nome così singolare (vabbè, faccio anche schifo in inglese, le lezioni di recupero non vanno proprio benissimo…) Comunque, riassumendo da quel che ho capito, praticamente quando New York, ovvero Nuova York, non era ancora chiamata così, ma era invece Nuova Amsterdam, sotto gestione degli Olandesi, fondatori della città, c’era un limite che separava e proteggeva la punta finale di quella lingua di terra che è Manhattan, limite segnato prima da delle palizzate di legno, poi da terra e legno, e infine da un vero e proprio muro. Cioè Wall Street, Via Muro, si chiama così perché in origine c’era un muro. Sembra stupido ma è folle proprio perché è così stupido. Chissà quante cose così ci sono intorno a noi! Cioè sembra normale ma è assurdo: dietro a cose che diciamo c’è un universo e manco lo sappiamo. Perché Via Toledo a Napoli, pronunciata e sentita mille volte, si chiama “Toledo”? Ho scoperto che c’è una città che si chiama Toledo in Spagna, e noi siamo stati sotto dominio spagnolo per secoli. Ma il motivo è che un viceré spagnolo, Don Pedro Alvarez de Toledo, la fece costruire (sì, anche questo l’ho cercato su Google… ho infranto di nuovo le regole!) Ma pure cose più semplici tipo “abbronzare”, deriva da “bronzo”, perché quando ti abbronzi diventi color bronzo, e non ci ho mai pensato! Sembrano scemenze ma sono cose preziose queste, almeno per me. Oltre ad approfondire le mie conoscenze e a nutrire la mia curiosità, e darmi risposte, mi fanno rallentare il cervello. Mo mi viene voglia di andare per strada e googlare qualunque nome che non conosco che dà il nome ad una via. Quanto sono ignorante. Ma è impossibile sapere tutto. Eppure voglio sapere tutto. Quanto sarebbe bello. Forse sto ricadendo nella mia smania di perfezionismo, ossessione. Che tristezza.

Però preferisco parlarvi – o parlarmi – di queste scoperte, che veramente mi hanno fatto star bene, che non di me. Tanto queste settimane sono tutte tristi uguali. Piatte. Vuote.

Mah, forse ho solo troppo tempo libero in realtà. Forse mi devo trovare un obiettivo nella vita e non fare semplicemente il “sopravvissuto”. Passo le giornate a recuperare cose che magari non recupererò mai del tutto, sentendomi sempre malato e diverso e non-funzionante. Quindi come obiettivo inseguo l’aggiornamento di un software che non so se riuscirò ad aggiornare completamente, e non ho un altro fine. Che bello. Quando ero piccolo prendevo dei CD, ci legavo delle corde e con delle mollette li attaccavo alla ringhiera del balcone, con la parte riflettente verso l’alto così che il sole catturasse l’arcobaleno di quello specchio. Pensavo di creare così dei pannelli solari. Altre volte invece prendevo della carta igienica, la bagnavo e la riempivo di sapone, e poi l’attaccavo così, in modo che si asciugasse e seccasse senza cadere, alle ceramiche del bagno. In quel caso credevo di aver trovato un modo innovativo per profumare gli ambienti. Non per vantarmi, ma credo che ero veramente creativo, molto più di oggi. Volevo fare l’inventore. Avevo anche un sacco di Lego, in particolare set di spazio con razzi e mondi alieni. Anche lo scienziato in generale mi piaceva. O il meccanico boh. Passavo tanto tempo da solo in cameretta a progettare. Mia madre non mi comprava videogiochi, pensava che facessero male. Dice che ero fantasioso per questo motivo. Non sono d’accordo con lei, ma di certo sviluppai una certa manualità. Già… Col tempo che ho perso non so che farò. Che ho messo da parte? Niente.

Oggi è pure partito un mio amico. Direi amico “storico”, benché lo conosca da quattro anni solamente. Ma certi rapporti anche in poco tempo riescono a fiorire pienamente, diventando rapidamente grandi alberi radicati in noi. E comunque non nutro un ventaglio così ampio di amicizie più storiche di questa. Un piccolo punto fisso, che però è partito. Lui ha un sogno. Io non so. Lui è andato via dall’Italia. Vorrebbe vivere di arte, fare il clarinettista, avere magari uno stipendio quantomeno decente. Siamo messi così male che neanche l’orchestra giovanile del San Carlo l’ha fatto sentire apprezzato come artista. Ammetto, con tutto il rispetto, che forse c’è un po’ di presunzione, o forse solo ambizione, giusta per carità. O forse la vedo io così perché lo volevo qui, vicino casa, in modo da chiamarlo ogni tanto per un caffè, com’è normalmente, per stare anche solo dieci minuti insieme a chiacchierare. In ogni caso è andato via. E capisco quanto fossi fortunato a potergli chiedere un caffè ogni tanto. Pensavo fosse scontato. Dato per certo che ci sarebbe stato sempre. Vabbè, non è mica morto, sono felice per lui. Però… Non voglio dare giudizi, basta. Non so se sia giusto, se ha un odio per l’Italia fondato. Però un sacco di miei amici hanno trovato questa soluzione. Dovrei anche io? Perché poi questa situazione si riflette a specchio su di me. Forse se lavorassi penserei di meno, mi anestetizzerei un po’, sposterei sul fisico il peso che solo la mia mente ora si porta addosso. E sentirei il peso anche io delle ingiustizie, dello sfruttamento, del lavorare a nero, del farsi il culo per quattro euro all’ora. Anche perché più del cameriere che potrei fare? Niente. Almeno sono esperienze, e io ho fame di esperienze. Sono le esperienze di merda ad insegnare di più? Il bravo marinaio non si è formato in acque calme, ma qui la noia rischia di ammazzare…

Mio Dio, sta diventando “il martedì mi deprimo”…

Continua...

Serie: Il martedì mi lagno


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. Funziona molto la voce: è scomposta, viva, contraddittoria, e proprio per questo autentica. Mi ha colpito il passaggio dalla curiosità quasi infantile (i nomi, le etimologie, i CD al sole) al vuoto adulto: non è nostalgia facile, è smarrimento lucido. Sembra un flusso che pensa mentre scrive, e regge.

    1. Grazie, forse una delle abilità alle quali potrei pensare parlando di me è quella di raccontarmi! Forse c’è speranza! In un certo senso la condivisione diventa essenziale, perché grazie anche a tutte le vostre osservazioni, come con uno specchio, posso vedermi, ma meglio che nella vita reale. Tutto questo esercizio di scrittura mi fa riflettere.

  2. “Però preferisco parlarvi – o parlarmi – di queste scoperte, che veramente mi hanno fatto star bene, che non di me.”
    Il tuo martedì “lagnoso” sta diventando un martedì “atteso”.
    Mi fai sorridere e riflettere. Non vuoi parlare di te, ma lo fai con ironia e sarcasmo.
    A martedì prossimo…

    1. Grazie Corrado, il tuo commento mi fa davvero tanto bene all’anima, davvero. Credo che se riempiamo le parole di verità, la differenza si percepisce. Tutto sta nell’essere onesti, credo. Ci sto provando, non è facile esserlo. A martedì prossimo!

  3. Diciamo che sei già fortunato a vivere in una città come Napoli (dalla parola ‘ringhiera’ ho subito capito che sei napoletano o, almeno, delle zone limitrofe); poi sei giovane e, credimi, questo ha il suo peso. Per la mancanza del tuo amico, fai come faccio io con una mia carissima amica che abita in Toscana (mentre io sono in Piemonte): mettiamo gli auricolari Wi-Fi e parliamo per ore e ore, prendendo anche il caffè insieme🙂

    1. Sì frequento spesso Napoli, ma in realtà sono di Aversa. Sicuramente troverò un modo per il mio amico, ma comunque non so, non mi sembra lo stesso. Anche perché non è il primo che parte, ed è comunque difficile trovare un equilibrio con tutti i ritmi che si sballano. Sicuramente ci sarà modo ma sicuro non come un tempo. Però che ci possiamo fare, va accettata la cosa, sempre meglio di niente…