27 gennaio 26
Serie: Il martedì mi lagno
- Episodio 1: 6 gennaio 26
- Episodio 2: 13 gennaio 26
- Episodio 3: 20 gennaio 26
- Episodio 4: 27 gennaio 26
STAGIONE 1
Non “venero” molti miti. Anzi, posso dire che a prescindere ne conosca pochi. Non so molti nomi di attori o band importanti e famose, come se avessi vissuto da sempre sotto una roccia. Però alcuni hanno comunque, per la loro grandezza, sfondato la mia impermeabile bolla di ignoranza. E, nella mia incapacità di approfondire, sono un fan degli aforismi, e spesso me li segno quando li vedo online, in particolare quando subisco il mio onnipresente doomscrolling. Sono dipendente dal cellulare, il che non ha senso, cioè, già ho perso tempo, e ora ne perdo altro? Mi sparerei solo per l’insensatezza di questa cosa. Comunque oggi, in virtù di questa mia dipendenza, infrangerò spesso la mia regola di lasciarmi andare ad un flusso senza mai alzare le mani dalla tastiera (come sempre in realtà…), perché devo cercare cose online e appunti che mi sono scritto durante la settimana. Vabbè, comunque. Nel perdermi con occhi stanchi e sfocati tra reel infiniti, mi capitò un’intervista di Bruce Lee in cui diceva: “Non parlare mai negativamente di te, neanche per scherzo”. Per lui le parole possono tipo castare incantesimi, o comunque il corpo non sa quando scherzi. Ok. Poi, qualche giorno dopo mi capitò per le mani quello che Charlie Chaplin disse in merito al suo personaggio del vagabondo: “Egli cerca di affrontare il mondo, di andare avanti a forza di bluff: e di questo è consapevole. E ne è così consapevole che riesce a ridere di se stesso e anche a commiserarsi un po’.“ Perché per Chaplin: “In un eccesso di serietà si annida sempre l’assurdo”. Quindi l’autoironia per lui è importante. Ora, o Bruce Lee non vedeva i film del suo collega, o uno dei due si sbaglia. E sapete cosa? Con estrema saccenza dico che nessuno dei due ha capito un cazzo. E sapete perché? Perché entrambi avevano ragione. Parlano sulla base delle loro esperienze, e la loro esperienza dà ragione alle loro parole. Quindi l’inferno sta a noi capire, in base alle nostre di esperienze, cosa vogliamo prendere come modello. Gesù, quanto è difficile vivere. Mi trovo a dover crescere tutto insieme, e crescere è anche capire che quello che ti dicono mamma e papà può essere sbagliato, anche quando ti dicono: “noi abbiamo più esperienza, ci devi ascoltare!” Il punto è che io mi chiedo: “quale esperienza? Quella composta e seriosa di Bruce Lee, o l’autoironica di Chaplin?” Ma non capirebbero, perché la loro grande esperienza esclude la mia effimera, che mi ha portato a vedere dietro miti e ruoli semplici persone spaventate e piegate dalla vita, come me. Io e loro siamo spaventati, indipendentemente da tutto. Io ho paura. Magari per questo anche la mia visione in base alla mia insignificante esperienza può essere una stronzata vera solo per me, e un po’ alla volta le cose iniziano a perdere senso! E finisco come sempre nel mio inutile nichilismo, e verso lo stato depressivo di cui mi parla lo psicologo. Un po’ come quel capitolo in Siamo Pazzi di Rob, con la cosa del nodo. Però io non ho trovato una soluzione come lui! Forse sono solo pippe assurde e dovrei uscire un po’ più di casa e respirare aria fresca. Ma mi chiedo io, come si fa a non avere almeno un po’ di depressione dentro? Vi rendete conto che c’è là fuori? Che vuol dire vivere? Sono io forse? Sono come un bambino che se la fa sotto dalla paura in questo mondo folle che non sa dove vuole andare, perché non c’è nessuno alla guida, anche se alcuni pensano di avere loro il timone del pianeta. Trump, Netanyahu, Putin. E poi le incertezze, le malattie, il caso. Il locale svizzero che prende fuoco a capodanno, l’influenza K, la tempesta Harry che distrugge il sud Italia, treni che deragliano in Spagna, gente ammazzata a caso in America… A me è andata male già una volta o due, e nulla mi vieta di venire investito da una macchina dopo aver pubblicato questo altro vomito di lamentele terrorizzate. Perché siamo fragili, cristalli su una nave in tempesta. E tutto, come dice Gino, si riduce all’antico Eros e Thanatos nelle nostre azioni. Mi ha parlato di Freud e varie teorie e mi ha messo in guarda che, per quanto suoni figo tutto ciò, comunque sono idee superate (quindi, di nuovo, nessuna verità, semplicemente non esistono), ma comunque possono essere utili per capire delle cose. Ed è vero, agiamo o per la paura di morire o per la voglia di amare e costruire. Sempre. Io non so dove mi trovo, forse bloccato al centro, perché la paura della morte l’ho avuta, ma bloccato come ne sono uscito mi ritrovo a non riuscire ad andare verso il vivere, verso l’eros, e resto nell’anestesia del doomscrolling…
E in tutto questo sto qua a lamentarmi che ho scopato poche volte nella vita e che in generale la mia esistenza sia vuota e priva di senso perché mi sono inguaiato con le mie stesse mani! VOGLIO URLARE!
Basta. Parliamo d’altro. Ultimamente sto ascoltando a ripetizione l’ultimo album di Caparezza. Canticchio sempre “La vita è una cella. Lo è ogni sua cellula” ecc. ecc. Ma mi piacciono quasi tutti i pezzi di questo album. Quanta profondità. La profondità e la saggezza di un uomo che ha vissuto, ma anche la sensibilità e la forza di tirare fuori poi tutto il risultato di quel vissuto, in un modo tra l’altro artistico e poetico. Incredibile, è così che deve essere vomitare tutto ciò che si ha dentro. L’invidio. In un’intervista su IG ho visto che dice che “la vita è come un buffet: più vai avanti e meno pietanze ci sono”. Più o meno ha detto questo. Eh, pensate che io sono arrivato tardi a questo mio stesso buffet. No ok, non riesco ad uscire dal mio mood oggi, va così. Gino dice che forse ho un disturbo bipolare, e oggi va così. Punto.
Finiamo così questo primo mese del 2026. E di questo diario…
Serie: Il martedì mi lagno
- Episodio 1: 6 gennaio 26
- Episodio 2: 13 gennaio 26
- Episodio 3: 20 gennaio 26
- Episodio 4: 27 gennaio 26
Un flusso di coscienza un po’ caotico ma tremendamente onesto, per un attimo ho avuto la sensazione di essere trasportato nella tua mente.
Rabbia, paura e autoironia. Un connubio vincente che tiene gli occhi incollati allo schermo.
A martedì prossimo…
“crescere è anche capire che quello che ti dicono mamma e papà può essere sbagliato,”
Quanta verità…