4° Episodio
Serie: Paladino, Audax e la Città
- Episodio 1: 1° Episodio
- Episodio 2: 2° Episodio
- Episodio 3: 3° Episodio
- Episodio 4: 4° Episodio
- Episodio 5: 5° Episodio
STAGIONE 1
«Tu sei pazzo!» esclamò Paladino, in quel luogo oscuro: la cima di un grattacielo.
«No, ma che dici? Forse non hai capito com’è la situazione…» iniziò Audax.
«No, ho capito abbastanza: qui si uccidono tutti, e tu vuoi finire il lavoro. È così, infatti: sei pazzo. Hai visto troppe uccisioni».
«No, no, ascolta: ho intenzione di liberare un gas che renda sterili tutte le persone. Non ci saranno più nascite, e questa Città si spopolerà».
«Quale gas?».
«Un gas che possiedo nel mio covo. Un gas inodore e invisibile. Vedrai: la Città diventerà un buon luogo dove vivere».
«Certo, perché non ci sarà più nessuno!» esclamò indignato.
«Paladino, Paladino, non hai mai studiato Leopardi? Lui disse che, se l’uomo si estinguesse, la Terra non si accorgerebbe della sua assenza».
«Può darsi. Ma non per questo bisogna fare una cosa così folle» obbiettò.
«Non è follia: è giustizia. Magari drastica, ma pur sempre giustizia».
Paladino lo fissò a muso duro. «Non so perché mi hai trascinato fin qui…».
«Per avere il tuo aiuto, la tua alleanza» e, sembrò, aveva il tono supplichevole.
«Be’, ma non ho firmato alcun contratto: io ti fermerò» fece la sua dichiarazione. Di guerra?
Audax diventò concentrato, anche diffidente. «Vuoi fermarmi?».
«Sì, perché non puoi causare un simile scempio. Il diritto alla vita innanzitutto. Anche per chi non si comporta bene».
«Vuoi sul serio ostacolarmi?».
«Certo!» sbottò.
«Va bene» disse. «Va bene» ripeté. «Molto bene» rimarcò. E prese la daga e fece per colpire Paladino.
Paladino si scostò e la lama, per poco, non lo ferì. Aveva l’armatura lapolaka, ma qualcosa gli aveva suggerito che l’avrebbe potuto trafiggere. «Sei pazzo!».
«È questo il famoso Paladino? Si agita e strilla come una femminuccia e nient’altro?». Scoppiò a ridere, il tono canzonatorio. «Mi vuoi fermare a suon di urla? E allora urla!».
Paladino lo spintonò. Poteva fare di più, ma era così deconcentrato che si ricordò poco dopo che poteva fare di più.
Audax continuò:«Oh, reagisci? E con cosa? Con uno spintone? Forse ti ho sopravvalutato».
«Ti sbagli» ringhiò Paladino, adesso che aveva una certa distanza.
«Che vorresti fare? Chiamare la mamma?» e scoppiò a ridere.
«No, altro» e gli lanciò contro una sfera d’energia.
Audax gemette e si allontanò. Adesso, fra lui e Paladino c’era una sfera che cresceva, cresceva, e si videro delle crepe. La sfera stava…
Paladino dovette balzare sullo skateboard perché il tetto crollò.
Audax sparì nella polvere, fagocitato dal foro.
La sfera, probabile, scoppiò. Ma il danno era stato fatto: già quel grattacielo era ridotto male, ora era ancora più malandato di prima.
Paladino si allontanò nella luce della sera. Osservò quell’edificio: sembrava più una sigaretta, dato il polverone. E, adesso, quella era la tomba di Audax. Poi lasciò perdere e puntò verso il Centro. Prima di raggiungerlo, fu bloccato da una voce:«Fermo! Oggetto volante non identificato in avvicinamento, fermati! Chi sei? Che cosa vuoi? Da dove vieni?». E, prima che Paladino potesse dire qualcosa, la voce aggiunse:«Atterra!».
Paladino obbedì.
Vide dei vigilantes che gli puntavano addosso degli M16. «Fermo, fermo! Chi sei? Che…».
«Che cosa vuoi! Da dove vieni! Sì, so tutto» li interruppe. «Non preoccupatevi: non sono una diavoleria di qualche Banda. Sono dei buoni».
Un graduato sembrava più riflessivo. «In effetti, non mi sembri appartenere a qualche Banda. E chi saresti?».
Paladino spiegò chi era e che era stato portato fin lì contro la sua volontà. Completò dicendo dell’idea malsana di Audax.
«Audax? Intendi, forse, un personaggio vestito di nero, con maschera antigas e una A rossa sul petto?».
«Sì, proprio lui» confermò. E, si ricordò, che sulla tuta di Audax, al momento dell’azione, compariva una A rossa dell’anarchia.
«Uhm. Ci abbiamo avuto a che fare» ammise.
«È pazzo!».
«Lo sappiamo. Mi pare di capire che tu non sia un suo fan».
«No, infatti».
«Io mi chiamo Vincenzo Patrizi, maresciallo dei Vigilanti del Centro».
«Piacere».
«Vorrei che tu ci aiutassi. In genere, noi ci limitiamo a difendere il Centro. Non ci spingiamo lontano da qui. Ma, se qualcuno trama contro di noi, abbiamo il dovere di colpire anche nella Periferia» dichiarò.
«Come adesso».
«Come adesso, infatti». E aggiunse:«Vorrei che tu ci aiutassi».
«Volentieri, se sapessi dov’è il covo di Audax».
«Noi sappiamo dove si trova. Non precisamente. Ci siamo fatti un’idea» lo informò.
«E allora siamo a cavallo!» esclamò entusiasta.
«Forse. Vorrei che tu venga con noi».
Paladino non poté che esprimere il suo assenso.
Fu formato un convoglio di jeep e camion, tutti carichi di Vigilanti armati di M16 e missili Stinger. Si andava alla guerra. E Paladino era con loro.
La colonna si allontanò dal Centro e, il maresciallo, disse a Paladino:«Stiamo andando nel territorio dei Pipistrelli».
«Non li conosco» disse Paladino, seduto accanto nel vano porta passeggeri della jeep.
«Io sì» e si alzò una manica per mostrare una cicatrice lunga dal polso al gomito.
Poco dopo, la colonna si fermò.
«Che diavolo succede?» domandò Paladino.
«Non senti? Spari!».
La radio gracchiava di un conflitto a fuoco.
Il maresciallo fece in fretta a dimenticarsi di Paladino: doveva coordinare le truppe.
Paladino disse al graduato, se ufficiale o sottufficiale non si capiva, che poteva dare una mano. Ma il maresciallo lo ignorò. Paladino, frustrato, volò via con lo skateboard ed ebbe una visione d’insieme: un incrocio, un camion in fiamme, morti dappertutto, e cecchini della Banda che sparavano dai luoghi appartati. Paladino ghignò e ne raggiunse uno. Sentì i Vigilanti dire che lo vedevano, e quindi smisero di far fuoco.
Il cecchino si accorse di quell’inerzia e si arrischiò a guardare.
«Cucù!» disse Paladino, lanciandogli contro una sfera. Il muro fu sfondato. Un’esplosione di sangue. Una sezione di quel palazzo, già fatiscente, crollò. Altri cecchini spararono contro Paladino, le pallottole che guizzavano come vespe. Paladino tirò un’altra sfera.
«Paladino, forza! Forza Paladino!» gioirono i vigilanti, colti da una frenesia di sangue.
Paladino aveva capito che, quelli, erano i servitori dei potenti. Non amava l’idea di essere il loro idolo. Ma, per ora, si doveva accontentare. «Aiuto, aiuto!» udì poi. Paladino raggiunse la cima di un palazzo e guardò intorno: un uomo che sembrava in difficoltà. Un civile. Gli venne in soccorso, ma questi si defilava. Perché? Mentre la sparatoria si faceva ancora più fitta, Paladino lo inseguì per dei garage che, un tempo, erano sotterranei… adesso erano alla luce del sole calante.
«Oh, finalmente ci sei!» sbottò Audax.
Paladino capì che quella del civile era stata una trappola e, adesso, era nel covo di Audax.
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Ciao Kenji, questo Audax è piuttosto duro a morire 😀
Ancora non ho ben chiara la situazione: bande, civili, miliziani, vigilanti, cani sciolti. Forse, perché mai diventerà chiara? L’unica cosa certa è che Paladino e Audax sono legati dal destino, vediamo quali altre avventure riservano.
Ciao Micol e grazie per il commento! Non ti preoccupare: domani vedrai l’ultimo episodio; chiudo l’anno con questa serie poi dal primo gennaio avrai/avrete delle sorprese 🙂