
60 minuti
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Dietro le quinte
- Episodio 2: Pioggia di sangue
- Episodio 3: Nuovi incentivi
- Episodio 4: Destruction Derby
- Episodio 5: Incontro clandestino
- Episodio 6: Una visita inaspettata
- Episodio 7: Nuovi orizzonti
- Episodio 8: Tempo di risposte
- Episodio 9: A pesca
- Episodio 10: … Si ottiene tutto
- Episodio 1: Come tutto ebbe inizio
- Episodio 2: Si accendono i riflettori
- Episodio 3: 60 minuti
- Episodio 4: Un pianoforte in penombra
- Episodio 5: Con le buone maniere
- Episodio 6: Aria pesante
- Episodio 7: Piove sul bagnato
- Episodio 8: Topo di biblioteca
- Episodio 9: Salmone Affumicato
- Episodio 10: Arriva la cavalleria
- Episodio 1: Carnevale
- Episodio 2: Due lenti sono meglio di una
- Episodio 3: Il passato non si cancella
- Episodio 4: I problemi non vengono mai da soli
- Episodio 5: Alla base della piramide
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
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Ero diretto di nuovo verso l’ufficio, la notte si prospettava ancora lunga e la mia necessità di mettere benzina nel corpo si faceva sempre meno rimandabile. Modigliani aveva scelto di incastrare i portuali, forse era pronto a corrompere qualcuno della polizia per far sparire le casse, prima che un controllo le scoprisse, difficile da capire ma non era ciò che mi interessava. Tutti i tasselli erano stati messi al posto giusto, ora dovevo solo riordinare le idee e chiamare il Commissario, di sicuro, in quel momento, era intento a interrogare il nostro amico Gregory, questa volta l’avevamo disturbato per un dettaglio davvero importante. Ero quasi arrivato a destinazione quando il telefono squillò, rallentai mentre cercavo nella tasca del cappotto, un numero anonimo, strano.
“Pronto?”
“Detective Davies, spero stia trascorrendo una buona serata, la invito a raggiungermi ai vecchi impianti di produzione della Roland, immagino che un vecchio segugio come lei saprà dove si trovano” una voce gelida all’altro capo, una mezza idea su chi fosse già l’avevo.
“E perché dovrei partecipare alla festicciola? Non abbiamo mica frequentato la stessa scuola da piccoli, mia madre mi ha insegnato a non accettare le caramelle dagli sconosciuti, e io rispetto questa regola ogni volta.”
“Vede, io e Frank Sullivan ci stiamo divertendo un mondo, tra poco arriveranno anche le spogliarelliste, non vorrei mai farle perdere uno spettacolo del genere. Le prometto che nessuno inciamperà col rischio di morire sul colpo se lei si presenterà qui entro un’ora.”
“Mi metto l’abito e arrivo.”
Parcheggiai di fronte all’ufficio, scesi dall’auto quasi saltando, per poco non buttai giù la porta d’ingresso, avevo poco tempo e dovevo prendere la borsa delle armi che tenevo nell’armadio. Quel bastardo di Modigliani mi avrebbe fatto saltare il cervello, ne ero sicuro. Mentre percorrevo il corridoio cercai nella rubrica il numero del Commissario, poi mi bloccai, forse in un modo o nell’altro, tenevano sotto controllo il mio telefono, dovevo usarne uno pubblico. Mi fiondai sull’armadio, tirai giù tutti i vestiti che avevo riposto lì dentro nel corso degli anni, ciò che cercavo se ne stava in un angolo, avevo sperato di non dover mai usare tutta quella roba. Poggiai la sacca sulla scrivania: all’interno si trovavano pistole; mitragliette al plasma; granate di varia misura. Si trattava di un arsenale che avevamo deciso di costruire negli anni, nonostante il nostro mestiere, di solito, non contemplasse grandi sparatorie, ogni tanto poteva capitare qualche situazione scottante. Decisi di portare con un’arma di piccolo calibro, facile da occultare, di certo mi avrebbero perquisito e un cannone non avrebbe superato il controllo. Modigliani aveva accennato solo a Frank ma non aveva detto nulla su Gregory: forse era morto? Per un istante mi balenò nella mente un’ipotesi: e se l’autista fosse stato l’esca? Sapevano che ci saremmo cascati con tutte le scarpe, erano sicuri che avremmo deciso di portarlo in centrale per farlo interrogare e metterlo al sicuro e l’hanno usato a loro vantaggio. In ogni caso l’avrei scoperto a breve. Tornai alla macchina, l’orologio mi avvisava che avevo già perso dieci minuti e la distanza da percorrere era considerevole, infatti avevano scelto un luogo ben lontano da occhi indiscreti, nel quale farci saltare il cervello senza troppi complimenti.
Salii in auto e guidai dritto per quattro isolati, alla prima cabina libera mi fermai, scesi senza nemmeno spegnere il motore, aprii la porta scorrevole e composi il numero alla velocità della luce. Rimasi in attesa che il telefono all’altro capo cominciasse a squillare, il tempo pareva non passare mai e, contemporaneamente, trascorrere troppo in fretta. Con lo sguardo scandagliai la zona in cerca di qualcuno incaricato di pedinarmi: non sembrava quello il caso.
“Commissario Morello, con chi parlo?” l’avevo tirato giù dal letto, la voce ancora impastata dal sonno.
“Sono Colt Davies.”
“Che diavolo succede a quest’ora della notte?”
“Abbiamo risolto il caso.”
“Bravi, volete una pacca sulla spalla e un bacio in fronte?”
“No, è il momento di darci supporto. Oggi è arrivato in ufficio l’autista di Antonio Modigliani, ha confessato di essere testimone dell’omicidio, ci ha spiegato tutto nei dettagli; Frank l’ha portato con lui, l’idea era di farlo interrogare in centrale e proteggerlo fino al processo. A quanto pare gli sgherri di Giancarlo l’hanno intercettato lungo il tragitto. Ho ricevuto qualche minuto fa una chiamata che mi invita a recarmi alle industrie Roland: hanno preso in ostaggio Sully” vomitai tutto a grande velocità, le parole uscivano senza che io potessi esercitare un reale controllo su di esse.
“Che nottata del cazzo, allerto subito un paio di squadre speciali” non sembrava molto contento della notizia.
“Non c’è bisogno di sottolineare l’assoluta necessità di tenere un basso profilo, io sarò lì entro cinquanta minuti, voi dovrete arrivare poco dopo ed evitare di farvi sentire.”
“So a chi far fare il lavoro, stai tranquillo Colt. Riporteremo i vostri culi sani e salvi a casa.”
“A dopo.”
Attaccai e uscii dalla cabina, l’umidità della notte aveva reso l’aria pesante, quasi si poteva toccare con la mano, una leggera foschia mi circondava, nonostante il disastro appena accaduto non riuscivo ad essere agitato, quasi come se il mio inconscio avesse sempre saputo che sarebbe finita così. Guidai con calma, anche se a velocità sostenuta, sfruttai il tragitto per godermi la città, dovevo essere proprio giunto al limite della sopportazione per apprezzare quell’ammasso di cemento e merda. Man mano che mi allontanavo gli edifici si diradavano come alberi al limitare della foresta, la foschia aumentava e persino il rumore del motore diventava più tenue. Ogni tanto qualche buca mi riportava alla realtà delle cose, sapevo che quella notte avremmo fatto giustizia per quella povera donna, in un modo o nell’altro. Forse saremmo stati boia, forse saremmo stati giudici, la storia era ancora da scrivere e niente era detto.
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Carnevale
- Episodio 2: Due lenti sono meglio di una
- Episodio 3: Il passato non si cancella
- Episodio 4: I problemi non vengono mai da soli
- Episodio 5: Alla base della piramide
E pare che stiamo arrivando alla resa dei conti.. La tensione si sente tutta!
“la mia necessità di mettere benzina nel corpo si faceva sempre meno rimandabile”
Questo passaggio mi è piaciuto