A tutela del cittadino

Comunicato ANSA – 19 dicembre 2023, 09:59}

Prevedere l’aspettativa di vita, oppure il futuro delle relazioni sociali di un individuo: è quanto ha dimostrato di poter fare l’algoritmo sviluppato da Sune Lehmann, dell’Università Tecnica della Danimarca a Lyngby, e descritto sulla rivista Nature Computational Science.


Comunicato ANSA – 24 giugno 2024, 22:32

Si avvia a conclusione l’iter parlamentare per l’AI Act, la legge europea che regolamenta lo sviluppo e l’impiego dell’AI nei paesi dell’Unione. I leader di Francia, Germania ed Italia esprimono soddisfazione per le modifiche ottenute rispetto al testo originario, considerato “restrittivo in maniera non sostenibile”. In particolare, è stato espunto un passaggio che includeva fra le applicazioni vietate l’impiego delle tecnologie di AI per la profilazione degli utenti da parte di enti bancari ed assicurativi, e sostituito con un testo che impone ai suddetti enti, qualora in possesso dei dati necessari, di “rilevare e comunicare tempestivamente all’utente eventuali minacce o rischi, in essere o potenziali purché ritenuti ad alta probabilità, per la sua salute fisica o mentale”. Questo emendamento è stato definito, in un comunicato congiunto dei portavoce delle tre Nazioni che hanno guidato la battaglia per la sua approvazione, come “di importanza epocale per la tutela della salute dei Cittadini” in quanto sancisce l’obbligo di comunicare ufficialmente agli utenti quali rischi si possano evincere dai dati disponibili sulla loro salute mentale e fisica.


Marco attraversò l’apertura dell’ampia porta a vetri con un’espressione inebetita sul volto. L’alto palazzone di cemento ultramoderno dal quale era appena uscito ospitava la sede della settima (o era l’ottava?) compagnia assicurativa alla quale era andato a chiedere il rinnovo della sua assicurazione sulla vita, senza successo. Abbassò lo sguardo ed i suoi occhi tornarono finalmente a fuoco, giusto sul foglio che sembrava essergli rimasto tenacemente attaccato alla mano. Non voleva leggerlo, non di nuovo: era la settima volta, o forse l’ottava, che gliene stampavano una copia identica. Ormai ne ricordava a memoria ogni parola.

“Gent.mo Marco,

Ti siamo grati per averci dato fiducia in tutti questi anni, e ci sentiamo moralmente e legalmente obbligati a ricambiare la tua fiducia, fornendoti delle informazioni essenziali per la tutela della tua salute.

Da un riesame dei tuoi dati vitali che la nostra Divisione Tutela Predittiva ha operato, come da regolamento, prima di rinnovare il tuo Contratto Assicurativo, è emerso che – a causa di una predisposizione genetica e di uno stile alimentare non appropriato – la tua probabilità di esprimere un incidente circolatorio ad alto impatto si è notevolmente incrementata, superando i limiti imposti dal nostro regolamento. Pertanto, in virtù del citato regolamento e nel pieno rispetto delle normative vigenti, ci vediamo obbligati, con nostro rammarico, a declinare la tua gentilissima offerta di rinnovo contrattuale.

Certi della tua cortese comprensione, ti auguriamo un pronto recupero probabilistico ed una conseguente sopravvivenza ben oltre il breve periodo stimato dai nostri sistemi AI predittivi.

Ci è gradita l’occasione per porgerti i nostri più cordiali saluti.

Il tuo Assicuratore di Fiducia”

Il suo Assicuratore (la fiducia lasciamola stare) gli aveva negato il rinnovo dell’assicurazione sulla vita, che comprendeva anche le cure in caso di malattia grave, perché in base ai dati raccolti sul suo conto un qualche dannatissimo modello informatico aveva deciso che lui si sarebbe ammalato e sarebbe morto.

«Cioè, appunto, no?» disse Marco ad alta voce, al nessuno che aveva davanti.

«Cioè, appunto, l’assicurazione sulla salute serve se uno si ammala, e quella sulla vita se uno muore, no?» aggiunse, sempre a voce alta, allo stesso interlocutore inesistente.

Le altre compagnie assicurative, prontamente informate con tempestività e precisione informatica del mancato rinnovo, avevano conseguentemente declinato con cortese fermezza le reiterate “offerte” da parte di Marco di entrare a far parte del loro parco clienti.

«Vabbene, vaffanculo. Dimostrerò che la loro predizione del malaugurio è errata, sopravviverò alla mia data di morte e dovranno darmi la mia assicurazione sulla vita» disse di nuovo, sempre a voce alta. Poi si diresse alla sua auto, parcheggiata poco lontano.

Aprì le portiere con il telecomando ed entrò, sbuffando e sistemandosi la cintura di sicurezza, disattivò il tassametro per il parcheggio a pagamento attraverso una applicazione del suo smartphone e premette il pulsante di accensione del motore.

Che non si avviò.

In cambio, una garrula voce femminile lo gratificò con tono professionale: «Buongiorno Marco! Sembra che la tua assicurazione sulla Responsabilità Civile sia stata temporaneamente sospesa, pertanto non possiamo consentirti di avviare la tua auto. Ti consigliamo di recarti prima possibile dal tuo Agente di Fiducia per risolvere il problema e riattivare la tua Assicurazione. Grazie!»

Il messaggio era stato perfidamente generato dalla scatola nera che la solita compagnia assicurativa lo aveva obbligato ad installare in ottemperanza alle normative vigenti di sicurezza stradale. Prima che Marco potesse riaversi dallo shock, un cinguettante segnale sonoro lo avvertì dell’arrivo di un messaggio WhatsApp sul suo smartphone. Il contatto mittente era quello del suo assicuratore. Lo lesse.

“Gent.mo Marco, la tua Assicurazione RC non è più attiva in virtù dell’Art. 34, punto 3, comma 16 del tuo Contratto Assicurativo, che prevede la possibilità di rescissione unilaterale per cause gravi legate ad esempio al tuo stato di salute, in atto o stimate come probabili in un intervallo di mesi 18. Per ulteriori informazioni visita il nostro sito web o vieni a trovarci in Agenzia.”

Il tono dei messaggi si stava facendo via via più serio e sbrigativo, generando in Marco la sensazione che la sua vita fosse ormai al termine e che un timer metafisico stesse scandendo le ultime battute di un conto alla rovescia.

Ora non aveva più nemmeno la sua auto. Uscì, sbatté lo sportello e si allontanò, salutato dal segnale di riattivazione automatica dell’antifurto.

Il tragitto a piedi dal centro città fino al quartiere residenziale periferico dove abitava con sua moglie e suo figlio richiese a Marco circa tre quarti d’ora, ovvero circa una decina di minuti in più di quanto ci avrebbe impiegato in auto.

Maria, sua moglie, stava discutendo animatamente al telefono, asserendo che lei con lo stato psicofisico del marito non aveva assolutamente a che spartire. «Ci stiamo pure separando», aggiunse dopo qualche istante, indicando all’interlocutore dall’altra parte del filo, con un ampio gesto della mano, la distesa di valige semipiene che invadeva il pavimento dell’ingresso.

“Strano”, pensò Marco. Fino a quella mattina avevano fatto sesso per iniziare la giornata e non aveva avuto alcun sentore di separazione. In effetti era la prima volta che ne sentiva parlare. D’altra parte fino a quel pomeriggio non aveva nemmeno saputo di dover morire di lì a qualche mese. Beh, almeno secondo le AI dell’assicurazione.

Nel frattempo Mario, suo figlio, stava protestando vivamente perché «Con questo trasloco rischio di non arrivare all’appuntamento da Filippo». Filippo era il capoccia della comitiva, e mancare ad un appuntamento a casa sua lo avrebbe sicuramente messo in cattiva luce con gli amici. Di Filippo.

Marco dribblò le valige e lo sguardo bieco di Maria, che sembrava attribuirgli implicitamente chissà quale colpa, entrò in cucina ed aprì una birra. La lattina sibilò e produsse quel caratteristico rumore metallico che allertò sua moglie. La donna, ancora al telefono, aprì la porta spingendola con il piede e mimò, con il labiale e picchiandosi il dito indice sinistro alla tempia: «Ma sei pazzo? Nel tuo stato?»

Lui posò la lattina in frigorifero e si versò un bicchiere d’acqua.

La mattina dopo, Marco si alzò prima di tutti, bevve il suo caffè, andò in bagno, si vestì ed uscì di casa per andare al lavoro in autobus. Ma prima di arrivare alla fermata ricevette un messaggio di posta elettronica sul suo smartphone.

Caro Marco…” l’assicurazione aveva diramato un’allerta “rischio di salute grave” nei suoi confronti a tutte le altre compagnie, compresa quella che assicurava l’azienda di Davide. Questi, non potendo più ottenere per lui un’assicurazione sul lavoro, lo stava licenziando. Anzi no, “collocando a riposo” in attesa di una soluzione con l’assicurazione. O del licenziamento ‘per cause di forza maggiore’.

Fuori, una pioggerella fitta fitta lo inzuppò in pochi istanti. S’incamminò lesto, come se avesse qualcosa da fare, lungo l’interminabile rettilineo che portava verso la città. Avrebbe avuto tempo a sufficienza per pensare, per capire cosa fare, ammesso che qualcosa da fare gli restasse.

Era circa a metà strada, o giù di lì, quando la volante della polizia lo affiancò e si fermo. Lì per lì pensò che volessero dargli un passaggio, per carità cristiana o per senso civico, ma si sbagliava.

«Signor Marco?» disse una voce formale ed un po’ spiccia da dentro l’auto. Si fecero mostrare i documenti.

«Deve venire con noi, Marco.»

«Perché? Cos’ho fatto?»

«Lei ha perso l’assicurazione, la sua auto, la sua famiglia ed il suo lavoro. Ci dispiace tanto per lei, ma deve seguirci. Lei è stato classificato “a serio rischio di esito criminale non coordinato”.»

«La Polizia Preventiva? Ma non era stata bandita dall’AI Act europeo, anni fa?»

«Non per tutti i casi. Ci sono specifiche situazioni nelle quali…»

«Sì, come assassinio, pedofilia, terrorismo. Ma io non sono un criminale, non ho precedenti, non sono… Vi sembro un terrorista, io?»

Lo guardarono, seri, in silenzio. Alla fine capì.

«Ah, già. Sono un immigrato di terza generazione. La mia pelle è nera.»

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Discussioni

  1. Ciao Giancarlo, un racconto bello, attualissimo, anzi con un inquietante domani presi dall’onda dell’AI. Ben scritto con effetti tragicomici, proprio come credo sarà fra un po’ la nostra vita. Complimenti. A rileggerti. Io non intervengo spesso, ho davvero poco tempo e me ne scuso con tutti, ma quando trovo qualcosa che mi piace veramente, blocco tutto e scrivo. A presto

  2. Caspita Giancarlo! Un dedalo di sfighe e coincidenze è catastrofi che si susseguono nell’arco di poche ore a indicare una strada che sembra essere in discesa e con i freni rotti. Molto bravo tu a tenere i fili di una narrazione veloce che potrebbe in qualsiasi momento sfuggire dalle mani. Invece tu te la cavi benissimo. A me, che le assicurazioni non mi ricordo mai di pagarle in tempo, è venuta l’ansia. Sarò la prossima

  3. Un bel racconto e scritto benissimo, come il precedente sempre sullo stesso tema. Direi una sequenza di catastrofici eventi scaturiti da una banale statistica dell’ AI. Il finale però, devo dire, mi ha fatto un po’ storcere il naso. Capisco perché l’hai inserito, serviva il collegamento con il terrorismo però rischia di distorcere il lettore dal tema principale dell’ AI. Ovviamente è solo un mio parere.

    1. Apprezzo la tua critica, grazie.
      In realtà il finale non mi è servito solo per… Finire. È proprio pensato, ed è collegato con le eccezioni che nell’AI Act sono state poste ai divieti sull’impiego delle AI. Sembra che alcune nazioni si siano opposte al divieto dell’impiego delle AI per prevedere se una persona possa in futuro compiere un crimine (polizia predittiva).

  4. Mi è piaciuto molto questo racconto, sa trasmettere il senso di frustrazione montante del protagonista che si muove all’interno di un ambiente che potrebbe non essere molto distante dalla realtà di un futuro prossimo.
    Probabile che di te un giorno scriveranno: “Accidenti, mente sopraffina quel Iannizzotto, un vero visionario”

  5. Non vedo l’ora che qualcuno apra le gabbie di nascosto, durante una notte di luna quasi piena e liberi le AI più feroci e letali. Nella mia testa somigliano alle idre de La guerra di domani.
    Un giorno ci ritroveremo queste terrificanti bestie sul comodino accanto al nostro letto pronte a strusciarsi facendo una specie di rantolo gorgogliante carico d’affetto.
    Adoro il tuo racconto.

    1. Grazie Emiliano, per la lettura ed il commento positivo.
      In effetti non sono le AI che mi spaventano, in effetti chi mi ha googlato sa perché. Sono gli usi distorti, che sono già qui o stanno arrivando. Purtroppo.

  6. Molto interessante e un po’ tragicomico. La costruzione del racconto ben articata come sempre. Un po’ da brivido, al pensiero che in un futuro non troppo lontando l’ AI potrebbe riservarci sorprese molto simili a quelle descritte in questo tuo racconto.

  7. Questo racconto è introdotto da due comunicati stampa. Il primo è reale, lanciato dall’ANSA il 19 dicembre 2023 alle 9:59 di mattina. Il secondo è totalmente falso e di mia invenzione, anche se potrebbe avverarsi più o meno alla data specificata nel racconto. Per capire perché, basta leggere una descrizione dell’AI Act e del tipo di accoglienza ricevuta da parte dei governi di alcuni Stati europei

    (https://www.ansa.it/osservatorio_intelligenza_artificiale/notizie/societa/2023/12/15/ia-i-paletti-previsti-dalla-normativa-europea_8e772a8b-9123-4308-8d31-569067b2b361.html)
    (https://www.ansa.it/osservatorio_intelligenza_artificiale/notizie/progetto_solaris/2023/12/19/fonti-italia-e-5-stati-ue-frenano-sulle-nuove-norme-per-lia_34583083-962f-49e7-b0eb-03d0a5fa198f.html)