
Adam
Martin odiava il Natale, l’aria puzzolente di cannella e anice stellato lo stomacava. Avrebbe preferito addormentarsi prima delle feste e risvegliarsi alla fine.
Sua sorella gemella lo tampinava con innumerevoli telefonate alle quali l’uomo preferiva non rispondere.
– Ed eccola di nuovo, stavolta vorrà farmi ascoltare la vocina di sua figlia, che chissà come si chiama, quella donna è una fabbrica di bambini. Ti chiamerò domani Gessy ora smettila, che palle.
Entrando in casa vide la segreteria brillare, alzando gli occhi al cielo vide che c’era solo un messaggio.
– Per uno posso anche sopportarlo
Martin sono io. Volevo dirti che ti penso. Ho provato ad invitarti per Natale, non voglio che tu sia solo durante queste feste. Lo so che la mancanza di mamma e papà si fa più forte in questi giorni. Non serve che chiami, vieni e basta. Spero di vederti. Baci
I loro genitori erano morti la notte della vigilia in un terribile incidente automobilistico, dal quale lui e la sorella erano usciti incolumi ma segnati nell’animo.
Martin desiderava solo una doccia, cenare e perdere ogni pensiero davanti alla televisione.
Era riuscito ad addormentarsi quando il campanello lo scosse.
– Martin sono Amy, ti prego apri. Voglio solo parlarti, è tanto che ci provo.
Martin decise di non rispondere. Lui ed Amy avevano avuto una fugace relazione l’anno precedente. Ma quando la cosa cominciava a farsi seria egli aveva scelto di troncare ogni contatto.
Faticosamente cercò di riaddormentarsi, nonostante un forte mal di testa martellasse senza sosta.
Aveva appena ripreso sonno, quando la voce di David il portinaio lo costrinse ad alzarsi dalla sua comoda poltrona.
Scusi signore, ma una coppia ha lasciato questo pacco, insistendo che fosse urgente per lei riceverlo subito.
Martin sorpreso e un po’ sospettoso, prese la piccola scatola anonima quasi senza ringraziare e chiuse la porta in faccia al portinaio.
– Una coppia, forse capirò leggendo il biglietto.
Il regalo consisteva in una palla di vetro ma nessun biglietto.
Curioso Martin, cominciò a girare la sfera che si illuminò improvvisamente mostrando la sua immagine invecchiata e imbruttita. Era solo malconcio e impegnato a scolarsi una bottiglia di vino scadente e a farsi gli auguri di Natale ad ogni sorso.
Spaventato cercò ancora un messaggio non trovandolo guardò ancora la sfera che riprese vita e Martin vide i suoi genitori che cominciarono a parlare:
– Tesoro, ascolta bene, sei amato non dimenticarlo, devi vivere e aprire il tuo cuore. Riparti da oggi è Natale, cambia noi sappiamo che un bellissimo futuro ti aspetta.
Il cuore dell’uomo batteva all’impazzata e le lacrime scendevano copiose sul suo viso. Egli non si era accorto che era giorno, aveva viaggiato come Scrooge ed ora era tempo di cambiare.
Si preparò in fretta, prese la palla di vetro, voleva mostrarla a sua sorella.
Uscendo dall’ascensore consegnò una gratifica a David, scusandosi per la sera precedente, poi prese un taxi diretto a casa di sua sorella. Titubante suonò il campanello.
Gessy aprì la porta e sorridendo abbracciò il fratello.
– Sei venuto, l’ho sperato tanto. Ma cosa hai in mano. Una palla di neve con la nostra fotografia, che bella lo sai che le adoro. Mancavi solo tu. Entra.
Oltrepassando la soglia Martin vide Amy in lontananza che si dirigeva in cucina. Decise di raggiungerla, quando la vide, tra le braccia la donna stringeva un bambino.
– Ciao. Speravo venissi. Lui é Adam, ha il nome di tuo padre. Non voglio nulla da te. Volevo solo che lo incontrassi.
Curioso l’uomo si avvicinò a Amy. In quel momento le parole dei genitori presero forma. Avevano ragione, ora lo capiva. Il futuro gli sorrideva e aveva il viso di Amy e Adam.
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l’elemento fantastico (la sfera di cristallo) si fonde molto bene col resto e lo stile è nitido e pulito. Non c’è nessuna retorica del Natale – che appare come un’ occasione narrativa- ma solo il ritrovare una dimensione umana giusta e semplice.
Un pochino Martin lo capisco, il Natale lo detesto anch’io! Per fortuna, però, non per i suoi stessi motivi.
A volte la felicità è più vicina di quanto immaginiamo: spesso bisogna solo trovare il coraggio di cercarla.
Vero
Non servono gli occhiali
Scusa ho scritto senza occhiali
Sono un disastro
Cara Micol
Ogni quanto è vero quello che acrivi.
Stare accanto ai miei cari è il più grande dono che ogni giorno posso avere.
Auguri
Ciao Tiziana, la speranza di un futuro migliore non deve, mai, abbandonarci. Il Natale è un occasione per riflettere, mettere in fila tutto e comprendere a che punto si è arrivati: non importa l’innesco, solo il risultato. Con il passare degli anni mi capita di pensare alla vecchiaia, quella vera, e riflettere: avere qualcuno accanto è il dono più prezioso.