ADDII
Serie: COLOPHON - Script di una metasitcom
- Episodio 1: PROLOGO METALETTERARIO
- Episodio 2: SCREZI
- Episodio 3: EBBREZZA
- Episodio 4: CHIACCHIERE
- Episodio 5: INTERMEZZO METALETTERARIO
- Episodio 6: IDEE
- Episodio 7: INFEDELTÀ
- Episodio 8: VISITE
- Episodio 9: RIVALITÀ
- Episodio 10: MAGHEGGI
- Episodio 1: SECONDO INTERMEZZO METALETTERARIO
- Episodio 2: GELOSIA
- Episodio 3: LEGÀMI
- Episodio 4: CECITÀ
- Episodio 5: ADDII
- Episodio 6: TERZO INTERMEZZO METALETTERARIO
- Episodio 7: ACCORDI
- Episodio 8: SCELTE
- Episodio 9: UNA CANZONE CHE FACCIA PIANGERE
- Episodio 10: ULTIMO INTERMEZZO METALETTERARIO
- Episodio 1: LA VIA DI DAMASCO
- Episodio 2: EPILOGO (TANTO “META” QUANTO LETTERARIO)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Giovedì notte. Hotel Excesior. Andrea Bellini e Laura De Luca sono vestiti, seduti uno accanto all’altra sul bordo del letto della camera centoquarantuno.
«Cos’hai, lòma? Non ne hai voglia?»
«Cazzo, Andre’: ma con tutto quello che è successo oggi, non ti sei fatto qualche domanda?»
«E che domande dovrei farmi? Tuo marito ci ha sgamati… amen! Staremo più attenti…»
«Tutta la Fiorani ci ha “sgamati” Andre’, non ci vuole una laurea per capirlo…»
«Embè? Che problema c’è? Adesso non salterai su con cazzate del tipo “a rendere eccitante la cosa era proprio la clandestinità” o robe del genere? Per favore, lòma!»
«La fai facile tu… e intanto la figura della bagascia la faccio io…»
«Sei strana, comunque…»
«Oh, basta Andre’! È tutto il giorno che lo dici! Solo perché stasera non voglio farlo, non vuol dire che sono diventata un’aliena!»
«Non è quello… è per come parli…»
«Ah: te ne sei accorto! È stata la Martini a consigliarmi di migliorare la dizione».
«La Martini! Ma quando?»
«Ieri, dopo la sua famosa “visita”. Durante la pausa pranzo volevo fare un salto da Massimo per bermi un caffè, e lei era ad aspettarmi davanti al nostro portone…»
«Ma co’ dìt? Dabó?»
«Sì! Era andata a pranzo nel ristorante di fronte, assieme alla sua biografa, e come due cecchini s’erano appostate dietro alla vetrata del locale per tener d’occhio l’ingresso della Fiorani, nel caso fossi uscita…»
«Incredibile! Se l’avesse fatto un uomo sarebbe finito in gabbia nel giro di cinque minuti…»
«Ma nun dì strunzat, jà! Ops… lo vedi? Mi fai incazzare e po’ nun c’à facc’ a trattéreme!»
«E non trattenerti allora! Lo sai, lòma, che quando parli così mi metti addosso un arraglio da paura…»
«Lèvete ‘e mmane, puorc’!»
«Sì, ancora, lòma!»
«No! Ti ho detto che stasera non ne ho voglia!»
«Va be’… non insisto. Ma che voleva la Martini? Oltre a fare un’allegra sforbiciata, si capisce…»
«Andre’: quando parli così mi fai schifo. Sembri Giordano…»
«Infatti era una frase sua…»
«E ti pareva… comunque nulla: mi ha chiesto se voglio entrare a far parte del suo team…»
«Del suo harem, vorrai dire… ok, ok: la smetto!»
«Tu proprio mi consideri solo nu piezz’ ‘e carne, vero? Nun penze ca tengo pur’ e qualità? Nun è accussì?»
«Ho detto che la pianto, lòma. Non beccarti male…»
«Vabbè, jà! Sta di fatto che la Martini mi ha dato tre giorni per pensarci. Sabato, quando tornerà, le dovrò dare una risposta… e crero proprio ca ‘a seguarrò!»
«Ottimo… così ci lasci tutti nei casini…»
«Macché “casini”, Andre’: non l’hai capito che ormai la Fiorani ha finito? Tempo due mesi e si chiude! Poco male: avevo bisogno di cambiare aria…»
«E credi che andando a Londra con la Martini cambierà qualcosa? Guàrdati: non sei ancora partita e già dipendi da quella donna. Nemmeno di parlare come cazzo ti pare, sei libera…»
«Ha detto solo che la dizione è fondamentale per mettere chiarezza nella propria vita… e io le credo: l’equilibrio comincia da noi stessi…»
«Sì, e “non ci sono più le mezze stagioni”. È una frase talmente banale da essere cringe… e fattelo spiegare da lei cosa significa, dato che le piace tanto l’inglese! Che poi dico: chiarezza! Quando mai è chiara la gente?! E quando mai si ascolta davvero?! È da tutta la vita che mi sembra di parlare al muro, e se qualcuno mi ha dato mai l’impressione di capirmi, era perché io mi illudevo che lo facesse…»
«Azz: sembri quasi geloso».
«Togli il “quasi”! Ecco, brava: ridi. Lo so che godi a sentirtelo dire…»
«Si’ proprio nu ragazzino, Andre’…»
«Ah, comunque ho capito qual è il grande segreto che non volevi confessarmi l’altra notte… quando parlavamo del Ricci e di quella promessa che hai fatto a “qualcuno”: la Bianchi è cotta di lui. Si è visto da come lo ha difeso oggi, in ufficio… e probabilmente lui deve averla illusa in qualche modo… ecco perché ne hai detto peste e corna…»
«Elisa è proprio na scema, con rispetto parlando. Chilla sta ‘nnammurata ‘e llui da anne. Chesta storia nun ‘a sape nisciuno, Andre’, pe cchesto me raccomanno: acqua ‘n bocca!»
«E come mai tanto segreto?»
«“Come mai?”. Tu nun c’hai idea ‘e chell’ ca ha passato chilla ragazza. Forse non te ne sei accorto, ma Elisa sta in cura da uno psichiatra… sì, Andre’: la Bianchi è completamente depressa. Oh ma, nun ‘a depressioncella passeggera… no no: chilla piglia camionate ‘e pasticche…»
«E cosa c’entra il Ricci con la sua depressione?»
«C’entra. Pecché ‘na vota chilla scema ha pruvato ad ammazzarse ‘n ufficio. Ha aspettato che andassero via tutti e s’è ingoiata un flacone intero di Prozac. A quei tempi Ricci nun ce stava maje, nun se capiva che avesse, e o signor Giuseppe durmiva ‘nell’ata stanza comme sempe, stordito dall’alcool, fino a notte fonda. Beh: per un qualche miracolo, quella sera Ricci andò in redazione e trovò la Bianchi quasi morta».
«E poi? Che ha fatto?»
«L’ha portata in ospedale, che aviva da fà? Le hanno fatto una lavanda gastrica e tutto è passato. Nessuno si è accorto di niente. Da chilla notte, però, Elisa nun è cchiù riuscita a smettere ‘e pensà a Ricci».
«Che storia! Ma non capisco perché lui non ti va a genio. Insomma: non ha fatto niente di male!».
«Il Ricci lo sa che Elisa gli muore dietro… e pare che a isso ‘a cosa ‘o piace. È nu strunz… comme tutte quante vuje ommene…»
«…e dunque hai deciso di passare all’altra sponda… brava lòmetta! Ti capisco: adesso abbiamo gli stessi gusti…»
«Molto spiritoso. Comunque, a parte gli scherzi, credo sia davvero meglio non vederci più…»
«Per me è ok…»
«Comme? Nun ce si’ rimasto manco male?»
«È la vita… cosa dici: già che siamo qui, ci facciamo quella d’addio?»
«Marò, Andre’. Nun cambi mai! Reste sempe nu ragazzino! Sempe cu chella cosa ‘inta ‘a capa, oh! Ma crisc’ nu poco! Vabbé, jà: però sto ‘ncòppa io!»
Serie: COLOPHON - Script di una metasitcom
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- Episodio 9: UNA CANZONE CHE FACCIA PIANGERE
- Episodio 10: ULTIMO INTERMEZZO METALETTERARIO
Finale da morire dal ridere! 😄
Non me l’aspettavo che Laura entrasse a far parte dell’harem della Martini. O forse sì. Bah, ad ogni modo credo che sia in linea con la sua personalità opportunistica.
Ciao Giuseppe! Grazie mille per la lettura!🙏🏻 In effetti volevo dare a Laura proprio quella sfumatura lì😄 un po’ indecisa, un po’ opportunista, per quanto apparentemente forte di carattere. Grazie ancora!
😂 finale magistrale!
Grazie mille, Roberto!😂
Credo per svariati versi di ritrovarmi molto in Andrea e… Ricci è sempre più un coglione🤣 Se potessi, gli direi ten dur e ciapa n cul, barbun. O qualcosa del genere, perché in sardo non mi capirebbe e risulterei piacevolmente molto più scurrile! Comunque tanto di cappello signor Nicholas, si sbrighi a pubblicare il prossimo capitolo per favore 🤣 Arrivederselo
😂 Il povero Ricci è il capro espiatorio di questa serie. Sono felice che anche il personaggio di Andrea abbia trovato un estimatore. A lui ho affidato lo slang della mia città natale😂
“«Marò, Andre’. Nun cambi mai! Reste sempe nu ragazzino! Sempe cu chella cosa ‘inta ‘a capa, oh! Ma crisc’ nu poco! Vabbé, jà: però sto ‘ncòppa io!»”
Confesso che, a dispetto di tutti i personaggi maschili che hai articolato così bene in questa serie, per me vince lei. Sopra tutti. Vince in intelligenza e capacità. Complimenti a te che riesci a entrare a due piedi nello strano e bizzarro universo femminile.
Sono contento che questo personaggio risulti ben riuscito, perché temevo di averlo troppo stereotipato. In effetti per me Laura è un personaggio bellissimo😊
Concordo ☺️
“Che poi dico: chiarezza! Quando mai è chiara la gente?! E quando mai si ascolta davvero?! È da tutta la vita che mi sembra di parlare al muro, e se qualcuno mi ha dato mai l’impressione di capirmi, era perché io mi illudevo che lo facesse…»”
Complimento per questo ‘pensiero’ veramente riuscito.
Grazie!🙏🏻 Questa in effetti è una delle tematiche di tutta la serie. Il “saltare di palo in frasca” che dicevi. I sottintesi della comunicazione non verbale annullati dagli scambi di un dialogo teatrale, quindi obbligatoriamente verbale.
Non smetto di ridere da quando inizio a leggere fino a… quando smetto di ricordare quello che ho appena letto! Ho dovuto anticipare la lettura al pomeriggio per non tener sveglia mia moglie stanotte (niente commenti, per favore!). Bravo.
😂 Grazie di cuore, Giancarlo! Sono contento che questa serie regali qualche momento di spensieratezza🙏🏻
“«Marò, Andre’. Nun cambi mai! Reste sempe nu ragazzino! Sempe cu chella cosa ‘inta ‘a capa, oh! Ma crisc’ nu poco! Vabbé, jà: però sto ‘ncòppa io!»”
😂 😂 👏 👏
Questo addio era nell’aria, ma non sono convinta sia definitivo. Laura mi piace decisamente di più quando parla nel suo dialetto😂bravo Nicholas!
Ciao Melania! Grazie mille per la lettura!🙏🏻 Hai ragione: Laura è molto più piacevole quando parla nel suo dialetto😊
“Se l’avesse fatto un uomo sarebbe finito in gabbia nel giro di cinque minuti” 😀
Questo è uno degli episodi più comici della serie, lo è tutto il dialogo praticamente.
Ciao Francesco! Grazie mille per la lettura!🙏🏻 Cerco di mantenere sempre un clima leggero pur parlando di cose terribili😁