Adempimento

IL GESTO ESTREMO

La donna seduta accanto al letto continua a fissare quel vecchio immobile. Il volto scavato, la pelle sottile, capelli radi e corti. Nella sua memoria, suo padre è ancora forte, brillante, un vero modello per lei.

La donna distoglie lo sguardo e controlla di nuovo l’ora. Il tempo passa, il momento è vicino, sua sorella potrebbe rientrare da un momento all’altro. Una stanchezza profonda la assale mentre osserva la cancellazione lenta di una persona che un tempo era immensa.

Ripensa alle parole del padre, dette mille volte, come istruzioni. Aspettative.

“Se un giorno dovessi diventare un peso… non voglio restare. Preferisco morire.”

Gli sguardi si incrociano. La donna accarezza quel volto rugoso, lo bacia sulla fronte e con le lacrime agli occhi e la voce spezzata, sussurra «Ti voglio bene papà».

Nello sguardo del padre legge consenso e gratitudine. In quel momento sospeso, sente che ciò che sta per fare non è una sua scelta, è un gesto che appartiene alla volontà di suo padre.

LA DURA REALTA’

Quando la donna rivede suo padre, dopo più di un anno, le manca quasi il fiato. Le telefonate della sorella le avevano dato un’idea generale dei peggioramenti, ma non l’avevano preparata a ciò che sta vedendo.

Una luce pallida rischiara la stanza e la puzza di disinfettante e un vago odore di urina appesantiscono l’aria. Suo padre respira a fatica attraverso la mascherina per la ventilazione assistita. La pelle ingrigita, le spalle rientrate, il collo che non riesce più a sostenere il peso della testa. Gli occhi, però, sono ancora lucidi, vigili e coscienti. Bastano pochi secondi alla donna per capire che la sorella, per affetto, le aveva risparmiato i dettagli più dolorosi.

Sul comodino, tra una fila di blister e flaconi ordinati con cura, una fotografia scattata anni prima che ritrae una famiglia felice. La nostalgia la assale e improvvisamente si sente derubata. Dove è finita quella felicità? Quando è finita? Perché?

Il padre soffre di una malattia neurodegenerativa. Una di quelle malattie che non uccidono in fretta, che non fanno scattare allarmi, che non concedono speranze. Il corpo si spegne un po’ per volta ma la mente resta abbastanza lucida per soffrire, per ricordare. Abbastanza vigile per percepire ogni gesto di chi gli sta accanto ma non abbastanza per reagire. È un cammino lento, lunghissimo, che può proseguire ancora per anni.

Lei vive lontano, contribuisce economicamente, ma non può fare altro. La sorella minore si prende cura del vecchio padre malato che potrebbe vivere ancora anni, ma ogni giorno è un piccolo passo verso la totale dipendenza. Un uomo che ha costruito la propria dignità sulla forza ora giace lì, fragile, incapace di agire.

LA DECISIONE PIU’ DIFFICILE

Non è servito un grande intuito per notare la tensione tra sua sorella ed il marito. Piccole discussioni, attriti che mettono in evidenza la stanchezza di un rapporto sofferente. Un rapporto che va avanti per inerzia. Forse il matrimonio era incrinato già da tempo, ma l’attenzione continua per il padre malato aveva contribuito al logorio di quel legame. Lei li osserva in silenzio e si chiede cosa ne pensa suo padre. Se percepisce la situazione, se si sente “responsabile” di quella situazione.

Trascorre quasi tutto il tempo al capezzale di suo padre. Quando l’anziano sembra cosciente gli parla. Non si aspetta risposte ma sa che lui la sta ascoltando. Quando invece dorme, i ricordi la portano lontano.

L’aiuto per i compiti di scuola, severo ma sempre disponibile. Le risate al mare e i giochi con la sorellina. Le gite. Le discussioni durante l’adolescenza e le prime guide con l’auto per la patente.

Poi la maturità e il distacco. Non di suo padre ma il suo. La carriera, gli eventi sociali, le amicizie e le relazioni sterili. Tutti impegni che l’hanno allontanata dalle sue origini, dalla sua famiglia.

Poi, ancora, quelle parole nella sua testa: “Preferisco morire che essere un peso”.

All’epoca sembravano solo battute amare. Ora suonano come una richiesta d’aiuto. Delle direttive, indicazioni chiare, inequivocabili.

In un momento in cui sua sorella non c’è, cerca una conferma da suo padre. Mano nella mano. Quelle mani fragili che tremano per il peso della malattia, una volta erano robuste. Glielo chiede e basta.

«Sei stanco papà? Vuoi riposare?»

Un cenno quasi impercettibile della testa, ma più eloquente di qualsiasi parola. Gli occhi lucidi e una lacrima non trattenuta scivola sul viso rugoso.

Suo padre le ha risposto.

IL CORAGGIO

Con tutta la naturalezza che riesce a simulare propone la gita fuori porta e passa in mano alla sorella il coupon del parco acquatico «Un giorno soltanto, è un modo per sdebitarmi, so che non è abbastanza ma mi sentirei meglio».

Cerca di sfoderare un sorriso il più sincero possibile «Portate i bambini al lago, divertitevi e basta, ne avete bisogno tutti».

La sorella minore la guarda sorpresa, con un fondo di diffidenza «E papà? Ha bisogno di assistenza continua, lo sai».

«Ci penso io, te lo prometto.»

La sorella annuisce ma la guarda con un po’ di sospetto. Era sempre stata la più brava a leggerla dentro. Il giorno della gita, il mattino presto, i bambini assonnati ma felici in macchina con il padre. Le ultime raccomandazioni «La lista delle medicine è sul comodino».

«Si, l’abbiamo vista prima.»

«Ok. Ti ho anche messo le pastiglie in ordine di tempo. Così è più semplice per te.»

«Va bene.»

«Ricordati che fa fatica a deglutire, mettigli due cuscini dietro la schiena… Ok. Te la caverai.»

«Vai tranquilla. Se ce ne sarà bisogno ti chiamerò.»

Una controllata finale, per sicurezza, per non dimenticare nulla. Poi le due sorelle si salutano con un bacio ed un sorriso.

La porta di casa si chiude e il silenzio è totale. La donna si volta verso la stanza del padre e si avvia. Padre e figlia si guardano negli occhi, lei gli prende la mano e si siede accanto al letto e aspetta.

Aspetta che il coraggio le dia la forza di mettere fine alla sofferenza del padre. Aspetta che il coraggio le dia la forza di compiere il gesto estremo.

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Discussioni

  1. Amaramente ma realisticamente triste, in quanto inchioda su un tema dibattutissimo a livello morale religioso e giuridico, quale il confine del diritto di autodeterminazione del soggetto rispetto alla salute ed alla vita

  2. Un racconto intenso e doloroso che affronta il tema della dignità, dell’amore filiale e del peso delle scelte impossibili. Il punto di forza sta nello sguardo umano e partecipe della protagonista, divisa tra il rispetto della volontà del padre e il senso di colpa. La scrittura è sobria e carica di emozione trattenuta, e accompagna il lettore fino a un finale sospeso, dove il vero conflitto non è l’atto in sé, ma il coraggio necessario per assumersene il peso.