Adoro il mercoledì

Sorrido amabile nonostante lo sproloquio del collega sulla propensione alla trasparenza della mia camicia bianca, visto il diluvio che imperversa da ore. Il mio istinto suggerisce di causare un frontale tra l’ombrello, che stringo tra le dita, e quelle cose inutili, che tiene tra le gambe.

Sorridi Giorgia, sorridi. Anche questa interminabile giornata è giunta al termine. Hai timbrato quell’inutile cartellino, che scandisce lo scorrere del tempo tra queste quattro mura puzzolenti.

Sorridi Giorgia, sorridi. Anche oggi non hai preso un aereo per sterminare i consulenti esteri, i quali preferiscono non rispondere direttamente alle tue mail ma le inoltrano al collega, eliminandoti pure dai destinatari, pur di non comunicare con una donna. Peccato che sei il capo progetto.

Sorridi Giorgia, sorridi. Anche oggi hai ascoltato per dieci minuti, dopo una call, i commenti su quanto fosse “figa o cessa” quella donna. Perché la professionalità non include anche il rispetto, vero?

L’autobus è colmo di ombrelli gocciolanti e persone umide. Vorrei non dover subire questo contatto forzato. Per fortuna è mercoledì. Non vedo l’ora di tornare a casa.

Il tempo di abbandonare l’ombrello all’ingresso e la porta si apre. Un fascio di luce e un dolce profumo di risotto mi accolgono.

«Bentornata, mia signora» Doggy mi saluta con un caldo sorriso.

Sento le spalle rilassarsi e un dolce tepore riscaldare le membra.

«Le ho già preparato la vasca e accese le candele»

Accarezzo la chioma riccioluta di Doggy mentre procedo verso il bagno. Fingo disinteresse nell’osservare quanto perfettamente aderisce al torace il completo che ho scelto appositamente per lui. Ottimo acquisto, ho speso bene i miei soldi. Non ricordo più quanti anni ha il ragazzo, se non sbaglio nel curriculum specificava che studiava all’università. Giovane ma non troppo. Il giusto compromesso per godersi lo spettacolo senza sensi di colpa. Ha dei lineamenti delicati, i capelli color oro e due occhi castani che ricordano un labrador. Per questo ho scelto quel soprannome, e gli ho regalato un collare.

«Signora, dovrei andare in bagno» guaisce il cucciolo.

«Non ora Doggy, non ora»

L’acqua è calda al punto giusto. Socchiudo gli occhi e mi rilasso lasciandomi cullare dalla musica.

«Signora?»

Mi ero appisolata. La cena ormai sarà pronta.

«Vieni Doggy, lavami i capelli»

Obbediente il cucciolo mi sciacqua i capelli regalandomi anche un massaggio alla cute. Mi avvolge nell’accappatoio appena poggio il piede fuori dalla vasca.

«Signora, ora posso?»

«Non ora Doggy, non ora» a piedi nudi, avvolta nel caldo abbraccio degli asciugamani, mi dirigo in cucina. Lo stomaco brontola appena mi siedo davanti al piatto fumante.

Silenzioso e docile, Doggy rimane ad osservarmi.

Mi godo una sigaretta mentre lui rassetta la cucina e lava i piatti. Una forchetta gli cade di mano e tintinna rumorosamente sul pavimento.

Spengo la sigaretta.

«Non riesci più a resistere, vero?»

Doggy ha le lacrime agli occhi. Le punte delle orecchie sono rosse.

«Vieni, piccolo cucciolo. Vieni che ora ti porto a passeggio» mi avvicino a lui e raccolgo sul polpastrello dell’indice una lacrima fuggitiva. Doggy stringe il bordo del lavello così forte da sbiancare le nocche. Mi allontano di qualche passo per assaporare la scena in ogni dettaglio. Il cucciolo ha un fondoschiena sodo e tondo, un invito a cui non si può sottrarsi. Mi avvio verso la porta d’ingresso abbandonandolo nella sofferenza. Apro il cassettino della consolle e prendo il guinzaglio. Torno sui miei passi facendo oscillare la catena. Il cucciolo è rimasto nella posizione in cui l’ho lasciato.

L’ho addomesticato bene.

Il primo colpo lo colpisce alla chiappa sinistra, di striscio, ma a lui scappa lo stesso un gemito. Stringe le gambe come se avesse una coda da nascondere. Il secondo colpo centra entrambi i glutei e produce un suono magnifico. Doggy guaisce.

Sento la corrente risalire dalle dita, che stringono il guinzaglio, fino alla spalla. Un calore si irradia nel mio basso ventre fino a farmi desiderare di toccarmi. Non posso. Devo occuparmi del mio cucciolo prima.

Doggy trema. Stringo il gluteo più martoriato tra le dita «Dimmi, vuoi andare in bagno?»

Il viso è rosso, un mix tra vergogna e dolore. La visione è celestiale.

Lui non riesce più a parlare. Annuisce.

Clemente gli accarezzo la testa mentre allaccio il guinzaglio al collare. Lo costringo a voltarsi. Ha gli occhi lucidi di pianto e sfugge al mio sguardo. Una macchia scura colora i pantaloni all’inguine.

«Aaaah! Doggy, Doggy… Non sei riuscito a trattenerti. Ora vedi di fare il bravo cucciolo mentre andiamo in bagno»

Doggy annuisce sempre più rosso in viso. Cammina a fatica, quasi trascinando le gambe.

Apro la porta del bagno e prendo le manette dal ripiano. Lui, cucciolo ben addomesticato, porta entrambe le mani dietro alla schiena. Chiudo le manette ai polsi e aggancio la catena. Gli anelli di metallo scorrono lungo la spina dorsale, dal collo fino al bacino.

Lo posiziono perfettamente davanti al cesso. Chiude gli occhi mentre lentamente abbasso la zip. Stringe i denti.

«Mhmm…. no, così non va bene»

Slaccio il bottone dei pantaloni e li faccio scivolare fino alle ginocchia. Un lieve tanfo di urina mi giunge alle narici.

Abbasso i boxer umidi e sfioro la pelle liscia. Seguo il percorso della vena gonfia di sangue, basterebbe un solo tocco delle mie affilate unghie, fresche di manicure, per farlo tremare. Stringo il fragile pettirosso, frulla tra le mie dita. Se chiudessi un poco di più il pugno piangerebbe dal dolore. Con l’altra mano risalgo dalla peluria dell’inguine verso il ventre piatto. Geme. Dolore e piacere si fondono. Respiro l’odore pungente del sudore che gli ricopre il corpo come un velo.

Viva. Potente. Il piacere dell’orgasmo mentale si unisce al calore che esplode tra le mie gambe.

Ogni suo respiro è un dono di piacere ed estasi. Ogni lamento vale più di mille penetrazioni.

Questo è il mio personale paradiso.

Il mio delirio di onnipotenza.

Guaisce.

Disegno cerchi e spirali immaginari fino a scendere verso la zona umida. Il suo corpo ha uno spasmo.

«Doggy, ora puoi»

Un singhiozzo gli scuote il petto mentre il primo schizzo bagna la piastrella. Lo posiziono meglio mentre lui rilascia tutto quanto, sento il corpo sciogliersi tra le mie braccia. È così magro e sodo questo cucciolo.

Adoro il mercoledì.

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