Agata

Serie: Donne: mille sfaccettature


– L’animo ha mille sfaccettature. Non si sceglie quello che si è –

***

Agata rientrò stanca a casa, la giornata al lavoro era stata lunga e non vedeva l’ora di rilassarsi un po’. Nel soggiorno era ormai scesa la penombra del tardo pomeriggio autunnale, nella segreteria nessun messaggio, il cellulare costantemente privo di notifiche e nel piattino all’ingresso solo bollette da pagare.

Eppure era tranquilla, le andava bene anche così, la sua vita non aveva scelto il suo cuore.

All’improvviso si aprì una porta e la figlia le corse incontro, sbracciandosi in modo quasi infantile, le cinse la vita sprofondando nel petto della madre i suoi morbidi e lunghi capelli castani, confidandole che nell’ultima interrogazione dell’anno scolastico, in italiano, aveva preso un buon voto, e non era neanche la sua materia preferita.

Agata rimase inerte, con le braccia lungo il corpo e poi, appellandosi al manuale istituzionale di tutte le madri, portò le braccia in direzione delle spalle della figlia e tentò uno sfioramento che potesse in qualche modo somigliare ad un abbraccio. La figlia percepì il tentativo ma allo stesso tempo le sembrava quasi che il cuore gelido della madre non battesse neanche. In un moto di imbarazzo reciproco, ammantate da una cupa coltre di solitudine, le due sciolsero il contatto: la figlia si sistemò i capelli, che si erano arruffati nella corsa di poco prima, si strofinò nervosamente le braccia, come a scaldare ciò che era stato raffreddato, e sorrise dolcemente.

Agata rimase immobile, ricambiandola con un sorriso tirato di circostanza.

La ragazza cominciò a preparare la tavola per la cena, chiacchierando di argomenti futili solo per colmare quel silenzio glaciale che ormai riempiva le loro vite, e si asciugò le lacrime prima ancora che le scendessero lungo le guance.

***

Era fatta. Finalmente era arrivato per Luisa l’esame di maturità, con tutte le sue angosce e insicurezze che comportava. Quando finì si precipitò verso l’atrio della scuola per comunicare alla madre che le era sembrato un ottimo colloquio e che per festeggiare sarebbero potute andare a prendere un gelato insieme. Invece una delle collaboratrici le venne incontro con un biglietto dove era scritto che la madre aveva chiamato per avvisare che non sarebbe potuta andare. La delusione fu in parte lenita dal tenero abbraccio del suo fidanzato, compagno di classe e da qualche anno compagno di vita, con il quale progettava un futuro insieme. Questa poteva essere l’occasione per presentarlo alla madre e provare a capire se almeno un aspetto della sua vita poteva emozionarla.

Contemporaneamente, nel suo ufficio, Agata osservava il suo cellulare con il quale aveva fatto la triste chiamata, senza provare nulla nei confronti della figlia e di un momento così importante che stava vivendo senza di lei. Era ben consapevole che se in quell’istante le avessero fatto un elettrocardiogramma sarebbe sicuramente risultato piatto: nessuna connessione, nessun battito, zero vita.

Agata provò più volte a comporre il numero della figlia, perché questo è quello che fanno le madri: chiedono, si confrontano, si coinvolgono e amano senza un perché. Ogni volta però chiudeva la chiamata, in quanto lei un perché non riusciva a darselo, non riusciva a leggersi dentro e quindi ad entrare in contatto con colei che avrebbe dovuto amare.

Rientrò quindi a casa, ma questa volta nessuno le corse incontro e la cosa le parve strana. Cercò la figlia ovunque e quando aprì con circospezione la sua stanza, non la vide, però la porta-finestra era socchiusa quindi, con un timore a lei fino ad ora sconosciuto, uscì sul balcone… e la vide.

Stava lì, seduta a cavalcioni sul muretto del terrazzo con lo sguardo rivolto al mare, che si intravedeva attraverso i palazzi: i capelli le fluttuavano nel frizzante vento autunnale e l’avvolgevano sul viso e sul collo. Quando percepì che la madre era sul balcone con lei, si girò e la guardò con un misto di tristezza e speranza, tranquillizzandola che non aveva in mente gesti estremi: stava solo pensando al suo futuro.

Agata in quel momento la odiò: perché la voleva spaventare? Perché la guardava sempre con un amore che lei non riusciva a ricambiare? Perché in qualche modo la figlia voleva che lei l’amasse?

Ma la figlia, con una dolcezza mai vista, mise la mano sulla propria pancia, accarezzandola con amore e Agata capì. Così Luisa chiese alla mamma di essere con la futura figlia ciò che non era mai stata con lei: di amarla a prescindere, di difenderla sempre, di consigliarla quando necessario, di esserci a dispetto di tutti.

Agata mise la mano sopra quella della figlia e le promise che avrebbe fatto tutto il possibile per questa bambina, la quale sarebbe stata il filo di seta che avrebbe potuto cucire i loro cuori.

Serie: Donne: mille sfaccettature


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Discussioni

    1. Ciao Blonderline,
      ti capisco perché anche io ho avuto alti e bassi con mia mamma ma adesso che non c’è più mi sembrano tutte cose su cui potevo passarci sopra. I legami familiari sono sempre i più difficili. 😌

  1. Ciao Isabella, il tuo racconto apre un abisso. Una donna non nasce provvista di senso materno: l’ho sempre sostenuto. L’incapacità di amare, di provare emozioni, spinge ad innalzare muri di indifferenza. Una realtà scomoda, ancor più perché come accade alla tua protagonista non si ha l’interesse nemmeno di fingere. Credo esista un termine medico per questo tipo di “disturbo”: apatia genitoriale. Hai descritto queste non emozioni in modo egregio, questa tua “donna” vera si unisce alle altre offrendoci la sua anima.

  2. Ciao Isabella, questo episodio forse l’ho trovato più toccante degli altri, non so il perché, ma le tue vivide descrizioni, le tue pennellate cariche di tristezza e speranza mi hanno emozionato. L’invidia provata dalla madre non le ha permesso di accettare realmente se stessa e i successi della figlia e persino di amarla, ma una nuova vita può portare una nuova speranza…