Al rogo, strega eretica!

“Al rogo, strega eretica, e le tue ceneri si disperderanno col vento!”

La strega, vestita solo col saio delle penitenti, viene spinta sul soppalco e legata al palo. Qualcuno dispone le fascine sotto i suoi piedi, altri le versano addosso olio per lampade. Un prete le avvicina un crocifisso: “Pentiti! Salva la tua anima!” La strega sputa al crocifisso e al prete. Con voce da uomo, è Satana in persona che la possiede, gli fa: “Fottimi!”, e scoppia in una risata isterica. Le fiamme salgono rombanti, la risata si trasforma in urlo straziante.

“Al rogo, strega isterica, e le tue mani non dissemineranno mai più cattiva sorte!”

Oggi non ci mettono più al rogo, ma quante volte noi donne siamo considerate streghe? Quante volte abbiamo lo sguardo di un uomo su di noi e sentiamo che vorrebbe incenerirci? Quante volte sentiamo il fuoco sulla nostra pelle?

“Che la tua voce si ammutolisca per sempre! Adesso le fiamme asciugano le tue lacrime, e il tuo sguardo non si poserà mai più sui nostri bambini innocenti!”

Ci metterebbero al rogo perché diciamo quello che pensiamo, perché siamo in grado di essere autonome e autosufficienti, perché abbiamo reclamato e continuiamo a reclamare parità di diritti – e di doveri – rispetto agli uomini.

“Sei stata bruciata perché sei donna. Sei in grado di dare la vita, e questo agli uomini fa paura!”

Questo è il vero problema! Un mondo di soli uomini non può esistere. Un mondo di sole donne sì. È per questo che gli uomini devono sempre avere il controllo sulle donne. E se la situazione sfugge di controllo, è lecito ricorrere anche alla violenza pur di ristabilire il giusto equilibrio.

“Hai tempo per l’ultima maledizione, o per l’ultima preghiera, tra migliaia di scongiuri!”

Mia nonna era una strega, mia madre era una strega. Non ho mai conosciuto un padre, perché egli, giudicando sua moglie una strega, prima che io nascessi, aveva già abbandonato casa e famiglia. Una strega è in grado di crescere la propria figlia da sola e insegnarle l’amore, a dispetto di tutti gli uomini di questo mondo.

“Rendimi libera. Accendi il Fuoco Sacro e rendimi libera di essere. Rendimi libera di amare. Rendimi libera e mi insegnerai ad aver dentro di me tutti gli amori del mondo.”

Era l’unica preghiera che da bambina la mia mamma mi aveva insegnato.

Ho imparato a camminare sempre a testa alta, a non abbassare mai lo sguardo incontrando quello di un uomo. Ma ora so che questo atteggiamento viene preso come una sfida da parte di chi ti sta davanti. Mi sono innamorata e sono stata respinta. A un ragazzo, a un uomo, non puoi dire per prima “Ti amo”, perché lui scappa dalla parte opposta. “Al rogo, strega eretica, serva di Satana!” Anche se nella realtà i roghi non si accendono più da secoli, nella mente degli uomini se ne vorrebbero accendere ogni giorno.

Sono una strega? Non raccolgo erbe, non lancio maledizioni, non allestisco filtri magici, non mi metto al centro di pentacoli infuocati per invocare demoni. Eppure sono considerata una strega. Allora ho finto di essere più mansueta, ho nascosto la mia vera personalità e un uomo, Giovanni, mio marito, è stato accanto a me, e mi ha donato una figlia. Ancora una femmina, nella buona tradizione di famiglia. Ancora una strega che crescerà senza un padre. Giovanni già non è più qui, e Valentina ha lo stesso mio cognome, come io porto quello che era di mia mamma. Della Rosa, a ricordare che la nostra stirpe è stirpe di eretici, da tempi immemorabili.

Come mettere fine a questa sequenza? Insegno a mia figlia la stessa preghiera che mia mamma mi ha insegnato, ma le insegno anche a tenere lo sguardo basso, a essere mansueta, a non essere irriverente, a non rispondere a tono. Aspetto che cresca per poterle dare la libertà. La libertà di amare e essere amata, di non essere spacciata per strega anche lei. Ma per questo occorre un sacrificio. Il mio corpo va liberato dallo spirito della strega. Valentina ha ora sedici anni, può essere lasciata libera di volare, di vivere la sua vita. 

Olio per lampade non se ne trova. Ma al giorno d’oggi è tutto anche più semplice. Riempio una tanica di benzina al self service e raggiungo un luogo isolato. Mi verso il liquido addosso e faccio brillare la fiamma dell’accendino.

“Al rogo, strega eretica, e le tue ceneri si disperderanno col vento!”

Non un gemito esce dalla mia bocca, lascio che le fiamme facciano il loro dovere. Il mio corpo viene purificato dall’elemento primordiale. Lascio libero il mio spirito di dirigersi verso il cielo. A terra il mio corpo, nell’aria il mio spirito. 

Le fiamme si placano dopo interminabili minuti. A terra un tizzone ardente è quello che rimane del mio corpo mortale. Il vento alza le ceneri, disperdendole in volute nero grigiastre. Ma perché vedo tutto ciò? Dovrei essere morta, non dovrei vedere più nulla, non dovrei sentire più nulla. Scruto il mondo dall’alto. Ah, sì, ecco mia figlia Valentina! Torno a casa… Dove potrei andare, altrimenti?


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. A me questo pezzo è piaciuto. Ho letto i commenti e non sono d’accordo con la tua autocritica Aurora, quando dici che la tua tecnica di scrittura non è il massimo. Sono d’accordo che tutto sia migliorabile, ma leggendo non mi sono ritrovato a mugugnare e ho trovato la tua esposizione decisamente valida. Se posso farti una critica costruttiva prova a pensare di eliminare le ultime quattro righe. Non so cosa ne pensi tu, però a mio avviso così il finale sarebbe perfetto, senza bisogno di aggiungere altro.

    1. Grazie. Di solito sono abituata a giudicare come scrivono gli altri, e quindi mi è difficile dare un giudizio su me stessa. Certo, il finale può essere anticipato come dici tu al penultimo paragrafo, ma il racconto partecipa al concorso, e quindi per ora non sarebbe corretto modificarlo.

  2. Una volta, passeggiando, lessi una scritta su un muro, a caratteri cubitali: “Bruciare le streghe è bello”. Mi sono sempre chiesto cosa significasse. Da un lato poteva voler dire purificarsi, bruciando le cose negative che ci assillano, e questa sarebbe una cosa positiva. Ma dall’altra, ho sempre temuto che chi avesse scritto quella frase avesse in mente che certe donne vanno messe a tacere perché “scomode”. Una volta si bruciavano davvero, oggi si bruciano in maniera virtuale, ma non è che la cosa sia più indolore!