Alla scuola del Pesce Palestra

Serie: RACCONTI DA QUARANTENA - SECONDA PARTE


Cina. 
Provincia del Gansu. 
Confine con la Mongolia.

Il maestro zen del lago Juyan attende fiducioso il ritorno dei suoi allievi.

Ha fondato la palestra ormai dieci anni fa, quando al termine del percorso di iniziazione aveva deciso di imbarcarsi in questa impresa. Un sogno, prima che un lavoro. Un ideale, prima che una missione.

Costruire una palestra che facesse anche da scuola, in un luogo aspro, freddo e povero, non era stata però un’impresa semplice.

Prima dovette presentare domanda all’ordine delle palestre, e superare una breve prova iniziatica. Nozioni generali di storia, geografia e matematica. Poi toccò alla pedagogia, alla filosofia e alla psicologia. Tutto entro l’anno.

Dopo aver studiato, dovette sostenere una prova pratica. Isolamento. Nel freddo fiume di una regione a lui sconosciuta, nel tempio sacro e dedicato alla dea della conoscenza.

Poi toccò a lui, mettersi alla prova: addestrare, o meglio educare, un piccolo panda. In soli tre mesi. Un compito arduo e difficile per chiunque non fosse in grado di individuare la scintilla in grado di agganciare l’allievo, quel punto accessibile su cui il maestro deve fare leva.

– Cosa ci vuole? – scherzavano molti, senza sapere che quel punto è nascosto e differente per ciascun allievo.

Ma lui lo sapeva, e in due mesi e ventinove giorni aveva ultimato la sua prova.

Vennero poi i problemi economici, risolti solo grazie ad una cospicua donazione internazionale portata avanti dall’organizzazione mondiale per l’istruzione e la formazione dei piccoli.

E così il sogno prese forma, vita, e divenne reale.

Una scuola palestra, un edificio vero, reale, antisismico e riscaldato. Vicino al lago, naturalmente, perché lui era un pesce.

Ma arrivarono piccoli da ogni parte e di ogni specie, e a lui era dato il compito di creare un percorso unico, irripetibile, speciale, per ciascuna di quelle creature, uniche, irripetibili e speciali. Ognuno aveva i suoi bisogni, le sue caratteristiche, i suoi interessi, e lui rispondeva singolarmente a tutti gli aspetti della crescita dei suoi allievi: appagava i loro interessi, colmava i bisogni, e seguiva le specifiche caratteristiche.

Un compito arduo, ma di gran valore.

Avrebbe potuto metterli tutti davanti alla televisione, a guardare gli stessi programmi, inseguire gli stessi sogni, e desiderare le stesse cose, creare in loro gli stessi bisogni e uniformarli. Ma non c’era la televisione in quel magico edifico. Costruito vicino al lago, ovviamente, perché lui era pur sempre un pesce: il miglior pesce balestra del mondo. Ops…Pesce Palestra, volevo dire…

In ognuno di questi ragazzi,
vi è un punto accessibile al bene.

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