
Alle Armi
Serie: La Storia non sempre si ripete
- Episodio 1: Una Domenica Qualsiasi
- Episodio 2: Un Improvviso Lampo di Luce
- Episodio 3: VISIONI, Parte I
- Episodio 4: VISIONI, parte II
- Episodio 5: Postumi
- Episodio 6: In preda agli effetti dello shell shock
- Episodio 7: Alle Armi
- Episodio 8: Nuova realtà
- Episodio 9: Guidati da una forza misteriosa
- Episodio 10: …E la Vita Continua
STAGIONE 1
Lo scontro a fuoco sembrò essere arrivato ad uno stallo. Ad un tratto, dalle retrovie dello schieramento in abiti civili, spuntò fuori un altro ragazzo. Quando lo vidi ebbi un sussulto. Quel volto l’avevo visto un uno dei miei sogni delle sere precedenti. Ma quello che fece mi lasciò ancora più interdetto.
Dopo essersi avvicinato agli altri e aver scambiato qualche parola, si alzò in piedi. Incurante di essersi esposto, sollevò in aria un enorme fazzoletto nero, mentre con l’altra mano impugnò la pistola. La puntò contro i tre superstiti, che non ebbero altra alternativa se non quella di gettare l’arma a terra e porre le mani sulla nuca. Nel frattempo, i tedeschi si avvicinarono, sempre con le armi puntate. Urlavano e sputavano quello che potevano sembrare minacce ai neo-prigionieri. Nessuno dei tre fiatò, rimasero fermi con lo sguardo rivolto verso il basso. Uno tra i tedeschi si fece avanti, prese per la collottola uno dei ragazzi, lo scosse e lo prese a schiaffi, ma senza ottenere risultati. Lasciò la presa, si ricompose un attimo, poi si tolse l’elmetto. Anche lui aveva un volto che mi sembrava familiare: era il comandante nazista che avevo visto durante le visioni notturne. Il mio cervello stava cercando di elaborare ogni singolo frammento di quella scena per ottenere risultati che mi permettessero di collegare tutti gli elementi che potevo avere a disposizione.
Nel frattempo, il tedesco colpì al volto il giovane con la parte più esterna dell’elmetto. Il ragazzo sputò un fiotto di sangue e crollò a terra come un manichino. Fu rimesso in ginocchio. Vidi la bocca muoversi, non riuscivo a distinguere le parole né a leggere il labiale, ma dal sorrisetto che balenò sul viso del tedesco compresi che aveva ottenuto quello che voleva.
Il gerarca fece un cenno con la mano, i suoi commilitoni puntarono i fucili e spararono quasi all’unisono. I tre prigionieri caddero riversi a terra, ognuno con un buco in fronte.
Il tedesco si rivolse all’uomo col drappo nero, si scambiarono qualche battuta poi quest’ultimo si addentrò nuovamente nel bosco.
Il comandante prese con sé due uomini e si diresse nello stesso verso, ma prima diede ordine ai due rimanenti di restare là a controllare la radura.
Matteo volse il suo sguardo incredulo verso di me. I suoi occhi chiedevano adesso che si fa?
– So chi è quel traditore e so dove sta andando, dobbiamo fermarlo prima che sia troppo tardi – dissi ad un Matteo in balia di una tempesta. Dopo quella mia frase, la sua confusione era totale – Ti spiegherò strada facendo. Ma prima dobbiamo risolvere il problema dei vestiti, quelli che abbiamo addosso potrebbero destare sospetti.
– Dove pensi di poterne trovare altri?
Con un cenno del capo indicai la piccola radura di fronte a noi.
– Aspettiamo che si muovano, poi avanziamo.
Mi sembrava di vivere in prima persona le scene di un film o di un videogioco, solo che tutto era così reale da togliere l’eccitazione. Il gruppo di soldati davanti a noi non sembrava intenzionato a muoversi di lì nel giro di poco. Occorreva distrarli. Feci segno a Matteo. Rimase un attimo immobile a processare, poi ebbe l’idea più stupida e banale ma, allo stesso tempo, l’unica opzione realmente possibile. Raccolse una pietra e, forse solo come un lanciatore del peso saprebbe fare, effettuò un tiro a parabola nella direzione opposta alla nostra, centrando in pieno il tronco di un albero.
Il silenzio fu rotto da un sonoro toc, fragoroso come un tuono che irrompe nella quiete prima della tempesta. I due soldati, che fino a qualche istante prima stavano conversando, volsero entrambi lo sguardo, come due perfetti meccanismi degli orologi a cucù. Imbracciarono entrambi il fucile, ma dopo un rapido scambio di gesti solo uno dei due si incamminò guardingo verso la fonte del rumore.
Rimanemmo un po’ spiazzati per qualche secondo. Bisognava cambiare rapidamente il piano d’azione, adattarlo al cambiamento degli eventi. Bisbigliai all’orecchio di Matteo.
– Dividiamoci e abbattiamoli separatamente.
Matteo annuì e prese un’altra pietra da terra. Si avviò verso il tedesco in movimento. Tra i due era sempre stato lui ad avere la mira migliore. Migliaia di partite a freccette perse contro di lui.
Io presi la direzione quasi speculare alla sua. Cercavo di stare il più vicino al terreno, nascosto dalla bassa vegetazione. Ma dovevo comunque fare un giro più largo per non finire nel campo visivo del mio obiettivo. Man mano che mi avvicinavo alla preda, mi trasformavo sempre di più in un camaleonte, sia per quanto cercassi di mimetizzarmi, sia per quanto tentassi di mantenere la visuale contemporaneamente su Matteo alla mia sinistra e sul tedesco alla mia destra. Non potevo mai pensare di avere la totale indipendenza dei miei occhi, ma ci andai quasi vicino.
Prima di abbandonare definitivamente il tetto protettivo fornito dalle fitte fronde degli alberi, raccolsi un ramo di media lunghezza ma sufficientemente spesso.
Nel frattempo, Matteo si muoveva come un furetto, mettendosi continuamente al riparo dei tronchi. Sembrava ormai aver domato la paura che lo stava controllando fino a qualche minuto prima. La carica di adrenalina l’aveva fatto scattare come una molla. Forse anche lui aveva iniziato a vivere il tutto come un videogioco.
Tornai a concentrarmi sul mio obiettivo. Mi avventurai per la radura. Per fortuna, il tedesco non era molto distante dal tratto boscoso. Mi appiattii come una biscia e cercai di avanzare sui tratti erbosi per ridurre il rumore al minimo. Gli arrivai quasi sotto. Aspettai che Matteo fosse a distanza di tiro e appena si posizionò mi alzai. Con un balzo felino e tutta la forza che avevo in corpo, feci calare il ramo addosso al mio ignaro obiettivo. Lo colpii appena sotto l’elmetto tra il collo e la spalla. Cadde riverso a terra come un sacco di patate. Qualche istante più tardi, Matteo si sporse uscendo allo scoperto e scagliò una pietra, colpendo il suo obiettivo alla nuca.
Mi guardò con aria soddisfatta. Scattando tornò sui suoi passi e mi raggiunse.
– Per fortuna che quel crucco non si era rimesso l’elmetto, sennò sarebbe stato ben più complicato.
– Svelto, sbrighiamoci, prima che corriamo il rischio di essere visti da qualcun altro.
I vestiti erano mezzi sgualciti e ancora leggermente inumiditi dal sudore e dal contatto con la terra, ma potevano andare. Matteo mi guardò con un velo di preoccupazione sul volto.
– I fucili li prendiamo?
– Non credo sia una buona idea.
– Io penso che ci potranno essere utili.
– Hai mai sparato con questi aggeggi? Anzi, hai mai sparato in generale?
– Be, in realtà mai, ma posso sempre provare.
– Guarda, ho trovato una pistola. Questa la prendo io, tu tieni pure il fucile.
Una volta terminato il camuffamento, decidemmo di dare una degna sepoltura ai tre poveri ragazzi, la cui vita era terminata in così malo modo.
Ci ripulimmo grossolanamente dalla terra, imbracciamo le armi e ci inoltrammo nuovamente nella boscaglia.
Serie: La Storia non sempre si ripete
- Episodio 1: Una Domenica Qualsiasi
- Episodio 2: Un Improvviso Lampo di Luce
- Episodio 3: VISIONI, Parte I
- Episodio 4: VISIONI, parte II
- Episodio 5: Postumi
- Episodio 6: In preda agli effetti dello shell shock
- Episodio 7: Alle Armi
- Episodio 8: Nuova realtà
- Episodio 9: Guidati da una forza misteriosa
- Episodio 10: …E la Vita Continua
in questi ultimi due episodi, che ho letto di seguito, stai dando il meglio, secondo me: e proprio nella descrizione di queste scene che appartengono al nostro passato prossimo o remoto, dove si combatte, con una tecnica da guerriglia, contro un oppressore o contro l’incubo che ce ne sia uno e che non saremo mai liberi dalla necessità di combatterlo. Ma come va a finire?
grazie mille Francesca, sono contento che tu abbia apprezzato, tra non molto il prossimo episodio 🙂
Essere scaraventati in un altro tempo, addirittura nel pieno di una guerra, è un’esperienza con un impatto notevole. L’aver dovuto affrontare due soldati nemici, dopo aver assistito all’esecuzione di tre innocenti, non è certamente facile da digerire.
La domanda che aleggia, in maniera più o meno velata, è: e, ora, come torneranno indietro?
Attendo il prossimo episodio per saperne di più. 😊👌
grazie mille Giuseppe! Non ti preoccupare, lo scoprirai 🙂