
Amelia
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Come era finita lì? E, soprattutto, come ci erano finiti i suoi figli?
Ricordava solo che, come una sonnambula che si risveglia dal suo torpore, si era ritrovata in piedi in una strana casa dalle tinte pastello, simile a quella in cui viveva nelle sue fantasticherie di bambina ma con i mobili in disordine e semidistrutti. Sembrava che, poco prima, di lì fosse passato un uragano. Un dolce motivetto risuonava nella stanza. Tra le sue mani si era ritrovata la scatola musicale da cui proveniva quella melodia.
Non era la prima volta che vedeva quello strumento. Era lo stesso che anni prima suo marito Michele aveva costruito per allietare le notti del piccolo Arturo.
A quel punto una strana agitazione l’aveva presa. Suo marito. I suoi bambini. Perché non era con loro? Doveva trovare assolutamente un modo per andare via di lì e tornare dalla sua famiglia.
Aveva cercato una tasca in cui riporre la scatola musicale e si era accorta di avere una bisaccia legata alla cintura. All’interno c’era della polvere rosa dall’odore di zolfo. La riconobbe. Era la polvere di Bolcan, che anni prima aveva imparato a usare nella scuola siticauna della Foresta Verde. Serviva per trasformare gli oggetti in qualunque cosa si desiderasse.
A quel punto si era avvicinata ai resti di quello che una volta doveva essere stato un orologio a pendolo. Poi aveva affondato la mano nella polvere all’interno della bisaccia e ne aveva preso una manciata. Aveva sentito una leggera frizione mentre la polvere le scivolava dalla mano e si riversava sui residui di legno e metallo. Aveva quindi recitato una formula mentre i granelli, che cadevano ticchettando, iniziavano la loro opera trasformatrice.
Si era ritrovata poco dopo seduta su una poltrona volante ad attraversare una vasta distesa d’acqua, avvolta da una raffica di vento freddo che, sibilando, le faceva svolazzare i lunghi capelli e il mantello e aderire la veste al corpo.
Era stato l’ascolto di un canto che l’aveva condotta istintivamente dai suoi bambini attraverso un banco di nebbia. D’altronde, lei era una siticauna, anche se le seccava ammetterlo anche con se stessa, e per la sua gente cantare era un modo non solo di comunicare a distanza, ma anche di sopravvivere.
La freschezza delle goccioline di nebbia sul suo viso la fecero uscire dal flusso dei suoi ricordi. Amelia cercò di osservare Martino per quel tanto che la foschia rendeva possibile. Non sapeva perché, ma lo vedeva diffidente, quasi come se lui faticasse a riconoscerla. Arturo invece era il solito ragazzino pacato e serafico. I suoi capelli però erano diventati chiarissimi. Cosa avrebbe pensato la gente di Asprapetra nel vederlo così? Avrebbe capito chiaramente che si trattava di un siticauno, figlio ed erede di una lunga stirpe di siticauni. Per gli umani era difficile essere gentile con i siticauni, anche se su questo Michele non sarebbe stato d’accordo.
«Non appena saremo arrivati a casa, preparerò un’altra pozione…»
Amelia non riuscì a terminare la frase perché fu raggelata dallo sguardo preoccupato di entrambi i figli.
Si ricordò all’improvviso dell’ultima volta che era stata nel suo laboratorio ad Asprapetra. Stava preparando una pozione scurente per i capelli di Arturo, cercando di capire come aumentare il dosaggio degli ingredienti per renderla più efficace di prima. Aveva recuperato anche un sacchetto di polvere di Bolcan che intendeva aggiungere nella speranza di rendere gli effetti della pozione permanenti. Le era però difficile portare a termine il suo compito perché veniva continuamente interrotta da clienti che entravano nel suo laboratorio con le richieste più disparate, il tutto mentre notava che i capelli di Arturo si riempivano sempre più di linee d’argento. Tormentata dalla paura che il segreto di Arturo venisse svelato e, allo stesso tempo, nell’affanno di cercare di soddisfare i suoi clienti nel più breve tempo possibile, le sue mani cominciarono a sudare. I lucidi alambicchi divennero sempre più scivolosi e le parole sulle pagine del suo grimorio presero l’aspetto di serpentelli neri che si divertivano a mescolarsi tra loro. Mentre gettava un pugno di polvere di Bolcan nella pozione ambrata ed effervescente, Amelia sentì nostalgia della sua vita passata, di quando era solo una piccola siticauna spensierata di nome Miriaraicte. Come le mancava il dolce aroma dei biscotti al miele che sua madre le preparava nella casa dentro la sequoia. Si chiese se fosse poi così male mostrare al mondo la sua natura di fata.
La pozione aveva iniziato a sfrigolare e schiumeggiare. Il gas all’interno dilatava sempre più il suo contenitore, facendolo vibrare e tintinnare. Prevedendo quello che stava per accadere, Amelia si era gettata su Arturo proteggendolo con il suo corpo, mentre una densa coltre di fumo rossastro li investiva. In seguito all’esplosione, Amelia aveva fissato le sue mani e si era accorta che si stavano rimpicciolendo. Dopodiché, ricordava solo “C’è una terra felice” che rimbombava nella sua testa.
«No, non preparerò più nessuna pozione scurente» esclamò Amelia.
«Neanche per i tuoi capelli?» le chiese Arturo.
Amelia prese tra le dita una ciocca dei suoi capelli e la osservò. Anche lì c’erano numerosi fili d’argento che si mescolavano con quelli castani e promettevano di prendere il sopravvento.
«No, neanche per i miei capelli.»
Nel frattempo, la nebbia si era diradata e faceva emergere lentamente le affusolate canne di bambù con le loro foglie verdi e lanceolate.
«Dovremmo lasciarlo andare» disse Amelia.
Martino non commentò e rimase con lo sguardo basso. Fu Arturo a intervenire.
«Chi?»
«Il cavallo alato» rispose la mamma «non è giusto obbligarlo a stare con noi. Dovrebbe andare dove lo porta la sua natura».
Martino strinse le redini con forza mantenendo lo sguardo basso.
Amelia gli si avvicinò e si piegò verso di lui.
«Lo faremo insieme.»
Detto questo, gli porse la mano. Martino aveva un’aria contrariata. Poi, con un sospiro, sembrò rilassarsi e si decise a mettere la mano in quella di sua madre. Insieme ad Arturo, slegarono le briglie dorate dalla testa del cavallo.
L’animale, inizialmente, si guardò intorno, ma in seguito, con uno sbuffo, cominciò a scalpitare e a sbattere le ali.
Amelia, Martino e Arturo, sferzati dall’aria smossa dalle ali del cavallo, restarono a guardare il loro destriero che galoppava verso il cielo in direzione nord.
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
L’ho voluto rileggere visto che negli ultimi tempi il mio interesse per il fantasy sta accrescendo
Sono contenta! Fammi pure sapere cosa ne pensi, anche quelle che secondo te sono le criticità.
Grazie per questo episodio!!!
Grazie a te per il consiglio! 😉
Evviva il fantasy!