Analisi

Serie: Cuore Nero

L’acqua scivolò dapprima fra i suoi capelli increspati, proseguendo lungo le linee del collo, delle spalle, della schiena e poi giù fino alle caviglie.

Patrick Guilliman provava una piacevole sensazione sotto la pressione del getto bollente.

La prima cosa bella di quella maledetta giornata.

Si era rifugiato nell’appartamento della dottoressa Tracy Kemper, per una “seduta serale” e adesso, sotto la doccia, i pensieri scorrevano senza freni come l’acqua sul suo corpo.

…Il cadavere di Lucas Dawson, Robert Carlson, August Bell…La cocaina, l’interrogatorio, la confessione del professore…

…Quella strana espressione mentre erano in casa sua…

“E’ permesso?”

La donna non attese alcuna risposta e gli arrivò alle spalle.

Lo abbracciò, serrando le mani sul suo petto.

Guilliman si voltò e la strinse a sé. “Prego, Dottoressa.” Disse baciandola delicatamente.

Lei ricambiò sentendo la sua passione crescere.

I pensieri svanirono in nuvole di vapore e l’istinto prese il sopravvento.

Inconsciamente Guilliman si chiese se la terapia stesse conducendo da qualche parte, anche se non era poi così importante. Il sesso con Tracy era pazzesco. Un concetto semplice e diretto che lo faceva sentire meno ‘complicato’.

Per ora gli bastava.

Quando la dottoressa uscì dalla doccia, il detective esitò ancora qualche minuto. Voleva rimanere in quel piccolo angolo di paradiso, al sicuro da tutto il male, la violenza, la morte che affrontava ormai da troppi anni, ma a malincuore si decise a chiudere il rubinetto. Indossò un ampio accappatoio bianco e raggiunse Tracy Kemper nello studio.

Lei era seduta su una poltrona beige e indossava una vestaglia di seta troppo corta per nascondere le gambe snelle.

Guilliman si avvicinò ancora pieno di desiderio.

“Non pensarci neanche.” Rispose lei sorridendo.

“Abbiamo già affrontato quel tipo di seduta e adesso…”

Lasciò la frase in sospeso indicando il divano vicino a lei.

L’investigatore sospirò. Non riusciva ad abituarsi a quella parte. Preferiva di gran lunga le docce calde.

Si accomodò sul divano e iniziò a parlare fissando il soffitto. Le raccontò della scoperta del corpo di Lucas Dawson, della confessione di Carlson, del suo interrogatorio, della doppia personalità e ovviamente di Alex.

“Interessante.” Osservò la psichiatra, mentre prendeva appunti. “Quindi Carlson si è dichiarato colpevole?”

“Si.” Rispose il detective. “Beh, in realtà ha dichiarato che il colpevole è Alex.”

“Alex…” Ripetè sottovoce la dottoressa.

“C’è un’altra cosa…” Proseguì il detective. “…Ma è solo una sensazione per ora.”

“Sentiamo.”

Guilliman si alzò in piedi e iniziò a passeggiare per lo studio.

“Abbiamo accompagnato Carlson a casa dopo averlo rilasciato e mentre eravamo nel suo appartamento gli ho chiesto se avesse mai seguito una terapia psichiatrica.”

“E lui cosa ha risposto?”

“Afferma di non ricordare nulla del genere.”

“Beh, non è così insolito.” Disse la dottoressa. “I ricordi sono delle informazioni sensoriali ed emotive e in un soggetto multiplo, per sua natura molto complesso, ce ne sono di almeno due o anche più personalità. Questo disturbo si manifesta durante una grande pressione emotiva. A quanto ho capito, tutto è iniziato quando Carlson venne aggredito da ragazzino. Il grande stress generato da un episodio del genere, avrebbe scioccato chiunque, ma in un ragazzino introverso e probabilmente già disturbato ha scatenato il suo lato deciso, forte e sicuro di sé, ma che non poteva limitarsi solo ad una sfera della sua personalità, dato che fin da piccolo si riteneva incapace di azioni di un certo tipo, bensì ha creato un alter ego, ovvero Alex, che lo proteggesse e avesse il coraggio di fare ciò che lui non era in grado di fare. Patrick…” La dottoressa fece una pausa cambiando posizione sulla poltrona.

“Devi capire che lui vede Alex come una persona totalmente distinta, se anche avesse seguito una terapia, potrebbe essersi sentito in dovere di nasconderlo. Parlando delle sue insicurezze e difficoltà nella vita di tutti i giorni, non avrà faticato ad omettere tutto questo a uno psichiatra. Magari aspettava il momento opportuno per parlarne oppure ha mentito e basta.”

“Perché parlare di tutto questo se poi vuole proteggerlo mentendo?” Domandò Guilliman incredulo.

“E’ un’anomalia.” Rispose la dottoressa. “E’ come se ci fosse una lotta intestina. Carlson vuole proteggere Alex perché in fin dei conti è il suo unico amico, ma al tempo stesso, vuole fermarlo perché ritiene che abbia passato il segno.”

“Hai mai trattato casi del genere?” Le domandò Guilliman.

“Qualcosa di simile, anni fa.”

“C’è qualcuno che conosca a fondo l’argomento?”

“Credo di si.” Rispose lei “Il mio vecchio professore di psicologia. Il dottor Mendel. Ora non insegna più, ma ricordo che all’epoca collaborava con diversi istituti psichiatrici e penitenziari. Non so se lo fa ancora, ma ne sa più di chiunque altro e conosce molti degli specialisti che seguivano pazienti con questi disturbi.”

“Tracy io…” Guilliman abbassò istintivamente la voce, avvicinandosi alla dottoressa “Non voglio dire nulla al Capitano Vanhoer senza avere prima qualcosa di concreto in mano.”

“Immaginavo.” Rispose lei, sospirando. “Vedrò che posso fare.”

Il telefono dello studio iniziò a squillare.

“Scusami Pat.” Disse la dottoressa voltandosi verso l’apparato “Prometto di fare in fretta. Cerca di rilassarti.” Tracy Kemper si alzò dirigendosi verso il telefono.

Guilliman si sdraiò sul divano, deciso a seguire il suo consiglio e chiuse gli occhi…

…La sala degli interrogatori gli parve stranamente piccola e immersa in un’intensa luce bluastra. L’aeratore vicino al soffitto emetteva un suono ovattato.

Sentiva freddo.

Era seduto al tavolo di metallo e davanti a lui, Robert Carlson aveva la testa raccolta fra le mani.

“Robert…?” Sussurrò Guilliman.

La sua voce era lontana come se l’aria gelida nella stanza formasse una barriera difficile da penetrare.

Carlson alzò lo sguardo verso di lui. Le pareti della stanza scomparvero e una profonda oscurità li circondò.

Avvertì un rumore alle spalle del professore.

Qualcosa, dal buio, strisciava verso di loro emettendo una specie di rantolo affaticato.

Nella debole luce, intravide un’ombra sdraiata, che si trascinava con le mani, muovendosi a scatti rapidi e intermittenti. La vide mettersi lentamente in piedi e giungere alle spalle di Carlson brancolare verso la luce.

Gli occhi vitrei e spalancati di Lucas Dawson ora lo fissavano.

Il cadavere fece un inchino mostrando il cranio aperto e sanguinante. Sollevò un braccio tremolante, puntando il professore con l’indice violaceo.

Poi le labbra scarnificate si schiusero e disse “Alex.”…

“Pat…Pat svegliati!”

Guilliman si svegliò scosso pesantemente da Tracy Kemper.

“C-che succede?” Domandò.

“Stavi gridando nel sonno.”

“Stavo…Cosa?”

“Gridando, Pat. Cosa è accaduto?”

“Non lo so. Un incubo credo.” Rispose il detective sollevandosi a sedere.

“Mi trovavo nella sala degli interrogatori e Carlson…No, Alex…Non lo so…Qualcuno che strisciava…E’ sbucato dal buio…”

“Chi è sbucato dal buio?”

“Dawson.”

“Lucas Dawson?” Domandò lei.

“Si, lui. Ha indicato Carlson, chiamandolo Alex. Cristo…”

“Calmati ora.”

Il detective diede uno sguardo fuori dalla finestra.

In città era calato il buio.

“Stamattina, quando Daniel mi ha svegliato, stavo sognando un ragno grande quanto tutta la stanza che mi fissava.”

“Un ragno?”

“Si. Enorme. Zampe pelose, occhi rossi e poi…” Guilliman scosse la testa. “…Mentre eravamo nello scantinato, credo di aver avuto un’allucinazione. Il cadavere di Lucas Dawson ha sollevato al testa e mi ha sorriso.”

“Pat, la tua mente è molto sensibile e lo sai, ma sai anche che è proprio grazie a questo che sei così bravo nel tuo lavoro.”

“Non sono stato così bravo cinque anni fa.”

“Non puoi continuare a colpevolizzarti così. Le allucinazioni sono una risposta al fatto che non dormi regolarmente. La tua inquietudine non fa che peggiorare le cose.”

“Puoi darmi qualcosa per calmarmi?”

“Imbottirti di farmaci non è una soluzione. ”

“Non me la rendi facile eh?” Disse il detective alzandosi.

“Dove stai andando?”

“Torno subito.”

Attraversò lo studio ed entrò in bagno. Si sentiva incredibilmente vecchio e stanco. La metà delle cose che aveva visto nella sua vita sarebbe bastato a togliere il sonno a chiunque e si chiedeva che cosa sarebbe accaduto se avesse raggiunto il limite. Se un bel giorno, il suo cuore non più giovane avesse deciso anche lui di rompergli le palle, in accordo con quel gran bastardo del suo cervello.

Tracy aveva ragione, doveva combattere la sua inquietudine, doveva staccare la spina. Ma ormai si trovava in quel circolo vizioso per cui staccare la spina equivaleva a fare brutti sogni.

Che rottura di coglioni! pensò.

Raggiunse lo specchio e osservò per qualche istante la sua immagine riflessa.

“Alex” disse sussurrando. 

Serie: Cuore Nero
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Il detective Guilliman
  • Episodio 3: Il ritrovamento di Lucas Dawson
  • Episodio 4: Il professor Robert Carlson
  • Episodio 5: L’interrogatorio
  • Episodio 6: Il Carlson-dentro-lo-specchio
  • Episodio 7: Analisi
  • Episodio 8: Non c’è altra scelta
  • Episodio 9: Un’ottima idea
  • Episodio 10: La scena del crimine
  • Episodio 11: Lui è qui
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. Ciao Daniele, mi accorgo ora della tua serie e chiedo venia, perché questo episodio mi è piaciuto da matti, a cominciare dalla forte sensualità di Tracy (per un attimo mi sono identificato col detective e col suo restarci male al mancato bis?), i dettagli legati alla psicologia denotano una conoscenza del settore che è una cosa che mi piace, fatto con accuratezza, e poi l’incubo, davvero avvolgente, capace di trasmettermi tutta la tensione del protagonista! Devo recuperare il resto, li considererò dei prequel???, ma mi si prospetta una lettura davvero cupa e interessante?! Un saluto, alla prossima!

      1. Grazie Antonino! Sono davvero contento che ti stia appassionando. I personaggi stanno ormai stanno sviluppando le loro personalità e caratteristiche, a breve mi cacceranno via ahahahah!!! Alla prossima e grazie ancora!!!