Ancora una volta

Serie: Saṃsāra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ci sono troppe zanzare, l’erba è alta ed incolta, troppi insetti… piango, ma nessuno mi ascolta. Nessuno sembra capire, e le lacrime finiscono il loro viaggio direttamente sulle labbra. Che bella sensazione, dolce… ah, le lacrime! Quasi non me ne ricordavo il sapore

Qualcosa alle spalle mi tiene fermo, sembrano quasi delle catene.

Posso sentirle ma non toccarle o vederle, niente. Se provo a spingermi avanti, non succede nulla.

Continuano a tirare mentre io mi divincolo, stringono così forte che quasi mi si lacera il petto.

Mi hanno rubato ogni respiro, svuotandomi, eppure… a pensarci bene non provo alcun dolore. 

N-non, non… sento niente. Cioè, sembra tutta una questione di percezioni, non c’è niente di tattile e concreto. Non riesco nemmeno a toccare me stesso, ma come diamine è possibile?!

Non so nemmeno dove mi trovo e come ci sono arrivato. Non riesco a ricordare nulla e questi suoni dolci e morbidi non mi aiutano a focalizzare, al contrario mi rilassano. Queste luci calde, soffuse, sembrano bagnate.

Mi spennellano addosso un colore che non avevo mai visto prima, le cui colature terminano in arcobaleno.


Ora qualcosa è cambiato, le setole sono sparite e sembra che siamo andati in un altra stanza.

Siamo?! Andati?! Ma chi, se ci sono solo io? Non faccio in tempo nemmeno a stupirmi con me stesso per l’insensata inadeguatezza nella quale mi trovo totalmente immerso, che i vincoli ancorati sulla mia schiena mi fanno roteare vorticosamente. È uno dei miei incubi peggiori, credo che se esistesse lanche qui la forza G sarei già bello che spappolato, ed è proprio grazie a questa sensazione che qualcosa dentro di me si accende.

Una scossa, immediata. Un impulso elettronico fulmineo. Ma non mi percorre, no.

Piuttosto mii restituisce una consapevolezza per la quale non sono ancora pronto: io non ho nessun corpo.

Il mio precedente? Puff! Sparito. Non esiste più o meglio, non lo abita più nessuno.

E no, non ho scelto io di lasciarlo, son stato costretto.  Ed è qui che un gelido rigagnolo mi si insinua in quella che credevo fosse la mia colonna vertebrale seppur non ne abbia più una, riportandomi alla mente una parola: SARA.


Oddio.

Che cosa è successo?

Dove sei?

Grido più forte che posso il suo nome, ma non sento nessun suono. Ah, giusto… non ho nemmeno una bocca, come potrei, strillare? Invaso dalle ottenebranti sensazioni che questa domanda rilascia in me, tento di osservare più possibile ciò che mi circonda per provare a capirci qualcosa. Eppure quello che vedo, non lo sto guardando. Ciò che mi arriva non è un impulso elettrico prodotto dal nervo ottico ed inviato direttamente alla corteccia cerebrale, no. È qualcosa che non potrei mai spiegare, un qualcosa grazie alla quale posso rendermi finalmente conto che non ci sia più grande e lucida verità di tutto questo. Presumo ci sia stato prima un momento in cui ne ho viste di svariate, eppure ora mi stanno letteralmente catapultando verso una, una soltanto. Già, probabilmente ero assorbito nella vacua illusione umana della scelta, la possibilità di fare una cosa piuttosto che un altra, ma no.

Qui non funziona così. Qui si gioca secondo tutt’altre regole, e solo quando ci fai ritorno riesci a ricordartele tutte. Una volta sceso le dimenticherai ancora, ed ancora, altrimenti nulla avrebbe più senso.

Nemmeno il Creato. Lo avverto più forte che mai, quanto tira! Il mio spirito ha scelto il suo nuovo veicolo umanoide e visto la fase di allineamento è finalmente completata, ora restano solo discesa e collegamento.

Mi senti, Sara? Ci vediamo dall’altra parte, sto arrivando.

Serie: Saṃsāra


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Solo rileggendolo ora, mi sono accorto che nel copia ed incolla ho per sbaglio inserito un bel pezzo, anziché cancellarlo, visto che poi è stato riscritto nuovamente 🤣! Grazie, anche alle 23 persone che lo hanno visto e non mi hanno preso per i fondelli o simili, cosa che io probabilmente avrei fatto.

    1. Ciao Loris. Mi ha colpito l’atmosfera di questo racconto. Sei riuscito a ricreare una tensione palpabile e allo stesso tempo un senso di sospensione, e mi è parso quasi di leggere un sogno lucido o un passaggio tra vita e morte. L’uso di immagini sensoriali è davvero efficace, fa sentire il lettore immerso in quel “non-luogo”. Anche il crescendo emotivo verso Sara è potente, dà finalmente un punto focale umano a tutto questo smarrimento.
      Se devo trovare una piccola nota, a volte le frasi si allungano molto e rischiano di far perdere il ritmo, ad esempio i passaggi più riflessivi. Spezzarle un po’ o alternare a frasi brevi darebbe ancora più forza e respiro al testo, senza togliere intensità. Ma questo, naturalmente, è solo un mio ‘gusto’ personale.
      Nel complesso, è un brano che ti prende perché è viscerale e visivo allo stesso tempo. La sensazione è quella di fluttuare insieme al protagonista.

      1. Molto lieto di trovarti anche qui, e sì, è verissimo quello che dici. Diciamo che l’obiettivo di alcune di quelle lunghezze era proprio quello di mostrare al lettore che chi vive questa parte della storia è confuso, ed irrazionale. Essendo un luogo-non luogo, anche lui si comporta in maniera diciamo così, “errata”, in certi momenti è più lucido mentre in altri viene completamente trascinato da non capirci nulla. Mi accorgo che è difficile rendere giustizia a questo meccanismo, forse si, inserendo più frasi brevi avrei attenuato un po’ il tutto. Perciò ti ringrazio, gusto personale o meno adoro sentire queste dita schioccare nel volermi dire “svegliati, ripigliati, hai tralasciato qualcosa” 🤗! Grazie, cara