
Andromeda (Capitolo Speciale)
Serie: Le novelle della Luna: i sogni delle stelle
- Episodio 1: Un amore mai sbocciato (Capitolo speciale)
- Episodio 2: Le novelle della Luna: i sogni delle stelle
- Episodio 3: Sogno proibito
- Episodio 4: Danza degli astri
- Episodio 5: Triste inverno
- Episodio 6: La fine di un sogno?
- Episodio 7: Si è accesa un’altra stella
- Episodio 8: L’incubo della Luna (Capitolo speciale)
- Episodio 9: Andromeda (Capitolo Speciale)
- Episodio 10: Ponderazione (Capitolo speciale)
- Episodio 1: “Colei che produce miele” (Capitolo speciale)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Attraversai un breve corridoio, a terra vi era un bel tappeto rosso, ai lati erano posti dietro le vetrine lussuosi abiti da cerimonia, sia femminili che maschili, oltre che ornamenti in fiori e pietruzze. Mi ritrovai così in una sorta di sala d’attesa. I divanetti, il tavolino, le mura, i dipinti, avevano un po’ un’aria barocca e retrò. Non c’era nulla da dire, era un posto veramente distinto.
Notai un gruppetto poco lontano seduto ai divanetti, li raggiunse una ragazza piuttosto giovane, vestita di bianco, probabilmente aveva scelto il suo abito da sposa, si recò verso la madre ed assieme scoppiarono in un pianto gioioso stringendosi forte. Sorrisi piano dinanzi a quella scena dolcissima, ricordando con sarcasmo il mio giorno speciale.
Intanto mi raggiunse una signora, un po’ in là con gli anni, ma bella ed elegante, aveva i capelli grigi raccolti ed un completo color blu notte come gli altri dipendenti.
“Buongiorno, e benvenuto all’atelier Andromeda. Melissa è lieta per averci scelto, come posso esserle utile?” il sorriso della signora era sincero e accogliente, nonostante l’ambiente parecchio raffinato il personale era umile e amichevole, un po’ come Melissa.
“No, no grazie! Non cerco nulla, io sono stato un professore di Melissa al liceo, sono qui perché mi piacerebbe salutarla” credo che mentre pronunciai quest’ultima frase arrossii, poiché la dissi a fatica.
La signora restò leggermente sorpresa, ma non si scompose, al contrario mi porse gentilente la mano “Ma che sorpresa! Lei è il signor?”
“Leonida, Leonida Niro” mi presentai, ricambiando il saluto.
“Io sono Carla. Allora, signor Leonida, siccome è qui che ne dice se prima di recarci da Melissa le mostro un po’ l’atelier? Immagino sia curioso!” mi propose lei con entusiasmo.
“Prima di recarci da Melissa” ripetei nella mente. Esatto, dopo dieci anni avevo l’occasione di incontrarla, di parlarle, e magari così facendo avrei smesso di fare incubi e di essere così ossessionato senza alcuna ragione. Quella era la mia ultima possibilità di andare via, potevo farlo e continuare a fuggire, un po’ come ho sempre fatto nella mia vita. Ma ormai ero dentro, e dovevo andare fino in fondo… Accettai, e così la signora cominciò a condurmi per le sale. La parte più coraggiosa della mia anima attendeva che questa sorta di “visita guidata” finisse il prima possibile per incontrarla, l’altra parte, quella che prevaleva su di me, voleva che tutto ciò durasse per sempre, senza doverla mai più incontrare.
La mia attenzione ad un certo punto fu catturata da una grossa parete color avorio su cui vi era una foto di grandi dimensioni. C’era Melissa al centro di un gruppo di persone, con la sua semplicità, senza trucco, capelli raccolti in una coda e maglietta bianca, era bellissima. Era poggiata con la testa sulla spalla di un ragazzo al suo fianco, della stessa età probabilmente, questo aveva uno strano capello riccioluto, il viso delicato, e soprattutto una luce indistinguibile negli occhi, la stessa che avevano le persone innamorate, non c’è un modo per descriverla, ma la si riconosce subito, guardava Melissa… Era il compagno probabilmente. Proprio accanto a loro c’era la signora Carla, mentre dall’altro lato della ragazza c’era un signore anziano con un bastone, quello era sicuramente il padre di Melissa, e di fianco anche i suoi due fratelli gemelli poiché le somigliavano molto. Tutt’attorno c’erano ragazze, donne e uomini, tutti diversi, ma accumunati da una gioia immensa nei loro sorrisi, come una grande famiglia.
La signora Carla notò che ero rimasto ad osservare la foto con interesse, così si avvicinò a me e cominciò a spiegarmi “Questa l’abbiamo scattata il giorno dell’inaugurazione dell’atelier. Che ricordi! Sono passati ben cinque anni, e ne abbiamo fatta di strada, chi l’avrebbe mai immaginato che perfino le principesse inglesi avrebbero chiesto i nostri abiti, attrici americane… Tutto è cominciato nella sua camera da letto, qualche schizzo, un metro da sarta, un po’ di tessuto ed una macchina da cucire” raccontò l’inizio della costruzione del regno di Melissa, ma io non ascoltai più del dovuto, la mia attenzione ora era tutta per altre due foto.
In ciascuna c’era un bambino: nella prima, un maschietto con i capelli ricci e le lentiggini, gli occhi grandi dalle ciglia lunghe, teneva in mano un pallone ed era vestito con una camicetta scomposta. Faceva la linguaccia all’obiettivo, dal viso sembrava una vera peste. L’altra invece doveva essere l’ultima figlia che aveva avuto, al contrario del primo i suoi occhi erano stretti e aveva un viso paffuto con un ciuffo chiaro. Qualcuno la teneva fra le braccia, il viso era coperto, ma di sicuro non era Melissa, forse il padre…
Sapevo che Melissa aveva avuto dei figli, mi ero anche congratulato con lei, tuttavia restavano nella mia mente, vederli lì era diverso, ed ammetto che provai un bruciore all’altezza del cuore, che piano incendiò tutto il mio corpo. Avrei voluto andare via da lì, credevo di essere più forte, e soprattutto ero convinto che tutto ciò non avesse nulla a che fare con me, volevo fuggire per non restare ancora deluso dalle mie stesse illusioni a confronto con la realtà.
La signora Carla, senza che nessuno gliel’avesse chiesto, si mise a raccontare anche riguardo i figli di Melissa “Ah! Hai visto quanto è carino il maschietto? È bellissimo, il bambino più bello che abbia mai visto! Spero vivamente che diventerà un modello da grande, ma Melissa dice che deve seguire i suoi sogni senza forzalo… Io già lo immaginavo a posare con camicie e pantaloni gessati per Andromeda! La piccola chissà, a quanto pare è già interessata a tessuti e stoffe, magari seguirà le stesse orme del padre, o anche lei cambierà del tutto?” sussurrò infine fra sé e sé, continuando ad avanzare nelle sale.
Era strano, ricordava Melissa come una ragazza fragile, esile, che doveva essere protetta fra le mie braccia, ed invece ora ha figli, un atelier, un marito…
“Sa signor Leonida, anch’io una volta ero un’insegnante di Melissa” pronunciò piano la donna con una leggera nostalgia.
“Davvero? Come mai ora è qui?” chiesi incuriosito.
“Quando ho visto i suoi schizzi per la prima volta restai di stucco, cosa dovevo insegnarle? Non c’era un solo errore, un qualcosa su cui dovesse essere corretta, non mi era mai capitato prima di allora. Inizialmente non sapevo come fare con lei, ma poi, con tempo e dedizione l’ho aiutata a raggiungere questo importante traguardo. Mi ha chiesto in seguito se volessi venire a lavorare qui, io ho accettato senza ripensamenti. Sa, lei perse sua madre quand’era una ragazzina, ed anche io non ho mai avuto figli purtroppo, ci siamo legate così tanto per colmare i nostri rispettivi vuoti”. Raccontò la sua storia con sincera commozione. E avrei voluto dirle che prima di lei c’ero io a supportarla … Fui rincuorato dal fatto che a quanto pare non aveva parlato con nessuno del suo diario tranne che con me…
“Non c’è che dire, è una storia molto commovente” sussurrai un po’ geloso, quando lei si fermò di fronte una vetrina. Dietro vi era un manichino vestito con una gonna vaporosa, un corpetto e un lungo velo. Notai che le gemme su quell’abito formavano il cielo. Era dolce, delicato e prezioso, come lei.
“Eccoci qua dinanzi al famoso modello Venere! Fra tutti gli abiti è il più venduto, l’ha dedicato a sua madre… In un certo senso è l’abito che l’ha resa famosa, molte accademie di moda, anche di altri paesi si recano qui ogni anno per visitare l’atelier!” aggiunse la signora Carla con tanta ammirazione. Ed anche io non potevo che restare ammaliato, gli abiti dell’atelier Andromeda sembravano brillare di luce propria come le stelle.
“È davvero meraviglioso, non c’è che dire” mi tornarono alla mente i primi schizzi sul taccuino bianco di Melissa, come diceva lei “trasportare le stelle e le costellazioni sull’abito”. Fui ancora felice del fatto che io avevo visto le “bozze originali” prima del suo capolavoro.
“Credo che quest’abito resterà nella storia della moda, così come la grandiosa Melissa Greco” mormorò lei, facendomi un cenno di continuare a seguirla “Se posso, cosa le insegnava?” mi chiese, facendomi salire ora delle scale strette ed un po’ buie sempre ornate dal tappetto rosso e contorni dorati.
“Ero il suo professore di scienze naturali”
“Oh, e lei cosa pensava di Melissa?” mi chiese, ma notai subito come quella domanda non era solo e semplice curiosità femminile.
Serie: Le novelle della Luna: i sogni delle stelle
- Episodio 1: “Colei che produce miele” (Capitolo speciale)
“tuttavia restavano nella mia mente, vederli lì era diverso”
Ecco, il brusco risveglio
Un po’ se l’è cercata il prof😆
“La parte più coraggiosa della mia anima attendeva che questa sorta di “visita guidata” finisse il prima possibile per incontrarla, l’altra parte, quella che prevaleva su di me, voleva che tutto”
Mi piace come riesci sempre a trasmettere i conflitti interiori dei tuoi personaggi 😃
Ti ringrazio infinitamente! ☺
Comprendo l’emozione del Professore, quel voler ritardare l’incontro pur desiderandolo più di qualsiasi altra cosa. Ora mi chiedo come sarà la Melissa che incontrerà. Soddisfatta della sua vita privata, oltre che professionale? Segnata da un evento drammatico? Carla si sta dimostrando molto protettiva nei suoi confronti, chissà se il suo intento non sia quello di comprendere quali siano le intenzioni di Leonida
Grazie mille per il commento, sono contenta che ti stia piacendo la storia, lo apprezzo molto 😊😊
brava hai fatto bene ad allungare un po’ il racconto per ritardare l’incontro, sei riuscita a costruire la giusta suspance che tiene il lettore con la voglia di sapere come prosegue
Ti ringrazio infinitamente! Sono molto orgogliosa di questo capitolo speciale, non so bene perché, e leggere il tuo commento mi ha fatto felice 😄