ANNA

Fino a quel momento Carlo non si era mosso. Era rimasto a fissare il puntino bianco del televisore che non voleva andarsene, eppure era tutto spento, la presa non era nemmeno collegata. Carlo non riusciva a non fissarsi su queste piccole cose che non sapeva, quando le vedeva pensava subito ad una spiegazione intuitiva, cercava di farsi strada con la logica in argomenti e informazioni di cui non sapeva assolutamente niente. Questo accadeva quotidianamente e il piccolo evento, il piccolo mistero determinava sempre l’andamento di tutta la giornata, anche perché poi Carlo voleva sapere la verità. Un’ipotesi basata sul solo raziocinio simboleggiava l’inizio di una ricerca disperata di risposte da parte di chi si basava su conoscenze e fatti concreti. Più le risposte non arrivavano più Carlo si eccitava, in questo caso ad esempio la teoria era semplice: un difetto dello schermo, del vetro, della parte superficiale del suo televisore ormai non più vintage ma antico. Eppure, se ci avesse creduto veramente non avrebbe chiamato diciotto tecnici, quattro negozi di elettronica e anche tre metalmeccanici. Non era tanto il colore del punto o il fatto che ci fosse un punto contrastante ad infastidirlo, era la posizione del punto, sembrava in superficie appunto ma in realtà non lo era, era dentro il televisore e più Carlo si avvicinava più il punto sembrava allontanarsi.

La donna smette di leggere ed inizia ad asciugarsi le lacrime “Mi scusi, non l’ho mai detto a nessuno, mi sento così in colpa.” In realtà ha fatto tutto lei, non le ho mai detto di scrivere niente, non le ho mai detto di rivelarmi le paranoie del marito. Non capisco poi perché ha scritto come se dovesse scrivere un romanzo, ormai è un anno che viene, ogni settimana alle 15. Le ho detto più volte di diminuire la frequenza delle sedute ma lei ha sempre rifiutato categoricamente. Questi pazienti bisogna farli fare, farli parlare, per loro è un gioco, la signora, ANNA, vuole solo dominarmi, non so il motivo ed è quello che devo scoprire, in ogni caso poteva manipolare chiunque ma ha deciso di farlo con me, con uno psicoterapeuta di un paese di duemila abitanti. Le ho chiesto più volte perché non cercasse qualcuno a Roma, potevo anche consigliarle qualche collega “Non posso, non posso assolutamente, mio marito sa benissimo di farmi impazzire e se mi vedesse andare da uno psicologo non la prenderebbe bene per niente.” Non risposi ed accettai mio malgrado di continuare. Adesso però sono abbastanza convinto di non avere più il minimo potere su quello che sta succedendo. Chi fa certi giochi mentali con gli psicologi la maggior parte delle volte è solo un disperato stanco di sé stesso, consciamente pensano di star facendo un altro spettacolo sociale ma in realtà un grido dell’inconscio gli ha smosso qualcosa dentro che non riescono più ad ignorare. Ma ANNA non sembra fermarsi, non sembra avere rimorso o pentimento o pietà, sembra non avere il minimo di empatia, tutto quello che fa, tutte le sue lacrime, le sue risate, sono meccaniche, comandate, aride. Vuole continuare a leggere adesso ma la fermo, è passata un’ora e mezza, le dico che il tempo è scaduto ed eccolo. Un anno e ancora non c’è una volta in cui non mi vengano i brividi, non smette solo di piangere ma smette di essere, dura poco, un secondo, forse meno, ma per quell’attimo davanti a me non c’è nessuno, non vedo nessuno, non sento nessuno, davanti a me non c’è niente e poi ANNA riappare, esattamente com’era prima ma totalmente diversa in ogni suo aspetto, a volte diventa più anziana, a volte sembra ringiovanire. Mi dà i soldi e con un sorriso esce dallo studio. E io rimango qui, con un’angoscia che non comprendo.

Sono ancora qui, nel mio cazzo di studio. ho riletto tutti gli appunti, ho riascoltato tutte le sedute, ho sfogliato tre manuali di psicoterapia quasi per intero, il tutto senza avere la minima idea di cosa stessi cercando realmente. L’unico vero passo in avanti è stato scoprire come in realtà il puntino bianco del marito Carlo all’inizio non era sul televisore, prima era su una mensola, poi sulla finestra, poi tra le setole dello spazzolino elettrico ed infine sulla televisione. Il problema è che non me ne sono mai accorto prima, ANNA inizia ogni seduta presentandomi una nuova malattia del marito ma appunto presentandomela come nuova, come un episodio scollegato da quello che ha sempre raccontato. Come ho fatto a non accorgermene, tutto questo tempo, tutta questa angoscia e non l’ho neanche mai ascoltata davvero. In effetti dopo ogni seduta non ho mai pensato a quello che mi raccontava, non l’ho mai curata davvero, forse sono solo io ad essere una merda. L’ho sempre trattata come un mostro per una mia convinzione, è stata la mia insicurezza a farmi sentire manipolato, forse dovrei solo ascoltarla. Sono sul divanetto dove era seduta lei, ne sento subito il profumo, strano, buono, lontano dai classici odori e prodotti per anziane signore pensionate. Sono così stanco. Mi sento pesante. La mia libreria è enorme, così tanti libri, mentre mi stendo però lo noto. È bianco. Un puntino bianco su un libro nella terza mensola a destra: trattamento psicoterapeutico del narcisista maligno. È di certo la stanchezza o un insetto, è così bianco. Sollevando le gambe mi arriva un’altra vampata del profumo di LEI, mi avvicino al libro e lo prendo in mano, il punto è ancora lì, lo tocco ma non tocco niente, piano con l’indice inizio a spingere, più spingo più il buco si allarga, ci entro una mano poi entrambe, infilo la testa e vedo solo bianco, ma in profondità sembra esserci qualcosa, lo sento, entro.

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Discussioni

  1. Un racconto strano, volutamente strano, proprio per comunicare la sensazione di estraneità, di confusione e, in ultimo, di follia. La stessa follia in cui, alla fine, cade proprio lo psicoterapeuta.
    Davvero interessante.

  2. Ho letto quasi in apnea, una sensazione di ansia e straniamento come essere davvero lì. Credo sia difficilissimo far cadere in fallo i terapeuti, sono addestrati bene, per quel che ne so (magari però mi sbaglio, eh) eppure tu sei riuscito benissimo a gettare il tuo personaggi nella confusione totale fino a sfiorare la follia.
    Questa ANNA, volutamente maiuscola, mi ha reso bene il metodo della manipolazione, il modo in cui ci distorce e si impone.