Apocalypse today

Erano ormai settimane che Jeremy percorreva le strade del Gran Canyon, lo sguardo sempre fisso avanti a sé, ipnotizzato dagli scenari aridi e desolati. Non sentiva più le braccia e sudava senza contegno; aveva proprio bisogno di fermarsi e godersi un po’ di relax in qualche amena cittadina d’altri tempi.

Finalmente vide il cartello di un simpatico paese con rappresentata la solita affiatata e allegra famiglia americana, con i classici finti sorrisi stile anni ‘50. Ma a lui importava poco cosa potessero rappresentare quei volti, voleva solo trovare una camera dove potersi lavare dignitosamente e rilassare senza le distrazioni della grande città. E perché no, anche un bel pasto succulento tipico degli America Diner dove la cameriera, con i capelli raccolti ed un taccuino infilato in tasca, gli avrebbe servito il piatto del giorno ed una bella fetta di torta della nonna.

Per prima cosa però avrebbe dovuto far rifornimento di carburante, così mise la freccia per accostarsi alla pompa di benzina. Ma da dietro cominciò a sentire un rombo pazzesco ed uno stridìo di pneumatici e all’improvviso il tipico bulletto di periferia, accompagnato da una stucchevole bionda tinta, con un sorriso smagliante, gli tagliò la strada. Si accostò alla pompa e, senza aprire lo sportello, fece un salto della serie “sono figo solo io” e andò a rifornirsi; la ragazza intanto rideva senza motivo sistemandosi la frangetta guardandosi allo specchietto. Il Bullo risalì in macchina, nella stessa maniera, e, facendo stridere le ruote, salutò il benzinaio ricordandogli di segnare sul suo conto e strizzò l’occhio a Jeremy come a sfotterlo.

Jeremy rimase basito perché la scena sembrò svolgersi in pochi attimi e la stanchezza di certo non lo rese reattivo.

Una volta sistemata l’auto si diresse verso il motel del paese per poter prendere una stanza matrimoniale per qualche giorno in modo da poter essere più comodo, quando si sentì strattonare di fianco. Una giovane coppia, mano nella mano, gli si piazzò davanti sbaciucchiandosi come novelli sposi; chiesero una stanza matrimoniale dove poter dormire per qualche notte e il direttore consegnò loro le chiavi, dando indicazioni per far portar su i bagagli. Jeremy, stordito per la maleducazione dei due ragazzi, si avvicinò al bancone e quando chiese una stanza matrimoniale il direttore gli comunicò dispiaciuto che l’ultima l’aveva data alla coppia. Era rimasta solo una camera con un letto e una finestra che dava nel retro del locale dove Jeremy aveva pensato di andare la sera stessa. Dai suoi occhi vitrei e sgranati, fissi nel vuoto, si poteva intuire il disagio misto a fastidio che cominciava a crescere dentro il suo animo. Prese la sua valigia e mestamente raggiunse la sua squallida e buia stanza: in quel momento stava solo immaginando una bella doccia fresca e un sonno ristoratore.

Era talmente stanco che dormì fino a sera e quando si svegliò il suo stomaco era pronto lì a fargli capire che era ora di cena. Sì preparò e smise di pensare agli eventi funesti della mattina, preparandosi per una deliziosa cenetta.

Entrando nel locale si accorse che tutti i tavoli erano occupati, quindi chiese alla hostess quando avrebbe potuto mangiare e lei lo rassicurò che presto si sarebbe liberato il tavolo 17. Non parve molto entusiasta di quel numero (visto già la giornata come era iniziata) ma se ne fece una ragione e si mise in attesa. In quel momento entrò un uomo di una certa importanza, dati i salamelecchi che ogni dipendente del locale gli faceva mentre passava, ed era accompagnato da una donna di dubbio aspetto che poco sembrava la moglie. Con una mossa, visibile ad occhio umano anche se era stata effettuata come da sottobanco, l’uomo strinse la mano alla hostess e le passò dell’unto denaro, ammiccando sguaiatamente; e si accaparrò il tavolo 17 non appena fu libero.

Se Jeremy fino ad allora era stato calmo, adesso il suo viso cominciò a riempirsi di tic di ogni genere, la palpebra destra ormai viveva di vita propria e le labbra erano secche dal disagio.

Una ragazza da un tavolo osservò la scena e fece cenno a Jeremy di unirsi a lei per cenare assieme. Poco convinto, si avvicinò e le si sedette accanto: sembrava normale, a dispetto di tutta la fauna del posto. Le raccontò le sue disavventure ma poi quando vide un ragazzo avvicinarsi a lei per salutarla con un bacio, veramente gli andò in acido il cervello. Urlò contro di lei e si alzò rumorosamente dalla sedia parlando a voce alta che avrebbe preso la Statale 13 (altro numero poco indicato per la serata) per andarsene da quel luogo infame.

Entrò in macchina, diede parecchio gas e partì in un attimo. La ragazza da dentro il locale provò a chiamarlo ma ormai era tardi, lui era già partito.

Così lei scattò in macchina al volo e guidò a tavoletta come mai aveva fatto prima, era tardi ma in qualche modo doveva riuscire a fermarlo. Presa dalla disperazione riuscì a raggiungerlo e, nonostante il motore stesse quasi per tirare le cuoia, lo superò e con una manovra brusca mise la sua auto di traverso di fronte a quella di Jeremy, che fu costretto a frenare di colpo.

La macchina di Jeremy si fermò sul lato della strada, lui scese e prese dal bagagliaio la sua mazza da baseball, salì sul tettuccio dell’auto che lo aveva bloccato e cominciò a tirar mazzate come se non ci fosse un domani. Le azioni si accompagnavano a vocalizzi gutturali e a riferimenti a Santi più o meno noti.

Poi si accorse che era la ragazza del locale e che lo stava guardando attonita senza sapere il perché delle sue azioni. Quando Jeremy terminò, e non sembrava più posseduto, lei con un filo di voce gli rivelò che lo aveva fermato perché alla fine della strada c’era un precipizio non segnalato che portava giù direttamente nel canyon.

Lui la osservò, ormai pronto per il centro di igiene mentale, con gli occhi stralunati e sorridendo come un beota le disse:

“Ops, scusa”

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Isabella!
    Povero Jeremy, una giornata senza scampo dalla sfortuna, non c’è dubbio! Ho trovato fantastica la seguente frase che hai inserito e riporto “Se Jeremy fino ad allora era stato calmo, adesso il suo viso cominciò a riempirsi di tic di ogni genere, la palpebra destra ormai viveva di vita propria e le labbra erano secche dal disagio” … annuncia la sua preparazione alla catastrofe finale ? La sfortuna innervosisce ma con il finale hai saputo come addolcirla … e la risata ci scappa eccome! Brava!

  2. Ciao Isabella,
    quando si dice avere una giornata “no”.. 🙂 Il tuo lato comico ha centrato il segno, mi sono divertita a leggere il tuo racconto e solidarizzato con Jeremy.

  3. Appena finito di lavorare, sono corsa subito a leggerti e devo dire mi sono divertita.Sai emozionare e sorridere, come Adams nella Guida galattica per autostoppisti. Pensaci di farne una serie.

    1. Ciao Ely,
      mi ha fatto piacere che ti sia divertita, questa volta volevo buttarla sull’ironico e sperimentare un nuovo percorso. Valuterò la salute mentale di Jeremy e vediamo se riuscirà per un seguito ?

  4. Ciao Isabella. Molto divertente, questo tuo Lab. Che sfortunato, Jeremy! E in più, si accanisce sulla sua stessa sfiga, demolendo la sua stessa macchina ? Non quella altrui, magari per vendicarsi. Che sarebbe stato banale. La perdita della ragione la trovo proprio inevitabile ? Bel lavoro! Alla prossima.

    1. Ciao Cristina,
      grazie per ciò che mi hai scritto, purtroppo la macchina si cui si accanisce è quella di lei perché rispondeva all’ennesima prepotenza ? ma se riuscirà a scamparla all’ospedale psichiatrico gli farò rompere anche la sua ??? se non altro a scopo terapeutico

  5. Ironicamente geniale! Innanzitutto, nella parte iniziale, mi sembrava di essere in una puntata di Happy Days al fianco di Fonzie, e non chiedermi perché, ma mi stavo scompisciando solo al pensiero, e poi che sfiga sto Jeremy, anch’io mi sarei incacchiato a un certo punto con tutta quella corruzione! E poi come hai concluso, una genialata piena di comicità! La tua ironia mi piace un sacco, e nonostante stia crepando dal caldo, mi hai veramente rinfrescato la mente???!

    1. Ciao Antonino,
      gentile quello che mi hai scritto. Devo dire che mi sono divertita molto a scriverlo, mi è venuta l’ispirazione all’ultimo minuto (come sempre 😉) e ridevo da sola nel crescendo di sfiga. Ho provato anche il mio lato comico. Ciao 👋🏻