Arja

Serie: Erasmus


Arja attraversava il ponte indifferente a tutto. Il sole tramontava nel primo pomeriggio regalando dei magnifici giochi di colore sulla neve. Era un paesaggio da fiaba natalizia, d’altronde la casa di Babbo Natale distava poco più a nord, in Lapponia.

Ma lei era indifferente anche al Natale, quell’anno.

Nei primi giorni di dicembre, finita la tormenta di neve e quella mediatica per il caso Korzeniowski, la cittadina si preparava per le festività. Gli studenti, riprese le lezioni, studiavano in vista degli esami e i negozianti avevano tirato fuori gli addobbi natalizi. I canti dei cori dei bambini si spandevano per la città.

Arja li odiava.

Camminò fino alla torre dove aveva il suo appartamento ma non riuscì a non guardare nella villetta dove Andrea aveva il suo.

Era stata una stupida. Si sentiva maledettamente in colpa per averlo lasciato in quel modo. Non voleva davvero rompere con lui, voleva solo smuoverlo dalla sua soggezione nei confronti di Pavel. Era lui il colpevole, ne era certa. Se solo Andrea non fosse stato solo quella notte…

Una luce nell’appartamento di Andrea la incuriosì. Le indagini erano terminate, non ci sarebbero dovuti essere poliziotti nella casa. Avevano pure rimosso i sigilli.

Si avvicinò.

Guardò dentro la finestra e riconobbe Ian e Pierre, gli amici informatici di Andrea.

Non le erano particolarmente simpatici ma non aveva avuto grandi occasioni per socializzare con loro.

Bussò.

Sentì gli altri due dentro bisbigliare rumorosamente, indecisi su cosa fare.

Roteò gli occhi.

«Sono Arja, lo so che siete dentro, aprite» urlò.

Poco dopo Ian aprì la porta.

«Yo Arja ciao, che ci fai da queste parti?» disse con finto tono indifferente.

Arja lo spintonò a lato ed entrò.

Pierre alzò lo sguardo dal monitor del PC e accennò un saluto.

«Cosa state facendo?» chiese la ragazza scrutando attorno.

«Cerchiamo prove per scagionare Andrea, è ovvio» rispose Pierre.

Arja represse la tentazione di andare in camera di Andrea. Non era sentimentale, ma aveva l’impulso di mettersi addosso uno dei suoi orribili maglioni o una delle sue camicie a quadri che usava per coprirsi dopo che facevano l’amore.

«E cioè? Cosa avete in mente?» chiese Arja scostando le immagini di lei e Andrea a letto.

I due si guardarono sospettosi.

«Siete seri? Non vi fidate?»

«Yo, senti Arja, non è che non ci fidiamo è che…insomma tu…»

«Sei stata una grande stronza, ecco» concluse Pierre.

Arja apprezzò la sua sintesi.

«Grazie.»

«Figurati, tesoro.»

Arja si avvicinò a Pierre.

«Sentite, lo so, avrei dovuto essere più vicina ad Andrea, nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo ma io ho cercato di proteggere Karo.»

«Bel risultato, senza offesa» intervenne Ian.

«Va bene ma adesso non si tratta di me, ma di Andrea, io sono convinta che sia innocente.»

I due ragazzi si guardarono.

«Perché?» chiese Pierre.

Arja li squadrò entrambi.

«Per il vostro stesso motivo, io lo conosco e so che non potrebbe mai fare una cosa del genere.»

Ian alzò le spalle.

«Per me basta, sei dei nostri sis.»

Pierre roteò gli occhi indifferente.

«Allora, che pista avete?» domandò Arja prendendo una sedia per mettersi vicina a Pierre.

«Abbiamo hackerato il database della polizia e…» iniziò Ian ma fu interrotto da Pierre.

«Abbiamo?»

«Hai, meglio?»

Pierre annuì soddisfatto.

«Insomma, per farla breve Pierre sta confrontando le foto degli altri ragazzi con il database dell’Interpol, per vedere se ci sono dei precedenti che magari sono sfuggiti.»

«Concentratevi su Pavel, lui ha dei precedenti, sicuro.»

Pierre alzò la mano.

«In realtà no, sono tutti incensurati tranne uno, indovina?»

Arja non aveva voglia di giocare a indovina chi ma dovette cedere al narcisismo di Pierre.

«Abdul?» tirò ad indovinare.

«Bingo.»

Arja rimase sconcertata. Era convinta fosse Pavel il colpevole.

«Ma non vuol dire sia stato Abdul, solo perché…»

«Yo guarda qui, sis» e Ian le mostrò una serie di articoli di giornali e rapporti della polizia di mezza Europa.

Arja rimase incredula nel vedere che Abdul in realtà si chiamava Bashar ed era ricercato per terrorismo in Israele.

«Volevo provare ad intrufolarmi nel database del Mossad per saperne di più, ma loro hanno una sicurezza elevata e…» disse Pierre ma si corresse subito.

«Voglio dire, sarei in grado ovviamente di violare i loro sistemi di sicurezza ma, non lo trovo utile per i nostri fini» concluse scrutando di nascosto gli altri due.

Ian alzò gli occhi al cielo e diede una gomitata ad Arja.

«Ma certo bro, lo sappiamo che sei il migliore.»

La ragazza tornò a guardare il monitor e a leggere i giornali. Abdul, o meglio, Bashar, era stato pure coinvolto nelle violenze sessuali di massa del Capodanno 2016 a Colonia.

«Incredibile…» mormorò Arja sconvolta.

«Ed è riuscito a girare per tutta Europa? Con tutte queste denunce?»

Pierre scoppiò a ridere.

«Girare in Europa è la cosa più semplice del mondo. Non ci sono controlli, non puoi nemmeno mettere degli scanner facciali per la privacy, e in treno non ti controllano manco il documento d’identità.»

«Negli States o in Israele ti controllano pure i peli del culo dopo il 9/11» constatò Ian.

«Voi europei sembrate vivere nel mondo delle favole.»

Arja si sentì punta sul vivo, anche se in parte Ian aveva ragione.

«Sai, noi europei non abbiamo la tendenza ad andare in giro con armi d’assalto e a sparare nelle scuole elementari.»

Pierre alzò la mano per dare il cinque ad Arja.

«Brucia bro.»

Arja diede il cinque al francese con un sorriso soddisfatto.

«Yo, sei più cazzuta di quanto pensassi, e io che ti facevo una stronza.»

Arja si atteggiò a drama queen, alzando il dito indice in alto.

«Io non sono UNA stronza, io sono LA stronza: guai a farmi incazzare e a toccare il mio boyfriend» e scosse la testa in un gesto plateale, muovendo la chioma di capelli.

I due ragazzi proruppero in cori di approvazione poi furono interrotti da un rumore provenire dal PC di Pierre.

«Zitti! Ecco, ci siamo» disse il francese.

Tutti e tre si strinsero a guardare il monitor.

Una decina di quadratini mostravano immagini poco chiare al buio anche se si distingueva la neve cadere fitta.

«Ma che è?» chiese Arja.

«Le immagini di sorveglianza pubbliche e private qui in città, la notte dell’omicidio di Karo» replicò Pierre.

«Ma la polizia le avrà già visionate, cosa sperate di trovare?»

«La polizia le ha visionate all’inizio in cerca di qualcos’altro, noi ora sappiamo cosa cercare.»

Passarono i minuti e in quelle immagini sfocate l’unico movimento erano solo i fiocchi di neve che cadevano abbondanti.

«Qua! Torna indietro» proruppe Ian indicando un quadratino.

«Yo, avete visto?»

Arja e Pierre si guardarono perplessi.

Rimisero il video indietro e notarono una leggera ombra.

«Ian…ma sarà un animale» disse Pierre.

«Passami il video, so riconoscere uno stronzo nascosto nell’ombra dopo tutte le ore passate su Call of Duty.»

Pierre inviò il video in un Cloud e mise Ian in condivisione.

«Bro, ma tutti questi porno gay?»

Pierre arrossì violentemente e tentò di eliminarli.

«Capirai, scommetto che anche tu hai decine di video porno» intervenne Arja a difesa del francese.

«Ti sbagli» replicò Ian «ne ho migliaia» continuò fiero.

«Sei disgustoso…» mormorò Arja.

Ian lavorò per qualche minuto con quella immagine, poi soddisfatto chiamò gli altri due a vedere.

«Lo so, sono un genio.»

Nel monitor l’immagine buia e sfocata veniva rielaborata ogni cinque secondi, diventando sempre più nitida e chiara.

«Mon Dieu…» bisbigliò Pierre.

«Puoi dirlo forte bro.»

Arja si alzò e prese subito il cellulare.

«Che stai facendo?» chiese Ian.

Arja lo zittì con la mano.

«Helli, ciao, devo parlarti immediatamente, hai preso l’uomo sbagliato» disse.

Ian e Pierre si guardarono increduli. Perché Arja aveva il numero della detective Marin?

«Sì, ho le prove, ti raggiungo ad Helsinki subito. Sì ciao, ci sentiamo dopo.»

Guardò i ragazzi con noncuranza.

«Che c’è? Helli Marin è mia sorella, problemi?»

Serie: Erasmus


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bel colpo di coda, non c’è neanche da dire che sono felicissima che Arja sia la sorella di Helli. Ora devo tentare di non mangiare quello che rimane delle mie unghie in attesa del prossimo episodio ;D

  2. sempre in tensione come una corda di violino, ho letto molto velocemente fino alla fine, incalzato da un ritmo che non sopisce e un trick finale che ho trovato emozionante ed autoriale come alcuni thriller

  3. Chapeau! Con doppio like. Un colpo di scena da maestro la trovata di Arja sorella di Helli. Prima hai insinuato il dubbio nell’ episodio precedente, chiudendo con il suo nome lasciato in sospeso – e io c’ ero cascata in pieno – poi: sorpresa! Che ti posso dire? Ancora una volta BRAVO!😉

    1. Grazie mille! Ero parecchio in dubbio su questa parentela, mi è venuta all’ultimo mentre scrivevo l’episodio, meno male che ci sta dai 🙂 posso dire solo una cosa…non tutto è come sembra fino alla fine 😉

  4. “Che c’è? Helli Marin è mia sorella, problemi?”
    UOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!! Colpo di scena 👏 👏 👏 Questa non me l’aspettavo sinceramente 😂 un po’ sono sollevata che non sia stato Andrea, un po’ invece mi dispiace… un ragazzo che non sa prepararsi una cioccolata in tazza ma che riesce ad uccidere una persona in quel modo sarebbe stato un personaggio dalla psicologia interessante