
Arrivo
Serie: Erasmus
- Episodio 1: Un lungo progetto
- Episodio 2: L’accusato
- Episodio 3: Boccata d’aria
- Episodio 4: Arja
- Episodio 5: Il valzer dei fiori
- Episodio 6: L’assassino (finale serie)
- Episodio 7: La gelosia dei bulli
- Episodio 8: Ritrovamento
- Episodio 9: Sospetti
- Episodio 10: Monika
- Episodio 1: Cinque paia di occhi
- Episodio 2: Jérémie
- Episodio 3: Arrivo
- Episodio 4: Pavel
- Episodio 5: Appuntamento di benvenuto
- Episodio 6: Abdul
- Episodio 7: Sparatutto e hacker
- Episodio 8: Andrea
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Il treno attraversava veloce il verde paesaggio sotto un cielo grigio di pioggia. Andrea ammirava il panorama seduto vicino al finestrino. Rabbrividì sotto la felpa leggera. Era vestito ancora in modalità estiva, pantaloni lunghi leggeri beige e T-shirt blu con il disegno di una spiaggia sotto la felpa gialla. Era partito da Cagliari che era piena estate, a fine agosto con 32°C e umidità dell’87%. Dopo nove ore di volo e due scali in giro per l’Europa si ritrovò catapultato in autunno inoltrato, con 12°C di temperatura e una pioggerellina leggera ma fastidiosamente battente. Per lui, in realtà, quello era l’inverno.
Guardò il tabellone, mancava poco alla sua fermata. Frugò nello zaino, timoroso di aver perso qualcosa nei dieci minuti trascorsi dall’ultima volta che aveva controllato. Era tutto in ordine. Più si avvicinava il momento di scendere, più gli saliva l’agitazione, l’impazienza ma anche una grandissima eccitazione. Aspettava quel momento da mesi, si era preparato, aveva studiato, aveva fantasticato, aveva sopportato le preoccupazioni della madre, spalleggiato dal padre complice della sua avventura, e finalmente era partito. Finalmente era partito per l’Erasmus.
La scelta di dove partire fu molto semplice per lui. Quando vide l’elenco delle Università partner fu subito colpito da quella cittadina sconosciuta dall’altra parte del continente.
Appena uscì il bando a febbraio fece immediatamente richiesta. Dopo un colloquio con una commissione in cui valutarono le sue motivazioni, la sua carriera accademica e la sua preparazione linguistica, ottenne la borsa di studio e l’approvazione degli esami da sostenere all’estero.
Se tutti sceglievano Cracovia per la vita notturna e gli esami facili, Lisbona per il surf e il volo diretto con Cagliari, lui fu l’unico, e il primo da anni, a fare domanda per Seinäjoki, cittadina dimenticata da Dio immersa nei boschi e laghetti della Finlandia centrale.
In un primo momento, optò per la Finlandia per affrontare una realtà completamente diversa da quella a cui era abituato. Poi più si interessò alla cultura finlandese, all’offerta formativa dell’Università, all’organizzazione del campus, più si convinse della sua scelta.
Il treno rallentò nel suo lento arrivo alle banchine della stazione. Andrea si sforzò di restare calmo e soffocò l’istinto di alzarsi e prepararsi alla corsa per raggiungere le porte per primo. I finlandesi erano persone estremamente calme e riservate, silenziose ed educate. Non voleva apparire diverso caratterialmente da quanto non lo fosse già fisicamente. La sua abbronzatura da spiaggia spiccava tra quei pallidi passeggeri come un turista tedesco al suo primo giorno di mare.
Quando il treno si fermò e l’altoparlante annunciò l’arrivo, Andrea si mosse assieme ai pochi passeggeri che scendevano con lui. Restii ad iniziare una conversazione per la loro indole riservata, i finlandesi davano fugaci sguardi a quello straniero. Oltre allo zaino, Andrea trascinava due grosse e pesanti valige che per miracolo non presero per errore il volo per Sidney o Honolulu, in bocca teneva la sua guida della Finlandia con frasi pronte in finlandese per diversi scenari comuni, dalla stazione dei treni alla sauna. Non ne ebbe necessità fino a quel momento, bastava l’inglese con chiunque. Una delle tante differenze con l’Italia.
Uscì dalla stazione con il passo di un pendolare consumato dall’abitudine. Pioveva ancora leggermente e si mise il cappuccio per coprire gli occhiali dalle gocce. Inutilmente. Ma non importava, aveva memorizzato il percorso a forza di controllare e ricontrollare. Si diresse a sinistra, e attraversò la strada davanti ad un supermercato che avrebbe visitato appena possibile. Proseguì dritto per una via lunga circa un chilometro, verso il fiume. Le strade larghe, gli edifici moderni bassi ad uno o due piani. La sua prima impressione mentre passeggiava fu di una di quelle cittadine di campagna americane che si vedono nei film horror o di invasione aliena.
Non prometteva bene quella suggestione.
Ad un certo punto, in prossimità del fiume avvistò il campus. Attraversò la strada e trascinò le valige lungo il lato di un lungo edificio che ospitava alcune aule e il teatro universitario. Girò a destra e si diresse in mezzo ad una lunga schiera di villette a due piani che terminavano davanti ad un palazzo di dieci piani costruito a ridosso del fiume. Sulla riva opposta, l’Università, SeAMK, un complesso di edifici moderni con sinuose curve in vetrate alternati a palazzine simili a casermoni anni ’70.
Andrea affrettò il passo e si diresse in un edificio con all’interno la segreteria che gestiva gli alloggi degli studenti. Entrò, e la prima cosa di cui fu grato furono i cartelli bilingue finlandese e inglese. Era deserto, come tutto il campus. Si avvicinò allo sportello con le valige che facevano un gran rumore. Un ragazzo, probabilmente anche lui studente universitario, lo accolse con glaciale educazione.
«Buonasera, sono Andrea Grazioli, ho affittato l’appartamento per studenti…un attimo scusi» iniziò Andrea rovistando nello zaino. La mano gli tremava, senza motivo preciso era agitato, come se tutto quello che aveva concordato via e-mail e per telefono risultasse falso, una finzione, un malinteso. Tirò fuori una bustina trasparente con dentro tutta la documentazione. La porse al ragazzo che la prese annoiato sbadigliando. Andrea spiegò per bene tutto quello che c’era scritto in quei documenti. Il ragazzo non dava segni di interesse, riconsegnò la busta ad Andrea, controllò sul monitor del computer e poi con plateale calma prese le chiavi dell’appartamento da un cassetto.
«L’orario di chiusura della segreteria è alle sei del pomeriggio» disse il ragazzo porgendogli le chiavi.
Andrea le prese, rosso in volto, ancora incerto che potesse filare tutto liscio e non fece caso a quelle parole.
«Sono le sei e cinque minuti, la prossima volta sii puntuale.» e si alzò dalla sedia, sparendo all’interno di qualche corridoio.
Andrea rimase lì in piedi, fermo con le chiavi in mano e la bustina nell’altra.
«Ah.»
Rimise i pensieri in circolo e segnò nella sua lista mentale la casella “chiavi”, ora doveva cercare l’appartamento. Guardò il numero nel portachiavi, era l’appartamento giusto.
Uscì dalla segreteria e si diresse a destra, lungo le villette. Il suo appartamento, condiviso con un altro studente, era alla fine della schiera, al piano terra. Vicino alla porta, sotto una tettoia, c’era il posto per le biciclette, ma Andrea continuava ad osservare la porta, e l’agitazione montò nuovamente.
A quanto pareva, aprire la porta in Finlandia non era una cosa molto intuitiva. Andrea si era preparato guardando diversi video su YouTube. Il suo terrore era rimanere bloccato da qualche parte e fare la figura dell’italiano idiota all’estero. Respirò a fondo e tirò fuori le chiavi, ovvero un lungo cilindro da infilare nella serratura. Si fermò un secondo, incerto se bussare prima. Il coinquilino era dentro? Optò per una via di mezzo. Tossì rumorosamente e trascinò le valige vicino alla porta. Se qualcuno fosse stato dentro lo avrebbe sicuramente sentito.
Il momento fatidico era arrivato. Mise il cilindro nella serratura, girò e contemporaneamente tirò verso sé. La porta si aprì. Tutto stava andando liscio.
Entrò, le luci erano spente. Si annunciò ma nessuno rispose. Non c’era anima viva. Trascinò le valige dentro e richiuse la porta. In quell’istante provò un enorme sollievo. Aveva un tetto sopra la testa. Perlustrò l’appartamento. L’ingresso aveva un ripostiglio dove mettere scarpe e cappotti. Lo aprì, era vuoto, segno che il suo coinquilino non aveva preso ancora possesso della casa. L’ambiente comune era la cucina con annesso salottino arredato con un divano e un tavolo con quattro sedie. Aprì velocemente i cassetti e le mensole della cucina, sembrava tutto in ordine e pulito. Rimase sorpreso. Si addentrò nell’appartamento, aprì la porta del bagno comune davanti alle due camere da letto ed entrò nella sua. Il letto era posizionato sulla parete destra, con le lenzuola piegate messe sopra al materasso e un piccolo armadio nella parete ai piedi del letto. Sulla parete sinistra la scrivania e delle mensole. Una grande finestra si estendeva davanti lui. Andrea si avvicinò. Dava sul retro del campus, su un boschetto che sorgeva sulla riva del fiume.
«Decisamente da film horror» disse a voce alta per farsi compagnia.
Il sole tramontava alla sinistra del bosco, proiettando le lunghe ombre delle chiome per terra.
Un velo di tristezza accarezzò Andrea. Pensò di essere stanco per il lungo viaggio, la testa gli scoppiava, ma in realtà provava una sensazione di forte malinconia. Come uno spaesamento, incertezza, paura. Era solo e lontano da casa per la prima volta nella sua vita. Era sciocco, certo, lo aveva voluto lui. Aveva voluto lui proprio quel posto per crescere e affrontare un piccolo pezzo di mondo da solo. Eppure la paura di fallire, di non essere all’altezza lo investì, atterrando il suo entusiasmo iniziale.
«Eccomi qua» mormorò guardando le ombre degli alberi diventare sempre più lunghe.
Scrollò la testa e andò a disfare le valige.
Serie: Erasmus
- Episodio 1: Cinque paia di occhi
- Episodio 2: Jérémie
- Episodio 3: Arrivo
- Episodio 4: Pavel
- Episodio 5: Appuntamento di benvenuto
- Episodio 6: Abdul
- Episodio 7: Sparatutto e hacker
- Episodio 8: Andrea
Ciao Carlo! Nei tuoi brani ritrovo sempre una buona narrazione che procede in modo liscio, senza risultare pesante. Inoltre, questa volta mi ritrovo a simpatizzare molto con Andrea perché tra poco farò un’esperienza simile all’estero, quindi è molto facile in questo caso immedesimarsi.
Ancora complimenti!
Grazie infinite Linda! Spero che la tua esperienza all’estero sia decisamente migliore di quella di Andrea!
Utilizzare un primo episodio flash-forward è un ottimo espediente per iniziare con il botto e tenere incollato il lettore. Ora che sappiamo cosa è accaduto, impossibile non volerne sapere di più, capire come si è arrivati a quell’evento. Mi piace l’idea di conoscere i protagonisti in questo modo, imparziale, potermi fare un’idea su di loro ancor prima che emerga il dramma
Esattamente questo. Volevo far crescere il sospetto nel lettore e fargli vedere tutto già con la consapevolezza che ci sarà un crimine. Vediamo le supposizioni saranno giuste 😉
E’ stata una bella scelta narrativa questa, dopo aver conosciuto il detective di un efferato omiciido, spostare il lettore sull’arrivo di Andrea. Mi è piaciuto
Grazie! Sono felice ti sia piaciuto. Ho voluto creare prima l’atmosfera in maniera che adesso, seguendo il corso cronologico degli eventi, il lettore stia attento ai particolari e si ponga le domande, insomma faccia una sua indagine. Vediamo se ha funzionato alla fine.
Un bel giallo formato famiglia. La casetta mi porta sul set di un film con un serial killer con la motosega.
Da quelle parti amano giocare ad hockey, magari anche al serial killer piace andare in giro con una maschera da hockey, chissà!
Bella l’idea di partire nel primo episodio col “fatto compiuto” e poi fare un salto indietro all’arrivo di Andrea.
PS: ora vado a guardarmi i tutorial sulle porte finlandesi, sta cosa del cilindro non la sapevo…
Grazie! Ti giuro sono rimasto sorpreso quando ho letto questa cosa delle serrature, era nei “consigli pratici” per gli studenti stranieri nel sito della facoltà.
E` arrivato l’ “arrivo”, che bello! Lo stavo aspettando. Dopo aver ingranato bene con il primo episodio, ora ho l’ impressione che tu abbia messo il turbo al motore della narrazione, anche se procede tutto senza fretta. La cura dei particolari rende le descrizioni ben chiare. Il lettore puo` calarsi facilmente nei luoghi descitti. Hai creato curiosita` e pathos. Mi raccomando, a “zia”, non fare troppo il Prezioli prezioso, col prossimo episodio. 😊 Vorremmo gustarlo prima che si freddino le sensazioni che proviamo, a caldo, leggendoti.😉
Ciao “zia”Maria Luisa! Grazie! Il terzo episodio mercoledì prossimo, non per fare il prezioso ma per adeguarmi ai suggerimenti di E.O. che consigliano di pubblicare gli episodi di una serie settimanalmente. In fondo, per un thriller ci sta un po’di suspance 😉