
Artefice del destino
Serie: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 1: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 2: I sussurri della scuola
- Episodio 3: Il profumo
- Episodio 4: Elena o Ellen T
- Episodio 5: Quella vita
- Episodio 6: Panacea
- Episodio 7: Dissonanza cognitiva
- Episodio 8: Solo Finzione?
- Episodio 9: Luna piena
- Episodio 10: Una carezza con i calli sopra le mani
- Episodio 1: Confusione e liberazione
- Episodio 2: Forse era destino
- Episodio 3: Respira e lascia a me i dubbi
- Episodio 4: Solo l’inizio
- Episodio 5: L’amore forse non esiste, se esiste non dura per sempre
- Episodio 6: Il sipario
- Episodio 7: Artefice del destino
- Episodio 8: Finite incantatem
- Episodio 9: Primo giorno di scuola
- Episodio 10: Veemenza
- Episodio 1: Dolce paranoia
- Episodio 2: Bilancio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Il locale era accogliente, con luci soffuse che creavano un’atmosfera intima e rilassante. Non era silenzioso come alcuni locali visti in TV, il brusio delle conversazioni aggiungeva una nota indelicata all’ambiente. Le sedie avevano sedute in camoscio blu, con strutture dorate che risplendevano alla luce tenue dei lampadari. I tavoli erano ampi e spaziosi, apparecchiati con tovaglie di lino nero e posate d’acciaio, pronte ad accogliere piatti prelibati. Le pareti erano adornate con eleganti pannelli di legno scuro e quadri moderni, che conferivano un tocco di classe al locale. Un angolo del ristorante era dedicato a un piccolo palco, dove un pianista suonava musica dal vivo, arricchendo ulteriormente l’atmosfera. Peccato per quel brusio persistente.
Vennero fatti accomodare da un cameriere, che li guidò a un tavolo in una zona più tranquilla del locale. Una volta seduti, fu chiesto loro cosa gradissero da bere. Laura rispose prontamente con del vino, scegliendo con sicurezza una bottiglia di rosso.
Intanto, Niccolò rifletteva sulla propria natura. Tra i disonesti, lui non era da meno. Era come se fosse stato costretto a fare ciò che aveva fatto, senza voler ammettere che in realtà gli piaceva. Osservava l’ambiente circostante con una certa ambivalenza, domandandosi quanti altri avessero nascosto dietro una facciata di eleganza e lusso, la stessa verità che celava lui.
«Che guardi? Qualcuno che conosci?» domandò Laura, mentre il cameriere si allontanava per prendere il vino.
Niccolò la fissò, sorpreso dalla sua osservazione, ma nascose la reazione dietro un sorriso.
«No, no, nessuno,» rispose con calma. «Solo una sensazione. Pare di nuotare in una piscina di champagne, ma con gli squali.»
Laura lo scrutò, inclinando leggermente la testa. «Cosa? Non ti seguo, Nico.»
Niccolò si appoggiò allo schienale, incrociando le braccia. «Dietro sorrisi e vestiti eleganti si nascondono legami disonesti, sfruttatori e arrampicatori sociali. Tutti cercano qualcosa. In un mondo di maschere, è difficile non osservare.»
«Lo so, Nico. Dapprima che tu nascessi,» rispose Laura con un sorriso comprensivo. «Ma a volte, dovresti abbassare la guardia. Non tutti sono così.»
Niccolò scosse la testa, tagliando corto. «Sai cosa? Meglio godersi la serata e parlare di noi, non degli altri.»
Laura non aveva la benché minima idea, né il più piccolo sospetto, che era un agnellino che brindava con un dolce lupo. Niccolò voleva molto bene a Laura, e per questo pensava che fosse meglio che non lo conoscesse a fondo. Né lui, né il suo mondo. Era solo questo? Avrebbe accettato la cruda verità?
Un sorriso leggero si disegnò sul volto di Laura. «Mi sembra un’ottima idea,» sollevando il calice mentre il cameriere versava il vino. «A noi.»
«A noi!» Rispose Niccolò. Centellinò il dolce vino. Guardò il calice come un oggetto estraneo, lo posò sul tavolo. Continuò a guardarlo senza convinzione.
«Non è di tuo gradimento?» domandò Laura, annusando il calice. L’odore per lei era gradevole.
«Non ci sono abituato.» Il tono profondo, il volto serio, gli occhi scuri fissi su Laura, la quale non replicò.
Chiacchierarono qualche minuto in attesa del cameriere. Ordinarono.
Mentre aspettavano Niccolò si fece avanti: «Allora, questa è una cena di lavoro, no? Parliamone.»
Laura ammiccò, sorrise. «Allora… ci sono delle proposte che dovresti valutare molto bene, anche questi sono soldi.»
Nico sorrise a sua volta, fece un cenno alla donna di continuare a parlare. Il gesto fu garbato.
«Dovresti essere più attivo sui social, insomma tutte quelle cose che ti avevo accennato e… Poi dobbiamo vedere le collaborazioni commerciali, hai diverse proposte. Mi servono risposte.»
«Ok, però, dipende che tipo di collaborazioni.»
«Oh, quelle di tipo lucrativo,» sorrise Laura, dietro il calice di vino.
«Si può fare!»
Il ristorante, con la sua atmosfera elegante e le luci soffuse, creava un ambiente perfetto per una serata speciale. Il cameriere portò un antipasto raffinato: carpaccio di manzo con scaglie di parmigiano reggiano, rucola fresca e un filo di olio extravergine di oliva. Laura osservava Niccolò con un misto di ammirazione e apprensione, sapendo che sarebbe stato difficile convincerlo e invece.
Laura espose con passione le sue idee su come migliorare la presenza online di Niccolò: un profilo social, prodotti da pubblicizzare, foto professionali. La sorpresa si dipinse sul suo volto quando lo scrittore, annuì con convinzione.
In realtà, lui desiderava liberarsi di una vita che lo aveva tenuto prigioniero troppo a lungo. Ma quella non era una prigione: era una gabbia aperta, un carcere vuoto in cui sceglieva di restare, perché il confine tra piacere e colpa lo tratteneva. Non cercò mai una via d’uscita, almeno fino al dramma. Ora, finalmente, si era convinto
Il volto sorridente dello scrittore rincuorò la donna, che vedeva in lui una volontà autentica di gettarsi nel progetto. Niccolò voleva essere certo di non fare errori. Negli anni aveva trasformato il rischio in opportunità, ma ora era diverso. La passione per la scrittura reclamava il primo posto nella sua vita, e si chiedeva se avrebbe avuto la forza di accoglierla.
«Come dovrei fare con l’officina?» domandò, scuotendo la testa e tamburellando le dita sul tavolo. «Non voglio frenare il tuo entusiasmo, Laura, ma non posso correre dietro a tutto… Devo andare di qua e di là. Devo scrivere. Devo mandare avanti la mia attività? Sono incasinato.»
«Lo so» Laura si sporse leggermente in avanti, appoggiando i gomiti sul tavolo. «Dirti ‘troveremo un modo’ non basta, ma penseremo a qualcosa» rispose guardando Niccolò con occhi seri e penetranti, cercando di carpire i suoi pensieri più profondi. «Puoi farcela.»
«Il dilemma è capire come?» replicò lui senza esitazioni, accarezzandosi il mento pensieroso. L’idea di fare soldi facili era allettante, ma non poteva ignorare la complessità della situazione.
«Nico, l’unico vero dilemma, è Elena. Cosa provi per lei?» incalzò Laura, sfidandolo con uno sguardo che sembrava voler penetrare le sue difese.
Quando Niccolò la guardò, lei si sentì soffocare, come se il suo sguardo le serrasse la gola.
Il filetto di manzo, patate e tartufo arrivarono, ma il profumo invitante non riusciva a spezzare il silenzio teso tra loro. Mentre Laura si perdeva nell’idea del progetto, Niccolò sentiva crescere dentro di sé un nodo di paura.
Il passato grava su tutti, per chi può scegliere, le scelte sono destino, o un fardello.
Ferire Laura era un peso che non avrebbe saputo sopportare.
Serie: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 1: Confusione e liberazione
- Episodio 2: Forse era destino
- Episodio 3: Respira e lascia a me i dubbi
- Episodio 4: Solo l’inizio
- Episodio 5: L’amore forse non esiste, se esiste non dura per sempre
- Episodio 6: Il sipario
- Episodio 7: Artefice del destino
- Episodio 8: Finite incantatem
- Episodio 9: Primo giorno di scuola
- Episodio 10: Veemenza
La lotta tra queste due anime in Niccolò è interessante, nonché fonte di riflessioni.
Quale avrà la meglio? Oppure sarà una battaglia senza vincitori?
Non resta che continuare la lettura.
Mi ha colpito molto, di questo episodio, la tensione che avverto in Niccolò. Da una parte lo scrittore sognatore, come ha già notato Luisa, “costretto” a scendere a compromessi per farsi strada nel suo mestiere, ma dall’altro anche questo Niccolò che verso laura si sente lupo…come se fosse entrambe le cose, in un certo senso. Lupo e agnello.
In un certo senso…
Per il resto come va Dea?
Bene grazie! Spero lo stesso di te. È un piacere tornare a leggerti😊
Dea volevo scriverti tutto bene ma ho premuto “Publish” ed è scomparso tutto
Hai perfettamente ragione, e non posso fare a meno di pensare che realtà come questa siano davvero l’eccezione alla regola. Qui, la scrittura sembra tornare al suo valore, lontano dalle cose commerciali. È un ambiente che stimola, arricchisce e ci permette di crescere come autori. Questa redazione o community, come giustamente dici, è preziosa, rappresenta un privilegio che molti, purtroppo, non hanno. Forse è proprio questa dimensione che ci aiuta a ricordare perché scriviamo: non per il successo o i numeri, ma per la passione e il bisogno di raccontare, creare mondi e magia.
Grazie Giuseppe per questa lunga e interessante risposta. Posso dire soltanto che ognuno fa ció che puó, ció che gli é piú congeniale. Cercare di superare i propri limiti, le proprie inibizioni, andando oltre lo scrivere, molto spesso puó essere positivo, puó aiutarci a crescere. Io devo dire grazie al nostro editore se alla fine ho osato espormi con un modesto video di un minuto o poco piú, per il lancio promozionale del libro. Bisognerebbe fare anzitutto una distinzione tra il business dei colossi nel campo dell’editoria e una community come la nostra. In tutti i casi credo che il successo che non dispiacerebbe a nessuno, anche se non tutti saremmo disposti a fare carte false per ottenerlo, richieda, come dici tu, quasi sempre, non solo talento, ma anche i contatti giusti o le amicizie che contano al posto giusto. Ció richiede, peró, anche la volontà di adeguarsi a questo sistema.
Se la passione per la scrittura é qualcosa di cui non si puó fare a meno, si va avanti comunque, a prescindere dal numeri di libri pubblicati o delle copie vendute. É qualcosa che ci rende comunque ricchi; oltretutto noi abbiamo una situazione privilegiata nel ricevere e scambiare commenti, opinioni, suggerimenti e supporto.
Non dovremmo dimenticare quanto sia umanamente preziosa questa opportunità.
Questo episodio mi ha catturato piú di altri. Sono stata piacevolmente colpita quando hai toccato il tasto dolente dei compromessi che uno scrittore dovrebbe fare per mantenere o raggiungere il successo.
Una questione su cui rifletto spesso, visualizzando i post di molti autori importanti che per vendere bene le loro opere letterarie sanno adeguarsi alle regole del mercato o alle richieste pressanti dei grandi editori che impongono piú senso pratico e meno idealismo. Non vorrei esprimere alcun giudizio in merito alla questione che tu hai saputo sollevare molto bene con questo tuo racconto, mi chiedo soltanto se l’animo dello scrittore sognatore, spesso idealista e talvolta visionario, che spera di suscitare emozioni, toccando le corde del cuore, non finisca per deteriorarsi. Mi chiedo inoltre se uno scrittore che ha raggiunto la tanto agognata fama, possa perdere credibilità con i suoi numerosi lettori nel caso in cui la contraddizione tra il dire – o scrivere – e il fare, appaia troppo evidente.
Grazie comunque a te, per questo spunto di riflessione.
Grazie per il tuo commento Luisa. Sono felice che questo tema ti abbia colpito, perché credo che sia una questione cruciale per chiunque ami scrivere. Risponderti è stato veramente impegnativo.
Il conflitto tra idealismo e compromesso è qualcosa su cui rifletto spesso e alla fine ne ho cresciuto un paio di pensieri.
IL TALENTO NON SI PERDONA. (Io no so se esista questa frase e ne voglio saperlo perché l’ho fatta mia da sempre)
Il talento non si perdona ha un significato profondo e critico, ed è una riflessione sul modo in cui la società spesso reagisce al talento autentico. Non è priva di senso perché quando scrivo, ci sono dei significati, tuttavia va interpretata.
Il talento, soprattutto quando è evidente e non convenzionale, può suscitare invidia, persino rifiuto. Invece di essere celebrato, viene visto come una minaccia da chi si sente messo in ombra o da chi preferisce la mediocrità, e non lo biasimo.
Per questo, il talento non viene “perdonato” è quasi come se chi lo possiede dovesse pagarne il prezzo, rompe equilibri.
Dall’altra parte, penso che o scrivi o vendi, io non so né scrivere né vendere.
Non tutti sono capaci di fare entrambe le cose: c’è chi eccelle nell’arte della scrittura, ma non sa muoversi nel mercato e c’è chi sa vendersi, ma non ha nulla di autentico da proporre. Il successo non è solo una questione di talento, ma anche di circostanze, incontri e supporto. È un sistema complesso dove, la capacità di raccontarsi al pubblico può valere più della qualità di un libro. Questo, però, non sminuisce il valore di chi sceglie di dedicarsi completamente alla scrittura, anche a costo di restare nell’ombra.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi: è davvero possibile trovare un equilibrio tra il desiderio di scrivere con autenticità e la necessità di adattarsi alle logiche del mercato?
Io in tutto questo mi chiedo mi chiedo: spetta a noi scrittori trovare il modo di bilanciare la scrittura con le logiche del mercato, oppure è una responsabilità che dovrebbero assumersi la casa editrice? Dovrebbero essere loro a sostenere il talento, investendo nel valore e aiutandolo a emergere, o è una battaglia che ogni scrittore deve affrontare da solo?