
Attaccati al tram
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in NarrativaTorino sta a me, come Manhattan sta a Woody Allen.
E siccome il prodotto degli estremi è uguale al prodotto dei medi, allora Torino moltiplicato Woody Allen dovrebbe essere come Manhattan per me. Quindi, per capire chi sono io, dovrei fare: Torino per Woody Allen fratto Manhattan… No, aspetta. Allora io sto a Woody Allen come Torino sta a Manhattan? No no, non ci siamo. Ma, fammi capire, dov’è che sto io? E soprattutto come sto? A Torino molto bene, grazie. Manhattan, invece, mi piace meno. Ci sono stato ad agosto, faceva un gran caldo e le strade puzzavano di rifiuti lasciati al sole.
È vero, i conti non tornano, però Woody Allen mi piace. Prima di morire potrebbe anche degnarsi di farlo un film a Torino. In fondo, per certi aspetti, è una piccola Parigi.
La sua eleganza sobria, il garbo un po’retrò, i viali alberati e le luci del parco riflessi nel fiume, che attraversa le memorie di una vecchia capitale, di un ex polo industriale.
“Un po’ vecchiotta, provinciale, fresca tuttavia d’un tal garbo parigino…”
Torino è ancora bella. Come sempre, è bella tuttavia.
Forse immaginerebbe i due protagonisti in una passeggiata notturna nelle strade semideserte, immersi nel ricordo di un amore, che per un momento sembra loro recuperabile.
Un grembo d’autunno, una sera di tram che vengono dal nulla bucando nebbia azzurra di lampioni e nella nebbia riaffondano subito, tornando nel nulla.
Nessuno che salga.
Nessuno che scenda.
Una buona ambientazione. Ma, nell’insieme, tutto un po’melenso, neh?
Però un giro in tram lo si fa sempre volentieri.
“sognavo le tue nevi, i tigli neri,
le dritte vie corrusche di rotaie”
Ma, all’inizio, le grosse carrozze trainate da cavalli non circolavano su rotaie. Le prime linee guida in ferro per gli omnibus si posarono nel 1871.
I cavalli non furono per niente contenti, ma si adattarono. Solo nel 1897, il comune li mandò tutti in pensione. E una sera, tra un oh basta là! e un boja faùss! di educato stupore, i torinesi si sorpresero nel vedere le prime scintille di un pantografo contro i cavi elettrici.
Tutti i binari si irradiavano da piazza Castello verso la periferia e vigeva un’unica tariffa oraria: 20 centesimi.
Il progresso, però, mieteva le sue prime vittime.
Non c’erano ancora le fermate fisse e nel 1901, anticipando di ben 25 anni Antoni Gaudì (non ce ne vogliano i barceloneses), moriva sotto un tram a Porta Pila, mentre cercava di fermarlo per salirvi, tale Rosina Pautasso, di anni ottanta. Anziché richiedere la fermata del mezzo col consueto gesto della mano, avendole entrambe occupate, si era piazzata in mezzo alle rotaie e agitava in modo scomposto le borse della spesa.
Splat! Sbergnacà come ’n rat. Dicono non sia stato un bello spettacolo.
Scherzavo, non è vero niente. Però è vero che dal 1901 fu introdotto il sistema della fermata fissa e non più su semplice richiesta dei passeggeri, come era accaduto fino ad allora. Pensa mac che ciadel, se oggi fosse ancora così…
Dopo gli omnibus, vennero i tram rossi, che, con la linea dei viali, la sera portavano al Valentino studenti e timide sartine.
Dagli anni ’30, fu la volta dei tram verdi e avorio, affollati di operaiass d’la FIAT coi loro barachin per il pranzo che, dalle periferie, attraversavano assonnati la città per andare a lavorare alla Feroce. Erano venuti a Torino da tutto il Piemonte e poi da tutta Italia.
Passato e presente si sono sempre inseguiti su rotaia: lo sferragliante modello arancione degli anni ’50 ha affiancato e gradualmente sostituito le vetture verdi. Dall’inizio del Duemila sono poi comparsi tram più moderni e capienti, che, secondo una triste logica darwiniana, dalla quale dissento, tra pochi mesi provocheranno l’estinzione degli altri.
Negli anni la rete tranviaria si espande e si infittisce, Torino cresce ancora.
Nella notte, finestre illuminate attraversano la città che dorme. Ombre svelte e parole di altre terre. Umanità sconosciute scendono al capolinea in quartieri periferici, che parrebbero appartenere ad altri continenti. Ora il mondo è a Torino, in due fermate ti sembra di aver attraversato il Mediterraneo, in tre l’Atlantico.
Negli ultimi anni è nato un curioso interesse per i tram storici, tanto da riprodurli anche su gadget inguardabili, come del resto ogni souvenir.
Alcune vetture sono state trasformate in un’attrazione, o come si dice qua: un ciapa-ciapa per turisti.
Una volta sono stato invitato a un apericena con giro panoramico su un ristotram. Di per sé è carino, ma se guardi nel piatto, non vedi fuori e, se guardi fuori, non vedi cos’hai nel piatto. L’ideale sarebbe ci fosse uno che ti imbocca.
Vengono poi organizzate manifestazioni, mostre, giri tematici su carrozze storiche e, in occasioni particolari, scambi con altre città.
Quest’anno da Roma è arrivata una vettura blu, che riporta come indicazione del capolinea CINECITTÀ.
Chi non è di Torino non coglie l’ironica coincidenza, che suona quasi beffarda per chi, invece, sa. Il cinema, in Italia, è nato a Torino, come del resto la radio, l’automobile, la moda e molto altro.
Un terreno fertile. Tante cose nate qui sono poi cresciute altrove.
Una città che continua a evolvere, a reinventarsi, ma non è riuscita a trattenere niente, neppure Carla Bruni.
Ci hanno lasciato giusto i tumin al vert e la bagna càuda, solo perché non li voleva nessuno.
Ma “A l’è questiôn d’ nen piessla…”, un vero bôgianen non molla.
Prosegue sui suoi binari, scende al capolinea e bon.
Simpaticissimo questo racconto, poi adoro Torino, vinci facile con me! Mi hai trasportato di decennio in decennio attraverso la storia dei tram, bello.
Inizio scoppiettante e divertente che poi ti tiene lì incollato nella lettura. Mi piace molto quando protagonisti di romanzi e racconti sono le città. Sicuramente originale!
Grazie! Gentilissima.
Un racconto piacevole e ben scritto, dal sapore retrò che mi ha ricordato l’ironia del grande Luciano Bianciardi
La ringrazio.