Attacco completato

Serie: L'ultimo criminale


Argo sentiva piccoli rivoli di sangue scorrergli lungo il viso. Da dove sgorgassero non lo sapeva, tante erano le ferite. In quella piccola stanza mobile, nera e buia riusciva a vedere solo la mano del vecchio alzarsi e ricadere sul suo volto. Il guanto di plastica dura lo colpiva con violenza, ma lui era pronto.

I colpi cessarono. Il vecchio gli posò una mano sul bavaglio che aveva sulla bocca, come per toglierglielo.

– Ora ti darò la possibilità di parlare. Ma scegli con cura le tue parole…–

Lentamente slegò il bavaglio.

– Dimmi tutto del tuo… piano – disse ironizzando quell’ultima parola.

Argo sputò un grumo di sangue.

– Non ho nessuno problema a dirti tutto – disse ansimando – Ormai è tardi, il mio piano o è già riuscito o non lo sarà mai… quindi non ho alcun interesse a tenerne segreti i particolari –

Si asciugò il viso sul colletto si sistemò la giacca con le mani ancora legate e si ricompose.

Il vecchio non sembrava dare credito alle parole di Argo, aveva un’espressione indifferente.

– Continua – disse calmo.

– Vede, la raggiunta dell’obbiettivo non dipende per forza dalla complessità del piano – cercava di essere il più articolato possibile, nonostante il dolore – Io ho deciso di concentrarmi sul conoscerne i partecipanti. Se fossi stato in grado di prevedere le azioni di tutti i coinvolti, allora il piano sarebbe potuto andare a buon fine indipendentemente dalla sua semplicità o complessità. Quindi ho analizzato chi mi sembrava più idoneo… anche lei, indirettamente dato quel poco che ho trovato, ma sapevo si sarebbe occupato di persona di un attacco del genere. Dovevo quindi attirare la sua attenzione. Ho commesso un piccolo crimine, in un distretto scelto appositamente, e mi sono fatto riprendere dalle telecamere. Sapevo che avrebbero notato l’assenza del dispositivo e che, data la mancanza di personale, avrebbero mandato a indagare il commissario in persona. Sapevo chi fosse il commissario di quel distretto e, avendo letto a fondo tutto ciò che c’era da sapere sul suo conto, speravo di poterlo manovrare. Poi mi sono messo in contatto con un ex informatico della polizia che lavorava nello stesso distretto. Quest’ultimo serviva al mio compagno per completare l’attacco informatico e inoltre mi serviva a manovrare il commissario. Se tutto è andato secondo i piani… l’attacco dovrebbe già essere completato – sputò di nuovo.

Il vecchio sembrava divertito dalla sua spiegazione, il suo sguardo però mostrava interesse.

– Fammi capire bene, mi vorresti dire che il tuo essere qui in quest’ambulanza con me fa parte del piano? – si tastò la guancia con la mano – Poniamo che ti creda… perché tenere i tuoi compagni all’oscuro di tutto ciò? Perché non sei andato dal commissario a chiedergli di aiutarti, se sapevi fosse disposto a farlo? –

– Le persone quando hanno il tempo di pensare hanno il tempo di aggrapparsi a ciò che rende la loro situazione meno disperata. Si aggrappano a quelle piccole zone ventilate, in un inferno ardente. Alla fine tiro avanti dicono, ma in realtà non fanno che stare fermi –

Il vecchio sbuffò con aria divertita – Sai che ti dico? Che ti saresti dovuto limitare a scrivere una raccolta di aforismi, non ti troveresti in questa brutta situazione. Tu non sei diverso da me, il tuo piano è destinato a fallire e hai trascinato con te almeno due persone a loro insaputa. Inoltre, cosa pensi che succederà quando distruggerete il sistema? Morti, negozi saccheggiati, donne stuprate… ti interessa solo del risultato che vuoi ottenere? –

Argo serrò i denti poi sospirò abbassando lo sguardo – Non c’è un momento in cui io non ci pensi… ma ogni volta che il mio pensiero ci si sofferma, sento ancora un barlume di speranza… quella per il genere umano –

– Sei un ingenuo ottimista, mi fai pena – disse con disgusto – E a che scopo ti saresti fatto catturare da me? …per uccidermi? – sorrise, poi si incupì e fece un sospiro – Ne ho abbastanza di te e dei tuoi ragionamenti infantili e campati per aria –

Si alzò e da un cassetto tirò fuori un imponente coltello dalla lama nera. Il suo sguardo bramava sangue.

Ci fu il suono improvviso e ripetuto di un clacson, il vecchio non fece in tempo a girarsi. Qualcosa colpì il fianco destro dell’ambulanza e i due passeggeri vennero scaraventati da un lato. Dalla strada si ergevano urla di uomini, poi due spari e le porte dell’ambulanza si aprirono.

L’appartamento era vuoto. Numerose cicche di sigaretta coloravano il pavimento bianco. La stessa melodia continuava a risuonare a ripetizione tra le stanze, il lamento di un’armonica. Sulla scrivania vi erano tre monitor, di questi solo quello centrale era acceso. Sullo schermo nero risaltavano colonne infinite di simboli e numeri incomprensibili. Chiunque, però, sarebbe in grado di leggere le ultime due parole: Attacco completato.

Serie: L'ultimo criminale


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