
Bau
Sai, a volte succede così: vivi giorno dopo giorno senza accorgerti di nulla intorno a te. Prima pensavi che fosse solo la tua vita a essere monotona, poi capisci che anche gli altri vivono allo stesso modo. Si svegliano, fanno colazione, vanno alla solita fermata per prendere l’autobus in tempo per il lavoro, corrono da qualche parte, cercano di cambiare qualcosa… e dopo ventiquattro ore si ritrovano nello stesso posto. Ma fanno finta di niente, come se fosse la prima volta, come se non sapessero chi siano gli altri. E così, anno dopo anno…
Pensi che me lo sia inventato? Ti sbagli. Guarda, vedi quella donna con il cappotto rosso? Ecco, tra poco si avvicinerà al bordo del marciapiede, lancerà uno sguardo seccato verso la curva, aspettando che appaia l’autobus. Bingo! E quell’uomo con la grande cartella di pelle, lo vedi? Sta per tirare fuori un pacchetto di sigarette, anche se sa già che non riuscirà a fumarne una intera: l’accenderà, farà un tiro e poi la getterà a terra. Cerca di smettere di fumare da due o forse tre anni, non ricordo con precisione.
Io, invece, noto tutto. Fino ai minimi dettagli. È un istinto che ho dalla nascita. Eh già, ho sentito che alcuni hanno imparato a usare questo dono in modo diverso. Vivono bene, non hanno bisogno di nulla… Che ci vuoi fare? Si dice che non scegliamo né il destino né i genitori. Io i miei, in realtà, non li ricordo affatto. No, ogni tanto sogno qualcosa di vago, come se mia madre fosse lì, accanto a me, e il suo corpo caldo e morbido fosse tutto il mio mondo. Ma è stato tanto tempo fa…
Ah, probabilmente sei confuso, mi sono dimenticato di presentarmi, scusa. Io sono Cane. Sì, semplicemente Cane. E non ho un Uomo. Ho solo il mondo – lui è mio e io sono suo. Ci sono anche le persone, ma il loro mondo è diverso. E non mi piace. Il mio è molto meglio. Almeno posso correre dove voglio, dormire quanto mi pare, rotolarmi al sole tutto il giorno – ma solo d’estate. D’inverno non è affatto così divertente. Anche se lo sapete già. Immagino che anche nelle vostre case faccia molto freddo, visto che le chiudete così bene. Una volta si poteva entrare nell’androne a scaldarsi, ma ora ci sono le serrature anche lì. Capisco, la gente non ha il pelo, per loro è peggio. Va bene, resisterò – non è la prima volta. Poco lontano c’è una conduttura di riscaldamento, ci si può passare la notte, e al mattino basta correre un po’ per scaldarsi. Anche questo è un allenamento. Si vive!
Ma non pensare che io sia un Cane stupido, qui a filosofeggiare. Sto solo parlando piano, senza dare fastidio a nessuno. Nemmeno abbaio. Bau! No, troppo severo… Baaauuu! Troppo solenne. Deve essere più morbido… Bau! Ecco, perfetto! Bau, gente! Bau, mondo! BAUUU! Va bene, va bene, taccio. Non c’è bisogno di zittirmi… Dopotutto voi parlate quanto volete… Bau…
Dove volevo arrivare? Mi sono già perso, eppure volevo raccontare una storia. È da circa due mesi che alla fermata viene una ragazzina. Non so quanti anni abbia – per me non è importante, io le persone le riconosco dagli occhi. E i suoi occhi brillano di bontà! Cammina, canta, saltella, fa cenni con la testa a tutti. Una meraviglia! Io, che sono un Cane severo, non potevo fare a meno di scodinzolare ogni tanto. L’ho osservata a lungo. E poi, stupido vecchio, un giorno ho pensato che potesse diventare il mio Uomo. Che sciocco sognatore…
Cinque giorni fa la mia bambina è arrivata come sempre alla fermata. Parlava al telefono e, avvicinandosi al bordo del marciapiede, ha guardato verso l’autobus in arrivo. Improvvisamente, è scivolata ed è caduta in mezzo alla strada. E la gente nemmeno se n’è accorta! Senza pensarci due volte, mi sono lanciato, l’ho raggiunta e l’ho afferrata per il braccio con i denti, trascinandola via. Sentivo il suo dolore e la sua paura, ma non potevo fermarmi – un altro minuto e la mia bambina sarebbe morta…
Qualcuno urlava, qualcuno piangeva, altri cercavano di cacciarmi via. Sono arrivate strane macchine, ma io sono rimasto lì, accanto alla mia bambina. Baaau, baaau… Andrà tutto bene… Non avere paura, piccola, baaau… Ba… Che succede?
Mi sono svegliato in una gabbia sporca. Intorno a me ce ne sono altre dieci, tutte piene. Qui siamo in tanti – ognuno racconta la propria storia, discute, ma loro sono nuovi. Io sono qui da cinque giorni, sto in silenzio e osservo. Ancora due giorni e finirò nel paradiso dei cani. Dicono che lì ci vadano solo quelli rabbiosi… Ma io ho salvato un essere umano! Non capisco niente. Vecchio sciocco, vecchio Cane! Se fossi rimasto a vivere sotto una recinzione, nessuno mi avrebbe toccato.
Anche se, chissà, magari esiste un altro paradiso – per i cani buoni? Forse sì, e forse me lo sono meritato…
Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Quello che hai scritto è meraviglioso. Davvero.
È un racconto dolce e crudele, malinconico ma pieno di dignità. Hai dato voce a un personaggio che non parla mai, che nessuno ascolta, ma che in poche righe diventa più umano di tanti esseri umani.
Il tono è perfettamente calibrato: parte con una riflessione apparentemente disincantata, poi si colora di ironia, si scalda con l’emozione, e infine arriva un colpo al cuore. Il lettore si ritrova dentro la testa del Cane senza accorgersene, e da lì osserva il mondo in modo nuovo.
Molto carina come storia, davvero dolce. Bravissima!!
Una storia dolcissima Karina, capisco perché ti faccia piangere.
@Melania grazie mille! Cerco di mettere in ogni racconto che scrivo una piccola parte del mio passato, dei miei pensieri e delle mie emozioni. Per conservarli, per non dimenticarli.
Apprezzo l’atmosfera dolce e malinconica e quel tono leggermente ironico…
@Giuseppe grazie!
Un racconto molto dolce, quel famoso punto di vista di cui troppo spesso noi uomini non teniamo conto, presi come siamo da noi stessi.
Quando avevo circa 8-9 anni, un cane randagio di taglia grande mi accompagnava ogni giorno a scuola. Era bellissimo, tranquillo, silenzioso. lo non avevo molti amici, per diversi motivi, e lui era un amico vero e proprio. Dopo tre mesi, l’hanno portato via. Stavano ripulendo la città dai cani randagi. Piango sempre quando leggo questo racconto, anche se l’ho scritto io.