
Ben il bottone
Ben è un bottone, nato tale e felice del proprio lavoro: chiudere camicie. Senza di lui, ciò non potrebbe succedere. Ben, infatti, non è un bottone qualunque, ma l’ultimo, quello più in basso: se non ci si abbottona lì, la camicia rimarrebbe aperta e poco elegante.
Dunque, Ben vive una vita tranquilla, fatta di lavoro ma anche tanta stasi. Chiuso nel cassetto si diverte insieme ai suoi simili, ridendo e parlando del più e del meno; ha anche modo di pensare parecchio, sulla propria vita e su quella degli altri, apparentemente insignificante, ma, in realtà, necessaria al normale scorrere del mondo esterno, quello fatto di persone vere: senza i bottoni non esisterebbero i vestiti, senza i vestiti, l’uomo, forse, non potrebbe vivere. In una realtà di tanti bottoni identici, quindi, ognuno di essi ha un ruolo.
Un giorno Ben, svegliatosi nuovamente al buio del suo cassetto, si rende conto di esserci dentro da più tempo del solito, molto più tempo. Se prima l’umano, suo padrone, sceglieva quella camicia una volta a settimana, ora era da mesi che non veniva più indossata. -Perché?- si chiedeva Ben. -Forse non facciamo più bene il nostro lavoro- diceva agli altri bottoni, anche loro perplessi. -Non è che ci siamo ammalati di bottonite?- si domandò il primo bottone -dovremmo iniziare subito le cure di restauro dal sarto per poter tornare come prima!- Cure, purtroppo, non facilmente accessibili e spesso si preferisce lasciar morire una camicia indossandola ancora per quel che si può, piuttosto che portarla ad aggiustare.
Ben, da quel giorno, non pensa ad altro. -Sarò malato?- si chiedeva, senza avere risposta: è necessario che la camicia venga indossata per poterlo sapere.
Un giorno, però, quel momento arriva: si apre il cassetto, viene presa la camicia e viene indossata. Che dolore per i bottoni scoprire la dura verità! Il padrone era ingrassato di vari chili e la camicia a malapena gli entrava. Si trattava proprio di bottonite ristretta: il vestiario non entra più perché, ormai, di taglia troppo piccola. Davanti ai bottoni si prospettavano al massimo altre due o tre sessioni di lavoro, la morte sarebbe poi sopraggiunta.
Ben, tra l’altro, è il bottone più sofferente: la sua posizione lo obbliga a combattere tutta la pressione del ventre, causandogli un dolore immenso, da cui non può scappare.
Nei momenti di riposo, ora passati appoggiati sulla sedia e non piegati nel cassetto, i bottoni si parlano, cercando del conforto reciproco, aiutandosi e spronandosi a resistere ancora un po’, dando il meglio di se stessi. Ben, invece, non ce la fa: non riesce più a parlare con nessuno. Passa il tempo ingabbiato sempre con lo stesso pensiero, cioè la morte. -Per un malato terminale- si chiede -è veramente la morte l’effettiva soluzione? Porre fine alle sofferenze significa smettere di soffrire, ma anche smettere di vivere…è un controsenso. Cosa devo fare? Come posso fare?- Gli è impossibile accettare la propria condizione, proprio non ce la fa. L’unico sollievo è il poco lavoro rimasto, dove almeno la fatica e il dolore fisico lo distraggono da quello mentale.
Questa è la condizione in cui Ben vive: sospeso, aspettando di morire. In quel tempo indeterminato di attesa passiva, lasciato soffrire attaccato, ancora per poco, ad una camicia spiegazzata su una sedia, Ben cede mentalmente: non ce la fa più. Le lesioni alla cucitura causate dall’eccessiva pressione lo tormentano, si espandono con il passare dei giorni. Il dolore non lo lascia mai. In assenza di sollievo sceglie tristemente di abbandonarsi ad esso, trasformando gli ultimi momenti di vita in pura attesa: attesa di morire.
Un giorno, finalmente, la camicia viene indossata e non appena abbottonato, Ben scoppia, scucendosi e cadendo a terra, solo, ma finalmente libero dalla vita.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Avevo iniziato a leggerlo pensando a una favola per bambini, invece ho trovato tutt’altro. La pesantezza dell’esistenza in certe vicende o vicissitudini estreme da cui non si vede uscita sposta il finale su EXIT.
Con i bottoni si possono fare bellissime collane, il pensiero creativo a volte è salvezza. Ma un bottone non può saperlo. Apprezzato.
Ringrazio molto per il pensiero, mi fa un enorme piacere sapere che a qualcuno è piaciuto 🙂