
Bilancio
Serie: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 1: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 2: I sussurri della scuola
- Episodio 3: Il profumo
- Episodio 4: Elena o Ellen T
- Episodio 5: Quella vita
- Episodio 6: Panacea
- Episodio 7: Dissonanza cognitiva
- Episodio 8: Solo Finzione?
- Episodio 9: Luna piena
- Episodio 10: Una carezza con i calli sopra le mani
- Episodio 1: Confusione e liberazione
- Episodio 2: Forse era destino
- Episodio 3: Respira e lascia a me i dubbi
- Episodio 4: Solo l’inizio
- Episodio 5: L’amore forse non esiste, se esiste non dura per sempre
- Episodio 6: Il sipario
- Episodio 7: Artefice del destino
- Episodio 8: Finite incantatem
- Episodio 9: Veemenza
- Episodio 10: Primo giorno di scuola
- Episodio 1: Dolce paranoia
- Episodio 2: Bilancio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Eravamo solo ragazzi, confusi e incasinati, immersi nel caos di quegli anni in cui la scuola si mescolava con le sfide personali, i sogni e le delusioni. Il tempo scorreva veloce, pieno di dettagli e momenti, fino a riportarci, quasi senza accorgercene, alle vacanze di Natale.
All’inizio, inserirsi nell’ambiente scolastico non fu difficile. I compagni di classe erano cordiali, figli di famiglie benestanti, cresciuti con un senso di sicurezza che io non avevo mai conosciuto. Ellen si ambientò in fretta, e in un certo senso anch’io trovai il mio posto. Ma fuori dalla scuola le nostre vite prendevano direzioni diverse. Vivevamo lontani, e anche se all’inizio pensavo che la distanza fosse solo un dettaglio, mi accorsi presto che il tempo non mi lasciava spazio per nulla.
Dopo le lezioni, pranzano a casa e correvo al mio lavoro in officina. Qualche euro, a volte dieci, tutto quello che riuscivo a guadagnare. Soldi che non bastavano mai, soprattutto per comprarmi un motorino. La mia quotidianità era fatta di mani sporche d’olio e tasche sempre vuote, eppure in qualche modo il romanzo della mia vita sembrava volermi dipingere come un eroe, come se affrontare tutto questo avesse qualcosa di nobile. Ma io lo sapevo: non ero un eroe. Ero solo un ragazzo che cercava di cavarsela senza occasioni.
Ellen, invece, sembrava avere tutto sotto controllo. Era determinata, concentrata sulla scuola, radicata nelle sue certezze mentre io mi sentivo in caduta libera. Il tempo portava con sé cambiamenti: il suo corpo iniziò a trasformarsi, e con esso arrivarono sguardi, attenzioni, aspettative. Anche io non ne fui immune. Quello che era sempre stato il nostro legame divenne qualcos’altro, qualcosa di teso e difficile da definire. Mi scoprivo a osservarla più del dovuto, a cercare con più frequenza il suo corpo, mentre lei, pur saziandomi, restava ferma nei suoi limiti. Non era pronta ad andare oltre, e forse non lo sarebbe stata mai.
I nostri incontri si facevano più rari e meno spensierati. Ellen parlava spesso del futuro, di quello che avrebbe fatto dopo la scuola, mentre io mi sentivo schiacciato dal presente. Non avevo tempo per il futuro, non potevo permettermelo. Cercavo soluzioni, qualsiasi soluzione. Così iniziai a rubare pezzi di motorini. Non era molto, ma almeno mi dava la sensazione di avere un minimo controllo su qualcosa. Qualche volta riuscivo a venderli, altre restavo con la refurtiva invenduta e le mani vuote.
Fu allora che Andrea Melluso detto Limoncello, mi propose un modo alternativo di far soldi. Mi squadrò sorridente e andò dritto al punto: “Se vuoi fare soldi veri, devi rischiare di più. Rubare pezzi non ti porterà lontano. Sei piccolo, Fil, la gente non ti nota. Questo è il tuo vantaggio.”
Mi offrì un’opportunità: trasportare droga. Mi spiegò che in un paesino come il nostro, le possibilità erano poche, in fondo eravamo meno di quattromila abitanti ma, invece, dove andavo a scuola la situazione era diversa. Ragazzi, locali, attività, contatti giusti, le occasioni di guadagno non mancavano. Bastava solo sangue freddo. Lo ascoltai, combattuto. Le sue parole sembravano una porta che si apriva davanti a me, ma sapevo che varcarla significava cambiare per sempre.
Era quello che volevo, eppure mi chiesi se avessi davvero un’altra scelta nella mia vita.
La notte prima di Capodanno, come tutte le sere di quelle vacanze natalizie, giocavamo a carte a turno dai nostri compagni. Ogni sera una casa diversa, evitando le nostre. Quella sera rientrammo presto. Non ero nemmeno arrivato a casa quando il telefono squillò. Era Ellen. Mi tempestò di messaggi, uno dopo l’altro, poi chiamò.
“Fil…” la sua voce era spezzata dai singhiozzi. “È successo un incidente.”
“Ellen, stai bene? Dove sei?”
Non riuscivo a metabolizzare, non capivo nulla. Presi nuovamente quel motorino che avevo in prestito da Andrea e corsi all’ospedale.
La strada era un miscuglio di buio e riflessi di luci intermittenti. Stringevo forte il manubrio, il respiro corto. Sentivo il cuore battere nel petto come un tamburo impazzito. Il tragitto sembrava interminabile, ogni curva più stretta, ogni secondo più pesante. L’aria fredda mi tagliava il viso, ma non rallentai.
Quando arrivai all’ospedale, la scena fu un pugno nello stomaco. Un uomo urlava e Ellen era lì, schiacciata contro il muro, con gli occhi gonfi di paura.
Non ci pensai. Mi mossi d’istinto. Il mio corpo reagì prima della mia mente. In un attimo ero davanti a lei. L’uomo le afferrava il braccio, la strattonava. La sua rabbia era cieca, ma la mia fu più pericolosa. Lo spinsi con tutta la forza che avevo. Lo vidi cadere. Quando si rialzò per fronteggiarmi gli mollai un pugno e lo stesi a terra.
Fu allora che mi resi conto di me stesso. Della mia forza. Delle mie mani che tremavano, non di paura, ma di potere. Cosa sarei stato disposto a fare per lei? Erano sempre state parole fino a quel pugno.
L’uomo si rialzò, furioso, ma qualcuno intervenne, lo fermarono, lo trascinarono via.
Parenti, amici. L’atrio dell’ospedale era un caos. Io sentivo ancora il battito del cuore nelle tempie, le mani strette a pugno. Ellen mi guardava, e nei suoi occhi lessi qualcosa che non avevo mai visto prima. Un misto di paura e riconoscenza.
“Grazie Fil.” Si aggrappò stretta al mio braccio
Ellen, con calma e lacrime mi raccontò cosa era accaduto. Antonio aveva litigato con la sua fidanzata, bevuto e messo in macchina fino a quando non aveva investito un ragazzo come me in motorino.
“Tuo fratello dov’è?”
“Dentro, lui sta bene.”
“E il ragazzo che ha investito?”
“Non lo so Fil, non è tanto grave. Antonio è rovinato. Lo arresteranno, si è rovinato la vita.” Ellen singhiozzò, le sue mani tremavano mentre si aggrappava a me, cercando un appiglio in mezzo al caos.
“É rovinato,” ripetè alzando lo sguardo verso di me con gli occhi gonfi di lacrime, pieni di paura. “Abbiamo bisogno di un avvocato, non voglio che vada in galera, non voglio vederlo distrutto.Sai come vanno a finire queste cose. Non so come fare, non abbiamo i soldi per andare avanti.”
Considerai la proposta del diavolo, le parole di Andrea Melusso mi investirono la mente con la forza di un tornado.
Serie: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 1: Dolce paranoia
- Episodio 2: Bilancio
Il passato (e il presente) di questa storia inizia a delinearsi con maggior precisione. Molto bello questo capitolo, mi ha davvero coinvolto dall’inizio alla fine.
Ciao Giuseppe, mi sembra un titolo veramente azzeccato per questo episodio in prima persona, davvero ben scritto. Una sorta di ‘bilancio’, appunto, fatto ‘da grande’, un guardarsi indietro, forse, per capire come si è arrivati a quel punto. Molto bello l’incipit.
Grazie Cristiana. Sì arriverà a quel punto, non so come ma si arriverà. Dare un titolo, lo trovo difficile, non mi piacciono quelli che ho dato. “Ombre e sussurri dal passato” 🤣. Tu hai un buon rapporto con i titoli?
Pessimo, direi! Spesso cerco suggerimenti 🙂
Siamo sulla stessa barca.🤣
La mia quotidianità era fatta di mani sporche d’olio e tasche sempre vuote, eppure in qualche modo il romanzo della mia vita sembrava volermi dipingere come un eroe, come se affrontare tutto questo avesse qualcosa di nobile. Ma io lo sapevo: non ero un eroe. Ero solo un ragazzo che cercava di cavarsela senza occasioni.” Molto bella questa parte. Hai costruito un altro bel capitolo, continua così Giuseppe!
Grazie Melania. Ormai è il libro(se così lo si può chiamare)che decide dove andare, io mi limito ad assecondarlo.
Ho apprezzato soprattutto la parte iniziale di questo episodio, nella narrazione del periodo scolastico e di cambiamento ad un’altra fase di crescita del ragazzo.
La parte finale non promette niente di buono, ma penso che la conclusione della storia potrebbe sorprenderci con qualcosa di nuovo che ancora non hai voluto svelarci.
Ciao Luisa, questa è ancora la parte del libro, cioè quella scritta da Nico. L’idea sarebbe quella di arrivare alla rottura e poi raccontare la storia vera, amico davanti ad Elena. Ci riuscirò?
Nico davanti Elena. Ma si possono modificare i commenti?
Io non ho ancora capito come.
Volere é potere.
Concordo. Vorrei il potere di trovare il tempo.