Bollitore a fischio

Silenzio.

Nell’appartamento era caduto il silenzio. Franco aveva il fiato sospeso ed il cuore che, dopo averlo

sentito ribollire nel suo petto come l’acqua di un bollitore; aveva emesso un fischio, stridente e deciso,

prima di fermarsi del tutto.

Quanto tempo era passato? Dieci minuti? Forse un’ora. Non ricordava più, ma una cosa era certa: non era colpa sua, non aveva fatto niente, vero? Vero?!

Un dolore acuto gli prese il petto, silenzio, in casa non c’era più nessuno che potesse rispondergli, nessuno, era solo; ed era tutta colpa sua.

No, non è vero! Analizziamo i fatti! Pensò ha cominciato lei, è stata lei ad aizzarmi, lo ha sempre saputo che ero sensibile a certe cose e che non sopportavo di essere abbandonato! È vero, forse ho un pochino esagerato, ma lei non ha avuto rispetto per i miei sentimenti. Non lo accetto! Non permetto a nessuno di fare quello che vuole con me! Non sono un pupazzo che può abbandonare e riprendere quando cazzo vuole. Ho un po’ esagerato ma non è colpa mia, io volevo solo… volevo solo costruire una famiglia, lo voleva anche lei, quindi cosa c’era che non andava?

Franco si voltò. Il braccio cominciò a perdere di sensibilità come se qualcuno lo avesse stretto in un elastico e crollò lungo disteso sulla moquette sentendo qualcosa di caldo e umido sui vestiti e sulla pelle. E gli occhi spalancati e spenti di lei.

Ribollio.

Non è giusto! Dopo tutto l’amore che ti ho dato! Dopo tutto ciò che ho fatto per te! Perché mi hai abbandonato?! Non è giusto! Cos’aveva lui che io non avevo?

Ma lei non rispose, i suoi occhi vuoti lo fissavano e fu il primo ed unico momento in cui riuscì a vedere sé stesso nei suoi occhi. Il petto cominciò a stringersi ed a bruciare. Si strinse il pugno su di esso cercando invano di respirare.

Devo chiamare aiuto! Sto morendo! Perché mi guardi così? Smettila di guardarmi! Io non ho fatto niente! Non ho fatto niente.

Il petto cominciò a sussultare. La mano gli si aprì, lasciando cadere il coltello a terra. Gli occhi avevano cominciato a lacrimare.

Ti prego! Non voglio rimanere solo! Volevo solo che tu rimanessi con me! non l’ho fatto apposta! Sarah! Credimi.

Fischio.

Un grido acuto penetrò i suoi pensieri. Fu l’ultimo suono che riuscì a sentire prima della fine e non era sicuro nemmeno di averlo sentito davvero. Lo sentì ancora, e ancora, e ancora. Lo stesso di quando Sarah l’aveva visto sollevare il coltello.

Quanto c’era voluto? Dieci minuti.

Il tempo che ci mette un bollitore per emettere quel fischio assordante. Qualche minuto di silenzio, l’acqua comincia a ribollire nella sua casa d’acciaio, il vapore si forma, invade tutto, diventa soffocante ed esplode in un fischio. Se nessuno lo fermasse potrebbe continuare anche per un’ora, per poi spegnersi e raffreddarsi.

Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Brava Alisea, un racconto molto deciso e diretto. Una bella scrittura pulita. La vita di coppia che diventa una situazione bollente e ingestibile come l’acqua all’interno del bollitore che a sua volta rappresenta la casa, fino a quando la coppia ‘scoppia’. Interessante anche la tecnica che hai utilizzato dello spezzare le frasi andando a capo di un periodo non ancora terminato e mi è particolarmente piaciuto l’utilizzo dei termini che segnano le svolte narrative, ‘silenzio’ ‘ribollio’ ‘fischio’