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Mi chiamo Roberto Corona e, da questa mattina, sono l’uomo più felice di Milano, forse d’Italia. Mi sono appena svegliato, ho acceso il computer e sono davanti alla pagina ufficiale di quell’evento che attendo ogni anno con grande entusiasmo. Sì, perché eventi come questo si svolgono solo nella mia cara Milano, non credo in nessun’altra città d’Italia. O almeno non di questa portata. Un’intera settimana dedicata ad uno degli oggetti di culto per eccellenza: il libro. Se amate i libri, potreste mai immaginare una cosa più bella di questa? Trascorrerò sette giorni girovagando per la città, alla scoperta dei posti che ospiteranno gli eventi, ad ascoltare presentazioni, storie, racconti, dibattiti.

Purtroppo, dal lunedì al venerdì posso solo andare di sera, dopo il lavoro. Avrei voluto prendere quei cinque giorni come ferie, per presenziare anche durante tutto il giorno. Ma mia moglie mi ha ammonito, perché, tra le ferie obbligatorie delle varie festività, non rimanevano altri giorni liberi per quella vacanza tanto voluta e promessa. Si tratta di una crociera (per me sarà una crociata), dove si sta per molto tempo su un’enorme nave, ogni tanto si scende per visitare una città o un posto, ma per poco tempo, perché bisogna risalire per ripartire. Ma amo mia moglie, e sentirla felice è tra le cose a cui tengo di più. L’amore per lei e per i libri però se la giocano alla pari, ma non fateglielo sapere.

Sto programmando tutto, a quali presentazioni andare e in quali giorni. Non sono però riuscito a trovare qualcosa di interessante per la sera di venerdì. Decido di dare un’altra occhiata sul sito e mi accorgo che c’è un evento alle 23:30, del quale, stranamente non mi ero accorto la prima volta. La descrizione si riferisce alla presentazione di un libro dal titolo: “La notte nella quale mi ritrovai assassino”, autore: Maestro Giovanni Portaluce. C’è solo l’indirizzo dell’evento, nessun’altra informazione. Mi incuriosisce perché sono un grande appassionato di gialli e noir. Quindi deciso: venerdì, nonostante l’orario insolito, andrò alla presentazione del libro di tale Maestro Giovanni Portaluce.

Venerdì, ore 23:13. Dopo un breve tragitto in moto per una Milano ormai vuota e misteriosamente silenziosa, sono arrivato. C’è un portoncino aperto, entro e seguo una fioca luce di uno stretto corridoio che sicuramente mi condurrà dove si terrà la presentazione del libro. Arrivo davanti ad una tenda chiusa, la scosto e mi ritrovo in una piccola stanza quadrata senza finestre. Dal soffitto pende una sola lampadina che illumina a malapena l’ambiente. In fondo c’è un tavolo con due sedie, sul tavolo un solo libro. Ci sono pochi posti a sedere, già tutti occupati, tranne uno. Gli occupanti dei posti sono immobili, in silenzio. Data la scarsa illuminazione non riesco a capire dove sia rivolto il loro sguardo. Avvicinandomi al mio posto, l’unico rimasto libero, ho come la sensazione che nessuno si sia accorto di me. Se in un primo momento, entrando, avrei voluto salutare, desisto, come se interrompere quel silenzio sarebbe stato un’offesa, se non un sacrilegio. Anche io resto in silenzio, immobile. Mi sento come un intruso, mentre ho l’impressione che gli altri si conoscano già. Guardo l’orologio, manca poco, ci siamo quasi.

Alle 23:30 sento dei passi giungere da dietro. Due persone raggiungono il tavolo, una è il Maestro, l’altra è una donna, molto giovane. Si siedono senza fare rumore. L’ambiente continua a essere permeato da un silenzio surreale e tutti, compreso me, continuiamo a rimanere immobili. La giovane donna prende la parola.

“Felice notte a voi, oggi avete deciso di presenziare ad un evento straordinario. Il Maestro presenterà per la prima volta il suo unico libro. Non ne ha mai scritti prima e non ne scriverà altri dopo. Ritiene che in questo unico libro sia riuscito a concentrare tutto ciò che ha appreso durante lunghi anni di ricerche e studi. Un consiglio: aprite il vostro cuore e la vostra mente, siate aperti al mistero e all’imprevedibile.”

Rimango sorpreso dal tono della voce della giovane donna, bello e suadente. Scandisce perfettamente le parole. Quella voce ha il benefico potere di stemperare finalmente quel clima un po’ inquietante che ho avvertito da quando sono arrivato.

“Maestro, prego, a lei la parola” la sento per l’ultima volta.

Giovanni Portaluce, che ha superato sicuramente i settant’anni, inizia a parlare. Faccio però fatica a capire cosa stia dicendo, la voce è davvero troppo bassa e non c’è un microfono per amplificare le parole tali da renderle comprensibili. Cerco di concentrarmi, ma mi accorgo che, man mano che continua a parlare, la voce del Maestro diventa sempre più flebile. Trascorrono i minuti, quello dopo sempre più lungo di quello precedente. Una noia mortale. Non capisco niente di cosa sia questo libro, se è un romanzo o un saggio. Ero stato attratto dal titolo “La notte nella quale mi ritrovai assassino”, ma non provo più interesse. Sto per alzarmi e abbandonare la stanza, quando all’improvviso si sente un rumore simile ad un colpo sordo seguito da un urlo soffocato. Non sembra provenire da fuori, ma ho l’impressione che provenga dallo stabile nel quale siamo, forse dal piano di sopra. Il rumore dura un attimo e proprio in quel momento tutti i partecipanti rivolgono i loro sguardi verso di me. La giovane donna è impassibile, ha gli occhi chiusi, il Maestro è curvo sul libro, da cui forse sta leggendo una frase, che ovviamente non riesco a comprendere. Adesso mi sento davvero a disagio e mi chiedo se non sia capitato in una maldestra rappresentazione teatrale, più che alla presentazione di un libro. Ne ho abbastanza. Mi alzo deciso, volto le spalle ed esco. Riparto veloce e in pochi minuti sono a casa. Sono piuttosto stanco e mi metto subito a letto. Mia moglie non c’è, ha pensato bene di andare da sua sorella a Pavia. Mentre mi addormento penso al fine settimana, pieno di eventi che mi attendono. Le previsioni danno bel tempo. Sono felice e mi addormento in un sonno profondo.

Sabato ore 7:30. Suonano alla porta. Sono ancora a letto, ma sveglio, figurati se vado ad aprire di sabato mattina. Suonano ancora, con maggiore insistenza. Dopo un po’ sento chiamare il mio nome: “Signor Corona?”. Non è più il caso di ignorare. Mi alzo e vado ad aprire, senza chiedere chi è. Mi ritrovo davanti un uomo alto, sguardo fisso e serio, che mi mostra un distintivo. Dietro, altre due persone in divisa.

“Signor Corona?”

“Sì, sono io.”

“Sono il commissario De Francesco. Avrei delle domande da farle, sarebbe opportuno che entrassimo.”

“Prego.” Mi faccio da parte e i tre uomini entrano. Gli altri due restano in silenzio.

“Signor Corona, dove era ieri notte?”

Inizio a sentirmi un po’ nervoso. “Perché? Non capisco.”

“La prego, risponda semplicemente alla domanda che le ho posto.”

Riferisco al commissario ciò che mi ha chiesto. Segue un attimo di silenzio mentre i tre uomini si guardano.

Il commissario con voce ferma: “Nello stabile dove dice di essere stato, questa notte verso la stessa ora c’è stato un omicidio. Le telecamere di sorveglianza della zona hanno registrato un uomo che si allontanava su una moto intorno alla stessa ora dell’omicidio. Dalla targa siamo risaliti a lei. Dovrebbe seguirci in commissariato, le do qualche minuto per sistemarsi e vestirsi.”

Sono le 8:00. Esco di casa accompagnato dal commissario De Francesco e dagli altri due in divisa. Il cielo è grigio e grosse nuvole nere annunciano pioggia imminente. Le previsioni del tempo hanno quindi sbagliato. Sento che il mio fine settimana in giro per Milano per presentazioni di libri salterà.

Mi chiamo Roberto Corona e, adesso, non mi sento più l’uomo felice di qualche giorno fa.

Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ne uccide più la lingua che la spada, anche se è una lingua scritta. Sotto le specie di un noir a sfondo magico credi ci sia l’idea che non sia affatto scontato che la letteratura sia innocua.

  2. Originalissimo e veramente coinvolgente fino all’ultima parola.
    Mi è piaciuto molto l’intrigo che hai creato, narrando quasi fino alla fine di una situazione tutto sommato normale, per poi creare questo imprevedibile colpo di scena.
    Letto veramente con piacere.
    Bravissimo!

  3. Un racconto veramente originale che parte con una narrazione di ampio respiro, in prima persona, da parte dell’uomo più felice di Milano, proprio lui. Felice perché lo aspetta una settimana di immersione nella sua passione preferita e in giro per la città che, se posso esprimere un parere che esula dal contesto, pare anche a me una delle più belle. Improvvisamente però, chi ti legge si sente trascinato giù, come in un imbuto. I colori cambiano e si fa notte. L’atmosfera che sei riuscito a creare nella seconda parte del racconto è a dir poco suggestiva. In quella stanza sembra veramente di esserci e ti viene voglia di tendere l’orecchio per comprendere le tediose parole del Maestro. L’epilogo è spiazzante e azzeccato, a chiusura di un brano, a mio parere, perfetto.