
Breviario d’amore ed altre cose
Sono seduto nell’angolo più solitario di questa biblioteca, ricoperto della polvere che cade dagli scaffali.
Io in ombra mentre le parole scritte brillano sotto i raggi del sole che attraversano vetrate gotiche.
Ora, percepisco il battere d’ali delle falene sulla lampada accanto a me, la luce solare non è più qui, il tempo è passato. Chiudo gli occhi e con le dita tocco la carta, i bordi e la copertina del tomo aperto difronte, mentre il gatto del custode fa le fusa amoreggiando con le mie gambe. Non posso fare altro che godere di questi momenti di pace; mentre fuori, Firenze brucia.
Non è la prima volta che vedo una città bruciare: la gente ha paura, cerca di mettere in salvo se stessa, chi ama e quello che possiede, la sensazione di impotenza, li porta a gettare la maschera che ci portiamo addosso, il fuoco purifica l’aria e l’anima di chi ne viene a contatto, il fumo invece forma una patina omogenea scura e catramosa su ogni cosa; un livellatore che rende tutto, uniforme tutto uguale.
Mentre osservo la città bruciare, accanto a me si materializza Morfeo signore del sogno e di coloro che come me scrutano nell’abisso dell’animo umano.
“Forse tutto questo è un sogno, forse ho attraversato la porta d’avorio, forse è ora che ti svegli, Caligari.”
Il soffitto porpora del baldacchino mi fa capire che sono nella mia camera da letto, sveglio aspetto i sei rintocchi dell’orologio, prima di scendere dal talamo e rendermi presentabile al mio nobile ospite.
Anche oggi il mio ospite si rifiuta di incontrarmi cosi dopo essermi servito una colazione mitteleuropea, mi incammino per il parco che circonda la villa, in compagnia di un breviario di autore anonimo. Questo manoscritto, mi ha rapito da diversi giorni, non solo per il contenuto piccante che cela ma anche per le note a piè di pagina di coloro che prima di me, hanno letto i suoi versi ed hanno sentito il bisogno di lasciarne testimonianza.
Mentre cammino sento sopraggiungere un cavallo, il suono dei suoi zoccoli in lontananza; non mi giro, ma con la coda dell’occhio vedo l’ombra avvicinarsi. Io aumento il passo; credo di poterlo seminare quel gigante equestre di dubbie intenzioni. Sento lo scalpitare dei suoi zoccoli e senza girarmi aumento il passo, mentre lui ed il suo cavaliere si avvicinano. Non credo più di averla vinta, così mi arresto e lo lascio passare di lato, trattenendo il fiato aspettandomi qualcosa, che non avviene, non distolgo lo sguardo dalle pagine del mio breviario, non voglio vedere chi era in groppa a Bucefalo; il nero equestre gigante, il suo cavaliere non mi degna ne di parola ne di sguardo, dunque io contraccambio e devio, e lascio il viale per la selva.
In un gesto di libertà mi getto a terra, respiro, chiudo gli occhi per riaprirli e guardare la luce passare tra le foglie dei gelsi, penso a tutto quello che la mia mente può pensare, poi mi rendo conto della presenza di lei vicino a me, allora attendo il da farsi, ma nulla accade. Lei mi fissa immobile nella penombra del gelso, sento il suo sguardo, posso percepire il suo respiro, il battito del suo cuore, è passato non so quanto tempo quando mi alzato e dandogli le spalle mi allontano, per tornare sul ciglio del viale dove aspetto il calesse che arrivi a prendermi, con a cassetta il mio destino. Le nubi grigie che incappellavano le vette alle mie spalle ci mettono poco a coprire il sole ed a riversare su di noi la pioggia, così fine, fresca, mi giro alla ricerca di Lei, ma di lei non c’è traccia, nascondo il prezioso breviario sotto la pesante giacca, mentre mi dirigo verso casa, ad aspettarmi trovo il mio ospite e la sua dolce amante con una tazza di tè caldo per ristoro; Lei, la mia Lei è seduta sulle sue ginocchia col le braccia intorno al suo collo intenta a fare le fusa come un gatto, le stesse fusa che mi avevano fatto innamorare, cadendo tra le sue cosce la notte prima.
Il gioco a cui mi sto prestando non finirà a breve, tutti i giocatori sono seduti a questo tavolo, tutti ben consapevoli del proprio ruolo, ma solo io ne conosco la fine.
Il tè era caldo e nero addolcito con un cucchiaio di miele di castagno, in quel momento sono spettatore delle effusioni di due amanti, il terzo incomodo, che solo la notte prima aveva assaggiato quella carne ora deve assistere alla pantomima di una ragazza troppo giovane per votare, ma già cosi esperta nell’arte dell’inganno, da farmi diventare olocausto del suo perfido gioco di seduzione, verso il suo nobile ricco e potente amante, lo stesso che mi aveva dato accesso alla sua collezione di tomi mistici e che io, in cambio avevo rinvigorito il desiderio, assopito dalla monotonia della vita di campagna, e che ora è di nuovo avvampato di desiderio sotto i miei occhi.
Finito il tè, mi allontano in silenzio, così che solo pochi attimi dopo avrebbero notato la mia assenza, così pensavo, mentre vado a rinchiudermi nello studiolo adiacente alla libreria. Lì io e Lei consumammo la nostra passione e dove spero di sentire ancora l’odore del suo corpo e quell’urlo strozzato del suo coito, che sussurrò al mio orecchio. Passo il tempo rimasto di questa giornata a riporre i tomi negli scaffali e cerco di ordinare gli appunti, non perdo tempo nel mangiare, o in altre faccende, fino al primo rintocco dopo la mezzanotte. Con il favore della notte, mi porto nelle camere del mio ospite dove si sta consumando dell’amore carnale; non si accorgono di nulla quando gli pianto il pugnale nella gola di lui, e stringo con tutta la forza le mie dita intorno al collo di lei quel collo di cristallo che sento spezzarsi, un ultimo tocco di clemenza. Poso i corpi in modo da far pensare ad una notte di follia finita male, prendo le mie cose, del denaro in bella vista ed una sciarpa di seta color confetto, la stessa che Lei mordeva quando la possedevo, un ricordo macabro sì; ma necessario, a placare la la mia gelosia. Controllo la stampa per circa una settimana ma nulla è stato scritto su quello che era capitato, nessuna accusa è stata mossa, la famiglia aveva deciso di coprire lo scandalo del patriarca con la servetta con il silenzio, tanto è, che ricevo una cospicua somma di denaro a saldo del mio servizio di archivista e quel breviario che mi aveva rapito in quei giorni passati.
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Un racconto cupo e allo stesso tempo illuminato dalla luce delle fiamme che ardono fuori, attorno e dentro all’animo del protagonista combattuto fra la passione e la gelosia. Parrebbe un cliché, eppure non stanca mai, due amanti e il terzo incomodo. Il risultato che tu hai ottenuto mettendolo su carta è molto interessante e accattivante.
Grazie
Un’atmosfera di anzia cupa che, a rigore, avrebbe dovuto farmi fuggire e invece mi ha tenuta legata alla lettura. Spero di leggere presto altre cose tue.
Davvero molto bello.
Un testo in cui le parole e le frasi si susseguono senza sosta, come pensieri nati improvvisamente.
Molto coinvolgenti le descrizioni della città e delle atmosfere, così come il finale.
grazie spero che altri miei racconti possano piacere